{"id":13280,"date":"2019-11-11T22:06:59","date_gmt":"2019-11-11T21:06:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=13280"},"modified":"2019-11-11T22:08:20","modified_gmt":"2019-11-11T21:08:20","slug":"signor-ministro-parliamo-dei-musei-archeologici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2019\/11\/signor-ministro-parliamo-dei-musei-archeologici\/","title":{"rendered":"Signor ministro, parliamo dei musei archeologici"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Lettera di Adriano La Regina e Fausto Zevi al Ministro Franceschini.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Signor ministro, il suo ritorno nell\u2019ufficio gi\u00e0 tenuto in tempi recenti \u00e8 occasione di qualche <strong>considerazione sui risultati e sui limiti della riorganizzazione da lei voluta<\/strong> a suo tempo. A nostro avviso, l\u2019autonomia di alcuni grandi musei ha avuto effetti positivi; ma questo vale per quegli istituti che, a partire dal Rinascimento, sono sorti come collezioni create per il lustro di grandi famiglie o per lo splendore di una capitale: tali collezioni non sono necessariamente in un nesso diretto con i luoghi in cui si sono formate, ma una relazione di ordine culturale vi \u00e8 pur sempre, se non altro per il contesto storico che ha dato luogo alle collezioni stesse. <\/p>\n\n\n\n<p>Diversa \u00e8 invece la situazione dei musei archeologici, ed \u00e8 su questi che desideriamo soffermarci per la nostra esperienza di archeologi e di soprintendenti. Infatti non pu\u00f2 sfuggire ad alcuno come i musei archeologici del nostro Paese siano nati e nascano in stretto rapporto con il loro ambito territoriale: raccolgono testimonianze, materiali e dati conoscitivi che direttamente emergono o si producono scientificamente in un determinato comprensorio. Hanno dunque la <strong>funzione di raccolta, di sistemazione e di presentazione al pubblico dell\u2019attivit\u00e0 archeologica <\/strong>e delle scoperte che derivano dalla sorveglianza, dalla tutela e da imprese programmate di ricerca; conservano materiali e documentazione che consentono lo studio dei complessi monumentali donde provengono. Dunque, <strong>in nessuno dei grandi musei italiani di antichit\u00e0 trova giustificazione un distacco dal territorio<\/strong>; e un problema altrettanto se non pi\u00f9 rilevante \u00e8 quello dei musei minori, i quali sono stati raccolti e convogliati sotto un\u2019etichetta comune nei &#8220;<em><strong>Poli Museali<\/strong><\/em>&#8220;. <\/p>\n\n\n\n<p>Questi ultimi raccolgono Istituti di varia connotazione ed estrazione, affatto diversi per impronta disciplinare, unificati solo su base territoriale <strong>senza un principio conduttore<\/strong> che non sia quello di dare loro una struttura amministrativa priva di competenza scientifica, vista la disomogeneit\u00e0 delle materie interessate. Questi musei hanno, e avranno sempre di pi\u00f9, una vita grama, passiva, perch\u00e9 hanno perso il loro stretto legame con l\u2019esercizio della tutela; soltanto in pochissimi casi fortunati o intelligenti i musei sono stati lasciati a integrazione di comprensori archeologici, come dovrebbe essere per tutti nel quadro delle Soprintendenze. <strong>La separazione dei musei di antichit\u00e0 dal contesto archeologico<\/strong>, intervenuta in una forma o nell\u2019altra, nella maggior parte dei casi comporta o comporter\u00e0 sul lungo periodo non solo la decadenza dell\u2019istituto, che non vedr\u00e0 arricchite le proprie collezioni e rinnovata, alla luce delle nuove scoperte, la propria impostazione scientifica ed espositiva: ma anche il frazionamento (e quindi l\u2019inevitabile duplicazione) di strutture e di procedure amministrative con concrete difficolt\u00e0 nell\u2019esercizio della tutela e della presentazione del patrimonio, oltre che con un prevedibile accrescimento delle esigenze di personale e della spesa.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"640\" height=\"640\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/zevi-la-regina.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-13281\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/zevi-la-regina.jpg 640w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/zevi-la-regina-290x290.jpg 290w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/zevi-la-regina-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/zevi-la-regina-50x50.jpg 50w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Infatti <strong>una Soprintendenza \u00e8 tenuta per dovere scientifico a divulgare le risultanze degli scavi archeologici<\/strong>, il che comporta una sede espositiva, cio\u00e8 quella che una volta si riconosceva nel museo: ma questo non basta perch\u00e9, come si comprende facilmente, per presentare al pubblico materiali spesso fragili, rinvenuti in condizioni precarie, occorrono preliminari interventi di documentazione, di analisi, studio, conservazione, da eseguirsi in attrezzati laboratori di restauro.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma i laboratori tecnico-scientifici, di fotografia e di documentazione grafica, di restauro ecc. dappertutto sono stati impostati in riferimento alle attrezzature dei musei, che ormai sono distaccati e con vita amministrativa autonoma; il che significa che <strong>le Soprintendenze dovranno o dovrebbero dotarsi d\u2019ora in avanti di proprie sedi espositive, di laboratori di restauro, di fotografia, duplicando le strutture esistenti<\/strong> e senza neppure poter funzionare come organismo di supporto per i musei minori, distaccati a loro volta e assemblati nei Poli Museal\u00ec. Si vede bene dunque che <strong>\u00e8 assolutamente errato il criterio di separare i musei territoriali dalle Soprintendenze<\/strong>, a cominciare dal Museo Nazionale Romano e dallo stesso Museo Nazionale di Napoli; addirittura scandalosa la separazione dal territorio di un museo come quello etrusco di Villa Giulia, nato un secolo fa da un illuminato progetto proprio in funzione del suo territorio, di cui costituiva il vivo riferimento scientifico e l\u2019archivio di un\u2019entusiasmante tradizione di ricerca. Vi sono aspetti, non meno gravi, che non abbiamo qui contemplato e che parimenti incidono non poco sulla tenuta e sul funzionamento delle Soprintendenze: lo <strong>smembramento degli archivi e delle biblioteche<\/strong>, preziosa fonte di notizie per la tutela ma anche per il restauro e per la presentazione al pubblico, oltre che per la storia degli studi. <\/p>\n\n\n\n<p>Per loro formazione storica, archivi e biblioteche di solito sono stati accentrati presso il museo principale dove svolgevano la propria funzione nei riguardi dell\u2019intera Soprintendenza. Ora, nella quotidiana attivit\u00e0 di tutela le Soprintendenze hanno continua necessit\u00e0 di dati e informazioni che ormai sono costretti a chiedere ad altri istituti, talvolta andando incontro a procedure esasperanti e a ritardi tanto pi\u00f9 gravi ora che \u00e8 stato istituito anche per i beni culturali, e con termini di tempo ridottissimi, il principio del \u00ab<strong><em>silenzio assenso<\/em><\/strong>\u00bb tutto a spese del nostro devastato territorio. In breve, a nostro avviso, <strong>si dovrebbe adottare il criterio di mantenere l\u2019autonomia di alcuni grandi musei storico artistici, ma non di quelli archeologici, e di ricondurre i Poli Museali nell\u2019ambito delle rispettive Soprintendenze.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Occorrerebbe poi rivedere profondamente il punto dolente della <strong>Soprintendenza  generalizzata<\/strong>, dai contorni molto incerti e ambigui, la quale comporta lavoro non sempre scientificamente consapevole per il dirigente unico e dispersione di competenze.<\/p>\n\n\n\n<p>Non vi sono, forse, difficolt\u00e0 nel mantenere l\u2019accorpamento delle ex Soprintendenze ai beni artistici con quelle ai beni architettonici, giacch\u00e9 esse erano state concepite separatamente solo per la tipologia e le classi dei beni da tutelare.<\/p>\n\n\n\n<p>Le Soprintendenze archeologiche, invece, si sono sempre distinte dalle altre per la competenza su contesti storico culturali diversi, per metodologia scientifica e per tradizione di studi. Occorre, insomma, sanare aspetti dell\u2019attuale organizzazione che agli occhi della comunit\u00e0 scientifica del mondo intero appaiono paradossali, per non dire ridicoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Per citarne uno, <strong>sembra inverosimile che lo Stato italiano non abbia pi\u00f9 un suo ufficio che si prenda cura in maniera specifica e complessiva delle antichit\u00e0 di Roma, e ne tuteli l\u2019interesse universale<\/strong>; compito nei secoli passati affidato dai pontefici a figure come Raffaello, Bellori, Winckelmann.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Adriano La Regina e Fausto Zevi<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tratto da: Giornale dell\u2019Arte, 11-2019.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lettera di Adriano La Regina e Fausto Zevi al Ministro Franceschini. 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