{"id":13416,"date":"2019-12-23T22:51:26","date_gmt":"2019-12-23T21:51:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=13416"},"modified":"2019-12-23T22:51:30","modified_gmt":"2019-12-23T21:51:30","slug":"domini-collettivi-e-nuovi-abitanti-della-montagna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2019\/12\/domini-collettivi-e-nuovi-abitanti-della-montagna\/","title":{"rendered":"Domini collettivi e nuovi abitanti della montagna"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>di Delio Strazzaboschi, Domini collettivi della Carnia.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Un numero crescente di giovani consapevoli rivaluta i territori montani come ambienti in cui sperimentare modi di vita, produzione e consumo, basati sui bisogni essenziali e sul benessere delle persone. Per questo tentano ovunque il recupero innovativo dei valori patrimoniali locali, l\u2019ambiente e il paesaggio, le tradizioni e i saperi, le terre collettive. \u00c8 un orientamento culturale che considera la vita in montagna alternativa e di qualit\u00e0 superiore rispetto agli agglomerati urbani e le loro problematiche periferie, e non solo per ragioni climatiche.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>I nuovi abitanti della montagna potrebbero essere molti di pi\u00f9 <\/strong>se essa fosse resa normalmente abitabile e produttiva. <strong>Non solo internet, ma semplicemente una viabilit\u00e0 decente<\/strong> (la Villa Santina-Ovaro, ad esempio, che si aspetta da cinquant\u2019anni) che permetterebbe di lavorare a fondovalle o in citt\u00e0 ed abitare la montagna.<br><strong>Niente di rivoluzionario<\/strong>, investimenti pubblici in infrastrutture fisiche e digitali che sarebbero ampiamente ripagati dal recupero del patrimonio immobiliare, da nuova economia ed occupazione locale, dalla riduzione dei rischi idrogeologici.<\/p>\n\n\n\n<p>Certo, le politiche di lungo respiro pagano pochi voti, e specialmente in aree poco abitate, ma il problema della montagna e delle aree interne <strong>dovrebbe essere finalmente considerato una grande questione nazionale<\/strong>, ripensando anche la qualit\u00e0 dei servizi locali e le politiche multisettoriali indispensabili al <strong>ripopolamento<\/strong>. Occorre una vera inversione concettuale delle priorit\u00e0 di incentivazione economica: non pi\u00f9 la crescita dell\u2019impresa in quanto tale, ma le necessit\u00e0 del territorio e lo sviluppo delle sue potenzialit\u00e0.<br> <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-medium-font-size has-vivid-green-cyan-color\"><strong>L\u2019Italia \u00e8 infatti un Paese che ha falsa coscienza di s\u00e9: crede di essere una nazione di pianura, mentre \u00e8 un Paese di montagna (due terzi del territorio). <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Si pone perci\u00f2 il problema dell\u2019autogoverno delle Comunit\u00e0 locali: <strong>piccoli borghi che non si riconoscono nel loro Comune<\/strong>, inutile, senza soldi e senza servizi, e neppure nelle aggregazioni sovra comunali, incapaci di operare come agenzie di riqualificazione e sviluppo semplicemente perch\u00e9 prive delle persone capaci di farlo. <br><strong>Indispensabile allora la crescita della coscienza di luogo<\/strong> (una nuova attenzione alla propria storia e ai propri beni comuni materiali ed immateriali) e della democrazia di luogo (le forme di autogoverno dal basso). <\/p>\n\n\n\n<p><strong>S\u00ec, dunque, alla costruzione di organizzazioni semplici (Domini Collettivi e Cooperative di Comunit\u00e0) <\/strong>che si pongano apertamente l\u2019obiettivo rivoluzionario della gestione della Comunit\u00e0: finalit\u00e0 no-profit (servizi e lavoro per i membri della Comunit\u00e0), <strong>inalienabilit\u00e0 dei Beni collettivi <\/strong>(e loro gestione innovativa e tecnologica), valorizzazione organica del patrimonio culturale (economico, ambientale e paesaggistico), e conseguente riduzione dei disagi e delle disuguaglianze.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma \u00e8 il capitale sociale dei giovani e di coloro che tornano ad abitare la montagna (<strong>umilt\u00e0 nei confronti della natura, strategia collettiva, tenacia mai rinunciataria<\/strong>) il reagente indispensabile che potr\u00e0 mettere a valore le potenzialit\u00e0 patrimoniali in redditivit\u00e0 futura, trasformando legittima rabbia e sacrosanto risentimento della montagna in un nuovo impegno per il suo avanzamento sociale.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"603\" height=\"452\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Borghi-abbandonati-montagna.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-13417\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Borghi-abbandonati-montagna.jpg 603w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Borghi-abbandonati-montagna-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 603px) 100vw, 603px\" \/><\/figure><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Delio Strazzaboschi, Domini collettivi della Carnia. 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