{"id":13498,"date":"2020-01-20T22:15:41","date_gmt":"2020-01-20T21:15:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=13498"},"modified":"2020-01-20T22:15:44","modified_gmt":"2020-01-20T21:15:44","slug":"le-mani-sulla-citta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2020\/01\/le-mani-sulla-citta\/","title":{"rendered":"Le mani sulla citt\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Un libro di LEFT riflette, indaga e formula proposte per ripensare gli spazi urbani e la dimensione pubblica e collettiva.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Le mani sulla citt\u00e0. Quelle invisibili dell\u2019ideologia neoliberista che, attraverso il braccio armato di palazzinari e costruttori senza scrupoli, sfregia il paesaggio e costruisce nuovi ghetti. <strong>Deregulation urbanistica, zooning, cementificazione ad oltranza segnano il volto del territorio<\/strong>. Gli esempi sono tantissimi, dalle interminabili periferie senza identit\u00e0 che assediano il centro storico di Roma, alla laguna di Venezia intossicata dalle grandi navi, fino alla crescita esponenziale e cacofonica di Istanbul, che annulla le millenarie radici multiculturali e cosmopolite di questa straordinaria citt\u00e0 ponte fra Oriente e Occidente. <strong>Le mani sulla citt\u00e0, per\u00f2, sono anche quelle, sapienti, della buona architettura, che sa immaginare e dare forma a edifici e quartieri che rispondono ad esigenze sociali e politiche, creando e ricreando spazi urbani a dimensione umana e collettiva<\/strong>. Influenzando positivamente la qualit\u00e0 della vita, progettando freespaces (per dirla con <strong>Yvonne Farrell e Shelley McNamara<\/strong>, curatrici della Biennale architettura 2018), riaffermando il binomio democrazia e sostenibilit\u00e0. Di questi due opposti modi di mettere le mani sulla citt\u00e0 ci occupiamo in questo volume, con reportage da metropoli simbolo di questa trasformazione epocale \u2013 Mosca, Istanbul, Pechino, Londra, Lisbona, Roma, Venezia, Firenze ecc \u2013 e chiamando architetti, sociologi e urbanisti a confronto. Se \u00e8 vero che il cambiamento rapido delle citt\u00e0 \u00e8 cominciato con l\u2019industrializzazione stessa, \u00e8 altrettanto vero che nel nuovo millennio le megalopoli stanno andando incontro a una trasformazione totale, sotto la spinta di un potente inurbamento (in questo quadro il diritto alla citt\u00e0 diventa un tema assolutamente centrale). Per averne un\u2019idea basta dire che <strong>nel 1850 in citt\u00e0 viveva circa il 3% della popolazione mondiale, mentre oggi la percentuale si aggira intorno al 54%. Secondo le previsioni nel 2030 si arriver\u00e0 al 70%.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"522\" height=\"599\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/LEFT-Mani-sulla-citta.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-13499\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/LEFT-Mani-sulla-citta.jpg 522w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/LEFT-Mani-sulla-citta-261x300.jpg 261w\" sizes=\"auto, (max-width: 522px) 100vw, 522px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Uno degli aspetti pi\u00f9 drammatici di questa accelerata urbanizzazione \u00e8 che pi\u00f9 di un miliardo di essere umani vive in slums, mentre nelle grandi citt\u00e0 occidentali \u2013 pensiamo per esempio alle banlieue parigine \u2013 sono sorte delle vere e proprie enclave separate. <strong>\u00c8 il nuovo apartheid urbano che nelle metropoli americane (e non solo)<\/strong> separa minoranze ultra ricche da vaste maggioranze di poveri. Esempio lampante di questo conflitto che si \u00e8 aperto fra architettura e democrazia sono i quartieri per miliardari circondati da mura, fili spinati, telecamere e strettissimi controlli. Se ne trovano in Messico, in Brasile, in Sudafrica ed anche in Occidente. Pi\u00f9 spesso, anche da noi, le citt\u00e0 sono contrassegnate da quartieri dormitorio, che formano una barriera, un confine definitivo, un capolinea.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come il Corviale a Roma<\/strong>. Un problema che non riguarda solo le periferie pi\u00f9 povere: con la crescita esponenziale dello sprawl sono tanti i quartieri senza identit\u00e0, senza piazze e luoghi di ritrovo che non siano centri commerciali. <strong>Marc Aug\u00e9 <\/strong>anni fa coni\u00f2 il termine \u201c<em>non luoghi<\/em>\u201d per parlare di questi spazi commerciali e di transito standardizzati, omologati dalla globalizzazione. Un fenomeno, la globalizzazione, che se da un lato ha democratizzato il turismo, rendendolo di massa, dall\u2019altra sottopone centri storici allo stress di un numero esorbitante di visitatori. Il problema sorge in particolare <strong>quando citt\u00e0 come Firenze vengono ridotte a una Disneyland dell\u2019antico<\/strong>, sfrattando botteghe e servizi per gli abitanti, a favore del bric a brac delle multinazionali del turismo. Con tanto di ordinanze che impongono assurde norme di decoro urbano, come quella voluta dal sindaco di Firenze Nardella, che vieta di sedersi sulle panchine a mangiare e bere dopo una certa ora. Misura che finisce per colpire solo i senza fissa dimora. Accanto alla \u201c<strong><em>turistificazione<\/em><\/strong>\u201d delle citt\u00e0 cresce l\u2019ostracismo verso i pi\u00f9 poveri. Non \u00e8 un caso se i centri storici di Venezia e Firenze continuano a perdere abitanti. Queste problematiche vengono approfondite qui da illustri urbanisti, fra i quali, <strong>Vezio De Lucia, Edoardo Salzano <\/strong>(che ricordiamo con riconoscenza e affetto) e <strong>Paolo Berdini<\/strong>. Insieme invitano a una presa di posizione e a un nuovo impegno civico dal basso, per resistere e opporsi alla speculazione, alla privatizzazione degli spazi pubblici e all\u2019annullamento della memoria che minaccia i centri urbani.<\/p>\n\n\n\n<p>Importante \u00e8 anche la riflessione sull\u2019<strong>identit\u00e0 dell\u2019architetto <\/strong>come capacit\u00e0 di visione, rapporto con l\u2019umano e rifiuto di logiche neoliberiste, come suggeriscono lo storico dell\u2019arte <strong>Salvatore Settis <\/strong>e gli architetti <strong>Corrado Landi e Camilla Ariani<\/strong>. \u00ab<em>Si \u00e8 sempre costruito per politica, fin dalla polis, l\u2019architettura \u00e8 l\u2019arte che ha il pi\u00f9 immediato e necessario impatto politico<\/em>\u00bb ha scritto <strong>Fabio Sani<\/strong> ne L\u2019architettura e la morte dell\u2019arte (1996). \u00ab<em>Antonio da San Gallo, uomo colto e difensore dell\u2019ordine costituito, progettava edifici per il potere politico. Michelangelo, indipendente e difficilmente controllabile, usava il potere politico per affermare le sue idee. La storia ci dice che l\u2019architettura ha sempre avuto una valenza politica. Essa fa le scelte, ma \u00e8 l\u2019architetto che cerca una forma e ha il dovere etico di opporsi alla cattiva politica<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Per acquistare: <\/em><a href=\"https:\/\/left.it\/cart\/?add-to-cart=161949\"><em>https:\/\/left.it\/cart\/?add-to-cart=161949<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un libro di LEFT riflette, indaga e formula proposte per ripensare gli spazi urbani e la dimensione pubblica e collettiva. Le mani sulla citt\u00e0. 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