{"id":13621,"date":"2020-03-03T11:39:15","date_gmt":"2020-03-03T10:39:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=13621"},"modified":"2020-03-03T17:11:29","modified_gmt":"2020-03-03T16:11:29","slug":"litalia-di-tutti-per-una-nuova-politica-dei-beni-comuni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2020\/03\/litalia-di-tutti-per-una-nuova-politica-dei-beni-comuni\/","title":{"rendered":"L&#8217;Italia di tutti. Per una nuova politica dei Beni Comuni"},"content":{"rendered":"\n<p>Pubblico o privato? Stato o mercato? Profit o Non profit? <strong>Siamo veramente costretti a scegliere tra l&#8217;appetito insaziabile dell&#8217;idrovora privata e l&#8217;inefficienza di un&#8217;idrovora pubblica indebitata e incapace di rinnovarsi?<\/strong><br>Sono queste domande che ispirano un saggio di Johnny Dotti e Andrea Rapaccini, edito da Vita e Pensiero, che tenta di suggerire alternative possibili basate su una nuova visione dei Beni Comuni, attraverso un lucido percorso che ha il pregio di rinunciare a semplificazioni dogmatiche per proporsi come materia di riflessione aperta a tutti e non solo agli &#8220;addetti ai lavori&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La &#8220;terza via&#8221; dei Beni Comuni <\/strong>\u00e8 un tema che affrontiamo da anni e che negli ultimi mesi ha visto riaprirsi un dibattito ampio dopo la campagna della Proposta di legge di Iniziativa Popolare basata sulla riproposizione del datato documento della <strong>Commissione Rodot\u00e0 <\/strong>e sulla presentazione &#8211; alla Camera e al Senato &#8211; del <strong>DdL \u201c<\/strong><em><strong>Modifiche al codice civile in materia di beni comuni e di disciplina del diritto di propriet\u00e0<\/strong><\/em><strong>\u201c<\/strong>. Anche il nostro <strong>Forum nazionale Salviamo il Paesaggio <\/strong>ne ha trattato all&#8217;interno della Proposta di legge (attualmente in discussione al Senato) per l&#8217;arresto del consumo di suolo e il riuso dei suoli urbanizzati, <strong>proponendo una nuova e pi\u00f9 corretta applicazione dell&#8217;articolo 42 della Costituzione in merito alla funzione sociale dei beni inutilizzati.<\/strong><br>Dotti e Rapaccini aggiungono, quindi, una serie di ulteriori suggestioni per dare spazio al &#8220;<em>terzo pilastro<\/em>&#8221; dell&#8217;<strong>economia civile<\/strong> per alleggerire l&#8217;invadenza dello Stato, non per privatizzare ma per socializzare e rigenerare. Compito non facile, che deve essere frutto di attenta valutazione collettiva e che gli Autori chiedono di ipotizzare cercando di \u00ab<strong><em>non avere paura della paura<\/em><\/strong>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"249\" height=\"374\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Vita-e-Pensiero-Dotti-Rapaccini.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-13623\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Vita-e-Pensiero-Dotti-Rapaccini.jpg 249w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Vita-e-Pensiero-Dotti-Rapaccini-200x300.jpg 200w\" sizes=\"auto, (max-width: 249px) 100vw, 249px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Per riuscirci, occorre ritrovare l&#8217;idea \u00ab<em><strong>dell&#8217;uomo come persona, non come individuo. La persona \u00e8 un nodo unico di relazioni. L&#8217;individuo \u00e8 l&#8217;astrazione di questo nodo: non ha alcuna esistenza senza le relazioni che lo costituiscono<\/strong><\/em>\u00bb. Le relazioni hanno dato impulso a molti esempi di principi generativi, capaci di disegnare un nuovo paradigma e un possibile cambiamento delle &#8220;regole del gioco&#8221;, ad esempio <strong>cooperative sociali, patti di collaborazione, cooperative di comunit\u00e0, societ\u00e0 benefit, sharing economy, economia circolare, fondazioni bancarie e di comunit\u00e0, imprese sociali, gruppi di acquisto condiviso<\/strong>. A cui si affiancano l&#8217;economia sociale, l&#8217;<strong>economia civile, le forme di partecipazione democratica, di autorganizzazione, di aggregazione della domanda.<\/strong> Tutte forme, oggi, di &#8220;<em>nicchia<\/em>&#8221; ma gi\u00e0 ben presenti nel suggerire un loro ampio sviluppo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma quando parliamo del dualismo tra pubblico e privato, in realt\u00e0 ci occupiamo del sistema di gestione di un bene in grado di generare, insieme, valore sociale ed economico. Gli Autori individuano tre soggetti intermedi tra l&#8217;impresa privata tradizionale e l&#8217;attore pubblico: le <strong>imprese &#8220;<em>multi-stakeholder<\/em>&#8221; <\/strong>(a fini di lucro ma con un chiaro proposito sociale, come le imprese benefit che non limitano la remunerazione del capitale ma lo collegano a specifici obiettivi di impatto sociale), il <strong>Business sociale<\/strong> (cio\u00e8 imprese, come ad esempio le cooperative sociali, che non fanno ricorso a contributi pubblici, beneficenza privata o volontariato operando con modelli innovativi su segmenti di mercato tipicamente meno profittevoli quali l&#8217;assistenza famigliare ai non autosufficienti), l&#8217;<strong>economia civile <\/strong>(cio\u00e8 l&#8217;associazione di un numero significativo di cittadini di una comunit\u00e0 per la gestione di un bene comune di loro interesse in forma mutualistica o in partecipazione popolare).<\/p>\n\n\n\n<p>Simbolo assoluto dei Beni Comuni \u00e8, per gli Autori, <strong>l&#8217;acqua, definita un \u00ab<\/strong><em><strong>capitale naturale<\/strong><\/em><strong>\u00bb <\/strong>e oggi governata dal pubblico privo, per\u00f2, delle risorse finanziarie necessarie per procedere agli essenziali investimenti di protezione e valorizzazione. Come ovviare? La loro risposta \u00e8 semplice: <strong>affidandosi agli investitori privati, ma con una logica di ritorno pi\u00f9 a lungo periodo e non speculativa, da business sociale.<\/strong> Un&#8217;impresa &#8220;<em>low profit<\/em>&#8220;, in equilibrio tra profit e non profit, che coniughi le esigenze di socialit\u00e0 e la generazione di profitti controllati nel tempo.<br>Una visione che far\u00e0 certamente discutere e che ci induce a rileggere attentamente quella <strong>Proposta di legge d&#8217;Iniziativa Popolare sottoscritta da oltre 400mila cittadini italiani nel 2007<\/strong> e ancora oggi in discussione alla Camera: quel testo normativo suggerisce una risposta &#8211; rigorosamente pubblica &#8211; che a mio parere offre risposte pi\u00f9 convincenti delle tesi di Dotti e Rapaccini.<\/p>\n\n\n\n<p>Bene comune \u00e8 anche il vasto patrimonio culturale e paesaggistico del nostro paese, &#8220;petrolio&#8221; puro che lo Stato non riesce a gestire e di cui viene suggerita una cura alternativa <strong>sullo stile delle collaborazioni tra pubblico e privato introdotte dal FAI e ispirate dal National Trust inglese<\/strong>.<br>Cos\u00ec come le infrastrutture strategiche &#8211; <strong>strade e autostrade, fibra ottica, istruzione, welfare, servizi di interesse generale<\/strong> &#8211; che necessitano di capitali e di investitori (privati) pazienti.<\/p>\n\n\n\n<p>Il futuro dei Beni Comuni, in attesa che vengano definiti dal rango costituzionale, pu\u00f2 dunque gi\u00e0 oggi vedere azioni virtuose. Ma <strong>spetta alla pubblica amministrazione<\/strong>, ribadiscono Dotti e Rapaccini, declinare nei modi e nei tempi giusti il cambio di passo, attraverso quattro parole chiave:<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Integrare: <\/strong>passare dalla politica alla policy, coinvolgendo tutti i portatori di interesse del territorio (rappresentanze formali ma anche organismi di cittadinanza di base) nelle scelte strategiche;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Orientare:<\/strong> diffondere un criterio di valutazione delle scelte che non sia improntato esclusivamente al criterio economico ma ai &#8220;valori&#8221; ambientali, culturali e sociali;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ingaggiare: <\/strong>motivare e formare i suoi manager e dirigenti nella valorizzazione dei beni comuni come leva di sviluppo condiviso e partecipato;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Scegliere:<\/strong> il vero compito della politica. Che deve tornare ad avere il compito di superare il ruolo esclusivo di azionista per assumere quello di &#8220;investitore dell&#8217;interesse collettivo&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>In definitiva, il saggio pone domande epocali e suggerisce risposte lasciando ampio spazio per le riflessioni individuali (e collettive) e la ricerca di strade alternative.<br>Noi aggiungeremmo ancora una domanda: se oggi &#8220;<strong>il pubblico non funziona<\/strong>&#8220;, prima di ipotizzare il salvifico intervento di forme variegate di &#8220;privato&#8221; non dovremmo forse impegnarci a &#8220;<strong>farlo funzionare<\/strong>&#8220;? <\/p>\n\n\n\n<p> Integrare, orientare, ingaggiare, scegliere. Appunto\u2026<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Recensione di Alessandro Mortarino.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-vivid-red-color\"><strong>L&#8217;Italia di tutti. Per una nuova politica dei beni comuni<br> di Johnny Dotti, Andrea Rapaccini<br> Vita e Pensiero, 2019<br> Pagine 160<br> Euro 14,00<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblico o privato? Stato o mercato? Profit o Non profit? Siamo veramente costretti a scegliere tra l&#8217;appetito insaziabile dell&#8217;idrovora privata e l&#8217;inefficienza di un&#8217;idrovora pubblica [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":13623,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_members_access_role":[],"_members_access_error":""},"categories":[114],"tags":[2805,965,2804,2806],"class_list":["post-13621","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-pubblicazioni","tag-andrea-rapaccini","tag-beni-comuni","tag-johnny-dotti","tag-vita-e-pensiero"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13621","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13621"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13621\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/13623"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13621"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13621"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13621"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}