{"id":13795,"date":"2020-05-10T23:17:33","date_gmt":"2020-05-10T21:17:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=13795"},"modified":"2020-05-12T23:13:42","modified_gmt":"2020-05-12T21:13:42","slug":"citta-e-territorio-dopo-il-corona-virus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2020\/05\/citta-e-territorio-dopo-il-corona-virus\/","title":{"rendered":"Citt\u00e0 e territorio dopo il corona virus"},"content":{"rendered":"\n<p><em>di Guido Montanari, docente Politecnico di Torino ed ex assessore.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In questi giorni di ripresa dopo la pausa da epidemia di Corona virus, <strong>molti si interrogano sulla citt\u00e0 del futuro<\/strong>. La riflessione \u00e8 necessaria e urgente, ma deve essere svolta con i piedi per terra.  <br>\u00c8 curioso notare che alcuni sostenitori della citt\u00e0 dei grattacieli, <strong>ora propongano la citt\u00e0 giardino<\/strong>, dispersa nel territorio, come soluzione all\u2019inquinamento e alla insalubrit\u00e0 delle citt\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"337\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/torino-veduta.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-13796\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/torino-veduta.jpg 600w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/torino-veduta-300x169.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La citt\u00e0 dei grattacieli e la citt\u00e0 giardino sono due facce della stessa medaglia: <strong>espressione dell\u2019incapacit\u00e0 di guardare all\u2019urbanizzazione come fenomeno complesso <\/strong>che mette in gioco salute, ambiente, lavoro, trasporto, residenza, servizi, beni culturali, spazio pubblico e privato.  <br>La citt\u00e0 dei grattacieli \u00e8 affascinante per sfida tecnologica ed estetica, ma \u00e8 una <strong>citt\u00e0 disumana<\/strong>, basata sulla difficolt\u00e0 di relazioni sociali, della mancanza di rapporto con la natura e con i contesti storici. <strong>La citt\u00e0 giardino \u00e8 molto bella sulla carta<\/strong>: tante casette nel verde, disposte intorno alla citt\u00e0, ma nei fatti, quando applicata diffusamente, si trasforma nell\u2019incubo delle citt\u00e0 americane dove sono necessarie ore e ore di trasporto giornaliero in auto su impressionanti autostrade urbane per raggiungere i luoghi di lavoro (ricordate il film \u201c<em>Un giorno di straordinaria follia&#8221;<\/em>, con Michael Douglas?).<\/p>\n\n\n\n<p>La soluzione \u00e8 sotto gli occhi di tutti, ma non la vediamo. Non \u00e8 altro che<strong> lo sviluppo urbano storico europeo, articolato in citt\u00e0 di medie dimensioni, organizzate in quartieri e in borghi circostanti<\/strong>. Cosa c\u2019\u00e8 che non ha funzionato? Il fatto che abbiamo forzato questo modello creando un ibrido insediativo senza senso che ha assunto gli aspetti peggiori della citt\u00e0 dei grattacieli e della citt\u00e0 giardino. <\/p>\n\n\n\n<p>Da un lato abbiamo diffuso la residenza sul territorio (<strong><em>sprawl<\/em><\/strong>) con esteso consumo di suolo, dall\u2019altro abbiamo concentrato i servizi di alto rango (scuole, ospedali, centri di ricerca) <strong>tralasciando quelli a scala di quartiere<\/strong> e di nuclei minori, dove sono state chiuse strutture sanitarie e socio assistenziali decentrate. Abbiamo costruito enormi centri commerciali nelle periferie delle citt\u00e0, <strong>distruggendo il piccolo commercio locale e allontanando i cittadini dai centri storici<\/strong>. Abbiamo incentivato l\u2019uso dell\u2019automobile privata con autostrade e parcheggi urbani, tralasciando il trasporto regionale e interregionale su ferro e il trasporto pubblico locale. <\/p>\n\n\n\n<p>Invertire questi processi non sar\u00e0 facile, ma si pu\u00f2 iniziare a rendere pi\u00f9 umano ed efficiente il nostro territorio. <strong>Il quartiere e il borgo devono tornare a diventare i nuovi centri urbani<\/strong>. Per esempio ripristinando da subito il legame tra residenza (o luogo di lavoro) e asilo e scuola di quartiere, inoltre aprendo strutture sanitarie intermedie e poi riqualificando spazi pubblici di prossimit\u00e0 (giardini, orti, centri di incontro, piccole case protette per anziani e persone in stato di fragilit\u00e0, residenze per studenti). Il telelavoro ci ha insegnato che si possono di molto ridurre gli spostamenti. Le attivit\u00e0 artigianali, produttive e commerciali piccole e medie a scala di quartiere, messe in forse dalla chiusura dovuta all\u2019epidemia, vanno incentivate. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>Muoversi a piedi e in bicicletta deve diventare normale per la maggior parte dei cittadini<\/strong>. Non c\u2019\u00e8 nulla di utopistico in tutto ci\u00f2. Negli anni Sessanta a Torino l\u2019architetto <strong>Franco Berlanda <\/strong>ha costruito un quartiere studiato per permettere ai bambini di andare a scuola a piedi, in sicurezza. Tutti i progetti <strong>INA Casa del \u201c<em>Piano Fanfani<\/em>\u201d<\/strong> prevedevano ambulatorio e centro civico a scala di quartiere (poi malauguratamente non realizzati). Pedonalizzare piazze e strade, moltiplicare i percorsi in sicurezza per pedoni e ciclisti \u00e8 possibile a costi contenuti. Da un punto di vista urbanistico \u00e8 necessario <strong>pianificare il territorio in modo multidisciplinare<\/strong>, riaccorpando norme e saperi, riducendo la burocrazia, superando la frammentazione amministrativa e politica a scala locale che ha dimostrato tutta la sua inconsistenza operativa, a fronte della crisi sanitaria. <\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 molto lavoro da fare, ma \u00e8 possibile concretizzare questa visione di \u201c<strong><em>citt\u00e0 giusta<\/em><\/strong>\u201d, condivisa, sostenibile e responsabile socialmente, lontana dagli slogan e basata sulla concretezza dei fatti. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Guido Montanari, docente Politecnico di Torino ed ex assessore. 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