{"id":13950,"date":"2020-07-24T22:17:19","date_gmt":"2020-07-24T20:17:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=13950"},"modified":"2020-07-24T22:17:25","modified_gmt":"2020-07-24T20:17:25","slug":"il-nuovo-piano-territoriale-regionale-di-coordinamento-del-veneto-ptrc-2020-un-visconte-dimezzato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2020\/07\/il-nuovo-piano-territoriale-regionale-di-coordinamento-del-veneto-ptrc-2020-un-visconte-dimezzato\/","title":{"rendered":"Il nuovo Piano territoriale regionale di coordinamento del Veneto (Ptrc 2020): un \u201cvisconte dimezzato\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p><em>di Endri Orlandin.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-medium-font-size has-vivid-red-color\"><strong>\u201cMeno male che la palla di cannone l\u2019ha solo spaccato in due -dicevano tutti &#8211; se lo faceva in tre pezzi, chiss\u00e0 cosa ancora ci toccava di vedere.\u201d<br><em>Italo Calvino, Il visconte dimezzato, Einaudi, 1952 (pag. 81).<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Dopo quasi vent\u2019anni di gestazione[1] e intricate vicende procedurali ha visto la luce (il 30 giugno 2020) <strong>uno strumento di pianificazione territoriale \u201cdimezzato\u201d che perde, in dirittura d\u2019arrivo, la valenza paesaggistica<\/strong> per mano del Ministero per i beni e le attivit\u00e0 culturali e per il turismo (MiBACT) che, cos\u00ec facendo, ha rimesso in discussione le decisioni assunte dai propri organi periferici (le Soprintendenze) che a lungo hanno collaborato alla redazione del piano.<\/p>\n\n\n\n<p>Un piano che visto da questa prospettiva (la met\u00e0 urbanistica) appare come una sorta di compromesso al ribasso dimostrandosi <strong>scarsamente efficace, poco lungimirante e assai retrospettivo.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Uno strumento che guarda al futuro con lo sguardo ben fisso al passato soprattutto per quanto attiene a molte scelte che si trascinano una zavorra di questioni figlie di altri disegni territoriali e di altri assetti politici, che forse alla luce degli eventi pi\u00f9 recenti avrebbero necessitato di maggiore riflessione e cautela nella loro formulazione\/riproposizione finale[2].<\/p>\n\n\n\n<p>In questo scritto non interessa tanto condurre un esercizio di esegesi del nuovo Piano territoriale regionale di coordinamento (Ptrc), quanto piuttosto riflettere su alcune questioni preminenti in termini di attuazione e gestione della pianificazione territoriale urbanistica messe in atto dalla Regione Veneto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-background has-vivid-cyan-blue-background-color\"><strong>Questioni di forma: profilo di legittimit\u00e0 amministrativa<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La prima questione che si ritiene la pi\u00f9 controversa in termini di reale efficacia del nuovo Ptrc \u00e8 relativa alla sua tenuta sotto il profilo della legittimit\u00e0 amministrativa.<\/p>\n\n\n\n<p>Per parlare di questo dobbiamo entrare all\u2019interno di una procedura alquanto complessa e farraginosa (che sfiora quasi l\u2019opacit\u00e0) che ha portato dapprima all\u2019adozione (avvenuta nel 2013) della Variante parziale[3] al Ptrc[4] che gli ha attribuito valenza paesaggistica[5] e successivamente all\u2019approvazione di uno strumento (il Ptrc 2020) di cui appare difficile comprendere la reale origine, ovvero <strong>se si tratti della naturale prosecuzione dell\u2019iter di formazione della Variante parziale <\/strong>(che in realt\u00e0 come vedremo sembrerebbe essere decaduta se si considerano i tempi e le date registrate nelle diverse fasi dell\u2019iter della sua formazione) <strong>oppure se siamo, come sembra, al cospetto di un vero e proprio nuovo Ptrc <\/strong>(il che sovvertirebbe la normale prassi procedurale che invece avrebbe dovuto vedere in approvazione la Variante parziale).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"255\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Veneto-ptrc.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-13951\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Veneto-ptrc.jpg 400w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Veneto-ptrc-300x191.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La Variante ha delineato un processo di pianificazione paesaggistica articolato in due diversi momenti: uno di carattere generale, che ha per oggetto il Ptrc a valenza paesaggistica[6], e uno pi\u00f9 di dettaglio che riguarda la pianificazione paesaggistica regionale d\u2019ambito (attraverso lo strumento del Ppra[7]). Inoltre a fronte delle mutate condizioni, rispetto al 2009, dei settori dell\u2019economia, dell\u2019energia, della sicurezza idraulica e in adeguamento alle nuove linee programmatiche definite dal Documento di Economia e Finanza Regionale (Defr), la Variante prevedeva anche una profonda revisione dei contenuti urbanistico-territoriali riguardanti la citt\u00e0, il sistema relazionale e la difesa del suolo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il percorso evolutivo-procedurale dello strumento regionale appare alquanto singolare<\/strong> in quanto la prima versione del piano (quella adottata nel febbraio 2009) prevedeva un piano urbanistico-territoriale a valenza paesaggistica, pur in assenza del Protocollo d\u2019intesa con il Mibact (siglato nel luglio dello stesso anno); la seconda versione quella riconducibile alla variante del 2013 che attribuiva \u201cpiena\u201d valenza paesaggistica al Ptrc introduceva significative modifiche sia all\u2019assetto insediativo che infrastrutturale (come si evince dalle nuove tavole 04 \u201cMobilit\u00e0\u201d e 08 \u201cCitt\u00e0, motore di futuro\u201d); infine la terza versione, il piano approvato nel 2020, che perde la valenza paesaggistica e rimane \u201csolo\u201d un piano urbanistico-territoriale che per\u00f2 ha acquisito i suoi caratteri fondativi attraverso le modifiche introdotte da una variante parziale che attribuiva al piano la valenza paesaggistica. Tutta questa procedura sembra veramente la negazione del principio di raziocinio che dovrebbe stare alla base di ogni processo di pianificazione.<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda questione di legittimit\u00e0 \u00e8 forse ancora pi\u00f9 seria della precedente in quanto mina l\u2019intera stabilit\u00e0 dello strumento portato in approvazione.<\/p>\n\n\n\n<p>La Variante parziale ha prodotto la propria salvaguardia dal 2013 al 2018 e nell\u2019agosto 2018 \u00e8 stata trasmessa dalla Giunta al Consiglio regionale per la sua approvazione. Occorre ricordare come <strong>i cinque anni di salvaguardia della Variante scadessero nel maggio del 2018<\/strong> e come tale condizione possa inficiare significativamente l\u2019assetto regolativo dello strumento facendolo decadere.<\/p>\n\n\n\n<p>A questa considerazione si aggiunge un\u2019ulteriore riflessione sull\u2019assetto formale del piano. Il Ptrc giunto ad approvazione, oltre ad essere un piano all\u2019apparenza disgiunto sia temporalmente sia in termini di continuit\u00e0 e validit\u00e0 normativa dalla Variante, sembra configurarsi a sua volta come un vero e proprio nuovo strumento.<\/p>\n\n\n\n<p>A fronte di quanto sinora affermato l\u2019impressione che ne deriva sembra essere quella che la Regione abbia deciso di abbandonare l\u2019iter di formazione della Variante adottata nel 2013 (forse perch\u00e9 considerata decaduta?) in favore di una nuova elaborazione del Ptrc (2020) trasferendo per\u00f2 su quest\u2019ultimo gli esiti del processo di formazione sia della Variante sia del Ptrc 2009, forse attraverso l\u2019applicazione della propriet\u00e0 transitiva (non a caso le osservazioni controdedotte formano il pacchetto che accompagna l\u2019ultimo piano approvato).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-medium-font-size has-vivid-green-cyan-color\"><strong>Se cos\u00ec fosse saremmo all\u2019alba di un nuovo modo di intendere la procedura di formazione degli strumenti di pianificazione in regione Veneto, quella in cui si presentano via via dei piani, o loro varianti, e invece di portare a compimento la loro istruttoria li si fa decadere ma, utilizzando le osservazioni ad essi presentate, si fa risorgere dalle loro ceneri (come l\u2019araba fenice) un nuovo strumento che viene approvato in via definitiva, senza essere stato pubblicato n\u00e9 tantomeno essere passato attraverso la fase della presentazione delle osservazioni da parte dei cittadini e delle relative controdeduzioni (e sostenendo magari che ha continuato a percorrere il medesimo iter procedurale).<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-background has-vivid-cyan-blue-background-color\"><strong>Questioni di sostanza: attuazione e gestione della pianificazione urbanistica territoriale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Una premessa generale \u00e8 indispensabile a questo secondo insieme di riflessioni: pur avendo la consapevolezza che la Regione Veneto ha realizzato un disegno pianificatorio costruito metodologicamente sulla giustapposizione tra assetto urbanistico e paesaggistico rappresenta tuttavia <strong>un suicidio tecnico portare ad approvazione esclusivamente la componente urbanistica che, scindendola da quella paesaggistica, perde completamente di significato, sostanza ed efficacia<\/strong> rispetto ai propri obiettivi e strategie sia generali che locali.<\/p>\n\n\n\n<p>Venendo al secondo gruppo di questioni questo \u00e8 riferito ai contenuti e agli effetti di alcune delle scelte urbanistiche che il piano compie sull\u2019assetto territoriale di una regione che ha ormai palesato evidenti limiti al processo di urbanizzazione e infrastrutturazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Basta partire dal presupposto che il \u201c<em>Sistema degli obiettivi di progetto<\/em>\u201d (tavola 10) <strong>\u00e8 rimasto immutato negli undici anni di eventi che si sono susseguiti tra l\u2019adozione e l\u2019approvazione del Ptrc,<\/strong> anni attraversati da una profonda crisi economica globale che ha determinato ingenti ricadute sui sistemi territoriali sia in termini di impoverimento delle attivit\u00e0 produttive che di accelerazione del processo di abbandono e dismissione delle aree industriali e artigianali presenti in Veneto. A tal fine non serve ricordare la sovraurbanizzazione del territorio, oppure gli indici di copertura\/impermeabilizzazione del suolo, o l\u2019incessante frammentazione paesaggistica (provocata da fattori insediativi e infrastrutturali) a cui \u00e8 stato ed \u00e8 sottoposto il Veneto negli ultimi decenni[8].<\/p>\n\n\n\n<p>Il <strong>ridisegno dei segni cartografici <\/strong>unitamente al restyling delle icone ideogrammatiche, nella pi\u00f9 gran parte dei casi costituiscono una mera operazione di maquillage grafico del complesso sistema territoriale veneto ma, potrebbero rivelarsi, se declinati cinicamente a scala comunale, insidiosi escamotage aventi ricadute significative in termini di ri-assetto del sistema insediativo e infrastrutturale.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia basta un\u2019osservazione, anche distratta, della tavola 8 \u201c<em>Citt\u00e0 motore del futuro<\/em>\u201d e dei suoi contenuti per comprendere immediatamente come la scarna restituzione della caratterizzazione del tessuto insediativo regionale[9] costituisca il naturale viatico verso una inarticolata formulazione di strategie e indirizzi per la componente urbana del Veneto che viene puntualmente ribadita dalle norme di attuazione (Titolo IX, artt. da 63 a 66). Un aspetto in particolare colpisce: la presenza nella tavola 8 del \u201c<em>sistema del verde territoriale<\/em>\u201d costituito da <strong>quattro \u201c<em>archi verdi metropolitani\u201d<\/em> <\/strong>(collocati a ridosso della gronda lagunare veneziana, del fronte occidentale del nodo urbano di Padova, tra Verona e Vicenza, a nord di un ipotetico confine dell\u2019ambito metropolitano pedemontano), che di per s\u00e9 potrebbero costituire un\u2019affascinante suggestione progettuale (oppure una \u201cprovocazione ecologista\u201d?) ma che non trova alcun riscontro tangibile all\u2019interno dell\u2019apparato normativo del piano, finendo per uccidere nella culla un\u2019idea che poteva rivelarsi interessante in una prospettiva di connessioni ecologiche a scala territoriale (se sapientemente declinata e progettata).<\/p>\n\n\n\n<p>Allo stesso modo rivolgendo uno sguardo alla tavola 4 \u201cMobilit\u00e0\u201d non si pu\u00f2 non provare un senso di smarrimento e forse anche di sconforto di fronte alla anacronistica presenza nella cartografia di piano della \u201c<em>linea sub lagunare: aeroporto Tessera-Venezia Lido-Cavallino Treporti-Chioggia<\/em>\u201d, frutto di una meccanica estensione a tutto il bacino lagunare del primo <strong>progetto di sublagunare <\/strong>presente nel Programma di Riqualificazione Urbana e di Sviluppo Sostenibile del Territorio (Prusst) \u201c<em>Il sistema urbano Tessera-Arsenale<\/em>\u201d, risalente al 1999 e promosso dal Comune di Venezia. Anche in questo caso all\u2019interno dell\u2019apparato normativo (Titolo V, artt. da 38 a 44) non compare alcun riferimento alla linea sub-lagunare, in questo caso verrebbe da dire fortunatamente viste le aspre discussioni che si sono susseguite nel corso degli ultimi vent\u2019anni a Venezia su tale questione.<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro esempio concerne il turismo tavola 5B \u201c<em>Sviluppo economico turistico<\/em>\u201d (Titolo VII, artt. da 51 a 58 delle norme di attuazione). Una delle maggiori afflizioni degli operatori turistici soprattutto del \u201c<em>distretto balneare<\/em>\u201d \u00e8 rappresentata dalla costante necessit\u00e0 di prevedere negli strumenti di pianificazione generale e settoriale di politiche volte alla destagionalizzazione dell\u2019offerta ricettiva. All\u2019interno delle norme di attuazione l\u2019unico riferimento che viene fatto al <strong>prolungamento della stagionalit\u00e0 <\/strong>\u00e8 riferito alla \u201c<em>creazione di servizi e attivit\u00e0 aggiuntivi<\/em>\u201d nelle \u201c\u02bb<em>destinazioni emergenti<\/em>\u02bc<em>, dotate cio\u00e8 di intrinseche caratteristiche di offerta turistica, ma ancora inespresse o non conosciute<\/em>\u201d (art. 58, Turismo emergente); talmente inespresse o sconosciute che non vengono nemmeno mappate nella tavola 5B (e senza una loro individuazione cartografica ne risulta assai complicata la normazione) ma, forse \u00e8 fatto solo al fine di non svelarne la presenza prima che queste ultime si omologhino immediatamente a quelle mature e in declino.<\/p>\n\n\n\n<p>Continuando nella disanima del nuovo Piano si finisce inesorabilmente per incappare in questioni simili e non volendo reiterare crudelmente osservazioni analoghe finendo per annoiare il lettore si preferisce limitarsi a queste concise note di sintesi.<\/p>\n\n\n\n<p>Una questione infine si pone in termini di ricadute sui disegni urbanistici e sugli effetti regolativi del sistema di pianificazione sotto-ordinato (provinciale, costituito dagli agonizzanti Ptcp; intercomunale con i rari Pati; comunale rappresentato dai Pat). Le scelte progettuali cartografate e le norme tecniche dettate da questo Ptrc incideranno assai debolmente sulle scelte future delle comunit\u00e0 locali perch\u00e9 la scala di rappresentazione delle dodici mappe di piano (1:250.000) non aiuta a eseguire un\u2019accurata e certa localizzazione delle indicazioni progettuali e, al tempo stesso, deve far riflettere l\u2019ampio ricorso all\u2019uso di \u201c<em><strong>approssimazioni iconografiche<\/strong><\/em>\u201d senza un\u2019effettiva geolocalizzazione e normazione di quanto individuato nelle mappe ai fini delle opzioni urbanistiche. <strong>Questione che lascia un ampio margine di interpretazione e discrezionalit\u00e0<\/strong>, rappresentativa e normativa, alle amministrazioni locali in fase di adeguamento dei propri piani di assetto del territorio (comunali o intercomunali) al piano urbanistico regionale (ai sensi dell\u2019art. 12, comma 5 della Legge regionale n. 11 del 2004). Discrezionalit\u00e0 che, se usata in maniera opportunistica come visto in precedenza, potr\u00e0 essere foriera solo di distorsioni e deformazioni del disegno pianificatorio generale che non potranno generare altro che contenziosi e ricorsi legali in sede di applicazione locale del piano.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma forse, in ultima analisi, questo era il vero obiettivo che si voleva raggiungere cio\u00e8 \u201c<strong><em>un colosso dai piedi d\u2019argilla<\/em><\/strong>\u201d (un gigante buono) che non spaventasse nessuno e che fosse <strong>sufficientemente adattabile alle universali necessit\u00e0 delle province e dei comuni veneti,<\/strong> perch\u00e9 il vero spavento, se mai ci sar\u00e0, potr\u00e0 essere determinato dall\u2019emanazione del sistema dei vincoli paesaggistici (ma questa \u00e8 un\u2019altra storia che chiss\u00e0 quando la si potr\u00e0 raccontare).<\/p>\n\n\n\n<p>Per concludere, ritornando alla citazione iniziale tratta da \u201cIl visconte dimezzato\u201d di Italo Calvino: \u201c<em>meno male che la palla di cannone l\u2019ha solo spaccato in due, \u2026, se lo faceva in tre pezzi, chiss\u00e0 cosa ancora ci toccava di vedere<\/em>\u201d. Vien da pensare che <strong>in realt\u00e0 l\u2019operazione che ha compiuto la Regione Veneto di approvare il nuovo Ptrc senza la parte paesaggistica \u201cgenerale\u201d <\/strong>(quella riferita al sistema dei vincoli ope legis) e la posposizione della pianificazione paesaggistica \u201coperativa\u201d attraverso 14 (per ora[10]) Piani paesaggistici regionali d\u2019ambito (Ppra) ha \u201cspaccato\u201d in tre fasi\/pezzi il processo di pianificazione territoriale riuscendo a superare anche le aspettative degli abitanti della metaforica Terralba (in questo caso caso noi abitanti del Veneto) che \u201c<strong><em>chiss\u00e0 cosa ancora ci toccher\u00e0 di vedere<\/em><\/strong>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 una vicenda quest\u2019ultima che con il tempo prima o poi si dovr\u00e0 affrontare\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-medium-font-size has-vivid-red-color\"><strong>NOTE:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>1] La pubblicazione del primo atto formale, \u201c<em>Documento programmatico preliminare per le consultazioni<\/em>\u201d, del processo di formazione del secondo Ptrc risale al 2004.<\/p>\n\n\n\n<p>[2] Alcune delle scelte presenti nella versione finale del piano risalgono alla versione adottata nel 2009 altre alla variante parziale con attribuzione della valenza paesaggistica adottata nel 2013. \u00c8 evidente quindi come l\u2019esito del processo di formazione risenta del tanto tempo trascorso per giungere all\u2019approvazione.<\/p>\n\n\n\n<p>[3] Per tale definizione si veda la Deliberazione della Giunta Regionale n. 427 del 10 aprile 2013.<\/p>\n\n\n\n<p>[4] Adottato con Deliberazione della Giunta Regionale n. 372 del 17 febbraio 2009.<\/p>\n\n\n\n<p>[5] A seguito della sottoscrizione del Protocollo d\u2019intesa (avvenuto in data 15 luglio 2009) tra il Ministero dei Beni e delle Attivit\u00e0 Culturali e del Turismo e la Regione Veneto.<\/p>\n\n\n\n<p>[6] Ai sensi del comma 1, art. 135 del DLgs 42\/2004 e ssmmii, il Ptrc \u00e8 un piano urbanistico-territoriale con specifica considerazione dei valori paesaggistici.<\/p>\n\n\n\n<p>[7] Piano Paesaggistico Regionale d\u2019Ambito.<\/p>\n\n\n\n<p>[8] Se invece si volesse approfondire il tema basterebbe analizzare le serie statistiche prodotte annualmente (a partire dal 2014) dall\u2019Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) sul consumo di suolo in Italia per comprendere che non sar\u00e0 certo il \u201cpannicello caldo\u201d della legge regionale n. 14 del 2017 sul contenimento del consumo di suolo (tra l\u2019altro derogabile) a determinare l\u2019inversione di tendenza presente in piani regolatori comunali costantemente sovradimensionati di previsioni insediative e infrastrutturali. Inoltre basta confrontare alcuni dati di \u201cbase\u201d per comprendere come le cose in Veneto, relativamente al consumo di suolo, non vadano e non siano mai andate troppo bene. Il dato che esprimeva il calcolo della superficie trasformabile a livello comunale dal Pat ai sensi dell\u2019atto di indirizzo lettera C-Sau (ex art. 50 lett. C) della vigente legge regionale sul governo del territorio (11\/04) \u00e8 di circa 9.000 ettari complessivi per tutti i comuni veneti; il valore che viene espresso invece dai calcoli presenti nella Lr 14\/2017 \u201cdisposizioni per il contenimento del consumo di suolo\u201d \u00e8 pari invece a circa 25.000 ettari entro il 2050 (esito della somma tra superficie territoriale consumata all\u2019ottobre 2017 dai comuni all\u2019interno dei propri strumenti di pianificazione e superficie territoriale residua calcolata attraverso gli algoritmi della medesima legge). I 16.000 ettari di differenza rappresentano alquanto plasticamente lo iato tra una legge regionale considerata piuttosto \u201classista\u201d (la n. 11 del 2004) e una legge che invece avrebbe dovuto essere, al contrario, assai \u201crigorista\u201d (la n. 14 del 2017).<\/p>\n\n\n\n<p>[9] Che si regge su una rappresentazione cartografica \u201cdi base\u201d costruita sui dati del Censimento della popolazione e delle abitazioni predisposto dall\u2019Istat nel 2001.<\/p>\n\n\n\n<p>[10] Occorre ricordare come ai sensi dell\u2019articolo 73, comma 2, delle Norme tecniche, la Giunta regionale pu\u00f2 prevederne una riarticolazione volta a ridurne la quantit\u00e0. E se il numero degli ambiti pu\u00f2 ridursi e con esso possono modificarsi i rispettivi confini, quale sar\u00e0 l\u2019effetto sull\u2019impianto generale del Piano? E ancor di pi\u00f9 la suddivisione degli ambiti\/Ppra quando verr\u00e0 definitivamente licenziata? E una volta licenziata all\u2019interno del Ptrc componente paesaggistica la dovremo considerare definitiva o la Giunta regionale potr\u00e0 ridefinirne al ribasso la quantit\u00e0? Gli ambiti di paesaggio dapprima e i Ppra successivamente, per come sono venuti evolvendosi in Veneto, hanno ridefinito la dimensione del paesaggio in funzione di una geografia amministrativa piuttosto che di un vera e propria ontologia paesaggistica e costituiranno la vera e propria pianificazione paesaggistica \u201coperativa\u201d regionale. Tale condizione non la possiamo ricondurre a una mera operazione di contabilit\u00e0 amministrativa (quanti comuni entrano o escono da un ambito di paesaggio e viceversa) perch\u00e9 trattandosi di paesaggio e quindi di legami semiologici e identitari, connessi fortemente alla forma, alla natura dei luoghi e alla percezione che di essi ne hanno le popolazioni, questo muta radicalmente il punto di vista e gli effetti del Piano sul complesso mosaico paesaggistico veneto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Endri Orlandin. \u201cMeno male che la palla di cannone l\u2019ha solo spaccato in due -dicevano tutti &#8211; se lo faceva in tre pezzi, chiss\u00e0 [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":13951,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_members_access_role":[],"_members_access_error":""},"categories":[43,41,24],"tags":[3000,3002],"class_list":["post-13950","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-leggi-e-piani-regolatori","category-opinioni","category-veneto","tag-piano-territoriale-regionale-di-coordinamento-del-veneto","tag-ptrc-veneto"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13950","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13950"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13950\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/13951"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13950"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13950"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13950"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}