{"id":13975,"date":"2020-08-18T09:58:48","date_gmt":"2020-08-18T07:58:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=13975"},"modified":"2020-08-18T09:58:53","modified_gmt":"2020-08-18T07:58:53","slug":"faggete-vetuste-deuropa-patrimonio-mondiale-dellumanita-lappennino-ce-un-altro-successo-per-i-docenti-di-scienze-della-montagna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2020\/08\/faggete-vetuste-deuropa-patrimonio-mondiale-dellumanita-lappennino-ce-un-altro-successo-per-i-docenti-di-scienze-della-montagna\/","title":{"rendered":"Faggete vetuste d\u2019Europa Patrimonio Mondiale dell\u2019Umanit\u00e0: l\u2019Appennino c\u2019\u00e8! Un altro successo per i docenti di Scienze della Montagna"},"content":{"rendered":"\n<p>I<em>l riconoscimento \u00e8 finalmente arrivato: dopo un lungo percorso, le faggete vetuste dell\u2019Appennino sono state riconosciute Patrimonio dell\u2019Umanit\u00e0 nell\u2019ambito di un sito seriale europeo che ha selezionato i migliori ecosistemi di faggio scampati nei secoli scorsi ai tagli.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019Italia in questa rete distribuita su 12 paesi europei si distingue per ospitare ecosistemi a faggio dalle caratteristiche uniche per et\u00e0 raggiunta degli alberi (circa 600 anni), dimensioni (50 m di altezza), e caratteri di naturalit\u00e0 dei popolamenti<\/strong>. Da Sasso Fratino alla Foresta Umbra e Pollino passando per la Tuscia e la Marsica si trovano lungo la catena degli autentici scrigni di biodiversit\u00e0 la cui conservazione per le generazioni future da ora sar\u00e0 ancora pi\u00f9 garantita grazie al prestigioso riconoscimento Unesco. Si tratta di una <strong>storia di successo<\/strong> costruito anno dopo anno con una grande lavoro di squadra e abnegazione in cui diverse amministrazioni dello Stato, dai Comuni ai Parchi Nazionali, dalle Universit\u00e0 ai diversi Ministeri e al Corpo Forestale dello Stato, ora Carabinieri Forestali, hanno ancora una volta messo in luce quel sistema Paese capace di riconoscere, tutelare e valorizzare i nostri tesori, in questo caso naturali. La regia del processo di candidatura \u00e8 stata condotta dal Ministero Ambiente austriaco e per l\u2019Italia dal Parco Nazionale d\u2019Abruzzo, Lazio e Molise.<\/p>\n\n\n\n<p>Il <strong>Dipartimento DAFNE dell\u2019Universit\u00e0 della Tuscia<\/strong> ha curato gli aspetti scientifici dalla selezione dei siti nei numerosi incontri internazionali, uno dei quali organizzato nel giugno del 2012 proprio in Italia tra le faggete della Tuscia e della Marsica (<a href=\"http:\/\/whc.unesco.org\/en\/news\/906\/\">http:\/\/whc.unesco.org\/en\/news\/906\/<\/a>), e alla redazione del dossier di candidatura.<strong> In particolare Alfredo Di Filippo, Gianluca Piovesan e Bartolomeo Schirone, docenti di Scienze della Montagna<\/strong>, hanno da sempre creduto nell\u2019importanza di preservare gli ultimi lembi di foresta antica rimasti in Europa \u2013 molto meno dell\u20191% del nostro patrimonio forestale \u2013 e per questo hanno speso in questo processo tutta la loro esperienza pluriennale di ricercatori impegnati nello studio e tutela dei boschi e degli alberi vetusti, professionalit\u00e0 riconosciuta anche dalla <a href=\"http:\/\/www.esteri.it\/mae\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2017\/07\/alfano-ltalia-si-conferma-superpotenza.html\">Farnesina<\/a>. Va, a questo proposito, sottolineato l\u2019impegno profuso da Di Filippo, presente negli incontri di Parigi e Cracovia, nel fornire il contributo tecnico-scientifico a supporto degli ambasciatori Unesco nelle complesse attivit\u00e0 della diplomazia mondiale. Va altres\u00ec evidenziato che <strong>con questo riconoscimento dell\u2019Unesco, i forestali di Scienza della Montagna vengono definitivamente e pubblicamente consacrati come i migliori d\u2019Italia<\/strong>, come peraltro attestato fin dal 2004 dal sistema nazionale di Valutazione della Qualit\u00e0 della Ricerca del Ministero dell\u2019Istruzione, dell\u2019Universit\u00e0 e della Ricerca.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"399\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/Faggete-vetuste.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-13976\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/Faggete-vetuste.jpg 600w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/Faggete-vetuste-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Ma come sono arrivati ai giorni nostri questi boschi naturali in un Paese fortemente antropizzato?<br>Le storie sono diverse, nel caso di <strong>Sasso Fratino<\/strong> sono il frutto di scelte consapevoli fatte da un forestale illuminato, Fabio Clauser, che negli anni 50 decide di non tagliare la foresta lavorando alla istituzione della prima riserva integrale italiana. In altri, come nel caso di <strong>Soriano nel Cimino e Oriolo Romano<\/strong>, \u00e8 la bellezza dei luoghi sentita dalla comunit\u00e0 locale a salvaguardare le foreste. Le faggete del <strong>Parco d\u2019Abruzzo<\/strong> poi hanno una storia molto pi\u00f9 complessa. Il carattere remoto dell\u2019area le aveva protette fino alle campagne di taglio degli anni 50, quando il botanico Loreto Grande si batt\u00e9 con forza per preservare le faggete vetuste di <strong>Villavallelonga<\/strong>. Negli anni a seguire i preziosi boschi del Parco Nazionale d\u2019Abruzzo vengono, quindi, definitivamente tutelati sotto la spinta ambientalista, con un ruolo decisivo svolto dall\u2019allora Direttore <strong>Franco Tassi.<\/strong> Il Corpo Forestale dello Stato, ora Carabinieri Forestali, ne ha garantito con l\u2019attivit\u00e0 di controllo la conservazione nel corso del tempo. Nel caso delle faggete di <strong>Foresta Umbra e Sasso Fratino <\/strong>ha curato direttamente la gestione conservativa di questo unico Demanio dello Stato, un vero Capitale Naturale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Prof. Piovesan, docente di ecologia forestale e selvicoltura, sottolinea come questo riconoscimento potr\u00e0 contribuire alla sfida in corso nel <strong>rilancio delle aree interne e, in particolare, delle montagne del Bel Paese<\/strong>. Riconoscere, studiare e tutelare i lembi pi\u00f9 integri del nostro paesaggio forestale rappresenta la vera chiave di volta per valorizzare il Capitale Naturale. Infatti, queste foreste non solo garantiscono la conservazione della biodiversit\u00e0 ed esprimono i servizi ecologici ai massimi livelli, ma rappresentano un punto di richiamo dal carattere mondiale poich\u00e9 in Italia Cultura e Natura entrano in stretto contatto e si fondono in modo armonico. Cos\u00ec nella Tuscia le faggete vetuste incontrano gli<strong> Etruschi<\/strong>, nel Gargano i <strong>Longobardi<\/strong>, nel Casentino gli <strong>eremi medievali<\/strong> e nel Pollino e nella Marsica i <strong>paesaggi della pastorizia<\/strong>. Un cammino nel tempo unico, da valorizzare anche in termini turistici attraverso il modello dell\u2019 economia circolare.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Prof. Di Filippo, docente di Botanica ed Ecologia Vegetale, rimarca l\u2019unicit\u00e0 del riconoscimento attribuito alle 10 foreste italiane: <strong>per la prima volta il nostro Paese viene premiato per un ecosistema dall\u2019eccezionale valore biologico ed ecologico<\/strong> (Criterio IX). La conservazione, lo studio ed il monitoraggio scientifico delle faggete iscritte saranno fondamentali per garantire alle future generazioni il godimento di questi santuari della biodiversit\u00e0. A fianco dei siti iscritti al Patrimonio dell\u2019Umanit\u00e0, sar\u00e0 sviluppata una pi\u00f9 ampia rete di faggete vetuste satelliti distribuite in tutto l\u2019areale della specie. Il loro studio consentir\u00e0 di comprendere i processi biologici ed ecologici che caratterizzano l\u2019avanzamento della naturalit\u00e0 nelle foreste una volta utilizzate per produrre legname, permettendo cos\u00ec di comprendere le alterazioni ai processi ecosistemici apportate con la selvicoltura. Allo stesso tempo la rete delle faggete vetuste, grazie ad una distribuzione che abbraccia tutto il continente europeo, <strong>permetter\u00e0 di comprendere come gli ecosistemi naturali stanno rispondendo ai cambiamenti globali.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Tratto da: <a href=\"https:\/\/www.unimontagna.it\/_new\/faggete-vetuste-deuropa-patrimonio-mondiale-dellumanita-lappennino-ce-un-altro-successo-per-docenti-di-scienze-della-montagna\/\">https:\/\/www.unimontagna.it\/_new\/faggete-vetuste-deuropa-patrimonio-mondiale-dellumanita-lappennino-ce-un-altro-successo-per-docenti-di-scienze-della-montagna\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il riconoscimento \u00e8 finalmente arrivato: dopo un lungo percorso, le faggete vetuste dell\u2019Appennino sono state riconosciute Patrimonio dell\u2019Umanit\u00e0 nell\u2019ambito di un sito seriale europeo che [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":13976,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[42],"tags":[1799,3014,1892],"class_list":["post-13975","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-parchi-e-aree-protette","tag-appennino","tag-faggete-vetuste","tag-patrimonio-unesco"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13975","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13975"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13975\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/13976"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13975"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13975"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13975"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}