{"id":14014,"date":"2020-09-07T11:36:39","date_gmt":"2020-09-07T09:36:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=14014"},"modified":"2020-09-07T11:36:45","modified_gmt":"2020-09-07T09:36:45","slug":"della-grande-opera-delle-opere-italiane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2020\/09\/della-grande-opera-delle-opere-italiane\/","title":{"rendered":"Della \u201cgrande opera delle opere italiane\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p><em>A cura del Prof. Leandro Janni, Presidente di Italia Nostra Sicilia.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>A met\u00e0 del secolo scorso, <strong>Adriano Olivetti <\/strong>affermava: \u00ab<em>L\u2019Italia procede ancora nel compromesso, nei vecchi sistemi del trasformismo politico, del potere burocratico, delle grandi promesse, dei grandi piani e delle modeste realizzazioni<\/em>.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Italia, estate 2020<\/strong>. Si torna a parlare, a discutere animatamente della \u201c<em>grande opera delle opere italiane<\/em>\u201d: <strong>il ponte sullo Stretto di Messina<\/strong>. Si tratta di uno dei progetti mai realizzati dalla storia pi\u00f9 lunga, addirittura secolare, periodicamente richiamato come priorit\u00e0 dai governi delle pi\u00f9 disparate coloriture politiche. Ma cosa intendiamo per ponte sullo Stretto di Messina?<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"509\" height=\"402\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Ponte-su-stretto-Messina.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14015\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Ponte-su-stretto-Messina.jpg 509w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Ponte-su-stretto-Messina-300x237.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 509px) 100vw, 509px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Lo speciale mega manufatto comprende una serie di progetti di ingegneria civile per la realizzazione di <strong>un ponte sospeso tra la Sicilia e la Calabria, con sede stradale e ferroviaria, a campata unica<\/strong>. Il progetto complessivo prevede: 3.300 metri lunghezza della campata centrale; 3.666 metri lunghezza complessiva con campate laterali; 60,4 metri larghezza dell\u2019impalcato; 399 metri altezza delle torri; 2 coppie di cavi per il sistema di sospensione; 5.320 metri lunghezza complessiva dei cavi; 1,26 metri diametro dei cavi di sospensione; 44.323 fili d\u2019acciaio per ogni cavo di sospensione; 70\/65 metri di altezza di canale navigabile centrale per il transito di grandi navi; 533.000 metri cubi di volume dei blocchi d\u2019ancoraggio. Questo, quantomeno, \u00e8 ci\u00f2 che ha previsto, per la realizzazione del ponte, la concessionaria <strong>Stretto di Messina S.p.A.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ad ogni modo, qui e ora, in attesa di nuovi sviluppi, ricordo l\u2019articolo che il caustico Gesualdo Bufalino scrisse il 19 settembre 1985 per la Repubblica.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab<em>Il ponte sullo Stretto? Personalmente mi sta benissimo, a patto di non sovrapporre metafore e simboli indebiti ad una operazione di semplice ingegneria. Voglio dire che non sar\u00e0 il guadagno tecnico di poche ore nei tempi di traghettamento a modificare o a guarire la nostra vocazione claustrofila e il vizio di fare della solitudine un trono e una tana. Caso mai sono altre le conseguenze che l\u2019evento (se accadr\u00e0) si porter\u00e0 dietro: di favorire lo smercio e la circolazione dei nostri vizi nel resto della penisola; e di aizzare le nostre virt\u00f9 a degradarsi pi\u00f9 velocemente nell\u2019 omologia generale dei contegni e dei sentimenti. Poich\u00e9 con le isole il punto \u00e8 questo: sono di per s\u00e9 parchi naturali e riserve dove lo \u201cspecifico\u201d indigeno resiste pi\u00f9 a lungo: sicch\u00e9 rimane sempre da sciogliere il nodo se convenga tutelarle a costo di sequestrarne anche le pi\u00f9 selvagge memorie, o spingerle verso una moderna ma ripetitiva e anonima identit\u00e0. Insomma \u00e8 la solita solfa del contenzioso tra passato e futuro, natura e cultura, lucciole del pre-industriale e chimiche del post-industriale\u2026 Il ponte ovviamente giocher\u00e0 a vantaggio di questa seconda ipotesi, bench\u00e9 non molto pi\u00f9, credo, di quanto abbiano gi\u00e0 fatto l\u2019Alitalia e l\u2019Autostrada del Sole. Resta da vedere se e come esso possa contribuire a renderci pi\u00f9 italiani. Qualcuno dubita che non lo siamo abbastanza o che desideriamo non esserlo pi\u00f9. Proprio su la Repubblica (31 agosto) Arbasino ci attribuiva una smania di staccarci dalla nazione e ce ne concedeva licenza. Obietto che, dai tempi di Salvatore Giuliano, fra le maschere sanguinose della mafia il fantasma del separatismo non \u00e8 pi\u00f9 ricomparso: e che oggi un eventuale referendum secessionista non raccoglierebbe in Sicilia pi\u00f9 di mille o duemila suffragi\u2026 La verit\u00e0 \u00e8 che fanatismo regionale e fermenti antiunitari sono da noi assai meno vigorosi e loquaci che non in tanti altri luoghi d\u2019Italia, dall\u2019Alto Adige alla Sardegna, dal Veneto alla Val d\u2019Aosta. Basterebbe, per appurarlo, una gitarella a Messina\u2026 Con tutto ci\u00f2, come negare l\u2019esistenza del tumore Sicilia e delle sue minacciose metastasi d\u2019esportazione? E\u2019 un morbo vecchio di secoli, ma non saranno n\u00e9 la segregazione n\u00e9 l\u2019 aggregazione a salvarcene: n\u00e9 una chirurgia che ci amputi, n\u00e9 un ponte che ci concilii. Occorrono cure diverse, e io dico timidamente: libri e acqua, libri e strade, libri e case, libri e occupazione. Libri.\u00bb <strong>(Gesualdo Bufalino)<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A cura del Prof. Leandro Janni, Presidente di Italia Nostra Sicilia. 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