{"id":14080,"date":"2020-11-02T11:50:44","date_gmt":"2020-11-02T10:50:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=14080"},"modified":"2020-11-02T11:54:11","modified_gmt":"2020-11-02T10:54:11","slug":"questa-non-e-la-transizione-che-serve-alla-sardegna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2020\/11\/questa-non-e-la-transizione-che-serve-alla-sardegna\/","title":{"rendered":"Questa non \u00e8 la transizione che serve alla Sardegna"},"content":{"rendered":"\n<p><em>A cura di Italia Nostra Sardegna, Confederazione Italiana Agricoltori Sardegna, Cobas Cagliari, USB Sardegna.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00c8 ripreso negli ultimi mesi l\u2019assalto dell\u2019isola da parte dei signori del vento e del sole con decine di progetti presentati per la realizzazione di mega impianti di produzione elettrica da fonti rinnovabili (FER).<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di 8 impianti eolici e 53 impianti fotovoltaici, per un totale di quasi <strong>5.000 ettari di superficie occupata<\/strong>, di cui intorno a 3.000 di suolo agricolo, e 2.240 MW di potenza complessiva, un valore addirittura superiore al totale installato su tutta l\u2019isola fino ad ora.<br>Oltre a compromettere irreversibilmente il patrimonio ambientale e paesaggistico sardo, se approvati, tali progetti non farebbero altro che accrescere il gi\u00e0 confuso quadro energetico, complicando ulteriormente la gestione della produzione e della distribuzione elettrica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ad oggi la Sardegna \u00e8 caratterizzata da un eccesso di potenza installata<\/strong> &#8211; suddivisa quasi equamente tra fossile e rinnovabile -, da una rete elettrica obsoleta e un\u2019insufficienza di impianti di accumulo. E l\u2019ingombrante presenza delle centrali di produzione da fossile, oltre a ostacolare una corretta e necessaria transizione rinnovabile, impedisce da un lato di sfruttare adeguatamente le fonti rinnovabili gi\u00e0 installate e dall\u2019altro genera una sovraproduzione di energia che arriva a sfiorare il 50% del fabbisogno isolano. Infatti, la sola centrale Sarlux \u2013 un impianto alimentato dagli scarti di lavorazione del petrolio, il Tar, equiparato a fonte rinnovabile e grazie al quale usufruisce di sostanziosi incentivi, pari nel solo 2017 a quasi 363 milioni di euro &#8211; immette costantemente in rete a pieno regime, arrivando da sola a soddisfare oltre il 40% del nostro fabbisogno elettrico, mentre le altre due centrali a carbone di Portovesme e Fiumesanto, oltre ad essere poco flessibili, svolgono il compito di sopperire alle inevitabili oscillazioni della domanda e della incostante produzione delle rinnovabili non programmabili.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"511\" height=\"340\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Eolico-fotovoltaico.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14081\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Eolico-fotovoltaico.jpg 511w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Eolico-fotovoltaico-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 511px) 100vw, 511px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Italia Nostra Sardegna, la Confederazione Italiana Agricoltori della Sardegna, i Cobas Cagliari e l\u2019Unione Sindacale di Base della Sardegna ritengono che <strong>le vere priorit\u00e0 riguardano l\u2019ammodernamento della rete, un\u2019attenta programmazione dei consumi, la messa a disposizione di idonei sistemi di accumulo e il taglio drastico dei consumi<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli interventi di ammodernamento della rete si rendono indispensabili per una pi\u00f9 efficace gestione della produzione da FER. La rete, infatti, si sviluppa attualmente lungo una grande dorsale nord-sud ma, affinch\u00e9 risponda adeguatamente allo sviluppo delle rinnovabili, deve essere modificata profondamente e trasformata in una sorta di ragnatela cos\u00ec da essere adeguata alla produzione distribuita.<\/p>\n\n\n\n<p>Allo stesso modo, per far fronte alle inevitabili variazioni della produzione non programmabile, dipendente dalle condizioni metereologiche (sole e vento), si deve intervenire, laddove possibile, <strong>programmando accuratamente e flessibilizzando i consumi <\/strong>&#8211; in modo da ridurre i picchi della domanda e, al contempo, sfruttare in maniera ottimale i periodi di massima erogazione della potenza -, e realizzando impianti di accumulo in grado di immagazzinare energia quando vi \u00e8 eccesso di produzione e di rilasciarla quando la domanda supera la capacit\u00e0 produttiva. Ci\u00f2 nondimeno, tali interventi devono accompagnarsi ad una terza, e forse ancora ancora pi\u00f9 importante azione: il taglio drastico degli sprechi e l\u2019efficientamento dei consumi.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questa ragione, come dimostrato nella proposta presentata al MISE, \u201c<strong><em>Sardegna, Isola Zero CO2 \u2013 phase out 2025<\/em><\/strong>\u201d, gli sforzi devono essere doverosamente indirizzati alla riorganizzazione profonda del presente piuttosto che all\u2019inutile e dannosa proliferazione di grandi impianti di produzione. In questo scenario, infatti, ogni ulteriore aggiunta di impianti di produzione non farebbe altro che andare a peggiorare una situazione gi\u00e0 pesantemente compromessa. Nondimeno, \u00e8 importante sottolineare come gi\u00e0 oggi<strong> la maggior parte degli impianti di produzione presenti, siano essi da fonte fossile o rinnovabile, hanno scopo quasi esclusivamente speculativo e i pesanti costi tra incentivi e cattiva gestione ricadono sulle bollette di noi utenti<\/strong>. Ulteriori impianti significherebbero maggiori inefficienze e maggiori costi in bolletta. Paradossalmente, in queste condizioni, l\u2019incremento degli impianti FER non farebbe altro che rendere necessario un ancora maggiore apporto delle centrali fossili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-vivid-red-color\"><strong>Come programmare il futuro?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Con l\u2019approvazione della legge n. 8 del 2020, l\u2019Italia, recependo parzialmente la direttiva europea, ha finalmente dato il via alla costituzione delle \u201c<em><strong>comunit\u00e0 energetiche<\/strong><\/em>\u201d, consentendo con ci\u00f2 la produzione rinnovabile e l\u2019autoconsumo energetico all\u2019interno di comunit\u00e0 fino ad un limite di 200kW di potenza installata. \u00c8 questo un primo importante passo verso la democratizzazione della produzione elettrica che potrebbe consentire in tempi non troppo lontani di coprire buona parte del fabbisogno elettrico civile sfruttando adeguatamente i tetti e le superfici delle aree urbane e industriali.<\/p>\n\n\n\n<p>Restano per\u00f2 irrisolti alcuni nodi, relativi appunto al controllo delle risorse e alle tutele del paesaggio, dell\u2019ambiente e della salute, ai costi delle infrastrutture, oltrech\u00e9 al diritto al lavoro e a vivere in un ambiente bello, confortevole e sano.<br><strong>Non \u00e8 pi\u00f9 procrastinabile per la Sardegna l\u2019adozione di un articolato piano di programmazione e di buone pratiche, in cui si stabiliscano obiettivi, principi e criteri di sviluppo<\/strong>. Un piano strategico in cui si tenga conto nella reale misura delle esigenze del territorio e dei fabbisogni, e in cui il piano energetico sia una sua logica derivazione e ad esso contemperato, ovvero in cui il settore energetico sia parte integrante e funzionale di una strategia di sviluppo generale del territorio. Cos\u00ec come anche previsto dal decreto semplificazioni del 16 luglio 2020, all\u2019art. 50 comma c, i progetti e le opere necessarie per l&#8217;attuazione del Piano Nazionale Integrato per l&#8217;Energia e il Clima (PNIEC), devono tenere \u201c<em>conto delle caratteristiche del territorio, sociali, industriali, urbanistiche, paesaggistiche e morfologiche (e delle aree sia a terra che a mare caratterizzate dalla presenza di siti di interesse nazionale da bonificare ovvero limitrofe) con particolare riferimento all&#8217;assetto idrogeologico e alle vigenti pianificazioni<\/em>\u201d. In tale piano di programmazione devono trovare forma concreta, in termini di piani attuativi e finanziamenti, i processi, i cronoprogrammi e gli obbiettivi stabiliti di riduzione delle emissioni e di consumo di combustibili fossili e, allo stesso modo, di bonifica ambientale, sostenibilit\u00e0, salvaguardia ambientale e sanitaria, tutela del suolo, del paesaggio e del patrimonio.<\/p>\n\n\n\n<p>In questi termini, onde evitare di incorrere nella realizzazione di ulteriori, inutili, dannose e insensate opere di grande impatto, i processi di infrastrutturazione da FER, oltre ad essere coerenti col piano generale, e perci\u00f2 rispettosi dei criteri di cui sopra, <strong>devono essere contestualizzati, integrarsi correttamente nel territorio, e tenere conto degli impatti e delle trasformazioni prodotte di tipo territoriale, paesaggistico, economico e sociale.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Tra i progetti di impianti FER attualmente al vaglio delle autorit\u00e0 competenti, ve ne sono diversi fotocopia, e altri che, pur interessando formalmente aree industriali, come anche visibile dalle foto aeree, in realt\u00e0 ricadono su superfici coltivate e impiegate come suolo agricolo. Si tratta nel complesso di meri progetti speculativi il cui <strong>reale scopo \u00e8 usufruire dei ricchi incentivi pubblici messi a disposizione<\/strong>. Le societ\u00e0 proponenti, inoltre, non hanno obblighi di alcun genere in merito ai costi di gestione e regolazione del sistema. Sono privati i profitti e collettivi i costi. Non vi sono, per esempio, obblighi relativamente alla realizzazione di impianti di accumulo da parte degli attori privati o di adeguamento della rete in funzione della realizzazione di nuovi impianti di produzione industriali.<\/p>\n\n\n\n<p>Il piano strategico di programmazione di cui \u00e8 indispensabile dotarsi trova il suo senso nel rilancio e nella rilocalizzazione delle attivit\u00e0 produttive, di concerto con le amministrazioni e le comunit\u00e0 interessate, attraverso un reale ed efficace processo partecipativo, puntando sulla diffusione delle comunit\u00e0 energetiche, su attivit\u00e0 a basso consumo energetico e a basso o nullo impatto ambientale,<strong> a cominciare proprio dall\u2019agricoltura in cui la Sardegna, nonostante l\u2019ampia disponibilit\u00e0 di suolo fertile, arriva a importare oltre l\u201985% di alimenti.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In questo contesto,<strong> l\u2019autorizzazione di nuovi impianti di produzione industriale deve prevedere l\u2019addebito per le societ\u00e0 proponenti <\/strong>dei costi per i sistemi di accumulo e per l\u2019adeguamento del sistema elettrico e i produttori devono garantire l\u2019erogazione di energia, ci\u00f2 che significa dare garanzia di fornitura quando realmente necessario e non in dipendenza delle condizioni metereologiche e del prezzo di mercato.<strong> L\u2019energia deve essere considerata a tutti gli effetti bene comune<\/strong>, e in questo senso devono essere disincentivate tutte le attivit\u00e0 speculative. Gli incentivi nelle loro diverse forme devono pertanto essere gradualmente eliminati e la produzione e la gestione dell\u2019energia devono finire nuovamente sotto il controllo pubblico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-medium-font-size has-vivid-green-cyan-color\"><strong>Per quanto sopra esposto, si chiede la sospensione di tutti i progetti in corso<\/strong> <strong>per la realizzazione di grandi impianti di produzione da FER, con l\u2019annullamento immediato di tutti i progetti ricadenti in aree agricole comprese quelle che sulla carta risultano aree industriali, e l\u2019avvio di un tavolo di concertazione in cui si mettano le basi per l\u2019elaborazione di un piano strategico generale.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A cura di Italia Nostra Sardegna, Confederazione Italiana Agricoltori Sardegna, Cobas Cagliari, USB Sardegna. \u00c8 ripreso negli ultimi mesi l\u2019assalto dell\u2019isola da parte dei signori [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":14081,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_members_access_role":[],"_members_access_error":""},"categories":[33,41,19],"tags":[1397,3088,2960],"class_list":["post-14080","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-energie-rinnovabili","category-opinioni","category-sardegna","tag-fonti-rinnovabili","tag-impianti-eolici","tag-impianti-fotovoltaici"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14080","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14080"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14080\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/14081"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14080"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14080"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14080"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}