{"id":14229,"date":"2021-01-11T11:20:53","date_gmt":"2021-01-11T10:20:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=14229"},"modified":"2021-01-11T11:21:01","modified_gmt":"2021-01-11T10:21:01","slug":"le-citta-darte-alla-prova-del-covid-ripensare-un-modello-il-caso-di-gubbio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2021\/01\/le-citta-darte-alla-prova-del-covid-ripensare-un-modello-il-caso-di-gubbio\/","title":{"rendered":"Le citt\u00e0 d\u2019arte alla prova del Covid. Ripensare un modello: il caso di Gubbio"},"content":{"rendered":"\n<p><em>di Paolo Berdini.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Le citt\u00e0 dell\u2019Umbria sono ammirate per la bellezza, per i tesori che contengono, per una profonda cultura di accoglienza che caratterizza la popolazione.<strong> Intorno a questa preziosa stratificazione storica, si \u00e8 costruito in questi ultimi decenni un sistema economico<\/strong> che ha saputo coniugare la leva turistica con produzioni agricole locali e con un artigianato diffuso. <strong>Un modello che sembrava destinato a non interrompersi mai <\/strong>e che \u00e8 stato invece colpito al cuore dalla pandemia del Covid-19.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel sistema si rimetter\u00e0 in moto. Ci vorr\u00e0 un anno. O un altro ancora, come dicono i pi\u00f9 pessimisti. Ma, anche con questa certezza,<strong> fa un effetto estraniante girare per le strade deserte di Assisi o di Orvieto<\/strong>. Proprio in questo momento di crisi pi\u00f9 acuta, quel vuoto urbano deve essere colmato da un pensiero lungimirante che sappia far tesoro dei nodi irrisolti che erano emersi gi\u00e0 prima della pandemia e che abbiamo fatto finta di non vedere perch\u00e9 il modello economico generato dal turismo di massa funzionava, creava lavoro e prospettive di vita. Nella millenaria storia delle citt\u00e0, sono stati sempre i momenti di crisi ad aprire a nuove fasi di vita urbana. Per compiere questo passo ci sarebbe bisogno di una classe dirigente economica in grado di cogliere gli elementi del salto culturale da compiere. <strong>Il caso di Gubbio ci dice che la crisi potrebbe produrre conseguenze molto negative<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"608\" height=\"202\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Gubbio.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14230\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Gubbio.jpg 608w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Gubbio-300x100.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 608px) 100vw, 608px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Gubbio \u00e8 stata per secoli una citt\u00e0 importante e ci\u00f2 ha comportato una straordinaria sedimentazione di bellezze urbanistiche, architettoniche e artistiche. <strong>Nei primi anni della ricostruzione postbellica<\/strong>, essa era caratterizzata da una diffusa povert\u00e0 dovuta dalla difficolt\u00e0 di accessibilit\u00e0 e si decise che essa dovesse essere sorvegliata da<strong> due cementifici tanto vicini al centro antico quanto fuori contesto per dimensione e caratteristiche<\/strong>. Una vicenda di industrializzazione analoga a tante altre in quel momento storico. Gubbio, insomma, era una delle tante citt\u00e0 ad economia marginale che inseguiva il sogno industriale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Alla fine degli anni Ottanta, la produzione di cemento ha iniziato a scendere in tutta Italia<\/strong>. Cos\u00ec, il relativo benessere messo in moto dai due opifici ha iniziato ad entrare in crisi. Un grande lavoro di riscoperta delle radici culturali avviato nei decenni precedenti da lungimiranti amministratori pubblici e da tanti cittadini e associazioni, hanno riscoperto il giacimento di arte e cultura eugubina. E cercato anche di cancellare -nei tempi e nei modi possibili- le offese portate negli anni della ricostruzione al paesaggio e alla salute dei cittadini. I cementifici generano insalubrit\u00e0. Insieme alla bruttezza creano malattie nelle maestranze e in tutta la citt\u00e0. \u00c8 noto che a Gubbio alcuni dati epidemiologici superano le medie regionali.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Oggi Gubbio rischia di tornare ad un passato doloroso<\/strong>. I due cementifici -grazie ad una legge scellerata voluta qualche anno fa dai governi nazionali di centrosinistra- vorrebbero utilizzare come risorsa energetica il \u201c<em><strong>c<\/strong><\/em><strong><em>ombustibile solido secondario<\/em><\/strong>\u201d, termine anodino, che significa una frazione della produzione di rifiuti solidi urbani. Tempestivo \u00e8 stato, purtroppo, l\u2019aiuto da parte della regione Umbria e di alcuni -pochi in verit\u00e0- esperti che hanno tentato di convincere la popolazione che il CSS non fa male alla salute. Anzi, l\u2019aiuta. \u00c8 in questo senso di grande importanza l\u2019azione di sensibilizzazione che gli otto comitati eugubini hanno svolto in questi mesi e che \u00e8 da ultimo sfociata nel convegno \u201c<em><strong>Prima di tutto la salute<\/strong><\/em>\u201c dello scorso 17 ottobre. Opinioni mature e convincenti di scienziati e ricercatori che hanno a cuore il bene comune, hanno dimostrato l\u2019insensatezza della proposta. E fa piacere sottolineare la limpida presa di posizione del sindaco Stirati, che si oppone allo sciagurato progetto.<br><strong>Due idee di citt\u00e0 si stanno dunque confrontando a Gubbio<\/strong>. Chi vuole continuare ad estrarre ricchezza anche a scapito del principio di cautela per la salute pubblica e far arrivare -su gomma!- migliaia di tonnellate di Css per poi bruciarle. E <strong>chi ha compreso che la ricchezza del futuro sta nella difesa della bellezza e dell\u2019integrit\u00e0 ambientale<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo confronto tra due differenti culture sussiste anche nel ripensamento del modello economico delle citt\u00e0 d\u2019arte entrato in crisi a causa della pandemia. Come accennavamo, quel modello funzionava e per questo non ci si accorgeva che generava effetti gravissimi sulla vita urbana che oggi \u00e8 indispensabile affrontare.<br>Il primo effetto riguarda la <strong>perdita di residenti nei centri antichi<\/strong>. Conviene pi\u00f9 affidarsi a B&amp;B che promettevano guadagni pi\u00f9 elevati, piuttosto che affittare a nuclei familiari. Questo fenomeno non riguarda tutte le citt\u00e0 umbre, Orvieto e Gubbio, ad esempio, hanno ancora un sufficiente numero di abitanti. Ma se si guarda ai luoghi presi maggiormente d\u2019assalto dal turismo mordi e fuggi &#8211;<strong>Assisi ne \u00e8 l\u2019esempio paradigmatico<\/strong>&#8211; si comprende bene che se non torniamo ai ripari al pi\u00f9 presto, corriamo il rischio di desertificazione dei centri antichi. <strong>Occorre dunque avviare una rigorosa politica di creazione di alloggi pubblici da destinare a famiglie<\/strong> che non potrebbero altrimenti, dato il livello degli affitti, abitarvi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo problema creato dal liberismo selvaggio \u00e8 la<strong> rarefazione del commercio di vicinato<\/strong>. Le citt\u00e0 sono nate dalle esigenze di scambio ma da trenta anni l\u2019economia dominante ha fatto nascere nella pianura umbra un numero enorme di centri commerciali che hanno portato alla chiusura di migliaia di negozi che garantivano relazioni sociali e vivibilit\u00e0. In questo caso <strong>servono leggi di incentivazione all\u2019apertura di nuove attivit\u00e0 commerciali legate alla filiere produttive corte<\/strong>. Solo cos\u00ec si potr\u00e0 rivitalizzare il commercio urbano diffuso e aiutare i piccoli produttori agricoli.<\/p>\n\n\n\n<p>La terza contraddizione \u00e8 legata alla <strong>cancellazione del sistema dei servizi urbani <\/strong>che ha garantito il mantenimento della vita sociale nei piccoli centri collinari. Come non citare le leggi che hanno falcidiato il sistema scolastico con la giustificazione che \u201c<em>costava troppo<\/em>\u201d. Lo <strong>smantellamento del sistema sanitario diffuso a favore delle grandi concentrazioni ospedaliere<\/strong>. O la <strong>chiusura degli uffici postali<\/strong> in base soltanto ad un ragionamento economicistico. Ridare vigore al welfare urbano \u00e8 dunque una grande priorit\u00e0 e l\u2019occasione del Recovery fund \u00e8 in questo senso un\u2019occasione da non perdere.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, le citt\u00e0 che hanno vissuto la fase della monocultura del turismo, soffrono di <strong>congestione automobilistica<\/strong>. Il ritorno alla vivibilit\u00e0 e alla bellezza dei centri urbani necessita di una svolta tecnologica. Dobbiamo ripensare i sistemi di accesso alle citt\u00e0 storiche: bloccare le auto in luoghi pi\u00f9 accessibili e collegarli ai centri collinari con moderni vettori collettivi che permettano una vita silenziosa e bella anche nei momenti di grandi afflussi di turisti.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta, in sintesi, di ripensare le citt\u00e0 dell\u2019Umbria nella chiave dell\u2019attuazione del concetto di \u201c<em><strong>Ecologia integrale<\/strong><\/em>\u201d coniato cinque anni fa da <strong>Papa Francesco<\/strong>. Le citt\u00e0 devono orientarsi verso una nuova fase di sviluppo che risolva le contraddizioni create da un modello economico insostenibile e crei le premesse per uno sviluppo duraturo. Questa fase di rinnovo urbano pu\u00f2 prendere avvio dall\u2019Umbria, la terra di Francesco d\u2019Assisi, e in particolare dalla sua citt\u00e0 d\u2019origine proprio perch\u00e9 Assisi soffre maggiormente gli effetti della pandemia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-medium-font-size has-vivid-green-cyan-color\"><strong>L\u2019Umbria ha dunque la straordinaria occasione di guidare il rinnovamento urbano dei piccoli centri. Un\u2019occasione preziosa da non perdere.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Tratto da: Micropolis &#8211; Dicembre 2020.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Berdini. 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