{"id":14309,"date":"2021-02-10T10:55:47","date_gmt":"2021-02-10T09:55:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=14309"},"modified":"2021-02-10T10:55:51","modified_gmt":"2021-02-10T09:55:51","slug":"un-possibile-manifesto-per-il-futuro-dei-territori-alpini-ancora-incontaminati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2021\/02\/un-possibile-manifesto-per-il-futuro-dei-territori-alpini-ancora-incontaminati\/","title":{"rendered":"Un possibile Manifesto per il futuro dei territori alpini ancora incontaminati"},"content":{"rendered":"\n<p><em>di Piero Vallenzasca, Sezione VCO di Italia Nostra.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il tema esula da quello solito della difesa del paesaggio dei territori alpini incontaminati, abitualmente oggetto di repliche che si riconducono ad <strong>una contesa, argomentata in genere con luoghi comuni<\/strong>, tra i rappresentanti delle comunit\u00e0 locali, tradizionali difensori e propugnatori dello sviluppo economico, e gli ambientalisti raffigurati da salotto, e qualcuno pure potrebbe esserlo, che nulla avrebbero da perdere, accusati di voler ridurre la montagna a riserva indiana.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il tema, invece, \u00e8 anche economico, trattato per\u00f2 dalla parte delle popolazioni,<\/strong> ahinoi residue, che vivono in quei territori; territori che paiono diventati l\u2019oggetto di un contendere tra chi dice che li si vorrebbe ibridare in un immobilismo secolare e chi vorrebbe invece fare, anche nelle ultime porzioni incontaminate, l\u2019oggetto di un progetto economico\/industriale che ne garantirebbe il sicuro successo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il modello di sviluppo industriale ed economico a cui queste ultime tesi si ispirano sarebbe <strong>un modello di importazione, costruito al di fuori non solo dal confronto con la cultura alpina<\/strong> entro la quale dovrebbe crescere, <strong>ma anche con quella degli stessi rappresentanti delle comunit\u00e0<\/strong>, che pi\u00f9 che discutere sembrano ansiosi di approvare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-medium-font-size has-vivid-green-cyan-color\"><strong>Si osserva che nello scenario di una industrializzazione turistica alpina mancherebbero due elementi: il coinvolgimento culturale da un lato e il progetto politico dall\u2019altro.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mancando questi ci si affida a quei progetti che abbiamo definito di importazione, ai pacchetti preconfezionati, pi\u00f9 o meno bene, che dovrebbero, senza fatica, e questo \u00e8 importante, provvedere ad ogni necessit\u00e0, consegnando chiavi in mano un futuro radioso e prospero anche per le popolazioni che sono la base del consenso dei propugnatori e decisori politici di queste prospettive.<br>Se cos\u00ec \u00e8 o se cos\u00ec fosse, ci assoggetteremmo molto volentieri a questa cordata di volonterosi, ma il tema temiamo sia un po\u2019 pi\u00f9 complesso.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Lo spopolamento alpino non \u00e8 una questione di oggi<\/strong>; \u00e8 un fatto antico, stratificato, figlio di migrazioni, da ultimi decenni \u00e8 figlio del crollo della natalit\u00e0, preceduto immediatamente prima dalla fuga di massa dalla economia tradizionale, trascinata verso il basso dall\u2019industrializzazione post bellica dei territori pi\u00f9 avvantaggiati.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"594\" height=\"334\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Devero.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-12064\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Devero.png 594w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Devero-300x169.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 594px) 100vw, 594px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La fragilit\u00e0 di oggi delle risorse umane che vivono la montagna &#8211; fragilit\u00e0 in ogni senso: demografica, anagrafica, scolastica, professionale\u2026 &#8211; \u00e8 una delle cause, se non la prima, della persistente e, in alcuni territori, crescente marginalit\u00e0.<br>Essa ha seguito la <strong>caduta demografica<\/strong>, \u00e8 la figlia dello spopolamento alpino che ha drenato verso il basso energie, economie, risorse umane produttive e culturali, desertificando territori che i secoli del passato hanno attraversato con alterne fortune; da momenti di prosperit\u00e0 a momenti di fame, ma che sul piano della coesione erano riusciti sempre a vivere.<\/p>\n\n\n\n<p>Se questo \u00e8 vero, <strong>il primo investimento cui pensare<\/strong> dovrebbe essere quello della ricostruzione del capitale umano, la riattivazione di comunit\u00e0 intraprendenti, la costruzione condivisa di un progetto, culturale prima ancora che industriale, che sappia ricondurre le comunit\u00e0 entro una nuova economia, partendo dalle valenze del territorio, coniugate in forme moderne, collegate ad una rete senza confini, riappropriate alle vecchie e nuove professionalit\u00e0, rivitalizzate nei segni materiali della colonizzazione antica di quei territori e che una domanda esterna in ascesa \u00e8 pronta a cogliere, apprezzare e premiare.<\/p>\n\n\n\n<p>Che c\u2019entra un progetto di sviluppo turistico\/industriale con tutto questo ?<br>Non c\u2019entra nulla. <strong>Lascerebbe le comunit\u00e0 vere al margine<\/strong> di quell\u2019ondata di risorse da usare, per lo pi\u00f9 spendibili altrove, che una volta investite, drenerebbero gli eventuali utili verso altre destinazioni, probabilmente finanziarie, sicuramente esterne ai territori di loro accumulazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il popolo alpino in tutto questo non ci sarebbe o ci sarebbe poco, affatto coinvolto dai processi di investimento, una sorta di spettatore non partecipe; altri pi\u00f9 pronti, magari pi\u00f9 intraprendenti, pi\u00f9 attrezzati ne prenderebbero il posto, mentre il primo verrebbe destinato a forza lavoro, per lo pi\u00f9, di basso livello.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto<strong> la risorsa pi\u00f9 importante di cui dispone, il bene comune, sarebbe impoverita, depotenziata rispetto alla sua capacit\u00e0 attrattiva all\u2019interno del mercato della domanda in crescita<\/strong>, connesso in rete, dove il bacino di utenza non ha confini e di fatto \u00e8 illimitato.<\/p>\n\n\n\n<p>Non discutiamo della bont\u00e0 e della sostenibilit\u00e0 economica di un progetto industriale; chi lo mette in campo avr\u00e0 pure fatto i suoi conti e lo avr\u00e0 ritenuto sostenibile, in fondo in giro c\u2019\u00e8 ne sono tanti, pi\u00f9 o meno funzionanti, pi\u00f9 o meno fallimentari; potrebbe anche essere perfetto, ma il contrasto \u00e8 l\u2019affermazione che <strong>quel modello non pu\u00f2 far rinascere il territorio in termini civili e culturali<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il soggetto su cui far ricadere questa responsabilit\u00e0, <strong>il soggetto colpevolmente assente \u00e8, paradossalmente, quello dei governi, specie loca<\/strong>li, perch\u00e9 si appropria di un progetto altrui e neppure si cimenta a costruirne uno proprio, ma lo delega.<br><strong>Dimentica il mandato ottenuto, rinuncia a disegnare un modello<\/strong> che insieme all\u2019economia ricostruisca coesione e cultura. E\u2019 la democrazia dei processi che si estingue e i governi locali sono i grandi assenti mentre diffondono un messaggio di preavviso ad evitare turbamenti impropri rispetto ad un percorso in realt\u00e0 gi\u00e0, altrove, deciso.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Gli scenari alternativi e possibili <\/strong>sono, invece, accattivanti e non utopici, realisti e realizzabili; certo non viaggiano con la velocit\u00e0 di un progetto industriale, hanno il passo alpino, richiedono un approccio attento, lento, continuo, risorse; ma perch\u00e9 non mettere queste ultime anche qui, se sono cos\u00ec tante e disponibili e vogliose di essere spese nei modelli di investimento industriale ?<\/p>\n\n\n\n<p>Sarebbe quindi compito dei governi, ai diversi livelli, costruire il modello; fare le analisi, indicare gli obiettivi, disegnare i percorsi, quantificare le risorse, valutare i ritorni, calcolarne i tempi, coinvolgere la loro gente, le popolazioni insediate, perch\u00e9 per questo sono chiamati, non per altro.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il contenitore esiste<\/strong>; frutto della creazione o dell\u2019evoluzione, a seconda delle opinioni; esso \u00e8 gratuito e disponibile. La sua non fungibilit\u00e0 dovrebbe garantirlo, preservarne il marchio di origine, renderlo inalienabile, immodificabile.<br><strong>Ha un valore<\/strong> e, come tutte le cose di valore, se si desiderano averle bisognerebbe almeno pagarle, invece sembra possa essere messo in offerta gratuita, ma qui le comunit\u00e0 dovrebbero rivoltarsi, chiedere almeno il prezzo di un risarcimento.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tempo sembra uno spreco; non c\u2019\u00e8, occorre decidere ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 stato deciso.<br>Bisognerebbe invece <strong>ricostruire<\/strong>, dove il prefisso non \u00e8 tanto o non solo segno di una materialit\u00e0 diroccata, di una archeologia alpina purtroppo diffusa, ma di una comunit\u00e0 indebolita.<br>Bisognerebbe <strong>guardare<\/strong> alla nuova domanda di turismo, offrirle una risposta ricettiva ampia, orizzontale.<br>Bisognerebbe <strong>coniugare<\/strong>, stretto, il recupero materiale con il suo uso economico, diffuso, equo.<br>Bisognerebbe <strong>ridare il fiato<\/strong> ai borghi spopolati, offrirli ad un turismo che non assimili e inglobi, ma che cerchi e apprezzi.<\/p>\n\n\n\n<p>Bisognerebbe <strong>insegnare<\/strong> alle generazioni future le nuove professioni o quelle meno nuove, da innovare.<br>Bisognerebbe <strong>disseminare<\/strong> i servizi al turismo, e non solo ad esso, diffondere le nuove tecnologie, rifondare le culture passate, i lavori antichi modernizzati, rianimare sentimenti ormai spenti.<br>Bisognerebbe <strong>riaprire le scuole<\/strong> per tanti, non per i pochi rimasti; impossessare i giovani di lingue, mandarli a viaggiare per rivederli tornare.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Bisognerebbe non fondare una riserva indiana, ma una comunit\u00e0 accogliente, preparata, moderna, cui la globalizzazione non sottrae, offre. <\/strong>Un modello dove anche le innovazioni forti ci possono stare, anzi ci starebbero, anzi ci devono stare come una mobilit\u00e0 motorizzata sottratta a beneficio dell\u2019 arroccamento a fune che sposti a fondo valle i luoghi dello scambio del trasporto e che insieme rivitalizzi quei centri di scambio ridandogli funzione e scopo.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 su pi\u00f9 nulla, l\u2019accesso come un\u2019avventura ignota, l\u2019oggetto dell\u2019offerta che viaggia lungo la rete mondiale; <strong>il core business che attrae perch\u00e9 non contaminato<\/strong>; la creazione o l\u2019evoluzione, la scelta \u00e8 sempre disponibile, che genera valore, restituendo benessere, dignit\u00e0 e consapevolezza a chi \u00e8 rimasto e a chi ritorner\u00e0 e a chi non vorr\u00e0 andarsene.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Piero Vallenzasca, Sezione VCO di Italia Nostra. 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