{"id":14494,"date":"2021-04-27T18:20:47","date_gmt":"2021-04-27T16:20:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=14494"},"modified":"2021-05-16T21:33:08","modified_gmt":"2021-05-16T19:33:08","slug":"questo-pnrr-non-promuove-la-transizione-ecologica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2021\/04\/questo-pnrr-non-promuove-la-transizione-ecologica\/","title":{"rendered":"Questo PNRR non promuove la transizione ecologica"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>A cura di Slow Food.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab<em>Questo PNRR \u00e8 un piano di ammodernamento di un modello di sviluppo insostenibile, non promuove la transizione ecologica e non affronta alla radice le cause delle crisi che stiamo vivendo<\/em>\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p><em>Secondo Slow Food il piano non riconosce limiti e responsabilit\u00e0 dell\u2019attuale modello di sviluppo ed \u00e8 privo di una visione sovranazionale.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Si addensano molte nubi nel cielo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. C\u2019era da aspettarselo, tale \u00e8 la posta in palio (complessivamente il Presidente Draghi parla di 248 miliardi di euro di investimenti) e tali sono gli interessi solleticati da questa enorme quantit\u00e0 di denaro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab<em>Quella che emerge dalla lettura del PNRR <strong>non \u00e8 una strategia per la transizione ecologica ma piuttosto un programma per l\u2019ammodernamento del Paese<\/strong>. Come se all\u2019origine delle crisi che stiamo vivendo ci fosse principalmente una condizione di arretratezza dell\u2019Italia rispetto al contesto globale e non, invece, un problema di modello di sviluppo. La transizione dovrebbe essere un passaggio da un modello all\u2019altro e non un aggiustamento, pur se profondo, di un modello che si vuole perpetuare. Per fare un esempio: nei capitoli dedicati all\u2019agricoltura si propone il rinnovo del parco macchine, che pu\u00f2 anche non voler dire nulla in termini di transizione ecologica o, addirittura, pu\u00f2 avere effetti negativi, se dovesse tradursi nel passaggio a mezzi sempre pi\u00f9 pesanti che compattano sempre pi\u00f9 i suoli<\/em>\u00bb, afferma <strong>Francesco Sottile, a nome del Comitato esecutivo di Slow Food Italia<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab<em>L\u2019approccio del piano sembra fondarsi su una \u201criqualificazione dei consumi in salsa verde<\/em>\u201d. <em>Il PNRR, insomma, sembra essere stato partorito non avendo piena coscienza delle cause che hanno determinato la pi\u00f9 drammatica crisi dall\u2019ultimo dopoguerra a oggi e rincorrendo vecchi modelli produttivistici di sviluppo conditi con parole come \u201cdigitalizzazione\u201d (che sembra essere diventata la soluzione di tutti i mali dell\u2019Italia), \u201cecodesign\u201d, \u201cgreen\u201d: non \u00e8 possibile, per esempio, che sui rifiuti si parli solo di riciclo e mai di riduzione, come pure non si capisce come in tutto il documento non compaia mai la parola agroecologia, l\u2019unica pratica agricola che pu\u00f2 rigenerare la terra e l\u2019ambiente circostante<\/em>\u00bb, prosegue Sottile.<\/p>\n\n\n\n<p>Il piano rimane, nel complesso, una grande opportunit\u00e0 e porta certamente con s\u00e9 aspetti positivi, come l\u2019attenzione alla <strong>parit\u00e0 di genere<\/strong>, alle <strong>politiche giovanili<\/strong>, la novit\u00e0 delle<strong><em> Green communities<\/em><\/strong> o la riforma della <strong>pubblica amministrazione<\/strong>. Purtroppo, per\u00f2, nel suo complesso, manca di una visione veramente ecologica, forse a causa dalla fretta con cui si \u00e8 elaborato il documento, in assenza di un adeguato dibattito: \u00ab<em>La partita si \u00e8 giocata principalmente in seno al Governo e alle forze politiche, con un coinvolgimento delle parti sociali che \u00e8 parso pi\u00f9 di facciata che di sostanza, per non parlare del bassissimo livello di interlocuzione con il resto del mondo, a partire dalle organizzazioni della societ\u00e0 civile che pure avrebbero avuto molto da dare<\/em>\u00bb, continua Sottile. \u00ab<em>Il PNRR italiano non ha il coraggio di mettere in discussione il modello di sviluppo insostenibile che \u00e8 all&#8217;origine non solo della pandemia ma di tutte le crisi sistemiche che attraversano il nostro tempo: ambientale, climatica, alimentare, demografica, migratoria, economica e sociale, finanziaria e, infine, culturale e politica. Non si tratta solo di rimettere in moto l&#8217;economia, bens\u00ec di ripensare un modello di sviluppo in grado di riconsiderare la nostra impronta ecologica, far propria la cultura del limite, riqualificare il lavoro e le produzioni. Questa \u00e8 la nostra idea di transizione ecologica<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 poi un altro aspetto fondamentale da evidenziare. Con il Next Generation EU, proprio per pensare alle future generazioni a partire dai nostri giovani, forse per la prima volta l&#8217;Europa politica ha avuto il coraggio di intraprendere un programma strategico fondato su alcune linee di lavoro che affrontano la crisi sanitaria, ambientale e produttiva. Non c&#8217;\u00e8 ancora un cambio di paradigma, ma il fatto stesso di immaginare una politica economica e finanziaria europea (con l&#8217;inedita e prima sempre avversata emissione di titoli di debito europei) attorno ai grandi temi del futuro, rappresenta comunque una svolta importante.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab<em>Ma in una nuova visione europea, ogni Paese non dovrebbe replicare gli stessi investimenti e le stesse linee di sviluppo, bens\u00ec riconsiderare vocazioni territoriali e ambientali, prerogative e unicit\u00e0 culturali, assetti proprietari e fiscali, devoluzione di poteri verso l&#8217;Europa e forme diffuse di autogoverno. Il Next Gen EU non dovrebbe essere la sommatoria di 26 piani nazionali e c\u2019\u00e8 una domanda che tutti dovremmo porci: \u00e8 possibile affrontare le crisi che stiamo vivendo dentro lo spazio di ciascun Paese?<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 chiaro quanto la Commissione Europea vorr\u00e0 e potr\u00e0 fare per far acquisire ai singoli piani nazionali una visione sovranazionale ma Slow Food crede che \u00ab<em>le dimensioni europea ed euromediterranea rappresentino l&#8217;ampiezza di sguardo necessaria se vogliamo che le straordinarie risorse messe in campo dall&#8217;Unione Europea possano risultare efficaci<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"402\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/orto-sinergico.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14495\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/orto-sinergico.jpg 600w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/orto-sinergico-300x201.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Scendendo nello specifico dei temi che pi\u00f9 stanno a cuore a Slow Food, saltano subito agli occhi alcune assenze che pesano. \u00ab<em>Non possiamo accettare che nell\u2019elenco delle riforme non ci sia la legge sul <strong>consumo di suolo<\/strong>, e potremmo aggiungere anche la chiusura dell\u2019iter della legge sul <strong>biologico<\/strong>. Come si fa a non considerare queste riforme come urgenti per un Paese che guarda alla transizione ecologica?<\/em>\u00bb, sottolinea ancora Sottile. \u00ab<em>Inoltre, come gi\u00e0 accennato, notiamo l\u2019assenza della parola <strong>agroecologia<\/strong>: in presenza di un Green Deal e delle strategie Farm to Fork e Biodiversit\u00e0 2030 (che pure vengono citate), \u00e8 una dimostrazione di straordinaria miopia. Il grande investimento nelle energie rinnovabili, poi, solleva come minimo un grande punto interrogativo su quanto e come contribuir\u00e0 alla conservazione delle risorse naturali, e non il contrario: a questa domanda occorrer\u00e0 dare una risposta prima che partano gli investimenti. Si parla di biometano senza approfondirne i termini, con il rischio che una misura di economia circolare diventi un ulteriore stimolo a incentivare un sistema di allevamento intensivo. Anche perch\u00e9 la sensazione \u00e8 che, almeno per quanto riguarda la parte agricola, questo piano sia di stretta vocazione industriale: logistica, commercio e internazionalizzazione sono utili e necessarie ma vengono dopo fertilit\u00e0 del suolo, ruolo dell\u2019agricoltura nella gestione del territorio, biodiversit\u00e0 agricola, prossimit\u00e0 e filiere, il cui ruolo nel PNRR non ci sembra invece adeguatamente considerato<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il <strong>tema del cibo<\/strong>, per noi cos\u00ec cruciale, investe in maniera trasversale l&#8217;ambiente, l&#8217;agricoltura, le attivit\u00e0 artigianali e industriali di trasformazione, la salute, la cultura e l&#8217;educazione, la ricerca, il commercio e il turismo, la cooperazione&#8230; Ha a che fare direttamente con la crisi climatica, con la crisi alimentare e molto spesso con i processi migratori. Per queste ragioni, come Slow Food crediamo vi si debba riservare una nuova centralit\u00e0, contrariamente alla disattenzione e alla marginalit\u00e0 che si evince dalla stesura del PNRR.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, anche l\u2019attenzione per le <strong>aree interne<\/strong>, cos\u00ec importanti per l\u2019agricoltura e la biodiversit\u00e0 in particolare, \u00e8 ampiamente inadeguata: eppure proprio la pandemia sembrava averci mostrato le opportunit\u00e0 per costruire efficaci politiche di rigenerazione di terre alte e aree rurali.<\/p>\n\n\n\n<p>I tempi imposti dalla scadenza del 30 aprile non offrono oggi margini per una discussione e un ripensamento profondo del piano. Tuttavia, la partita non \u00e8 chiusa: a fare la differenza sar\u00e0 il modo in cui i soldi saranno effettivamente spesi e c\u2019\u00e8 ancora la possibilit\u00e0 di incidere. In questa ottica, Slow Food propone 5 punti, che considera imprescindibili, da portare in evidenza nel seguito del cammino del PNRR:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>l\u2019approvazione di una legge per fermare il <strong>consumo di suolo<\/strong>;<\/li><li>la <strong>riduzione e riqualificazione dei consumi<\/strong> come asse portante di tutto l\u2019approccio;<\/li><li>l\u2019avvio di un grande programma nazionale di <strong>educazione alla cittadinanza<\/strong> sui temi della transizione ecologica e dell\u2019alimentazione, a partire dal coinvolgimento delle scuole;<\/li><li>una maggiore <strong>centralit\u00e0 del cibo<\/strong> e il rafforzamento di politiche locali legate a <strong>modelli agricoli non industriali<\/strong>;<\/li><li>il rafforzamento, anche in termini di risorse dedicate, delle <strong><em>Green communities<\/em><\/strong> (pensate per le aree interne ma che potrebbero essere interessanti su tutto il territorio, anche le isole).<\/li><\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A cura di Slow Food. \u00abQuesto PNRR \u00e8 un piano di ammodernamento di un modello di sviluppo insostenibile, non promuove la transizione ecologica e non [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":14495,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_members_access_role":[],"_members_access_error":""},"categories":[103,126,43],"tags":[3157,64,3246],"class_list":["post-14494","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-agricoltura","category-consumo-di-suolo-tematiche","category-leggi-e-piani-regolatori","tag-pnrr","tag-slow-food","tag-transizione-ecologica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14494","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14494"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14494\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/14495"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14494"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14494"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14494"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}