{"id":14498,"date":"2021-04-29T23:02:49","date_gmt":"2021-04-29T21:02:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=14498"},"modified":"2021-05-24T08:57:37","modified_gmt":"2021-05-24T06:57:37","slug":"suolo-impatto-ambientale-mobilita-lenta-il-piano-di-ripresa-delude","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2021\/04\/suolo-impatto-ambientale-mobilita-lenta-il-piano-di-ripresa-delude\/","title":{"rendered":"Suolo, impatto ambientale, mobilit\u00e0 lenta. Il Piano di ripresa delude"},"content":{"rendered":"\n<p><em>di Paolo Pileri.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il consumo di suolo non \u00e8 una preoccupazione del Pnrr del governo Draghi, che sull\u2019urbanistica compie un pericoloso passo indietro. La Valutazione d\u2019impatto ambientale \u00e8 presentata come un ostacolo alle opere. Alle ciclovie spettano le briciole, i cammini storici non sono considerati.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"608\" height=\"396\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/suolorischio.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-13163\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/suolorischio.jpg 608w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/suolorischio-300x195.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 608px) 100vw, 608px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Chiamatela Pippo, Mario, Peppe o Gastone, ma non transizione e ancor meno ecologica, perch\u00e9 l\u2019ecologia \u00e8 una cosa seria. Forse il <a href=\"https:\/\/documenti.camera.it\/leg18\/doc\/testoPNRR.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">\u201cPiano nazionale di ripresa e resilienza\u201d<\/a> (Pnrr) pensa di essere l\u2019annuncio di una transizione, ma non ecologica. Ci vuole di pi\u00f9.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Non \u00e8 affatto un piano che sovverte il modello di sviluppo<\/strong> che fino all\u2019altro ieri faceva bottino della natura e delle sue risorse. Non \u00e8 neppure un piano che coglie di sorpresa annunciando&nbsp;cose che mai avresti pensato: pi\u00f9 lentezza e meno alta velocit\u00e0, pi\u00f9 aree interne e meno metropoli (alle aree interne vanno appena 600 milioni di euro, \u201cMissione 5\u201d), pi\u00f9 regia pubblica e meno delega di cose pubbliche ai privati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La versione Draghi \u00e8 perfino, a tratti, pi\u00f9 pericolosa e deludente della ultima versione Conte. Pare esserlo senz\u2019altro per questioni come suolo, valutazione ambientale e mobilit\u00e0 lenta. Un Pnrr che non educa la nostra societ\u00e0 a cambiare e che non riscatta le parole dalla manomissione concettuale con cui sono state imbrattate per anni e anni dagli interessi finanziari e produttivi, sempre avidi di profitto. <strong>L\u2019aggettivo \u201cecologico\u201d somiglia pi\u00f9 a una pezza per dare avvio a progetti che di ecologico hanno ben poco<\/strong>, come le nuove linee di Alta Velocit\u00e0 che sono definite \u201csostenibili\u201d a priori (\u201cMissione 2\u201d), quando sappiamo bene che se si facesse un serio bilancio ecologico, i danni generati dalle fasi di cantiere metterebbero in enorme crisi la sostenibilit\u00e0 (per non dire che la annullerebbero, se non peggio).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La delusione di questo Pnrr passa anche attraverso alcune contraddizioni irricevibili, che ci vengono vendute addirittura come salvifiche perch\u00e9 semplificherebbero la burocrazia. \u00c8 il caso della <strong>Valutazione di impatto ambientale (VIA)<\/strong>, e non solo, che continua a essere apostrofata come nemica dello sviluppo, collo di bottiglia (par. 1.1.3). \u00c8 inaudito.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Al punto 2.1.2. del Pnrr (Semplificazione e razionalizzazione delle normative in materia ambientale) si legge che \u201c<em>\u00c8 necessaria una profonda semplificazione delle norme in materia di procedimenti in materia ambientale e, in particolare, delle disposizioni concernenti la valutazione di impatto ambientale (\u2018VIA\u2019). Le norme vigenti prevedono procedure di durata troppo lunga e ostacolano la realizzazione di infrastrutture e di altri interventi sul territorio<\/em>\u201d. E ancora: \u201c<em>La semplificazione delle norme sui procedimenti di valutazione di impatto ambientale -almeno quanto alle opere strategiche previste dal Pnrr e dal Pniec- va disposta con decreto-legge da approvarsi dopo la trasmissione del Pnrr<\/em>\u201d.<em>&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Tutto questo <strong>ha il terribile sapore di un condono preventivo <\/strong>e un lasciapassare per le opere del Pnrr ma con la presunzione di estenderlo persino oltre il Piano. Si parla di <strong>liberalizzazione delle procedure <\/strong>(p. 53) e la cosa non \u00e8 affatto detto sia una buona notizia per l\u2019ambiente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lo abbiamo gi\u00e0 scritto ai tempi del governo Conte e non sarebbe neppure da dire: <strong>la transizione ecologica non deve essere ottenuta a spese dell\u2019ambiente<\/strong>. Che la VIA sia farraginosa, \u00e8 vero. Ma lo \u00e8 anche perch\u00e9 il personale \u00e8 ridotto e demotivato (ben venga&nbsp;se il Pnrr mette in campo esperti e ne forma nella amministrazione: vedremo come si concilia questo con la liberalizzazione, p. 52).&nbsp;Perch\u00e9 non si vogliono generare set di indicatori ambientali unici, perch\u00e9 non si investe nelle basi dati ambientali, perch\u00e9 i progetti sono spesso fatti male o di non facile lettura. Insomma, <strong>anzich\u00e9 irrobustire una procedura importantissima <\/strong>facendo capire che i progetti devono imparare a non impattare; anzich\u00e9 investire in chi se ne occupa mettendolo nella condizione di essere pi\u00f9 rapido ed efficiente; anzich\u00e9 contrastare la burocrazia si fa la lotta alle poche procedure tecniche di garanzia ambientale anestetizzandole. La cosa sa di condono preventivo. Difficile chiamarla transizione ecologica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dopodich\u00e9: volete ridurre la burocrazia? Allora <strong>riducete i Comuni, accorpate le competenze ambientali <\/strong>per unit\u00e0 fisiografiche o paesaggistiche, riformate gli uffici tecnici ma soprattutto fondete i Comuni troppo piccoli (il 30% di quelli italiani). Di cose se ne possono fare senza eliminare VIA o VAS.<\/p>\n\n\n\n<p>Consumo di suolo: non \u00e8 una preoccupazione del Pnrr di Mario Draghi. Per sole tre volte il Pnrr cita il consumo di suolo, ma nessuna delle tre \u00e8 una buona notizia. La prima \u00e8 parlando di turismo e cultura: \u00e8 bene che il <em>business<\/em> turistico possa godere di una scena paesaggistica adeguata alla sua necessit\u00e0 di estrarre valore dal territorio attraverso i turisti paganti. Per salvaguardare il profitto turistico si suggeriscono, senza dire quali, \u201c<em>politiche intrinsecamente ecologiche che comportino la limitazione del consumo di suolo<\/em>\u201d(p. 115). <strong>Da decenni, sappiamo bene che utilizzare la parola \u201climitazione\u201d e non dire nulla \u00e8 pi\u00f9 o meno la stessa cosa<\/strong>. Il fatto che nel Pnrr compaiano parole del genere equivale a dire che del suolo poco importa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il consumo di suolo ricompare nell\u2019Investimento 3.3 \u201c<em>Rinaturazione dell\u2019area Po<\/em>\u201d ma giusto per ricordare en-passant che tra le cause di agonia del Po \u00e8 vi \u00e8 anche il consumo di suolo. Giusto, ma non \u00e8 una politica di azzeramento del consumo. Pi\u00f9 preoccupante quando \u00e8 citato nell\u2019Investimento 2.2. \u201c<em>L\u2019intervento Piani urbani integrati \u00e8 dedicato alle periferie delle Citt\u00e0 Metropolitane e prevede una pianificazione urbanistica partecipata, con l\u2019obiettivo di trasformare territori vulnerabili in citt\u00e0 smart e sostenibili, limitando il consumo di suolo edificabile. Nelle aree metropolitane si potranno realizzare sinergie di pianificazione tra il Comune \u2018principale\u2019 ed i Comuni limitrofi pi\u00f9 piccoli con l\u2019obiettivo di ricucire tessuto urbano ed extra-urbano, colmando deficit infrastrutturali e di mobilit\u00e0<\/em>\u201d. Un vero e proprio capitombolo di <strong>parole tipiche di quella urbanistica gattopardesca che vuole cambiare tutto senza cambiare nulla<\/strong>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora si parla di trasformazioni che \u201climitino\u201d e, quindi, non evitano il consumo di suolo. Ma non basta. <strong>Si suggerisce alle citt\u00e0 di espandersi su territori \u201cvulnerabili\u201d<\/strong><em>.<\/em> La cosa suona preoccupante perch\u00e9 potrebbero essere quelli sottoposti a dissesto idrogeologico, colpiti da frane e smottamenti o cose del genere. Costruirci sopra sarebbe una follia anche per la pi\u00f9 <em>smart<\/em> delle citt\u00e0. E poi, ancor peggio, <strong>il Pnrr invita le citt\u00e0 a ricucirsi tra loro, ovvero a colmare quegli spazi aperti tra aree urbane con altre aree urbane<\/strong>. Questo \u00e8 sbagliato. Sbagliato perch\u00e9 innanzitutto c\u2019\u00e8 il \u201cgi\u00e0 urbanizzato\u201d da recuperare. Sbagliato perch\u00e9 conferma ancora un\u2019idea di urbanizzazione dove i vuoti sono ferite da ricucire e i pieni sono la pelle buona della nostra societ\u00e0. Per il suolo \u00e8 l\u2019esatto contrario. \u00c8 il modo di dire tipico dell\u2019urbanistica insensibile al suolo ma <strong>che un Pnrr dedicato alla transizione ecologica avrebbe dovuto ribaltare<\/strong>. E invece sta dicendo che i prati tra un Comune e l\u2019altro o tra un quartiere e l\u2019altro o tra un isolato e l\u2019altro, possono essere cancellati per ricucire l\u2019urbano, come se l\u2019urbano fosse l\u00e0 prima dei prati. Assurdo: \u00e8 un passo indietro. Fine dell\u2019attenzione al consumo di suolo. <strong>Il suolo torna a essere il pavimento per la rendita, la piastra dove avvitare pale eoliche e fissare pannelli solari od ospitare una rigenerazione urbana mal definita e consumatrice di suoli o far spazio ad altri impianti nel frattempo rinominati <em>green<\/em>.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>E arriviamo ora alle \u201c<em>ciclovie e ai cammini<\/em>\u201d.<strong> I cammini storici non ci sono nel Pnrr del governo Draghi<\/strong>. Come se la Francigena o la via Romea o l\u2019Appia o le vie del Sale non esistessero nel nostro Paese e non costituissero un potenziale straordinario e di sicura sostenibilit\u00e0 per immaginare societ\u00e0, occupazione e cultura. Dobbiamo concludere che non interessano? Che non ne hanno colto le opportunit\u00e0 di rigenerazione territoriale per le aree pi\u00f9 fragili del Paese? \u00c8 assai probabile, purtroppo. Non si rendono conto che se si investe in sentieri e in pianificazione coordinata dei territori attraversati da quelle linee lente, si genererebbero decine di migliaia di posti di lavoro nelle aree pi\u00f9 difficili del Paese. <strong>Le ciclovie sono trattate pi\u00f9 o meno allo stesso modo<\/strong>: investimenti di gran lunga inferiori alle necessit\u00e0. Per mettere in funzione ciclabili e cammini avremmo bisogno di avere a disposizione almeno un miliardo di euro per ogni anno del Pnrr. \u00c8 cos\u00ec che avvengono i cambiamenti. Cos\u00ec si creano le condizioni affinch\u00e9 le imprese possono investire nelle aree interne italiane da sud a nord.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Invece per il Pnrr Draghi la ciclabilit\u00e0 \u00e8 ancora e solo una delle possibili forme di mobilit\u00e0 (\u201csoft\u201d: nuova invenzione terminologica inglese di cui non vi era necessit\u00e0), sostenibile s\u00ec, ma solo mobilit\u00e0. <strong>Alle ciclovie vengono destinate briciole<\/strong>: solo 600 milioni di euro,&nbsp;per realizzare 570 chilometri in citt\u00e0 e 1.250 fuori (Investimento 4.1), di cui una buona parte era&nbsp;probabilmente&nbsp;gi\u00e0 disponibile da prima. Il \u201c<em>rafforzamento mobilit\u00e0 soft<\/em>\u201d, come la chiama il Pnrr, \u00e8 debole. L\u2019ex ministro Delrio aveva messo a disposizione una cifra simile gi\u00e0 ai suoi tempi e senza \u201cRecovery Fund\u201d. I nostri cugini europei investono in lentezza, noi non ne vogliamo sapere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Addio ciclovie, addio sentieri e cammini<\/strong>: dobbiamo arrangiarci con poche briciole. <strong>Ancora velocit\u00e0 e alta velocit\u00e0<\/strong>. Ancora via libera per il modello della crescita rapida che pu\u00f2 contare su varie <em>deregulation<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La delusione \u00e8 tanta<\/strong>. Troppa per suolo e lentezza, per trasformazioni e valutazione ambientale, per l\u2019irrisolta frammentazione amministrativa, per la cultura ecologica. Il timore che la transizione ecologica sia gi\u00e0 stata rapinata da vecchie ideologie sviluppiste e dai soliti interessi turbocapitalisti che si sono travestiti di verde in fretta e furia \u00e8 palpabile. Il timore che la sfida ecologica rischi la banalit\u00e0 del <em>green<\/em> o del \u201c<em>meglio cos\u00ec che niente<\/em>\u201d \u00e8 ora possibile. Il sospetto che l\u2019ignoranza ecologica possa aver dettato alcune strategie, \u00e8 una ipotesi che non possiamo scartare. La tentazione di farsi scudo con le solite parole manomesse e ambigue come <em>smart<\/em>, <em>green<\/em>, <em>soft<\/em>, tecnologia, digitalizzazione o altre diavolerie del genere non possiamo accantonarla.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00c8 un Pnrr troppo modesto e, in fondo, obbediente a logiche pi\u00f9 industriali e finanziarie che ecologiche<\/strong>. E poi non viene sollevato alcun dubbio sugli effetti ambientali di certi interventi. Il turismo ad esempio. <strong>Non si capisce quale turismo vuole il Pnrr<\/strong>. L\u2019agricoltura, \u00e8 tutta ecologica? Un Pnrr che, in fondo, non vuole cambiare la testa a nessuno di quelli che la testa dovevano e dovrebbero cambiarla eccome. <strong>\u00c8 dura specchiarsi in questo Pnrr e sentirsi finalmente in una nuova Italia<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Tratto da: <a href=\"https:\/\/altreconomia.it\/suolo-impatto-ambientale-mobilita-lenta-il-piano-di-ripresa-delude\/\">https:\/\/altreconomia.it\/suolo-impatto-ambientale-mobilita-lenta-il-piano-di-ripresa-delude\/<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Pileri. Il consumo di suolo non \u00e8 una preoccupazione del Pnrr del governo Draghi, che sull\u2019urbanistica compie un pericoloso passo indietro. 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