{"id":14651,"date":"2021-07-27T19:21:35","date_gmt":"2021-07-27T17:21:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=14651"},"modified":"2021-07-27T19:25:41","modified_gmt":"2021-07-27T17:25:41","slug":"un-paese-composto-da-territori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2021\/07\/un-paese-composto-da-territori\/","title":{"rendered":"Un paese composto da territori"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Bioregioni, case comuni, conoscenze comunitarie, nicchie linguistiche, luoghi omogenei per ambiente o per storia o per cultura. C\u2019\u00e8 un\u2019Italia che la geografia politica e amministrativa ignora, racconta Massimo Angelini in &#8220;Un\u2019altra Italia&#8221;, edito da Pent\u00e0gora (di cui pubblichiamo stralci dell\u2019introduzione), \u201cdove prossimit\u00e0 e vicinato forse vogliono dire qualcosa e il locale \u00e8 un portato di cultura quando, per\u00f2, non degrada nel localismo, in uno spazio meschino di paura e chiusura\u2026\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"350\" height=\"559\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/Angelini-Altra-Italia.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14653\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/Angelini-Altra-Italia.jpg 350w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/Angelini-Altra-Italia-188x300.jpg 188w\" sizes=\"auto, (max-width: 350px) 100vw, 350px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un\u2019Italia che la geografia politica e amministrativa ignora, un\u2019Italia di piccole patrie, anzi m\u00e0trie (come la lingua-madre e la terra-madre), sub-regioni, terre identitarie, bioregioni, case comuni, nicchie linguistiche, luoghi omogenei per ambiente o per storia o per cultura, talvolta grandi come piccole regioni, talvolta piccole come lo spazio che lo sguardo pu\u00f2 abbracciare da un campanile; c\u2019\u00e8 un\u2019Italia dove prossimit\u00e0 e vicinato forse vogliono dire qualcosa e il locale \u00e8 un portato di cultura quando, per\u00f2, non degrada nel localismo, in uno spazio meschino di paura e chiusura, in uno spazio di autocompiacimento attraverso la costruzione dell\u2019altro, il foresto, l\u2019estraneo, lo straniero; c\u2019\u00e8 un\u2019Italia fatta di molte terre, pi\u00f9 grandi dei singoli comuni meno dei territori amministrativi, multicolore come l\u2019abito di Arlecchino dove, per\u00f2, nessun rombo \u00e8 uguale agli altri; un\u2019Italia che tutti conoscono e forse per la prima volta qui viene rappresentata.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019Italia composta di terre, di m\u00e0trie [ne sono state contate, descritte e cartografate 581] definite nel tempo per ragioni di omogeneit\u00e0 ambientale, per questioni di storia politica laica o ecclesiastica (le diocesi), intorno alla diffusione di una lingua locale o di una sua declinazione, separate da fiumi o dislivelli, o da coste e crinali o da altri confini meno visibili, meno reali, eppure veri per l\u2019incidenza che hanno avuto nella vita delle persone e nella costruzione degli immaginari locali.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa prima edizione \u00e8 inevitabilmente incompleta e approssimativa, con numerose informazioni da rivedere, imprecisioni da correggere; ma \u00e8 anche un\u2019occasione per iniziare una riflessione su quei territori che in qualche misura definiscono un\u2019appartenenza locale per ambiente, immaginario, lingua, abitazione, desiderio (jus cordis, questo \u00e8 ci\u00f2 che dovrebbe bastare per essere o diventare nativi di un luogo: n\u00e9 jus sanguinis n\u00e9 jus soli, solo jus cordis), e permettono ai membri di una collettivit\u00e0 di dire \u2018<em>io vengo da\u2026<\/em>\u2019, \u2018<em>io vivo in\u2026<\/em>\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p>[\u2026 Ma] ha senso parlare di m\u00e0trie e terre identitarie nell\u2019era declinata alla globalizzazione? C\u2019\u00e8 il rischio che il loro riconoscimento possa essere usato per ravvivare retoriche di nostalgia e rinforzare voglie di separazione o campanilismi da strapaese?<\/p>\n\n\n\n<p>Sono domande che mi sono posto pi\u00f9 volte durante l\u2019intera ricerca: alla prima non so rispondere con certezza; quanto al rischio evocato nella seconda\u2026 s\u00ec, lo vedo.<\/p>\n\n\n\n<p>Comunque, al di l\u00e0 dei rischi di fraintendimento, credo che ripensare le geometrie del creato e della cultura sulla base dei saperi condivisi, delle conoscenze comunitarie, dell\u2019immaginario popolare \u2013 penso, per esempio, ai sistemi di soprannominazione personale e familiare vs l\u2019anagrafe pubblica1 o alle tassonomie popolari vs quella linneiana o a tutto quanto lasci trasparire un recupero di dignit\u00e0 dello sguardo sul mondo prevalentemente innervato sull\u2019oralit\u00e0 rispetto a quello su cui pesa il monopolio della scrittura \u2013 sia necessario per la crescita di una sensibilit\u00e0 profondamente democratica e altrettanto utile per mantenere aperto il respiro della poesia.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Massimo Angelini.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Tratto da: <a href=\"https:\/\/comune-info.net\/un-paese-composto-da-territori\">https:\/\/comune-info.net\/un-paese-composto-da-territori<\/a><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-vivid-green-cyan-color has-text-color has-medium-font-size\"><strong>Un&#8217; altra Italia. Regioni storiche e culturali, terre identitarie, piccole patrie, anzi\u2026 matrie. Con Carta geografica ripiegata.<br>di Massimo Angelini.<br>Editore: Pentagora, maggio 2021.<br>Pagine: 206.<br>15 euro.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bioregioni, case comuni, conoscenze comunitarie, nicchie linguistiche, luoghi omogenei per ambiente o per storia o per cultura. C\u2019\u00e8 un\u2019Italia che la geografia politica e amministrativa [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":14652,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_members_access_role":[],"_members_access_error":""},"categories":[114],"tags":[3393],"class_list":["post-14651","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-pubblicazioni","tag-massimo-angelini"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14651","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14651"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14651\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/14652"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14651"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14651"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14651"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}