{"id":14725,"date":"2021-09-25T22:09:17","date_gmt":"2021-09-25T20:09:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=14725"},"modified":"2021-10-04T22:20:14","modified_gmt":"2021-10-04T20:20:14","slug":"green-deal-pnrr-transizione-ecologica-ma-il-consumo-di-suolo-continua-a-indebitarci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2021\/09\/green-deal-pnrr-transizione-ecologica-ma-il-consumo-di-suolo-continua-a-indebitarci\/","title":{"rendered":"Green Deal, PNRR, Transizione ecologica\u2026 ma il consumo di suolo continua a indebitarci"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Contributo a cura del prof. Paolo Pileri (DAStU Politecnico di Milano) all&#8217;interno del Rapporto 2021 (pagine 272\/273) \u201cConsumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici\u201d curato dal Sistema Nazionale per la Protezione dell\u2019Ambiente (SNPA).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il suolo continua a non trovare pace in Italia anche nel 2020, dove tutto pareva essere stato fermato per via della pandemia. I dati di questo rapporto ci dicono che<strong> il consumo di suolo non si \u00e8 fermato affatto<\/strong> e cos\u00ec abbiamo perso ancora 5.670 ettari. Il Green Deal, che \u00e8 stato proposto a dicembre 2019 (COM(2019) 640 final), non ha infiammato la buona volont\u00e0 di politica e urbanistica e quindi non abbiamo incassato nessun rallentamento degno di nota.<\/p>\n\n\n\n<p>E<strong> purtroppo non ci sono buone notizie neppure dal fronte del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che poteva essere la grande occasione <\/strong>per introdurre norme cogenti contro il consumo di suolo che in via \u2018ordinaria\u2019 non si riescono ad approvare.<br>Invece il PNRR \u2013 \u00e8 un fatto \u2013 non si oppone al consumo di suolo, ma <strong>si limita solo a invocare qua e l\u00e0 possibili limitazioni che senza strumenti robusti di attuazione non produrranno mai gli effetti sperati e necessari:<\/strong> ce lo insegna da tempo la storia urbanistica pi\u00f9 recente. Pertanto, non si capisce con quale \u2018presa\u2019 dovrebbero funzionare le esortazioni del PNRR.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"221\" height=\"228\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/pileri.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-11792\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Unica scintilla di luce \u00e8 un formale impegno per cui il Governo dovrebbe approvare una legge sul consumo di suolo, che affermi i principi fondamentali di riuso, rigenerazione urbana e limitazione del consumo dello stesso, sostenendo con misure positive il futuro dell\u2019edilizia e la tutela e la valorizzazione dell\u2019attivit\u00e0 agricola (p. 81). La formula testuale non riesce, per\u00f2, a scrollarsi di dosso<br>quelle solite tracce di compromesso che rischiano di vanificare gli effetti attesi o di tenerli al di sotto della soglia di quanto \u00e8 urgente fare in Italia. <strong>Nel PNRR il Governo fa bene a ricordare che la sfida all\u2019azzeramento del consumo di suolo \u00e8 una questione urgente e internazionale<\/strong>.<br>Altrettanto bene farebbe a ricordare che quella sfida ha bisogno di motivazioni robuste e solide radici culturali per essere compresa e attuata, politicamente parlando.<\/p>\n\n\n\n<p>Non mancherebbero, sempre su scala internazionale, i preoccupanti avvertimenti \u2018culturali\u2019 per i governi perch\u00e9, si sa, non si fanno buone leggi laddove non si capisce fino in fondo l\u2019importanza della questione con cui si ha a che fare. La <strong>FAO<\/strong>, ad esempio, ha recentemente ricordato che \u201c<em>la nostra completa ignoranza sulla biodiversit\u00e0 dei suoli urbani \u00e8 una minaccia ben maggiore della stessa urbanizzazione<\/em>\u201d (Soil biodiversity, dic. 2020, p. 201). L\u2019<strong>Agenzia Ambientale Europea<\/strong> si \u00e8 lamentata delle persistenti (e insostenibili) lacune conoscitive sul suolo (Segnali EEA 2019, p. 8) da parte di chi governa ai vari livelli istituzionali. E il lavoro di un\u2019agenzia governativa come <strong>ISPRA<\/strong>, da anni impegnata a colmare queste lacune, offre moltissimo materiale e rapporti annuali sul consumo di suolo che annullano ogni tipo di alibi all\u2019azione politica e urbanistica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Unico difetto: vanno letti<\/strong> e portati dentro le politiche e i piani interrompendo la catena di effetti negativi con cui il consumo di suolo minaccia il futuro. La perdita permanente dei benefici ecologici erogati quotidianamente dal suolo \u00e8 una voce di indebitamento preoccupante per il nostro Paese e ogni anno viene richiamata in quel rapporto.<br>Eppure, continua a non essere considerata.<\/p>\n\n\n\n<p>Prendendo i nuovi valori finanziari della perdita di servizi ecosistemici di questo rapporto (Tabella 105, Tabella 106), calcoliamo il danno che produrr\u00e0\/ebbe alle prossime generazioni il consumo di suolo se continuasse l\u2019attuale tendenza anche nel periodo di attivit\u00e0 del Recovery Fund. Ebbene, <strong>tra il 2021 e il 2026 accumuleremmo una spesa pubblica figurativa che potrebbe arrivare a sfiorare i 17 miliardi di euro, ovvero il 7-8% dei miliardi che ci d\u00e0 la UE per il post-Covid<\/strong>. Questo equivale a dire che, mentre incassiamo con una mano, accumuliamo debiti sottoforma di perdita di benefici e servizi ecosistemici del suolo con l\u2019altra. \u00c8 come se buttassimo via soldi ancor prima di spenderli.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma i 17 miliardi di spesa pubblica per consumo di suolo sono senza dubbio <strong>destinati ad aumentare, visti i tanti interventi \u2018green\u2019 previsti dal PNRR<\/strong> che incorporano consumi di suolo: le nuove linee ferroviarie ad alta velocit\u00e0, le nuove autostrade e strade, i nuovi porti, le nuove urbanizzazioni sebbene definite rigenerazioni, e cos\u00ec via. A quella percentuale finanziaria va aggiunta una quota, che nessuno ha calcolato ancora, relativa al degrado che gli interventi produrranno verso altre risorse come acqua, aria, biodiversit\u00e0, etc. <strong>Quel 7-8% potrebbe diventare cos\u00ec il 15% o il 25% o anche il 60% e nulla lo sta tenendo sotto controllo.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00c8 difficile trovare un senso a un PNRR che di senso ne ha poco rispetto al consumo di suolo<\/strong>. Quando arriveremo al 2026 saranno finiti i finanziamenti UE, ma avremo lasciato alle future generazioni i debiti finanziari del consumo di suolo e dell\u2019abuso sulle altre risorse generati in quei sei anni. Debiti che rimarranno e continueranno a crescere anche dopo il 2026.<\/p>\n\n\n\n<p>A proposito di transizioni e azioni green, uno dei pilastri del PNRR \u00e8 la transizione energetica, che punta molto sul solare. L\u2019attuazione combinata di PNNR e PNIEC (Piano nazionale integrato per l\u2019energia e il clima) potrebbe mettere a terra in 6 anni circa 15 GW (12 da PNIEC con l\u2019opzione \u2018Power-up\u2019 e 3 con misure ad hoc). <strong>Questa messa a terra non \u00e8 indolore per il suolo e la biodiversit\u00e0 perch\u00e9 la superficie necessaria per quella potenza potrebbe richiedere circa 15-18.000 ettari e forse pure di pi\u00f9. Pi\u00f9 energia, meno cibo. Pi\u00f9 energia, meno paesaggio. Pi\u00f9 energia, meno biodiversit\u00e0. Pi\u00f9 energia meno servizi ecosistemici a terra<\/strong>. La transizione energetica non \u00e8 affatto indolore. Il PNRR prevede che solo 0,43GW saranno generati espressamente senza consumo di suolo (parco agrisolare: investimento 2.2 di M2C1.2). La sola previsione di uso del suolo per il solare a terra farebbe salire del 50% il trend attuale di consumo di suolo. A questa quota andrebbe poi aggiunta la quota di servizio relativa a cantieri, strade di accesso e impianti di servizio.<\/p>\n\n\n\n<p>Il \u2018suolo\u2019 rimane sotto scacco all\u2019interno del PNRR dove, come abbiamo visto, non mancano le insidie. <strong>Abbiamo bisogno di una legge nazionale di tutela del suolo come di una imponente correzione di rotta delle varie leggi urbanistiche regionali <\/strong>che sono letteralmente fuori controllo e stanno aumentando le deroghe e le scappatoie per mantenere se non peggiorare l\u2019attuale status di consumo di suolo. In pi\u00f9 lo spettro della pandemia anzich\u00e9 imporre una riflessione sulla insostenibilit\u00e0 del precedente modello di sviluppo, sta imponendo un\u2019agenda schizofrenica improntata all\u2019accelerazione di qualunque cosa faccia ripartire le economie, qualunque esse siano, purtroppo. E quindi anche il settore delle costruzioni sta accelerando la sua ripartenza senza per\u00f2 riversare la sua energia sul solo recupero, ma su tutto quel che \u00e8 possibile fare, anche se non utile.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quel che avremmo bisogno \u00e8 una strategia in grado di distinguere il veramente sostenibile da quel che \u00e8 fintamente sostenibile.<\/strong><br>Una strategia capace di estrarre sostenibilit\u00e0 modificando le pratiche impattanti che fino a oggi non hanno conosciuto rallentamento, piuttosto che offrire incerte proposte di sostenibilit\u00e0 abili solo a sfruttare meglio, ma pur sempre sfruttare, quel che \u00e8 rimasto intatto dai consumi di natura del modello di sviluppo pre-pandemico. I dati parlano chiaro ai decisori: le azioni che hanno immaginato nel passato e proposto con veemente sicurezza non hanno dato affatto gli esiti sperati dall\u2019imperativo della sostenibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il re \u00e8 sempre pi\u00f9 nudo e non vuole guardarsi allo specchio<\/strong>. Bisogna cambiare rotta, ma con pi\u00f9 risolutezza e pi\u00f9 responsabilit\u00e0 verso la risorsa pi\u00f9 necessaria, fragile e meno resiliente che abbiamo per noi e le prossime generazioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Contributo a cura del prof. 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