{"id":14748,"date":"2021-10-07T06:41:33","date_gmt":"2021-10-07T04:41:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=14748"},"modified":"2021-10-07T06:41:40","modified_gmt":"2021-10-07T04:41:40","slug":"privati-di-venezia-un-assalto-alla-citta-durato-decenni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2021\/10\/privati-di-venezia-un-assalto-alla-citta-durato-decenni\/","title":{"rendered":"Privati di Venezia: un assalto alla citt\u00e0 durato decenni"},"content":{"rendered":"\n<p>di <em>Clara Zanardi<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQuando tutto sar\u00e0 privato, saremo privati di tutto\u00bb, recita uno degli slogan che da anni accompagnano le manifestazioni di piazza francesi. Un\u2019amara realt\u00e0 da cui sembra muovere anche Paola Somma, ex docente di Urbanistica presso lo IUAV di Venezia ed autrice di diversi contributi sulla realt\u00e0 lagunare, nel suo ultimo volume, <strong><em>Privati di Venezia. La citt\u00e0 di tutti per il profitto di pochi<\/em><\/strong>. Il testo, ospitato nella freschissima collana <em>Antipatrimonio<\/em>, diretta per Castelvecchi da Maria Pia Guermandi e Tomaso Montanari, ha un titolo che non lascia ombra di dubbio, <strong>giocando a propria volta sulla duplicit\u00e0 semantica del termine \u201cprivati\u201d<\/strong>: in un senso, soggetti agenti ed attivi portatori di interesse, in grado di plasmare con straordinaria destrezza i destini e le forme delle nostre citt\u00e0; nell\u2019altro, i loro abitanti, vittime (solo apparentemente) passive di una sottrazione sistemica di luoghi e risorse che prima gli appartenevano, di fatto e di diritto. Tra i due, i tutti e i pochi, uno iato che sembra ampliarsi sempre di pi\u00f9, a prima vista inesorabile come i processi trasformativi che investono i centri urbani contemporanei.<\/p>\n\n\n\n<p>Se la progressiva privatizzazione degli spazi collettivi \u00e8 un fenomeno globale e ormai radicato nel tempo, legato al cappio del debito pubblico e al trionfo dell\u2019urbanistica contrattata di stampo neoliberista, soffermarsi sul caso veneziano \u00e8 tutt\u2019altro che arbitrario. <strong>Gi\u00e0 negli anni \u201870, infatti, si era compreso come Venezia costituisse un formidabile esperimento per l\u2019Italia intera<\/strong>, quando la Legge Speciale aveva istituzionalizzato il ruolo diretto dello Stato nelle operazioni di rivitalizzazione dei centri storici condotte da privati. Di l\u00ec a poco, come ricorda la Somma, \u00abi seguaci del credo neoliberista decisero che le citt\u00e0 valevano troppo per essere lasciate alle comunit\u00e0 che vi abitavano e lavoravano e che bisognava trasformarle in portafoglio di occasioni di investimento\u00bb. Venezia, quindi, come insostituibile laboratorio di pratiche di espulsione massiva delle classi medie e popolari e di <strong>valorizzazione economica dello spazio pubblico<\/strong>, alimentate dal declino del modello produttivo industriale e dall\u2019inarrestabile ascesa del turismo. Una storia quasi disneyana, in cui la Cenerentola decadente delle citt\u00e0 storiche italiane, afflitta dalla miseria e dallo squallore abitativo, si trasforma in tempi rapidissimi in una lussuosa vetrina internazionale; drenata di voci, storie e saperi, ma traboccante di corpi, il cui rapido transito alimenta la ruota del profitto come in un malefico sortilegio. \u00c8 infatti \u00aba Venezia che l\u2019esperimento di<strong> distruggere una comunit\u00e0 per venderne le pietre<\/strong> \u00e8 stato condotto con pi\u00f9 sistematicit\u00e0 e compiutezza\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019analisi di Paola Somma parte proprio da qui, da un tempo in cui l\u2019esodo ha gi\u00e0 dato i suoi drammatici frutti e la speculazione sui beni collettivi pu\u00f2 procedere ormai senza troppi ostacoli o remore; con l\u2019intento di raccogliere in un unico quadro coerente <strong>un\u2019impressionante serie di episodi di privatizzazione e spoliazione del patrimonio collettivo lagunare<\/strong>, a vantaggio del profitto di pochi e potenti soggetti. Un\u2019esigenza che nasce dalla constatazione che, anche se \u00able vicende di cui si parla nel volume sono note, non sembra sufficientemente diffusa la consapevolezza di come <strong>i\u00a0 singoli casi siano tra loro collegati<\/strong> e tutti trovino una logica collocazione nel progetto di ridisegnare la citt\u00e0 per renderla appetibile agli investitori\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"299\" height=\"418\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/privati-di-venezia-4.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14750\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/privati-di-venezia-4.jpg 299w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/privati-di-venezia-4-215x300.jpg 215w\" sizes=\"auto, (max-width: 299px) 100vw, 299px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Dalle isole della Laguna, convertite in oasi a sette stelle, al cuore urbano di Piazza San Marco e Rialto, trasformato in un unico recinto commerciale esclusivo; dagli innumerevoli palazzi storici, sottratti alla fruizione comune e destinati all\u2019ospitalit\u00e0 alberghiera di alta fascia, alla storica area dell\u2019Arsenale, fagocitata da una Biennale sempre pi\u00f9 tentacolare: <strong>nulla sembra sfuggire alla furia cieca della messa a reddito<\/strong> attraverso la (s)vendita ad attori privati. \u00c8 una carrellata continua, esasperante e a tratti angosciante nella sua oggettivit\u00e0, nel suo lineare ed algoritmico dispiegarsi, senza appigli o possibili fratture, compatta come <strong>un pugno sferrato alla nostra coscienza civica<\/strong>. Non c\u2019\u00e8 una zolla d\u2019isola, per quanto sperduta nei meandri della Laguna Nord, n\u00e9 un riquadro d\u2019intonaco sul Canal Grande che oggi possiamo considerare al sicuro, saldamente nelle mani della comunit\u00e0 che qui, seppur residuale, ancora vive ed opera.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma altrettanto <strong>disarmante \u00e8 la catena delle responsabilit\u00e0, che non risparmia nessuno<\/strong>. Stato, Demanio, Regione, Comune, Soprintendenza, Cassa Depositi e Prestiti, Universit\u00e0, Biennale, fondazioni, giornali locali: tutti, in modo sinergico e sistemico, hanno promosso e concretizzato per decenni il paradigma secondo il quale \u00ablo smantellamento del nostro patrimonio \u00e8 diventato una sorta di imperativo morale\u00bb, e \u00abfanno a gara per cedere beni che non sono di loro propriet\u00e0, ma di cui sono fedifraghi tutori, comportandosi <strong>come consigli di amministrazione di una qualsiasi multinazionale<\/strong>, la cui missione \u00e8 di far s\u00ec che la vendita del prodotto, cio\u00e8 la citt\u00e0, produca sempre maggiori utili e dividendi agli azionisti\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 proprio la restituzione, pratica e puntuale, della compattezza di questo pensiero unico sulla citt\u00e0 l\u2019elemento pi\u00f9 interessante (e desolante) del libro; la presa d\u2019atto, cio\u00e8, che ormai da un secolo <strong>ogni livello amministrativo condivide la stessa visione estrattivista<\/strong> del patrimonio naturale e urbano di Venezia, ed opera attivamente per tradurla in realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"337\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Venezia_2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14749\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Venezia_2.jpg 600w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Venezia_2-300x169.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Eppure, se la lente di Paola Somma scandaglia abilmente le menti e le tasche dei pochi e dei loro grotteschi galoppini locali, <strong>c\u2019\u00e8 un\u2019altra met\u00e0 del mondo che rimane inesplorata: quella dei tutti<\/strong>. Chi ha visto passare sopra di s\u00e9 la falce delle privatizzazioni, infatti, non sempre \u00e8 rimasto inerte, o indifferente. Molti negli anni si sono organizzati, a volte in piccoli, a volte in grandi gruppi, per presidiare sale pubbliche, palazzi, servizi fondamentali o isole; e molti nel percorso hanno imparato a riconoscere il reale valore di ciascuno di questi elementi per la vita comune. Come le molte associazioni che, nel 2018, in una gremita sala (allora pubblica) hanno sottoscritto la <strong><em>Carta sul patrimonio pubblico e collettivo<\/em>, denunciando l\u2019inadeguatezza, l\u2019ignavia e l\u2019inerzia<\/strong> degli amministratori e riconoscendo negli spazi di riunione, nei luoghi di aggregazione, nei parchi pubblici e nelle aree verdi \u00abl\u2019ossigeno di questa comunit\u00e0\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, nonostante <strong>la voce della collettivit\u00e0<\/strong> sia ben pi\u00f9 matura e consapevole di quella di chi la governa, essa rimane purtroppo ancora inascoltata, disperatamente gettata nel vuoto come il grido di Eco. \u00c8 una voce che certo <strong>non ha saputo divenire corale, n\u00e9 organizzarsi in una resistenza maggioritaria<\/strong> di fronte agli evidenti ed espliciti piani del grande capitale internazionale, ma che ancora non si \u00e8 taciuta. Ed anche se <strong>il libro di Paola Somma<\/strong> rinuncia a \u00absuggerire ricette per il futuro di Venezia, ormai nelle buone mani di chi sa farla fruttare\u00bb, e non ha facili speranze da offrire, esso ha il grande pregio di darle ulteriore forza, fornendo <strong>un prezioso strumento di conoscenza e\u00a0 riflessione<\/strong>, in difesa di \u00abuna versione dei fatti alternativa a quella dominante, affinch\u00e9 la nostra storia non sia scritta dai vincitori. Come \u00e8 noto, in guerra, la prima vittima \u00e8 la verit\u00e0\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Tratto da: <a href=\"https:\/\/emergenzacultura.org\/2021\/09\/30\/privati-di-venezia-un-assalto-alla-citta-durato-decenni\/\">https:\/\/emergenzacultura.org\/2021\/09\/30\/privati-di-venezia-un-assalto-alla-citta-durato-decenni\/<\/a><\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Clara Zanardi \u00abQuando tutto sar\u00e0 privato, saremo privati di tutto\u00bb, recita uno degli slogan che da anni accompagnano le manifestazioni di piazza francesi. 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