{"id":14966,"date":"2021-12-04T08:33:05","date_gmt":"2021-12-04T07:33:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=14966"},"modified":"2021-12-04T08:33:11","modified_gmt":"2021-12-04T07:33:11","slug":"toscana-non-dimenticate-le-miniere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2021\/12\/toscana-non-dimenticate-le-miniere\/","title":{"rendered":"Toscana: non dimenticate le miniere"},"content":{"rendered":"\n<p><em>A cura di Giacomo Vinciguerra (portavoce del comitato \u201cLido Santini\u201d).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Lettera aperta ai ministri Franceschini, Cingolani e al presidente della Regione Toscana Eugenio Giani.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Onorevoli Ministri e Presidente, con la presente, desideriamo richiamare la Vs. attenzione sull\u2019urgenza della riqualificazione del territorio delle <strong>Colline Metallifere<\/strong>, area della Toscana meridionale a sostanziale connotazione socio-economica mineraria.<\/p>\n\n\n\n<p>Il valore complessivo delle ricchezze naturali, storiche, artistiche di questa zona \u00e8 stato sottolineato e sancito dalla creazione, nel 2002, del Parco Nazionale delle Colline Metallifere Grossetane (1). La sua denominazione di \u201c<em><strong>Tecnologico ed archeologico<\/strong><\/em>\u201d sottolinea due degli ambiti in cui si \u00e8 qui espresso il rapporto uomo-ambiente nel lungo e spesso travagliato processo di trasformazione, dal Paleolitico al XXI secolo, attraverso cui le comunit\u00e0 locali hanno sviluppato i loro valori culturali, morali, sociali, ideali.<\/p>\n\n\n\n<p>Particolarmente abbondanti ed ancora esplicitamente emblematiche della connotazione mineraria dell\u2019area sono gli edifici e le strutture appartenenti all\u2019ultimo secolo di utilizzo dell\u2019attivit\u00e0 estrattiva: pozzi di areazione e di movimentazione, teleferiche (qui si trovava il sistema di teleferiche pi\u00f9 lungo d\u2019Europa), impianti ed edifici specifici inseriti in quei \u201cvillaggi minerari\u201d (Niccioleta, Filare di Gavorrano, Fenice Capanne) che traducono in concrete scelte urbanistiche la <strong>visione dei rapporti economici e sociali espressa dai grandi gruppi industriali dei primi del Novecento.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Le grandi societ\u00e0 minerarie che hanno gestito le fasi di estrazione e di trasformazione del minerale hanno marcatamente inciso sul territorio (perforazioni, scavo di pozzi e gallerie, sfruttamento delle acque, scarico delle scorie di lavorazione, creazione di cave per ricavare materiale di riempimento, ecc.), stravolgendo l\u2019effigie delle colline maremmane e dell\u2019intero loro sistema di acque di superficie e di profondit\u00e0. Non meno incisiva \u00e8 stata l\u2019azione dell\u2019<strong>attivit\u00e0 mineraria sulle vite degli abitanti<\/strong>, condizionandone i destini attraverso le diverse opportunit\u00e0 e modalit\u00e0 lavorative, compromettendone la salute fisica attraverso la piaga della silicosi polmonare, determinando un esteso e diffuso inquinamento delle acque e dei suoli che si teme irreversibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-primary-color has-text-color\"><strong>La tutela e valorizzazione del patrimonio territoriale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Se ogni territorio va letto nella sua complessit\u00e0 come testimone attivo della storia e della cultura sociale delle comunit\u00e0 che lo hanno abitato, anche il paesaggio delle Colline Metallifere, come tutti quei luoghi in cui il lavoro e la produzione economica sono stati anteposti alla tutela dell\u2019ambiente e dell\u2019uomo, racconta storie ricche di significati che oggi, peraltro, sembrano preludere ad un finale oscuro: dopo la chiusura delle miniere, <strong>l&#8217;assenza di altrettanto significativi programmi di riqualificazione del territorio <\/strong>ha determinato, infatti, l&#8217;incertezza delle sorti economiche dell&#8217;intera popolazione, l&#8217;impossibilita&#8217; di previsioni a lungo termine sulle prospettive degli insediamenti umani, nello sfumare inesorabile di quei tratti specifici che, nel tempo, avevano contraddistinto l&#8217;identit\u00e0 del territorio e delle sue genti.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla luce di questa consapevolezza, la ormai decennale prospettiva di \u201c<em><strong>bonifica<\/strong><\/em>\u201d di cui tanto si \u00e8 parlato e si parla non pu\u00f2 che essere tradotta nel concetto di recupero del patrimonio e riqualificazione territoriale complessiva, delegando proprio al Parco, in quanto struttura di rete dei sette Comuni minerari, il ruolo di naturale incubatore di un\u2019ottica di pi\u00f9 ampio respiro in cui amministrazioni locali e cittadini vivano il territorio come bene comune, programmando scelte condivise, basate sulla tutela e sulla valorizzazione integrata delle risorse locali, in una prospettiva di riscatto e di proiezione verso il futuro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-primary-color has-text-color\"><strong>Il crollo del castello di Pozzo Carlo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sullo sfondo di queste considerazioni, si colloca la vicenda del <strong>crollo del monumentale castello del Pozzo Carlo<\/strong>, situato nel Borgo di Fenice Capanne (Comune di Massa Marittima ), crollo che in questi giorni ha suscitato clamore nella stampa e nell\u2019opinione pubblica in quanto la struttura rappresenta uno dei pochi esempi di pozzo minerario in legno ancora restanti in Europa, ma anche in quanto il cedimento della costruzione viene a costituire l\u2019emblematico campanello di allarme dello stato di degrado del patrimonio storico-culturale presente nel Parco delle Colline Metallifere Grossetane.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-primary-color has-text-color\"><strong>Le bonifiche: un\u2019occasione di innovazione tecnologica che si intreccia con la storia e la tradizione mineraria<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Molti cittadini hanno sottoscritto una <strong>petizione <\/strong>che chiede l\u2019intervento degli organi competenti per il riposizionamento ed il restauro del castello di Pozzo Carlo: la richiesta va letta, per\u00f2, in chiave interlocutoria ed al contempo propositiva, anche perch\u00e9 la tutela degli edifici e delle strutture dell\u2019attivit\u00e0 mineraria non va intesa come mero archeologismo finalizzato alla <strong>museificazione sterile del territorio<\/strong>, ma piuttosto come valorizzazione di quella che pu\u00f2 rappresentare una sorta di icona storica della rinascita globale della zona.<\/p>\n\n\n\n<p>Si pu\u00f2 obiettare che, spesso, le sacrosante esigenze di bonifica e di messa in sicurezza delle aree inquinate possono collidere con la necessit\u00e0 di salvaguardare le testimonianze archeologico-minerarie lasciate dallo scorrere della storia. Noi riteniamo, al contrario, che tale contrapposizione scaturisca da un\u2019ottica datata e settoriale ( corrispondente ad un\u2019 obsoleta tipologia di progettazione ) tipica dei soggetti pubblici e privati che continuano a considerare separati due ambiti che sono invece indissolubilmente uniti: la mancata comprensione del valore storico-culturale delle testimonianze materiali potrebbe determinare la loro radicale cancellazione, con ci\u00f2 andando a favorire proprio gli interessi del soggetto responsabile dell\u2019inquinamento e del degrado che, risparmiando ampie risorse economiche, risparmierebbe anche di assumersi le reali responsabilit\u00e0 maturate nei confronti del territorio.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi, invece, <strong>esistono tutte le condizioni <\/strong>per procedere ad una diversa progettazione che possa portare a bonifica e alla messa in sicurezza delle aree inquinate, provvedendo alla contemporanea salvaguardia del patrimonio archeo-industriale presente: esperienze di questo tipo sono rintracciabili in altre aree minerarie europee, come quella della Ruhr in Germania, esempio emblematico di un raggiunto equilibrio tra salvaguardia dell\u2019ambiente naturale e tutela e valorizzazione dei beni patrimoniali.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Qui, lo si potrebbe fare coinvolgendo l\u2019ENI, l\u2019autorit\u00e0 di vigilanza sulle attivit\u00e0 minerarie della Regione Toscana, le autorit\u00e0 del Parco, gli Enti Locali, la Regione e i Ministeri interessati<\/strong>. La valorizzazione del patrimonio storico potrebbe costituire il marchio identitario di un\u2019attivit\u00e0 propulsiva in termini di incoraggiamento all\u2019imprenditorialit\u00e0 locale (soprattutto giovanile), alla riconversione di spazi per la convivialit\u00e0 e la produzione culturale (eccellente \u00e8 stato l\u2019esempio del \u201cTeatro delle Rocce\u201d di Gavorrano), all\u2019incontro e alla sinergia di spinte innovative che, ripartendo dalle nostre storiche eccellenze naturali ed artistiche, dia voce e spazio alle nuove eccellenze del mondo giovanile, consentendo loro di sviluppare nuove visioni e professionalit\u00e0 legate al rispetto ed alla valorizzazione del patrimonio territoriale, attraverso progetti nel campo della mobilit\u00e0 dolce, dell\u2019agricoltura che bandisca il ricorso alla chimica e rispetti la biodiversit\u00e0, della cultura enogastronomica, nel quadro di una promozione articolata di forme sostenibili di turismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-primary-color has-text-color\"><strong>Il Parco promotore di un progetto di riqualificazione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ottica di sistema che sta alla base della struttura stessa del Parco potrebbe stimolare una propulsiva prassi di cooperazione e di integrazione tra Comuni e tra imprenditori pubblici e privati, istituendo una circolarit\u00e0 virtuosa sicuramente portatrice anche di interessanti opportunit\u00e0 occupazionali.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed ancora, viene da considerare che la recente esperienza della pandemia ha evidenziato una crisi della centralit\u00e0 urbana, stimolando il <strong>ripensamento dei rapporti tra centri e periferie,<\/strong> sicch\u00e9 il nostro territorio potrebbe offrire lo spazio in cui sperimentare e mettere in pratica nuovi modi di relazione imprenditoriale e sociale, nuove occasioni di confronto e di costruzione collaborativa, nuove opportunit\u00e0 per ripopolare le aree interne, ridando linfa alla dimensione attiva della cittadinanza e del senso di comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-primary-color has-text-color\"><strong>Un processo partecipativo per la riqualificazione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In questo contesto, sarebbe necessario che l\u2019Ente Parco avviasse con le comunit\u00e0 locali un processo partecipativo che comporti la conoscenza del patrimonio territoriale, lo stato dei luoghi e le emergenze ambientali viste anche in chiave progettuale: la costituzione, con esse, di un Laboratorio partecipato darebbe loro la possibilit\u00e0 di riconoscere e di riappropriarsi del patrimonio minerario dimenticato, per farne la base del proprio sviluppo futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Piano per la ripresa dell\u2019Europa, nella sua eccezionalit\u00e0, potrebbe offrire spazi di finanziamento perfetti per avviare processi virtuosi che vadano in quella direzione. Certamente, una progettazione ed una sperimentazione in questo senso potrebbero considerarsi esperienze veramente all\u2019altezza del prestigioso riconoscimento che l\u2019UNESCO ha espresso nei confronti del nostro Geoparco (Tuscan Mining Unesco Global Geopark).<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>NOTE:<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>(1) Decreto n. 044 del 28 febbraio 2002 il Ministero dell\u2019Ambiente d\u2019intesa con il Ministero della Cultura ha stato istituito il Parco Nazionale tecnologico ed archeologico delle Colline Metallifere Grossetane.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A cura di Giacomo Vinciguerra (portavoce del comitato \u201cLido Santini\u201d). Lettera aperta ai ministri Franceschini, Cingolani e al presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. Onorevoli [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":14967,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[21],"tags":[],"class_list":["post-14966","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-toscana"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14966","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14966"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14966\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/14967"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14966"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14966"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14966"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}