{"id":15008,"date":"2021-12-24T09:56:12","date_gmt":"2021-12-24T08:56:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=15008"},"modified":"2021-12-24T09:56:17","modified_gmt":"2021-12-24T08:56:17","slug":"dove-la-transizione-ecologica-e-gia-cominciata-e-dove-no","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2021\/12\/dove-la-transizione-ecologica-e-gia-cominciata-e-dove-no\/","title":{"rendered":"Dove la transizione ecologica \u00e8 gi\u00e0 cominciata (e dove no)"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Sotto pressione citt\u00e0, pianure e coste. In via di rinaturalizzazione montagne, foreste e aree protette. Un percorso tra presente e passato dell\u2019ambiente italiano per capire dove ci portano le sfide della transizione ecologica.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>A cura di ISPRA.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Un paese coperto quasi al 40% da foreste, pi\u00f9 di Germania e Svizzera, e che ha visto crescere le aree protette di terra e di mare fino al 20% del territorio nazionale. Si riducono le emissioni di gas serra, calate del 19% negli ultimi 30 anni, come anche le principali fonti di inquinamento atmosferico. Preoccupano per\u00f2 l\u2019ozono, la situazione dei grandi centri urbani e la Pianura Padana. Non d\u00e0 tregua l\u2019aumento delle temperature dal 1985, si aggravano le isole di calore nelle citt\u00e0. Avanza la transizione energetica: in 15 anni diminuito del 18% il fabbisogno di energia rispetto al picco del 2005 e pi\u00f9 che raddoppiati i consumi da fonti rinnovabili (19%), ma se l\u2019industria \u00e8 avanti, c\u2019\u00e8 ancora tanto da fare per trasporti e usi residenziali.<\/p>\n\n\n\n<p>Passi avanti anche per l\u2019economica circolare: l\u2019economia usa sempre meno risorse naturali, la raccolta differenziata continua ad aumentare e si riduce sempre pi\u00f9 il conferimento in discarica. <strong>Transizione all\u2019anno zero invece per il consumo di suolo: 60 chilometri quadrati ancora perduti ogni anno ovvero 15 ettari al giorno<\/strong>. Italia paese ricco di acqua, ma tra Valle d\u2019Aosta e Puglia oltre 1000 mm\/anno di differenza nelle precipitazioni. Il mare tra le matrici ambientali pi\u00f9 sotto stress: costoso da monitorare e controllare, eccessivo lo sfruttamento della pesca, invaso dalla plastica. Biodiversit\u00e0 italiana sotto attacco delle specie aliene, aumentate del 96% in 30 anni (la media UE \u00e8 76%).<\/p>\n\n\n\n<p>La fotografia di un Paese in movimento, tra passato e futuro, quella descritta nel nuovo rapporto dell\u2019Ispra \u201c<em><strong>TEA-Transizione ecologica aperta. Dove va l\u2019ambiente italiano?\u201d<\/strong><\/em>.Presentato oggi alla Camera dei deputati, il documento descrive ed interpreta la situazione italiana alla vigilia della realizzazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con l\u2019intento di sottolineare le trasformazioni in corso ed indicare in quale direzione andare nel futuro. Il tutto grazie ai milioni di dati certificati prodotti negli anni da Ispra e raccolti nell\u2019<strong>Annuario dei dati ambientali<\/strong>. In uno stile agile e chiaro, pensato per non esperti del settore.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Questo nuovo rapporto si inquadra nel percorso della Transizione Ecologica Aperta gi\u00e0 intrapreso da Ispra e da Snpa perch\u00e8 crediamo nel confronto e nel dibattito aperto <\/em>\u2013 spiega <strong>Stefano Laporta<\/strong>, presidente Ispra ed Snpa \u2013 <em>Un\u2019edizione pensata per poter raggiungere tutti, con un linguaggio ed una veste grafica facilmente fruibili e facilmente comprensibili. Siamo convinti che la transizione ecologica, cos\u00ec come il PNRR, sia un percorso complesso che ha bisogno del coinvolgimento di tutti, e per far questo tutti devono poter disporre di dati solidi che consentono di conoscere lo stato del nostro ambiente e gli scenari che si prospettano. Il confronto con l&#8217;Europa ci vede virtuosi in alcuni settori, meno virtuosi su altri; dobbiamo continuare a lavorare per migliorare gli ambiti per noi pi\u00f9 sotto pressione, come il mare e le coste, avendo come costante riferimento l&#8217;Europa, in linea con lo European Green Deal adottato dalla Commissione\u201d<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Dall\u2019ultimo rapporto Ispra emerge un quadro che ci indica come il Paese sia gi\u00e0 sulla strada per raggiungere obiettivi per uno sviluppo pi\u00f9 sostenibile <\/em>\u2013 sottolinea <strong>Alessandro Bratti,<\/strong> direttore generale dell\u2019Ispra &#8211; <em>Oggi assistiamo ad un\u2019accelerazione di questo percorso. Emergono anche situazioni quale il consumo di suolo, dissesto idrogeologico, inquinamento delle matrici ambientali che devono continuare ad essere continuamente monitorate anche attraverso le nuove tecnologie per l\u2019osservazione della terra<\/em>&#8220;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-primary-color has-text-color has-medium-font-size\"><strong>TEA in sintesi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>FORESTE. <\/strong>La percentuale di territorio coperto da boschi \u00e8 oggi pari al 37% della superficie nazionale, un valore superiore a quello di due paesi europei \u201ctradizionalmente\u201d forestali come Germania e Svizzera, entrambi al 31%. Dal secondo dopoguerra ad oggi le foreste italiane sono aumentate costantemente, passando 5,6 a 11,1 milioni di ettari. La crescita, avvenuta a spese delle superfici agricole e di terreni naturali e semi-naturali, ha sub\u00ecto un\u2019accelerazione negli anni pi\u00f9 recenti: dal 1985 al 2015 le foreste hanno avuto un incremento pari al 28%. Occorre attenzione, per\u00f2, alla conservazione di alcune tipologie, come i boschi umidi e quelli lungo le rive dei fiumi, le foreste vetuste e quelle di pianura. Queste ultime sono sempre pi\u00f9 compromesse, minacciate dagli incendi, dall\u2019edilizia e dalle infrastrutture.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AREE PROTETTE<\/strong>. Dagli anni Settanta ad oggi le aree protette terrestri e marine sono molto aumentate per numero ed estensione. La superficie protetta a terra tocca il 20% di quella nazionale. Quella marina copre oltre il 19% delle aree di mare a giurisdizione italiana; cifra che comprende, oltre a quelle protette, le aree sottoposte a speciali misure di conservazione. Manca ancora un 10% per raggiungere il target europeo fissato al 2030 (30%), ma sono gi\u00e0 previste 23 nuove aree marine protette.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>GAS SERRA<\/strong>. Negli ultimi 30 anni le emissioni di gas serra prodotte dall\u2019Italia si sono ridotte del 19% rispetto al 1990. Negli stessi anni \u00e8 anche aumentata la quantit\u00e0 di anidride carbonica assorbita dalle foreste e dai suoli, contribuendo in modo significativo a combattere i cambiamenti climatici. La riduzione delle emissioni \u00e8 avvenuta soprattutto grazie ai grandi utilizzatori, che dispongono delle risorse necessarie per investire in nuove tecnologie pi\u00f9 efficienti: diminuite le emissioni di quasi il 46% nell\u2019industria manifatturiera e del 33% nelle industrie energetiche. Meno bene, invece, nei trasporti e negli edifici, dove i costi ricadono pi\u00f9 direttamente sulle spalle dei cittadini. L\u2019Unione Europea si \u00e8 data l\u2019obiettivo di dimezzare le emissioni rispetto al 1990 entro il 2030 e di azzerarle, al netto della capacit\u00e0 di assorbimento delle foreste e dei suoli, entro il 2050.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"300\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Traffico.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-15010\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Traffico.png 400w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Traffico-300x225.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>QUALIT\u00c1 DELL\u2019ARIA<\/strong>. In costante diminuzione tutte le principali fonti di inquinamento dell\u2019aria (monossido di carbonio, ossidi di azoto, anidride solforosa, composti organici volatili, polveri sottili), anche se restano molti problemi in alcune aree metropolitane, soprattutto nella pianura Padana dove l\u2019orografia e le condizioni meteo non favoriscono la dispersione degli inquinanti. A migliorare la situazione normative sempre pi\u00f9 stringenti, i controlli quotidiani di Ispra ed Snpa, l\u2019l\u2019innovazione tecnologica in ogni ambito. Ulteriori passi avanti arriveranno quando ci saranno gli effetti delle nuove politiche per la transizione energetica e quella dei trasporti. Preoccupa la presenza dell\u2019ozono a bassa quota durante l\u2019estate.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>CLIMA<\/strong>. A partire dal 1985, le anomalie annuali di temperatura media, rispetto al trentennio climatologico 1961-1990, sono state sempre positive, ad eccezione del 1991 e del 1996, e il 2020 ha chiuso il decennio pi\u00f9 caldo di sempre, con anomalie medie annuali comprese tra +0,9 e +1,71\u00b0C. Anche la temperatura superficiale dei mari italiani negli ultimi 22 anni \u00e8 stata sempre superiore alla media. L\u2019analisi della precipitazione cumulata annuale non mostra invece variazioni significative. Essenziale che gli sforzi sul clima siano globali. L\u2019Italia si trova al centro del bacino del Mediterraneo, dove l\u2019impatto dei cambiamenti climatici sar\u00e0 presumibilmente pi\u00f9 intenso e potenzialmente disastroso a causa dell\u2019elevata vulnerabilit\u00e0 dell\u2019area.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AREE URBANE<\/strong>. L\u2019Italia \u00e8 un paese fortemente urbanizzato, pi\u00f9 di un terzo della popolazione si concentra nelle sue 14 citt\u00e0 metropolitane. Sempre pi\u00f9 allarmante \u00e8 il fenomeno dell\u2019isola di calore urbano: cementificazione, scarsit\u00e0 di aree verdi, utilizzo dei sistemi di riscaldamento e raffrescamento degli edifici sono tra i principali responsabili dell\u2019aumento delle temperature dei centri cittadini fino a 4-5\u00b0C in pi\u00f9 rispetto alle aree periferiche. In generale quanto pi\u00f9 grandi e compatte sono le citt\u00e0, tanto maggiore \u00e8 l\u2019intensit\u00e0 del fenomeno isola di calore.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>CONSUMO DI SUOLO<\/strong>. Nonostante una leggera flessione a partire dal 2012, il consumo di suolo \u00e8 ancora forte: 60 chilometri quadri l\u2019anno. Anche il dato accumulato \u00e8 pesante: il 7,11 della superficie nazionale, contro il 4,2% della media europea. L\u2019obiettivo europeo di azzeramento entro il 2050 appare difficile, anche perch\u00e9 le altre transizioni richiederanno nuove infrastrutture: dai nuovi campi fotovoltaici per la transizione energetica ai nuovi impianti per il recupero e il riciclo dei materiali per la transizione all\u2019economia circolare.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>ACQUE INTERNE<\/strong>. I corpi idrici fluviali in Italia sono circa 7.500, ma solo nel 10% di essi si misura la quantit\u00e0 di acqua circolante (portate) e in rare occasioni si misura la quantit\u00e0 di sedimenti. In buono stato ecologico il 43% dei fiumi. Quanto ai 347 laghi italiani, solo il 20% raggiunge l\u2019obiettivo del buono stato ecologico. Fondamentale potenziare l\u2019attivit\u00e0 di monitoraggio e di valutazione del loro stato, cos\u00ec come delle pressioni su di essi agenti, per poter poi predisporre adeguate ed efficaci misure di tutela e miglioramento.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>PESTICIDI<\/strong>. Proteggono le colture agricole da parassiti e da malattie causate da patogeni, ma possono comportare effetti negativi per tutte le forme di vita. In Italia se ne usano 114.000 tonnellate l\u2019anno, che rappresentano circa 400 sostanze diverse. Pochi residui per fortuna nei cibi, ma un problema importante \u00e8 il loro ritrovamento nelle acque superficiali e sotterranee: nel 2019 le concentrazioni misurate hanno superato i limiti previsti dalle normative nel 25% dei siti di monitoraggio per le acque superficiali e nel 5% di quelli per le acque sotterranee. La contaminazione rilevata \u00e8 ancora sottostimata, a causa delle difficolt\u00e0 tecniche e metodologiche.Obiettivo europeo \u00e8 ridurre l\u2019uso del 50% entro il 2030.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>MARE<\/strong>. Fra le grandi matrici ambientali, il mare \u00e8 quello nelle condizioni pi\u00f9 difficili. Non mancano l\u2019attenzione o le leggi, ma \u00e8 oggettivamente pi\u00f9 complesso e costoso da monitorare e controllare. Urgente affrontare la questione della pesca: circa il 90% delle popolazioni di pesci sono sovrasfruttate, con un\u2019intensit\u00e0 che \u00e8 tra le due e le tre volte quella sostenibile. Critica la situazione dei rifiuti sulle spiagge e della plastica in mare: in Italia ne abbiamo in media pi\u00f9 di 300 ogni 100 metri (per UE non devono essere pi\u00f9 di 20). Ispra impegnata nella applicazione della Strategia marina UE in Italia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>SPECIE ALIENE<\/strong>. Fenomeno in forte crescita quello delle specie alloctone invasive, con un aumento del numero di specie aliene del 96% in 30 anni, un trend superiore a quello registrato a scala europea (76%). Il fenomeno riguarda tutti gli ambienti e tutti gli ecosistemi; attualmente in Italia sono presenti 3.367 specie aliene e circa il 15% di queste provoca impatti sulla biodiversit\u00e0\u0300 e i relativi servizi ecosistemici, come dimostrano i crescenti danni causati da patogeni e parassiti alieni alle coltivazioni e alle foreste.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>DISSESTO<\/strong>. Tante costruzioni \u2013 abitazioni, attivit\u00e0 produttive, infrastrutture di ogni tipo \u2013 aggravano il dissesto idrogeologico e i suoi costi umani ed economici. Negli ultimi 20 anni, i danni per gli eventi idrogeologici, stimati in oltre un miliardo di euro l\u2019anno, sono stati di gran lunga superiori agli investimenti per interventi di mitigazione del rischio frane e alluvioni, pari in media a circa 300 milioni. Solo negli ultimi tre anni gli investimenti hanno raggiunto il miliardo l\u2019anno: ancora poco, tenuto conto che il fabbisogno per il territorio italiano \u00e8 di 26 miliardi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>ECONOMIA CIRCOLARE<\/strong>. Pi\u00f9 indietro \u00e8 nel complesso la transizione verso un\u2019economia circolare, anche se significativi sono stati i progressi nella raccolta differenziata, che \u00e8 la premessa del recupero dei materiali: negli ultimi vent\u2019anni \u00e8 triplicata. In vent\u2019anni il conferimento in discarica \u00e8 passato da circa il 70% al 21% (ma deve arrivare al 10% entro il 2030).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>CONSUMO DI MATERIALI.<\/strong> Dal 2006, anno di picco dei consumi, il consumo di risorse materiali (come metalli, cemento, legna, pietra, combustibili, ecc) da parte della nostra economia si \u00e8 quasi dimezzato: un altro forte segnale di maggiore sostenibilit\u00e0 del nostro sviluppo economico. Complessivamente, questi quindici anni hanno visto la produttivit\u00e0\u0300 delle risorse aumentare da 2,12 a 3,54 euro per chilogrammo: \u00e8 un\u2019ottima notizia. Il dato \u00e8 anche migliore di quello di altri paesi europei.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.isprambiente.gov.it\/files2021\/area-stampa\/comunicati-stampa\/comunicato-13dicembre.pdf\"><em>https:\/\/www.isprambiente.gov.it\/files2021\/area-stampa\/comunicati-stampa\/comunicato-13dicembre.pdf<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sotto pressione citt\u00e0, pianure e coste. In via di rinaturalizzazione montagne, foreste e aree protette. 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