{"id":15191,"date":"2022-02-24T09:20:38","date_gmt":"2022-02-24T08:20:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=15191"},"modified":"2022-02-24T09:20:44","modified_gmt":"2022-02-24T08:20:44","slug":"lettera-aperta-al-premio-nobel-giorgio-parisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2022\/02\/lettera-aperta-al-premio-nobel-giorgio-parisi\/","title":{"rendered":"Lettera aperta al premio Nobel Giorgio Parisi"},"content":{"rendered":"\n<p>Sarebbe forse meglio buttare sul ridere, come ha fatto Mephisto Waltz (Rolling in her grave \u2013 Il Sole 24 Ore domenicale del 20\/02\/22), la lotta contro la superstizione di una Senatrice a vita, un Premio Nobel, un paio di blasonate Accademie, una variegata compagnia di esperti e, ahinoi, un Presidente della Repubblica, se non fosse per alcune conseguenze non molto simpatiche di quel che \u00e8 accaduto.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ci riferiamo alle vicende parlamentari del DDL 988 che, se pure in questa versione depurata dalla biodinamica vedr\u00e0 la luce, contiene comunque alcune&nbsp;<a href=\"https:\/\/storiedelbio.it\/2022\/01\/19\/che-ne-e-del-ddl-988-sul-biologico\/\">disposizioni<\/a>&nbsp;assai discutibili . Quel che vogliamo invece evidenziare \u00e8 che nella narrazione che ci viene proposta sembra quasi che il problema principale dell\u2019agricoltura non sia la sua insostenibilit\u00e0 gi\u00e0 ampiamente documentata, ma le pratiche di un piccolissimo gruppo di agricoltori che, a guardare alla sostanza, sono assai pi\u00f9 rigorose di quelle richieste per la certificazione biologica. Alcune di queste pratiche, come l\u2019uso del cornoletame, sono discutibili, ma certo pi\u00f9 innocue di tante sostanze di comune impiego in agricoltura. Del resto non stupisce che alcuni di questi soggetti che si pongono come giudici della purezza del biologico siano gli stessi che sostengono a spada tratta l\u2019agricoltura convenzionale e mettono in dubbio la validit\u00e0 della stategia F2F dell\u2019Unione Europea.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora pi\u00f9 preoccupante \u00e8 l\u2019arroccamento di gran parte del mondo scientifico su posizioni preconcette e la chiusura aprioristica nei confronti di una prospettiva agroecologica che richiederebbe invece di sviluppare lo scambio e il confronto fra diverse esperienze e saperi.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo perci\u00f2 lieti di pubblicare questa lettera aperta di Giacomo Sartori al premio Nobel Giorgio Parisi in cui leggiamo lo sforzo di aprire un dialogo e un confronto non ideologico tra modi diversi di vedere l\u2019agricoltura e di intendere il suo rapporto con la scienza.<\/p>\n\n\n\n<p>Giacomo Sartori, pi\u00f9 noto come scrittore ( nell\u2019ultimo suo romanzo, \u201cBaco\u201d, si parla anche di agricoltura, oltre che di intelligenza artificiale ), \u00e8 anche agronomo, specializzato in scienza del suolo e abilitato in pedologia. Ha lavorato nell\u2019ambito della cooperazione internazionale in paesi del terzo mondo, e ha al suo attivo molte pubblicazioni scientifiche sui suoli e sui paesaggi alpini.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Lettera aperta al premio Nobel Giorgio Parisi da un agronomo e scrittore a proposito del dibattito sulla legge sul biologico e sull\u2019agricoltura biodinamica<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Giacomo Sartori<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Tratta da:<em><strong>&nbsp;Dario De Marco, Dissapore,<\/strong><\/em>18 febbraio 2022<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.dissapore.com\/alimentazione\/caro-premio-nobel-ecco-i-limiti-della-scienza-in-agricoltura\/\">Caro premio Nobel, ecco i limiti della scienza in agricoltura \u2013 Dissapore<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Gentile professore,<\/p>\n\n\n\n<p>Sono un agronomo che si \u00e8 occupato per qualche decina di anni di suoli, a mezzo tra ricerca e cartografia, e alla luce della mia esperienza vorrei farle presente alcune considerazioni, che spero potranno aiutarla a&nbsp;<strong>riflettere sulle specificit\u00e0 dell\u2019agricoltura<\/strong>. E forse a farle nascere la curiosit\u00e0 di documentarsi meglio su questa attivit\u00e0 che \u00e8 intrinsecamente legata alla natura. E magari perfino a ripensare almeno in parte le sue affermazioni e prese di posizione a proposito dell\u2019<strong>agricoltura<\/strong>&nbsp;<strong>biodinamica<\/strong>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un qualsiasi campo coltivato, con qualsiasi tecnica, \u00e8 un sistema che pur essendo molto pi\u00f9 semplice di un ambiente naturale (gli attori sono meno numerosi), \u00e8 estremamente complesso, ed estremamente variabile nel tempo e nello spazio (anche a distanze molto ravvicinate). Un sistema del quale allo stato attuale sappiamo molto poco. Sappiamo pochissimo in particolare della sostanza organica presente nel terreno, delle sue forme, dei suoi legami con la frazione minerale, del suo modo di degradarsi. Alcune ricerche dell\u2019ultimo decennio mettono in discussione radicalmente i fondamenti che sono stati ritenuti validi per due secoli, senza per\u00f2 dare ancora un convincente quadro complessivo. Quando questo comparto \u00e8 la chiave della&nbsp;fertilit\u00e0 chimica&nbsp;(perch\u00e9 cede elementi alle piante) e fisica (\u00e8 fondamentale per mantenere una buona organizzazione spaziale e per trattenere l\u2019acqua). Ed \u00e8 fondamentale per lo&nbsp;stoccaggio del carbonio&nbsp;(la quantit\u00e0 presente nei suoli a livello planetario \u00e8 tre volte quella contenuta nella vegetazione), che come sa meglio di me ha un ruolo essenziale negli equilibri che regolano l\u2019effetto serra.<\/p>\n\n\n\n<p>In pochi grammi di&nbsp;suolo, lo si dice sempre, ci sono miliardi di&nbsp;microrganismi, di migliaia di specie differenti. Che sono essenziali per il suo funzionamento, a cominciare dal ciclo degli elementi. Certo le tecniche molecolari disponibili da qualche decennio permettono finalmente di mettere il naso in questo ginepraio, ottenendo buone informazioni su alcune funzionalit\u00e0 d\u2019insieme, ma quando mai avremo dei dati dettagliati, che ci permetterebbero di capire perch\u00e9 in un dato sito si ritrova un determinato pool, che lavora in un modo, e qualche metro pi\u00f9 in l\u00e0 le cose sono completamente differenti? E che dire dei&nbsp;virus, che sembrano essere fondamentali per la mortalit\u00e0 dei&nbsp;batteri, dei quali conosciamo poco o niente?<\/p>\n\n\n\n<p>E che dire della&nbsp;fauna&nbsp;del suolo? A cominciare dai&nbsp;lombrichi, dei quali il geniale Darwin ha riconosciuto molto presto il ruolo fondamentale (erano considerati nocivi). Sappiamo qualcosina di qualche specie (sono centinaia, ciascuna con la sua ecologia), ma il pi\u00f9 delle volte sono informazioni molto parziali ottenute in laboratorio, lontane dalla complessit\u00e0 della realt\u00e0, dalla sua estrema variabilit\u00e0 spaziale. Che lombrichi ci sono nei campi italiani, quali rapporti hanno con i vari ambienti, con i vari microambienti e microclimi, con gli interventi dell\u2019uomo? Che impatto hanno le varie tecniche agronomiche sulle varie specie? Nessuno pu\u00f2 rispondere.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sono limitato a qualche esempio riguardante il suolo, che conosco meglio. Colleghi che si occupano delle&nbsp;piante, nel complesso molto pi\u00f9 studiate, ci direbbero che per esempio degli apparati radicali \u2013 che intrattengono fondamentali rapporti simbiotici con i&nbsp;funghi&nbsp;(fino a pochi decenni ignorati, parlando di piante coltivate), i quali a loro volta interagiscono con microrganismi, che a loro volta interagiscono con le frazioni organiche e minerali, e le soluzioni presenti nei pori \u2013 si sa poco.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Resta un problema ancora pi\u00f9 grande. Le varie discipline sono dei compartimenti stagni, con scale di osservazione e tecniche diversissime. Diventa maledettamente complicato, lo si fa molto di rado, provare a mettere assieme i vari linguaggi e le varie informazioni specialistiche. Un bravo ricercatore che si \u00e8 occupato per tutta la vita di carabidi, e quindi ha ottenuto un discreto dominio delle specie presenti nel territorio geografico di sua competenza (il che non vuol dire conoscere il comportamento di ognuna), poco sa degli altri coleotteri, e ancora meno degli altri animali. E la maggior parte dei&nbsp;microbiologi&nbsp;non sanno in genere nulla degli organismi superiori, ai quali la microflora \u00e8 legata, e spesso nemmeno degli ecosistemi che studia. E nulla della frazione minerale.<\/p>\n\n\n\n<p>Certo&nbsp;<strong>questo stato delle conoscenze cos\u00ec lacunoso e frammentato<\/strong>&nbsp;rispecchia la scarsit\u00e0 di investimento in campi del sapere non legati a immediate possibilit\u00e0 di guadagno, e senza possibilit\u00e0 di applicazioni tecnologiche. Ma riflette anche la micidiale complessit\u00e0 di qualsiasi ambiente naturale, seppur coltivato (un&nbsp;<em>agrosistema<\/em>&nbsp;\u00e8 appunto pi\u00f9 semplice di un&nbsp;<em>ecosistema<\/em>). Qualsiasi modello di coltivazione noi adottiamo, che sia industriale o contadino (la grande&nbsp;maggioranza dell\u2019agricoltura mondiale \u00e8 contadina), convenzionale, biologico o biodinamico, sottintende questa enorme lacuna di conoscenze riguardo a dove siamo (in termini ecologici) e a quello che provochiamo con le nostre pratiche. In altre parole \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 per molti versi empirica. In Italia, restiamo con i piedi per terra, pochissime aziende tengono conto della specificit\u00e0 dei tipi di terreno che coltivano, e sanno tarare i loro interventi alla luce di questi. Sprecando acqua e risorse, contaminando, peggiorando le cose. Anche laddove ci sono buone carte dei suoli. Sembra incredibile, ma \u00e8 cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Come lei sa bene, prima dell\u2019apparizione della scienza, e in mancanza di un approccio scientifico,&nbsp;<strong>i progressi dell\u2019agricoltura si sono basati, e questo fin dall\u2019inizio, sull\u2019osservazione e sulle&nbsp;<\/strong><strong>evidenze empiriche<\/strong>. Senza conoscere i processi, o vedendone qualche effetto (es. la&nbsp;<em>stanchezza<\/em>&nbsp;del terreno dei Romani), si adottavano le tecniche che permettevano dei raccolti pi\u00f9 abbondanti e di migliore qualit\u00e0, badando che fossero riproducibili nel tempo. Il buon senso faceva s\u00ec che ci sforzasse in genere di evitare, anche proprio grazie a una differente visione della posizione dell\u2019uomo in quella che adesso chiamiamo natura, di innescare forme di degradazione, o di provocare dei danni.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la prima guerra mondiale, la disponibilit\u00e0 e l\u2019impiego (su pressioni molto forti dell\u2019industria chimica) di<strong>&nbsp;<\/strong>fertilizzanti chimici di sintesi&nbsp;(in particolare&nbsp;azotati), o comunque derivanti dall\u2019industria, e di prodotti&nbsp;fitosanitari, ha focalizzato gradualmente l\u2019attenzione nei paesi avanzati su queste poche sostanze, i cui effetti erano ben visibili e indubitabili. Ignorandone gli effetti negativi, portando via via a dimenticare la complessit\u00e0 dei fattori in gioco, e vedendo il suolo come un substrato inerte e privo di vita.&nbsp; Fino a tempi recentissimi i campi coltivati sono stati quindi considerati dei sistemi nei quali andavano apportati i tre macroelementi pi\u00f9 utilizzati dalle piante (azoto, fosforo e potassio), e le sostanze chimiche che potessero tenere a bada i patogeni e i parassiti delle colture. Facendo completamente astrazione dal funzionamento del suolo, che veniva pesantemente impattato da una concimazione solo chimica e dai&nbsp;pesticidi. Con quella che viene chiamata&nbsp;<strong>\u201crivoluzione verde\u201d<\/strong>&nbsp;questo modello semplificato \u00e8 stato esportato anche in altre grandi zone del mondo (in particolare dell\u2019Asia e del Sudamerica), mentre in altre non ha attecchito (Africa). Esso ha consentito di incrementare in modo netto le rese a ettaro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il risultato di questa impostazione \u201criduttivista\u201d \u00e8 un impatto insostenibile sui terreni e sull\u2019ambiente, e una drammatica&nbsp;diminuzione della biodiversit\u00e0.<\/strong>&nbsp;Non cito alcuna bibliografia, \u00e8 sufficiente riferirsi ai numerosissimi documenti della FAO, degli organismi di ricerca internazionali e nazionali, dell\u2019Unione Europea. Non \u00e8 pi\u00f9 possibile continuare cos\u00ec, perch\u00e9 le rese attuali non possono essere mantenute nel tempo (in particolare per il tracollo del contenuto di sostanza organica nei terreni, e per l\u2019erosione&nbsp;di questi), e perch\u00e9 i guasti ambientali sono insostenibili. Qualsiasi esperto con una visione ampia, e la maggior parte degli addetti al mestiere, sono d\u2019accordo.&nbsp;<strong>Dove le opinioni divergono, anche radicalmente, \u00e8 sui&nbsp;<\/strong><a href=\"https:\/\/www.dissapore.com\/alimentazione\/sulla-falsa-contrapposizione-tra-biodinamica-e-scienza-e-su-quanto-il-biologico-convenga\/\"><strong>possibili rimedi<\/strong><\/a>, sulle strade da prendere per uscire dalla profondissima crisi che \u00e8 sotto gli occhi di tutti, e che proprio la scienza analizza in modo sempre pi\u00f9 approfondito.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un altro aspetto altrettanto preoccupante.&nbsp;<strong>Le&nbsp;<\/strong><strong>rese energetiche<\/strong><strong>&nbsp;di questa agricoltura \u201ctutta chimica\u201d, sono relativamente basse<\/strong>, tenendo in conto tutti i fattori diretti e indiretti (non solo i concimi e i pesticidi, ma anche i macchinari, l\u2019irrigazione, le infrastrutture aziendali). Anche senza considerare la distribuzione e le trasformazioni industriali, energeticamente molto onerose. Il bilancio della frutticoltura e degli allevamenti animali, in particolare, \u00e8 in genere negativo, o molto negativo: per produrre l\u2019energia contenuta in una data quantit\u00e0 di frutta o di carne, spendiamo una quantit\u00e0 di energia maggiore. Energia che viene dai combustibili fossili, che per un secolo hanno avuto costi bassi. Quindi anche&nbsp;<strong>l\u2019agricoltura, che \u00e8 il comparto che pu\u00f2 produrre pi\u00f9 energia di quanta ne consumi<\/strong>&nbsp;(le piante utilizzano l\u2019energia solare per sintetizzare, mediante la fotosintesi, sostanza organica), dipende allo stato attuale dai combustibili fossili. Da anni si fanno degli sforzi, ma spesso le tecnologie palliative hanno alti costi energetici nascosti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante le sue conoscenze a dir poco parziali,&nbsp;<strong>l\u2019<\/strong><strong>agricoltura convenzionale<\/strong><strong>&nbsp;o industriale<\/strong>&nbsp;o \u201cproduttivista\u201d (non fermiamoci ai nomi, qui il nodo \u00e8 la scarsa o inesistente attenzione ai danni e all\u2019ambiente) ha saputo ammantarsi della autorevolezza e della nobilt\u00e0 della scienza, relegando i saperi tradizionali, che stanno tuttora alla base della maggior parte delle agricolture planetarie, nel rango delle conoscenze sorpassate. Perch\u00e9 effettivamente i prodotti chimici impiegati erano il frutto di una intensa ricerca (in origine militare, in molti casi), seppure interessata e avulsa da una prospettiva ambientale, e perch\u00e9 i risultati in termini di rese a ettaro sono stati per un certo periodo spettacolari. E perch\u00e9 le industrie chimiche del settore (sempre pi\u00f9 concentrate, sempre pi\u00f9 potenti, pi\u00f9 determinate e pi\u00f9 spregiudicate) avevano tutto l\u2019interesse a promuovere questa immagine di modernit\u00e0 e di progresso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019impiego dei sistemi pi\u00f9 recenti di&nbsp;geolocalizzazione, di sensori remoti, e dell\u2019<strong>i<\/strong>ngegneria genetica, per venire al presente, pu\u00f2 dare l\u2019idea di un completo e millimetrico controllo di tutti i fattori in gioco, ma nei fatti nasconde in genere una completa ignoranza.&nbsp;<strong>Nessuna tecnologia, per perfezionata che sia, pu\u00f2 palliare la mancanza di conoscenze di base sul paesaggio, sui suoli e sul loro comparto vivente.&nbsp;<\/strong>E anche i modelli matematici mostrano i loro limiti predittivi, essendo basati su conoscenze molto parziali.<\/p>\n\n\n\n<p>Fin dall\u2019inizio della&nbsp;<strong>svolta \u201cchimico-riduttivista\u201d dell\u2019agricoltura<\/strong>, diversi agronomi e diverse correnti di pensiero hanno evidenziato i limiti di un approccio cos\u00ec miope, e hanno sottolineato la necessit\u00e0 di una visione ecologica. Ma in realt\u00e0 gi\u00e0 alla fine dell\u2019Ottocento avevano avuto un discreto impulso negli Stati Uniti approcci&nbsp;olistici&nbsp;che cercavano di combinare scienze naturali e economia, in particolare per lo studio degli uccelli (\u201ceconomic ornithology\u201d), con il fine di valutarne gli aspetti benefici in agricoltura.&nbsp;<strong>L\u2019agricoltura biologica e quella biodinamica<\/strong>, ma anche la&nbsp;<strong>permacultura<\/strong>, che sono andate crescendo nell\u2019ultimo cinquantennio, hanno radici in questa ben pi\u00f9 antica corrente di riflessione e di sperimentazione agronomica, e si sono diffuse mano a mano che le prove dei danni dell\u2019agricoltura convenzionale erano pi\u00f9 gravi e pi\u00f9 evidenti.&nbsp;Molto osteggiate per lungo tempo, e con peripezie diverse nei vari Paesi, sono in realt\u00e0 un innegabile successo:&nbsp;<strong>dimostrano nei fatti che si pu\u00f2 coltivare a larga scala con degli impatti pi\u00f9 bassi sull\u2019ambiente, senza fare ricorso a sostanze molto tossiche, consumando meno energia,<\/strong>&nbsp;<strong>producendo cibi sani, rispettando gli animali<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Intendiamoci, per ognuno di questi fattori si possono trovare singoli casi e studi e aspetti che smentiscono la dinamica positiva, la quale resta pur sempre, alla luce dell\u2019insieme delle conoscenze, innegabile. Non lo dice un manipolo di ecologisti, lo dicono&nbsp;<strong>i&nbsp;<\/strong><strong>documenti e le strategie dell\u2019Unione Europea<\/strong>, elaborate dagli esperti pi\u00f9 titolati delle varie discipline agronomiche e naturalistiche. Non a caso esse costituiscono sempre di pi\u00f9 un esempio anche per l\u2019agricoltura tradizionale: sta succedendo proprio in questi mesi per la barbabietola da zucchero, per la quale si cercano delle tecniche per palliare la prossima&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.dissapore.com\/notizie\/pesticidi-la-ue-da-torto-alla-bayer-su-quelli-pericolosi-per-le-api\/\">messa al bando degli insetticidi neonicotinoidi<\/a>&nbsp;(letali per i pronubi).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma certo nessuno ha la soluzione per tutti i problemi<strong>, certo l\u2019agricoltura biologica, soprattutto se si intende il marchio commerciale (la stessa dizione indica anche la corrente di pensiero, e le due cose non coincidono), non \u00e8 esente da limiti e pecche<\/strong>. E certo le sfide future sono enormi, per questo approccio come per qualsiasi altro. I primi a esserne coscienti sono gli stessi protagonisti, come dimostrano i documenti della loro federazione internazionale (IFOAM) e della loro associazione nazionale (AIAB).&nbsp;<strong>Diventa per\u00f2 pretestuoso mettere l\u2019accento solo sulle debolezze, sulle problematicit\u00e0<\/strong>&nbsp;(es. l\u2019utilizzo del rame, sempre citato), e sugli aspetti dove i miglioramenti sono pi\u00f9 dubbi, ignorando dei risultati che qualche decennio fa nessuno si sarebbe aspettato. Non per niente un sesto della nostra agricoltura, con un&nbsp;fatturato notevole, e prodotti di pregio, \u00e8 ora biologica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per continuare per questa strada, che per la maggioranza degli esperti \u00e8 l\u2019unica possibile, \u00e8 necessario sperimentare e fare ricerca.&nbsp;<strong>L\u2019agroecologia&nbsp;\u00e8 l\u2019approccio scientifico<\/strong>&nbsp;che corrisponde a una visione ecologica, o sistemica. Un nome che ora molti impiegano, quando praticarla richiede, proprio per le difficolt\u00e0 sopra accennate di&nbsp;<strong>mettere assieme discipline molto distanti le une dalle altre, e studi di lunga durata, tempo e mezzi.<\/strong>&nbsp;Una sfida molto impegnativa per la stessa ecologia, con la sua tendenza attuale a allontanarsi dai dati e dalle conoscenze di terreno (su questi aspetti trovo utile Christian L\u00e9v\u00eaque,&nbsp;<em>L\u2019\u00e9cologie est-elle encore scientifique?<\/em>,&nbsp;Editions Quae). Con&nbsp;<strong>partecipazione attiva degli addetti ai lavori<\/strong>, perch\u00e9 appunto non ci sono ricette universali, ogni zona, o anche ogni microzona, visto che l\u2019Italia \u00e8 un Paese di microzone, con le sue peculiarit\u00e0 e consuetudini (si veda per il compendio cartografico tascabile&nbsp;<em>Un\u2019altra Italia<\/em>, di Massimo Angelini, delle Edizioni Pentagora), ha bisogno di soluzioni mirate.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche<strong>&nbsp;l\u2019agricoltura biodinamica<\/strong>, che \u00e8 una realt\u00e0 pi\u00f9 ridotta, si \u00e8 dimostrata molto valida.&nbsp;<strong>L\u2019agricoltura non si giudica dalla correttezza dell\u2019impianto teorico e ideologico, ma dalle&nbsp;riuscite produttive, qualitative, economiche, ambientali. In mancanza di conoscenze adeguate, resta appunto un\u2019attivit\u00e0 per molti versi pragmatica<\/strong>. I riferimenti alla<strong>&nbsp;<\/strong>spiritualit\u00e0, cos\u00ec come i tanto discussi preparati e le influenze lunari, possono inorridire gli spiriti pi\u00f9 cartesiani, ma l\u2019insieme delle pratiche colturali \u201colistiche\u201d adottate (la visione complessiva) funzionano molto bene, e<strong>&nbsp;i risultati ci sono, tutti gli addetti del settore lo sanno<\/strong>. Personalmente sono stato molto colpito, in particolare, dagli esiti in vigneti di altissimo pregio su terreni molto poveri di acqua. Non per niente una cinquantina di cattedratici e di ricercatori, che nulla vogliono avere a che fare con i riferimenti ideali, e lo sottolineano, hanno scritto gi\u00e0 nell\u2019autunno 2018 una<a href=\"https:\/\/www.biodinamica.org\/lettera-aperta-sulla-liberta-della-scienza\/?fbclid=IwAR0jGDmwpPFmxdUUUCDWV9cxXuy0oBUaiOUPWWUJsICGCIYFPLaWW2W-Wn8\">&nbsp;lettera aperta per ribadire l\u2019importanza di analizzare con metodo scientifico le pratiche colturali adottate<\/a>. Sia in altri paesi europei che in Italia sono in effetti numerose le equipe e i progetti che studiano con rigore tale approccio (<a href=\"https:\/\/terraevita.edagricole.it\/biologico\/nasce-la-societa-scientifica-per-la-biodinamica\/\">veda&nbsp;questo articolo divulgativo<\/a>). E chi pratica l\u2019agricoltura biodinamica non si oppone certo alla ricerca scientifica, sarebbe anzi ben contento, nella maggior parte dei casi, di poterne ricevere il contributo (<a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/reportage\/stefano-liberti\/2021\/09\/20\/agricoltura-biodinamica-parlamento\">veda questo reportage<\/a>). Risulta quindi fuori luogo, e crea sconcerto nell\u2019intero settore agricolo, riprendere vecchi stereotipi e preconcetti che non corrispondono allo stato delle cose.<\/p>\n\n\n\n<p>Credo che lei quando accusa di oscurantismo l\u2019agricoltura biodinamica, difenda strenuamente l\u2019attaccamento che ha lei per la scienza, nei rami che lei conosce, e ai quali ha dato importanti contributi. Lei immagina che in agricoltura da un lato ci sia&nbsp;<strong>chi si rif\u00e0 alla&nbsp;<\/strong><strong>scienza<\/strong>, con l\u2019agricoltura convenzionale, e dall\u2019altro&nbsp;<strong>chi la rifiuta<\/strong>. In realt\u00e0&nbsp;<strong>i primi ignorano quasi tutto di quello che la scienza dice<\/strong>&nbsp;(mi lascia chiamarla \u201cstregoneria scientista\u201d?), applicano grossolane ricette con micidiali effetti secondari e che non tengono conto della maggior parte dei fattori e delle specificit\u00e0 locali. E&nbsp;<strong>i secondi si arrabattano con soluzioni e tentativi empirici<\/strong>, senza in genere alcuna preclusione per la scienza.&nbsp;<strong>In ogni caso non \u00e8 in gioco l\u2019approccio scientifico<\/strong>&nbsp;che lei conosce e ama, che mira a trovare rigorose spiegazioni, capire i processi, e approntare strumenti di predizione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Faccia per piacere una cosa, professore, si conceda un\u2019esperienza diretta,&nbsp;<strong>vada a<\/strong>&nbsp;<strong>visitare un\u2019azienda biodinamica<\/strong>. Si faccia accompagnare da qualcuno della loro associazione, parli con lui, parli soprattutto con i coltivatori. Nel novanta per cento delle probabilit\u00e0 si trover\u00e0 di fronte delle persone attente e preparate, interessate ai risultati della scienza, desiderose anzi che le pratiche che mettono in atto, e delle quali studiano attentamente i risultati (seppure empiricamente) siano valutate anche dalla scienza. Ci ragioni sopra, si documenti, non ascolti solo una campana, rappresentata in genere da esperti di altri settori (o di discipline pi\u00f9 restie a un approccio ecologico). Ne risulter\u00e0 forse molto sorpreso.<\/p>\n\n\n\n<p>Giacomo Sartori<\/p>\n\n\n\n<p>T<em><strong>ratto da: <a href=\"https:\/\/storiedelbio.it\/2022\/02\/22\/lettera-aperta-al-premio-nobel-giorgio-parisi\/\">https:\/\/storiedelbio.it\/2022\/02\/22\/lettera-aperta-al-premio-nobel-giorgio-parisi\/<\/a><\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sarebbe forse meglio buttare sul ridere, come ha fatto Mephisto Waltz (Rolling in her grave \u2013 Il Sole 24 Ore domenicale del 20\/02\/22), la lotta [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":15192,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_members_access_role":[],"_members_access_error":""},"categories":[103,41],"tags":[3578,3577],"class_list":["post-15191","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-agricoltura","category-opinioni","tag-agricoltura-biodinamica","tag-giorgio-parisi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15191","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15191"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15191\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/15192"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15191"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15191"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15191"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}