{"id":15564,"date":"2022-09-26T07:35:00","date_gmt":"2022-09-26T05:35:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=15564"},"modified":"2022-09-28T09:35:42","modified_gmt":"2022-09-28T07:35:42","slug":"salviamo-i-prati-stabili-e-i-pascoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2022\/09\/salviamo-i-prati-stabili-e-i-pascoli\/","title":{"rendered":"Salviamo i prati stabili e i pascoli!"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Quali sono, a cosa servono, che cosa occorre per proteggerli?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>In occasione di Terra Madre Salone del Gusto, <strong>Slow Food <\/strong>ha presentato un nuovo progetto: quello a tutela dei prati ricchi in biodiversit\u00e0, importanti per il pascolo degli animali e utili anche all\u2019uomo. Ma che negli ultimi 50 anni, sulle Alpi, sono andati perduti per quasi il 45% del totale.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Da Parco Dora in Torino, dove fino al 26 settembre si svolge la 14esima edizione di Terra Madre Salone del Gusto, Slow Food lancia una nuova sfida: combattere la scomparsa dei prati stabili e dei pascoli, quelli cio\u00e8 non seminati ma ricchi in biodiversit\u00e0 naturale. Il progetto si fonda sulla <strong>valorizzazione dei prodotti ottenuti dall\u2019allevamento di animali al pascolo o alimentati con foraggi o fieni ottenuti da prati naturali di pianura o pascoli di montagna<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-primary-color has-text-color has-medium-font-size\"><strong>Che cosa sono i prati stabili?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Da pi\u00f9 di trent\u2019anni Slow Food si occupa di biodiversit\u00e0 alimentare, di agricoltura e di cibo; in questo caso, invece, accende un riflettore sulla perdita di biodiversit\u00e0 delle erbe dei prati, l\u2019alimento prediletto non degli esseri umani ma dei ruminanti. <strong>Niente variet\u00e0 alimentari coltivate, insomma: solo \u2013 si fa per dire \u2013 verdi e semplicissimi prati<\/strong>. Quelli con l\u2019erba, quelli su cui capita di camminare in una passeggiata nel fine settimana, in pianura o in altura.<\/p>\n\n\n\n<p>Non tutti i prati, per\u00f2, sono uguali. Molti di quelli che vediamo intorno a noi, infatti, sono seminati, spesso con una sola essenza: ecco allora il significato dell\u2019aggettivo stabili: si tratta di quelli naturali, <strong>spontaneamente ricchi di decine di erbe diverse<\/strong>. Nei prati stabili in pianura e in collina, di norma, le specie erbacee sono tra le venti e le trenta; in quelli di alta montagna- dove le mandrie e le greggi pascolano durante la bella stagione -possono addirittura arrivare a cento. I prati stabili in pianura sono ancor pi\u00f9 rari perch\u00e9 negli allevamenti bovini, oggi prevalentemente in stalla, l\u2019erba fresca \u00e8 scomparsa dalle diete, che si basano sempre pi\u00f9 su concentrati e piccole quantit\u00e0 di fieno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-primary-color has-text-color has-medium-font-size\"><strong>Perch\u00e9 i prati stabili sono importanti?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>sono uno strumento di lotta al cambiamento climatico: trattengono nelle radici il carbonio e non lo rilasciano facilmente, neppure se scoppia un incendio;<\/li><li>sono importanti per la salute dell\u2019uomo: il latte ottenuto da animali nutriti con le erbe di un prato stabile ha un valore nutrizionale eccellente, e\u0300 ricco di molecole antiossidanti come il beta-carotene e la vitamina E, ha un contenuto di acidi grassi \u201cbuoni\u201d superiore a quello che si trova di solito nel latte o nei formaggi in commercio e ha un ottimo rapporto tra omega-6 e omega-3.<\/li><li>fanno bene agli animali: brucare le erbe preferite, sdraiarsi a ruminare, migliora il loro benessere;<\/li><li>sono oasi di biodiversit\u00e0: di erbe, arbusti, insetti, uccelli e altri piccoli animali selvatici;<\/li><li>mantengono l\u2019equilibrio del territorio: un prato ben gestito \u00e8 pi\u00f9 sicuro di uno abbandonato per diverse ragioni. Quelli non curati (cio\u00e8 quelli dove gli animali non pascolano) non assorbono a sufficienza le acque piovane, creando fenomeni di dilavamento e quindi ingrossamento dei torrenti e alluvioni. Nel caso degli incendi estivi, nei prati non gestiti si accumula una grande massa vegetale essiccata facilmente infiammabile;<\/li><li>sono un\u2019opportunit\u00e0 economica e turistica: i prodotti ottenuti da animali che si nutrono nei prati stabili hanno propriet\u00e0 organolettiche eccellenti;<\/li><li>rappresentano un patrimonio culturale: prati e pascoli sono legati alla cultura pastorale e al suo patrimonio di saperi, tramandati da millenni;<\/li><li>splendono di bellezza: difenderli significa proteggere anche il paesaggio.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>\u00ab\u00c8<em> incredibile quanti effetti positivi abbia un prato stabile, sul clima, sugli animali, sulla biodiversit\u00e0 e naturalmente sulla salute dell\u2019uom<\/em>o\u00bb ha commentato la direttrice generale di Slow Food Italia, <strong>Serena Milano<\/strong>. \u00ab<em>Quello appena presentato \u00e8 un progetto a medio-lungo termine, perch\u00e9 per rigenerare un prato ci vogliono anni e noi vogliamo coinvolgere chi \u00e8 interessato a creare, o rinnovare, un prato che oggi stabile non \u00e8. Lo potremo fare anche grazie ai partner che ci accompagnano in questa avventura<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-primary-color has-text-color has-medium-font-size\"><strong>Come si proteggono i prati stabili? E ne hanno davvero bisogno?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Le superfici di prati stabili si stanno riducendo a ritmi vertiginosi da sessant\u2019anni a questa parte, da quando \u00e8 stato stravolto il modo di coltivare (ricorrendo alla chimica di sintesi, alle monocolture, all\u2019agricoltura intensiva, agli Ogm) e allevare (secondo un approccio industriale che privilegia le stalle e l\u2019alimentazione a base di concentrati e di insilati di mais). <strong>Sulle Alpi italiane, sono scomparsi 800 mila ettari di prati:<\/strong> il 45% dei pascoli presenti cinquant\u2019anni fa. Nell\u2019Unione europea ne \u00e8 andato perduto il 16%. Dal 1969 a oggi sono stati cancellati all\u2019incirca centodiecimila chilometri quadrati di prati stabili: un\u2019area grande quanto la Bulgaria.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab<em>In Italia, la superficie occupata dai prati naturali si aggira sui 32mila chilometri quadrati, ma negli ultimi 40 anni abbiamo perso un quarto del totale a causa dell\u2019urbanizzazione della pianura, l\u2019industrializzazione dell\u2019agricoltura e l\u2019abbandono della montagna<\/em>\u00bb ha aggiunto <strong>Giampiero Lombardi,<\/strong> docente di alpicoltura all\u2019Universit\u00e0 di Torino. I numeri non sono per\u00f2 sufficienti a spiegare tutto: proprio nel cuore di Torino, accanto all\u2019ospedale Amedeo di Savoia, \u00e8 stata di recente scoperta una porzione di prato stabile: \u00ab<em>Che sia resistita all\u2019avanzare delle citt\u00e0 \u00e8 inaspettato e significativo \u2013 <\/em>ha concluso Lombardi <em>\u2013 e ci fa ben sperare per il futuro<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Invertire la tendenza, ripristinare questi ecosistemi preziosi, \u00e8 l\u2019obiettivo del progetto \u201cSalviamo i prati stabili\u201d di Slow Food, presentato a Terra Madre Salone del Gusto 2022. La chiave per riuscirci \u00e8 duplice: da un lato, si lavorer\u00e0 per coinvolgere un numero sempre maggiore di allevatori e di produttori, sia valorizzando le produzioni lattiero-casearie ottenute da animali allevati al pascolo e nutriti con fieno di prati stabili sia sostenendoli nel ripristino di questi ambienti grazie alla collaborazione di tecnici e studiosi; dall\u2019altro lato, occorre portare all\u2019attenzione dei consumatori l\u2019importanza di questo tema. In questo Eataly, convinto sostenitore e parte attiva del progetto, potr\u00e0 svolgere un ruolo importante accogliendo, promuovendo e creando occasioni di conoscenza e acquisto presso il grande pubblico di prodotti unici come quelli che \u201cSalviamo i prati stabili\u201d sapr\u00e0 valorizzare. \u00ab<em>Con Slow Food esiste una collaborazione di lunga data e che ha toccato molti ambiti, dalla difesa delle api al mondo dei semi, passando per la tutela della biodiversit\u00e0<\/em>\u00bb ha dichiarato <strong>Nicola Farinetti<\/strong>, amministratore delegato di Eataly. \u00ab<em>Siamo felici di contribuire a valorizzare i prodotti ottenuti da allevamenti basati sui prati stabili. Farlo richiede che qualcuno si occupi della vendita di quelle eccellenze: noi ci occuperemo anche di questo, aprendo una finestra verso i nostri clienti che presto si renderanno conto dell\u2019immensa goduria per il palato di questo progetto<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-primary-color has-text-color has-medium-font-size\"><strong>Che cosa far\u00e0 Slow Food per salvare i prati stabili?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Slow Food metter\u00e0 a punto un <strong>disciplinare <\/strong>per la gestione del prato stabile e la produzione di latte e formaggi da animali al pascolo su prato stabile, realizzer\u00e0 una mappatura delle realt\u00e0 virtuose in Italia per valorizzarle e avvier\u00e0 alcune attivit\u00e0 pilota insieme ad allevatori disponibili a riconvertire a prato stabile i terreni oggi coltivati a monocolture o a migliorare i fieni con cui vengono nutriti i loro animali.<\/p>\n\n\n\n<p>Il progetto dei prati stabili fa parte di una strategia pi\u00f9 ampia di Slow Food, quella sull\u2019allevamento, illustrata nel recente documento di posizione Oltre il benessere: <strong>gli animali d\u2019allevamento meritano rispetto<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel frattempo a Terra Madre, per celebrare l\u2019avvio del progetto di tutela dei pascoli e dei prati stabili, gli allevatori e i produttori caseari di varie regioni d&#8217;Italia hanno portato i loro<strong> fieni<\/strong>. Nell&#8217;area biodiversit\u00e0 \u00e8 possibile ritrovare i profumi delle praterie alpine delle Dolomiti trentine e quelli delicati dell&#8217;alta Langa piemontese, le erbe di cui si nutrono le pecore di Carmasciano, in Campania, e i fieni della macchia barbaricina. Grazie all\u2019Universit\u00e0 di Torino, ogni sacco riporta i nomi delle erbe contenute, mentre quell\u2019angolino di prato stabile sorprendentemente ritrovato nelle aree verdi dell&#8217;ospedale Amedeo di Savoia ci ricorda che anche un ciuffo d&#8217;erba umilissima, stropicciato e disordinato nasconde un piccolo mondo di biodiversit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il progetto Salviamo i prati stabili e i pascoli \u00e8 realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA) e il Dipartimento di Scienze Veterinarie (DSV) dell\u2019Universit\u00e0 di Torino, l\u2019Universit\u00e0 di Palermo, l\u2019Institut Agricole R\u00e9gional della Valle d\u2019Aosta e la Fondazione Mach. Partner tecnici sono Agricoltura Simbiotica e il Laboratorio Chimico della Camera di Commercio di Torino. Nel progetto ha un ruolo importante Eataly, per il suo sostegno e per il suo impegno nel promuovere i prodotti derivanti da allevamenti al pascolo su prati stabili.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quali sono, a cosa servono, che cosa occorre per proteggerli? 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