{"id":15698,"date":"2022-12-19T22:27:14","date_gmt":"2022-12-19T21:27:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=15698"},"modified":"2022-12-19T22:27:16","modified_gmt":"2022-12-19T21:27:16","slug":"un-dodecagono-per-i-paesaggi-rinnovabili-una-sfida-impossibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2022\/12\/un-dodecagono-per-i-paesaggi-rinnovabili-una-sfida-impossibile\/","title":{"rendered":"Un dodecagono\u00a0 per i \u201cPaesaggi rinnovabili\u201d:\u00a0una sfida impossibile"},"content":{"rendered":"\n<p><em>di Giacinto Giglio, Forum Salviamo il Paesaggio e Consigliere Nazionale di Italia Nostra.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Non basta che tre associazioni ambientaliste dettino un dodecagono sulla transizione energetica perch\u00e9 <strong>si\u00a0concili lo sviluppo energetico con il paesaggio<\/strong>, bisogna valutare le ricadute nella pratica attuazione dei\u00a0 singoli impianti energetici,\u00a0ma anche l\u2019effetto cumulativo e sinergico che essi hanno sul paesaggio.<br>Con le pale eoliche e gli impianti fotovoltaici ecc. si vuole riqualificare il paesaggio italiano cos\u00ec vulnerabile: cos\u00ec si pu\u00f2 solo trasformare irreversibilmente e danneggiarlo. Forse gli estensori del dodecagono dei paesaggi rinnovabili si riferiscono al recupero dei paesaggi compromessi o degradati come quelli della dimissione, delle aree di discarica, di cava ecc. che possono essere riqualificati anche con impianti energetici creando i cosiddetti\u00a0\u201cnuovi paesaggi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il paesaggio, il patrimonio culturale e l&#8217;ambiente sono al centro dell\u2019interesse pubblico e non la transizione ecologica, come ricordano queste tre associazioni ambientaliste doc, ma perch\u00e9 questo \u00e8 tutelato dall\u2019<strong>art. 9 della Costituzione<\/strong>. Inoltre, la <strong>Convenzione europea del paesaggio <\/strong>ha definito il \u201c<em>Paesaggio\u201d<\/em> designandolo come &#8220;<em>una determinata parte di territorio, cos\u00ec come \u00e8 percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall\u2019azione di fattori naturali e\/o umani e dalle loro interrelazioni\u201d<\/em>.\u00a0<br>In Italia, pi\u00f9 che in altre nazioni i paesaggi sono \u201c<em>paesaggi rurali storici<\/em>\u201d ossia trasformati nei secoli da attivit\u00e0 agricole. Per questo, come\u00a0ricorda la lettera d) dell\u2019art. 135 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, nei Piani Paesistici Regionali si deve fare \u201c<em>particolare attenzione alla salvaguardia dei paesaggi rurali e dei siti inseriti nella lista del patrimonio mondiale dell&#8217;UNESCO<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed per questo che il Ministero dell\u2019Agricoltura ha istituito l\u2019O.N.P.R. (<strong>Osservatorio Nazionale del Paesaggio Rurale, pratiche e conoscenze tradizionali<\/strong>) che ha il compito di \u201c<em>censire i paesaggi, la conservazione e valorizzazione delle pratiche agricole e delle conoscenze tradizionali, intese come sistemi complessi basati su tecniche ingegnose e diversificate, sulle conoscenze locali espresse dalla civilt\u00e0 rurale che hanno fornito un contributo importante alla costruzione ed approfondiscano i valori connessi con il paesaggio rurale, la sua salvaguardia, la sua gestione e la sua pianificazione, anche al fine di preservare la diversit\u00e0 bio-culturale.<\/em>\u201d<br>Nel Catalogo Nazionale dei paesaggi rurali storici\u00a0 sono gi\u00e0 stati identificati 123 paesaggi distribuiti in tutte le regioni italiane e nel <a href=\"https:\/\/www.reterurale.it\/flex\/cm\/pages\/ServeBLOB.php\/L\/IT\/IDPagina\/17423\">Registro Nazionale sono gi\u00e0 inseriti 30 paesaggi d\u2019Italia<\/a>. \u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Come si possa \u201c<strong><em>tutelare l\u2019identit\u00e0 dei luoghi\u201d<\/em><\/strong> installando le pale eoliche, gli impianti fotovoltaici, le centrali a biomasse resta un mistero. Per avere una percezione positiva\u00a0delle comunit\u00e0 locali (consenso) su futuri\u00a0&#8220;paesaggi rinnovabili&#8221; si concederanno: royalty, bonus energetici e persino l\u2019azionariato diffuso in aziende energetiche. Ma gli \u201c<em>ambientalisti doc<\/em>\u201d non considerano il resto dei cittadini di una nazione e tra questi i turisti fruitori di quei paesaggi al pari dei residenti, che portano opportunit\u00e0 di sviluppo sostenibile al territorio. E\u2019 bene promuovere la partecipazione delle comunit\u00e0 locali sulle\u00a0trasformazioni del\u00a0proprio paesaggio identitario con i Dibattiti Pubblici delle procedure di VIA, ma\u00a0 prima bisogna approvare i\u00a0Piani Paesistici Regionali co-pianificati con il Ministero della cultura ai sensi del Codice del paesaggio (Dgls 42\/2004).\u00a0\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Si ribadisce la centralit\u00e0 delle norme dei Piani Paesaggistici regionali per la Transizione Ecologica ma poi, preso atto che dalla Legge Galasso al Codice dei Beni culturali e del paesaggio <strong>sono stati approvati solo 3 Piani Paesistici regionali <\/strong>(Sardegna, Puglia e Toscana) e la proposta conseguente doveva essere che le Regioni che non hanno i P.P.R.\u00a0co-pianificato con il Ministero della Cultura non possono attuare i cosiddetti \u201c<em>paesaggi rinnovabili\u201d<\/em> se si vuole veramente la tutela del paesaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>La CE ci dice di incentivare la percentuale di fonti energetiche rinnovabili, ma <strong>senza Piani Energetici Regionali sottoposti a VAS non si possono inseguire le proposte private<\/strong> di nuovi impianti energetici per 60 GW 2030 inseguendo i consumi energetici e non prevedendo l\u2019efficienza e il risparmio energetico. Da questo si deduce che con la crisi climatica e l\u2019emergenza energetica ci sar\u00e0 una\u00a0 crescente ricerca di aree idonee in cui collocare nuovi impianti, ma invece le regioni dovrebbero redigere \u201celenco di aree e siti non idonei all&#8217;insediamento di specifiche tipologie di impianti da fonti rinnovabili\u201d come ha fatto la Regione Puglia dal 2010.<\/p>\n\n\n\n<p>Il centralizzare in una <strong>Cabina di regia nazionale interministeriale<\/strong>, con la presenza di enti di ricerca, non favorisce una visione \u201c<em>olistica<\/em>\u201d dei &#8220;<em>paesaggi rinnovabili\u201d<\/em>, ma in realt\u00e0 serve solo a\u00a0 eliminare gli intoppi burocratici dei\u00a0&#8220;settorialismi autoreferenziali\u201d, ossia i pareri delle Soprintendenze e degli Enti Locali.<br>E\u2019 ovvio che le regioni che si sono dotate di Piani Paesaggistici regionali adeguati al Codice hanno definito anche le \u201c<em>Linee guida sulla progettazione e localizzazione degli impianti energetici da fonti rinnovabili\u201d e hanno fatto corsi di\u00a0formazione ai tecnici delle PA e ai liberi professionisti sul \u201cprogetto di paesaggio<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>I cambiamenti climatici ci portano ad una\u00a0 <strong>de-carbonizzazione <\/strong>ed \u00e8 per questo che le fonti energetiche rinnovabili si possono installare sugli edifici pubblici,\u00a0nelle zone industriali, nelle zone commerciali, sui tetti, nelle zone degradate ecc.<br>Ben vengano le \u201c<strong>comunit\u00e0 energetiche\u201d<\/strong> che puntino al risparmio energetico e alla auto-produzione su piccola scala, eliminando l\u2019impatto paesaggistico dei grossi impianti energetici. Ora gli \u201c<em>ambientalisti doc<\/em>\u201d, dopo\u00a0aver riempito l\u2019Italia di fotovoltaico \u201ca terra\u201d, ci propongono l\u2019escamotage \u201c<em>dell&#8217;agrovoltaico<\/em>\u201d sospeso sui campi per non occupare suolo e la cui produzione necessita al comparto industriale e non alle aziende agricole.<br>Come si possono ammettere i pannelli solari (fotovoltaici e termici) nei centri storici, magari sui tetti spioventi o sui terrazzi? Ed ancor pi\u00f9 singolare che pur ammettendo l\u2019impatto paesaggistico della \u201cselva\u201d di pale eoliche in alcune regioni (Puglia e Basilicata)\u00a0e poi invece della \u201cde Commission\u201d dei vecchi impianti si proponga il \u201crepowering\u201d, ossia\u00a0 di sostituirli con impianti con maggiore efficienza energetica con la \u201cpossibilit\u00e0\u201d di ridurre il numero di pale.<\/p>\n\n\n\n<p>Si afferma che l\u2019impatto paesaggistico di taluni impianti\u00a0eolici \u00e8 dovuto non alle caratteristiche intrinseche delle pale, ma ad errori progettuali, ossia al mancato inserimento nel contesto. Ma <strong>non pu\u00f2 un impianto eolico alto\u00a0 da 60 a 100 metri e con le pale lunghe da 20 a 60 m. inserirsi nel paesaggio di crinale <\/strong>variando la proporzione tra altezza e distanza\u00a0degli aerogeneratori.<br>Ma forse non sono i progetti che non si adattano al contesto paesaggistico e naturale, ma \u00e8 il paesaggio che non ha \u201c<em>la capacit\u00e0 di assorbimento visuale<\/em>\u201d e comunque una pala eolica crea \u201c<em>un\u2019intrusione visiva<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ultima chicca del dodecagono dei \u201c<em>paesaggi rinnovabili<\/em>\u201d \u00e8 quella di aggiungere anche l\u2019impatto di grossi impianti di biogas da fonte\u00a0agricola e zootecnica e magari con il taglio selvaggio dei boschi. Questa scelta energetica si giustifica con la carenza di riserve di gas fossile in Italia, ma mi chiedo perch\u00e9 questi signori non hanno pensato, nel quadro di un\u2019economia circolare, anche al recupero del metano prodotto dalle mucche\u00a0ed altri ruminanti che contribuiscono anch\u2019essi all\u2019effetto serra.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giacinto Giglio, Forum Salviamo il Paesaggio e Consigliere Nazionale di Italia Nostra. 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