{"id":15822,"date":"2023-02-09T09:23:26","date_gmt":"2023-02-09T08:23:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=15822"},"modified":"2023-02-16T09:35:55","modified_gmt":"2023-02-16T08:35:55","slug":"in-provincia-di-parma-nasce-un-nuovo-meccanismo-di-perequazione-per-continuare-a-consumare-suolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2023\/02\/in-provincia-di-parma-nasce-un-nuovo-meccanismo-di-perequazione-per-continuare-a-consumare-suolo\/","title":{"rendered":"In provincia di Parma nasce un nuovo meccanismo di perequazione per continuare a consumare suolo"},"content":{"rendered":"\n<p>&#8220;<em>Fatta la legge, trovato l&#8217;inganno<\/em>&#8220;. E&#8217; un vecchio motto popolare che, pur nella sua lapidaria sintesi, racconta della capacit\u00e0 degli uomini (diciamo italici) nell&#8217;aggirare ed eludere norme apparentemente granitiche.<br>Ed \u00e8 un proverbio che ben si adatta ad una situazione urbanistica che rischia di prendere forma in Emilia Romagna e nella ricca provincia di Parma.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La legge &#8220;ingannabile&#8221;, nel nostro caso, \u00e8 quella urbanistica (la numero 24 del 2017) sulla tutela e l&#8217;uso del territorio, approvata dalla Regione Emilia Romagna<\/strong> e sbandierata come strumento fondamentale per contrastare efficacemente il consumo di suolo in una delle aree pi\u00f9 sviluppate del nostro Paese. Ma che, purtroppo e come da noi ampiamente previsto, risultava troppo blanda e permissiva, lontana dalla <strong>vera necessit\u00e0 di &#8220;arrestare&#8221; il consumo di suolo anzich\u00e9 semplicemente limitarlo<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono i dati a confermarcelo: secondo l\u2019ultimo rapporto Ispra, l\u2019Emilia-Romagna \u00e8 terza a livello nazionale sia per incremento di suolo consumato tra il 2020 e il 2021 (658 ettari) sia per il totale di suolo consumato (oltre 200.000 ettari), dopo Lombardia e Veneto. Nonostante quella legge urbanistica.<br>Che, tra i suoi aspetti peculiari, <strong>considerava la quantificazione di un &#8220;tesoretto&#8221; di suolo ancora consumabile entro il 2050<\/strong> &#8211; quando dovr\u00e0 essere a saldo zero &#8211; da gestirsi per opere pubbliche o di interesse pubblico, per l&#8217;ampliamento di aree produttive esistenti e per edilizia sociale (non per nuova residenza).<\/p>\n\n\n\n<p>Che cosa \u00e8 accaduto? Che in tanti Comuni non \u00e8 esplosa la corsa a consumare quel 3% di &#8220;tesoretto&#8221; disponibile. Grazie a ben tre deroghe della scadenza entro la quale gli stessi Comuni avrebbe dovuto dotarsi del nuovo Piano Urbanistico Generale, quelle previsioni inattuate presenti nei piani urbanistici &#8211; che se non convenzionate entro il primo anno dalla legge (2018) sarebbero andate perdute (ovvero azzerate) &#8211; grazie a una, due, tre proroghe hanno avuto tutto il tempo per trovare le condizioni di entrare in PUA (Piani Urbanistici Attuativi) e poi di vedere siglate le convenzioni.<br>In sostanza, in questi 5 anni di vigenza della legge si \u00e8 dato modo di &#8220;<em>raccogliere pi\u00f9 legna possibile<\/em>&#8220;\u2026 &#8220;<em>abbattendo quasi completamente il bosco<\/em>&#8220;\u2026<br>Al punto tale che fra il T.U. di inizio 2018 (che doveva rappresentare il riferimento su cui calcolare il 3%) e il nuovo T.U., si \u00e8 evidenziata una differenza pari a &#8220;<em>una bella fascia\/fetta di nuove urbanizzazioni<\/em>&#8220;.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L&#8217;assemblea dei Sindaci della provincia di Parma <\/strong>ora ha fatto due conti e assunto una decisione durante la sua ultima sessione: dato che molti Comuni quel 3% di consumo di suolo in pi\u00f9 non l&#8217;hanno ancora raggiunto e difficilmente lo raggiungeranno, possiamo permetterci il lusso di immaginare una politica di &#8220;Area Vasta&#8221; per lo specifico argomento.<br>Come?<br><strong>Con un meccanismo di perequazione fra i Comuni del parmense in merito alle quote di capacit\u00e0 edificatoria in funzione sovracomunale<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Pu\u00f2 sembrare una ottima notizia: finalmente ben 44 Comuni si decidono a immaginare una pianificazione del territorio collettiva e non pi\u00f9 individuale (uno dei grandi mali urbanistici italiani). Ma le buone notizie si fermano qui. Alla perequazione di ci\u00f2 che si pu\u00f2 ancora costruire.<br>Che nel nostro caso possiamo tradurre in questo modo:<strong> un piccolo Comune consapevole che quel 3% in pi\u00f9 non lo raggiunger\u00e0, potr\u00e0 (per ora &#8220;potrebbe&#8221;\u2026) cederlo all&#8217;amministrazione provinciale<\/strong>. Questa funger\u00e0, cos\u00ec, da &#8220;banca&#8221; e da garante delle quote cedute, che potranno essere acquistate da Comuni che, viceversa, non avrebbero pi\u00f9 aree ulteriormente consumabili per raggiunti limiti.<br>Il Comune acquirente, per questa generosa licenza, <strong>compenser\u00e0 il Comune cedente versando il 50% di quegli oneri di urbanizzazione<\/strong> che incasser\u00e0 dai soggetti privati che beneficeranno dell&#8217;opportunit\u00e0 edilizia espansiva.<br>Tutti felici e contenti.<\/p>\n\n\n\n<p>O non proprio tutti. Perch\u00e8, a ben vedere, il quadro prospettato nel parmense (e, siamo pronti a scommettere, prossimamente in tutte le province dell&#8217;Emilia Romagna e poi dell&#8217;Italia intera\u2026) <strong>render\u00e0 ancora pi\u00f9 grigi alcuni Comuni a danno dei cittadini e del loro quotidiano vivere<\/strong>.<br>Un&#8217;operazione, dunque, ben poco sensata dal punto di vista ambientale e puramente ancorata agli aspetti economici e finanziari.<br><strong>Ma \u00e8 evidente che, a monte di tutto, il \u201cproblema\u201d risiede nell\u2019assenza di una norma nazionale a reale contrasto del consumo di suolo. Sempre pi\u00f9 urgente\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>(Immagine: Palazzo Giordani, sede della Provincia di Parma. Tratta dal sito dell&#8217;Ente).<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Fatta la legge, trovato l&#8217;inganno&#8220;. 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