{"id":16370,"date":"2024-02-16T14:16:54","date_gmt":"2024-02-16T13:16:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=16370"},"modified":"2024-02-26T22:21:13","modified_gmt":"2024-02-26T21:21:13","slug":"trattori-in-giro-per-leuropa-contro-leuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2024\/02\/trattori-in-giro-per-leuropa-contro-leuropa\/","title":{"rendered":"Trattori in giro per l&#8217;Europa&#8230;contro l&#8217;Europa?"},"content":{"rendered":"\n<p><em>di Renata Lovati.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In questi giorni stiamo assistendo ad imponenti manifestazioni di agricoltori di tutta Europa, spesso spontanee e non facenti riferimento ad organizzazioni professionali e sindacali rappresentative, che portano all&#8217;attenzione della opinione pubblica e delle Istituzioni un profondo disagio della categoria.<\/p>\n\n\n\n<p>Disagio legato in primis al profondo divario che c&#8217;\u00e8 tra la quantit\u00e0 di lavoro e di passione presente nel ciclo produttivo agricolo e il reddito che ne deriva che, spesso, \u00e8 pura sussistenza.<\/p>\n\n\n\n<p>In moltissimi casi e in modo diffuso in tutta Europa queste manifestazioni hanno individuato la Politica Agricola Europea e, in particolare, la sua recente evoluzione greening, come la responsabile di questa dicotomia. E\u2019 stato facile, per l&#8217;avanzante populismo e nazionalismo europeo con alcune tragiche presenze di estrema destra come in Germania, cavalcare queste proteste in funzione anti europea in vista delle prossime elezioni, nella speranza di un tornaconto elettorale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Gli agricoltori firmatari di questa lettera credono che le ragioni del disagio siano molto pi\u00f9 complesse e che sia necessario uno sforzo analitico importante per far che si che queste proteste creino il presupposto per affrontare il problema in modo serio e non in funzione del beneficio elettorale di qualche forza politica lasciando ai tantissimi partecipanti alle manifestazioni soltanto l&#8217;amaro in bocca.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>LE DUE AGRICOLTURE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fin dagli anni sessanta si \u00e8 andata delineando una tendenza, ormai diventata strutturale, di una netta separazione tra una agricoltura delle grandi superfici, dei grandi numeri economici, della capacit\u00e0 di investimento e di accesso al credito, legata a commodities come cereali, carne, latte \u2026 ma anche frutta e orticoltura, che per semplicit\u00e0 chiameremo Agroindustria e, dall&#8217;altra parte, una agricoltura familiare molto legata al territorio, spesso marginale, di collina e di montagna ma non solo, con volumi produttivi spesso insufficienti a garantire investimenti, ma con un beneficio sociale immenso derivante dal presidio di un territorio spesso non agevole ma prezioso. Questa, sempre per semplicit\u00e0, la chiameremo agricoltura contadina.<\/p>\n\n\n\n<p>Le politiche agricole, nel corso degli utlimi 50 anni, hanno tendenzialmente trattato queste due agricolture nello stesso modo con il risultato di renderne sempre pi\u00f9 forte il divario.<\/p>\n\n\n\n<p>Dai dati ISTAT dell&#8217;ultimo censimento, si evince che le aziende familiari di piccole dimensioni si sono dimezzate, mentre le altre si sono rafforzate, non nel numero, ma nelle dimensioni, diventando sempre pi\u00f9 grandi, pi\u00f9 efficienti, con grandi capacit\u00e0 di avanzamento tecnologico e di incidenza sui mercati.<\/p>\n\n\n\n<p>Una parziale risposta delle piccole aziende alla crisi \u00e8 stata l&#8217;introduzione delle cosiddette \u201cattivit\u00e0 connesse\u201d: quali la trasformazione e vendita diretta dei prodotti, l&#8217;agriturismo, l&#8217;ospitalit\u00e0, le attivit\u00e0 didattiche e sociali ecc, che hanno dato respiro a quelle aziende che, per vari motivi, si sono trovate nella condizione di utilizzare questa opzione creando non solo reddito ma anche occupazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il rapporto diretto con i cittadini ha creato possibilit\u00e0 di scambi culturali e progetti condivisi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>LA POLITICA COMUNITARIA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino a pochissimo tempo fa e cio\u00e8 prima della proposta del nuovo regolamento comunitario, la politica comunitaria, attraverso l&#8217;applicazione del sistema dei contributi, non ha quasi per nulla tenuto conto delle differenze tra le due agricolture: tanta pi\u00f9 superficie avevi, tanto pi\u00f9 contributo prendevi (primo pilastro) indipendentemente dalla tipologia della produzione, dal valore ambientale di questa, dal beneficio sociale in termini di occupazione ecc, riservando la parte di aiuto o all&#8217;investimento strutturale o al beneficio ambientale (es. biologico) una quota minoritaria del suo bilancio (secondo pilastro).<\/p>\n\n\n\n<p>Questo bilancio, che in termini relativi assorbiva ben il 50% di tutte le risorse comunitarie e oggi si attesta sul 25%, in termini assoluti \u00e8 rimasto invariato intorno ai 55 miliardi di euro l&#8217;anno (provenienti dalle tasse dei 400 milioni di cittadini).<\/p>\n\n\n\n<p>Con la nuova programmazione, la UE ha cercato di invertire la tendenza consolidata diminuendo progressivamente i contributi a superficie (primo pilastro) e creando sistemi di integrazione al reddito vincolati ad alcuni obiettivi di carattere generale e legati ad bisogni di protezione ambientale, di benessere animale e di salute del cibo e dei consumatori.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>LA QUESTIONE AMBIENTALE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mentre il settore agricolo in questi anni si dibatteva da un lato nella ricerca di sempre maggiore produttivit\u00e0 ed efficienza (agroindustria per semplificare) e dall&#8217;altro nella diversificazione e nella territorialit\u00e0 (agricoltura contadina sempre per semplificare), nella societ\u00e0 europea prendeva sempre pi\u00f9 rilievo e consapevolezza <em>la questione ambientale<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Aree vaste con problemi di inquinamento delle acque superficiali e profonde, gravi carenze idriche, diminuzione della fertilit\u00e0 dei suoli, con alcuni casi di \u201cdesertificazione\u201d, immissioni di CO2 e ammoniaca nell&#8217;atmosfera, presenza di metalli pesanti ecc. con conseguenze importanti sulla salute dei cittadini.<\/p>\n\n\n\n<p>Una parte di queste problematiche ricade sulla responsabilit\u00e0 del settore agricolo, soprattutto in aree di grande concentrazione produttiva in corrispondenza di elevate concentrazioni antropiche (es. pianura padana, nord della Germania, Olanda e Danimarca, significative aree in Spagna e Francia ecc) per cui la UE, sotto la spinta dell&#8217;opinione pubblica e delle necessit\u00e0 epidemiologico-sanitarie, ha legato le sovvenzioni ai settori produttivi sia agricoli che industriali, a comportamenti ambientalmente sostenibili e ormai indilazionabili anche in funzione dei cambiamenti climatici.<\/p>\n\n\n\n<p>Per il settore agricolo questo si \u00e8 concretizzato in alcuni nuovi obblighi se si vuole continuare ad aver accesso ai contributi (rotazione obbligatoria delle colture, inerbimento invernale, diminuzione dell&#8217;apporto chimico di sintesi) e in alcuni obiettivi facoltativi coperti da risorse specifiche (agricoltura biologica, benessere animale, protezione delle api ecc). A nostro giudizio condizioni che, se correttamente sostenute e applicate, non vanno a deprimere i redditi (che sono depressi per altri fattori), ma addirittura li possono sostenere.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>QUALI POLITICHE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>A nostro giudizio sarebbe grave se la UE abbandonasse, sotto la spinta della protesta e rispondendo pavida a spinte populiste, la visione di una agricoltura agroecologica che fa la sua parte nella difesa dell&#8217;ambiente e contribuisce alla lotta ai cambiamenti climatici riducendo in modo progressivo la propria impronta ecologica.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Questo pu\u00f2 avvenire se si tiene ben presente quanto esposto precedentemente: l&#8217;agricoltura \u201cagroindustriale\u201d ha bisogno di forte sostegno nella riduzione dell&#8217;impatto chimico, nell&#8217;adeguamento tecnologico al fine di ridurre le emissioni, nella diminuzione delle concentrazioni eccessive di animali da reddito in certe aree sensibili, nell\u2019avere protezioni assicurative contro le calamit\u00e0 ecc; l&#8217;agricoltura \u201ccontadina\u201d di piccole dimensioni, familiare, di aree interne, quella che si rivolge a mercati locali e che produce beni originali e fortemente legati alla territorialit\u00e0 e offre servizi ai cittadini, ha tutt&#8217;altri bisogni: semplificazione burocratica, servizi sanitari e sociali di prossimit\u00e0, sostegno alle condizioni impervie (montagna), sostegno alle produzioni di nicchia, sostegno alla diffusione e implementazione di tecniche agro-ecologiche, servizi gratuiti di assistenza tecnica e soprattutto un sostegno al reddito che ne riconosca il valore sociale, ambientale ed ecosistemico. Senza di ci\u00f2 questa agricoltura sparir\u00e0 in un breve lasso di tempo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ci vogliono quindi due politiche differenziate, ma integrate.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Una riduzione della tassazione indifferenziata pu\u00f2 diventare un ulteriore fattore positivo per grandi aziende che gi\u00e0 fanno reddito, ed essere al contempo insufficiente per aziende che non superano la sussistenza.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;Europa da sessant\u2019anni, attraverso i denari impiegati nella Politica Agricola, ha contribuito ad una crescita complessiva del settore, ad una sua valorizzazione professionale, alla difesa degli spazi non edificati con il semplice permanere degli agricoltori sul territorio.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi questo tipo di politica non risponde pi\u00f2 ai bisogni del settore e pu\u00f2 contribuire ad acuire le differenze tra le agricolture: contributi indifferenziati premiamo solo le grandi aziende e marginalizzano le piccole. Ad esempio dare lo stesso premio capo\/vacca sull&#8217;ecoschema 1 ad una azienda di mille vacche e ad una di cinquanta, magari in zona svantaggiata, non ha senso.<\/p>\n\n\n\n<p>Per affrontare con seriet\u00e0 queste problematiche ci vorrebbe una classe dirigente non legata a facili slogan e a interessi di brevissima portata e spesso in funzione di labili vantaggi elettorali.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche le Organizzazioni Professionali agricole hanno la responsabilit\u00e0 di non accodarsi a questi facili slogan, ma di guidare un profondo processo di ridefinizione del ruolo dell&#8217; agricoltura nella attuale fase economica, sociale e soprattutto ambientale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Non \u00e8, a nostro giudizio, negando e ricusando una politica per altro moderatamente greening che si risolvono queste contraddizioni. Anzi il rischio \u00e8 di dare un contentino alla protesta senza aggredire la sostanza dei problemi.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Dario Olivero, Renata Lovati &#8211; Cascina Isola Maria, Bio Albairate<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Gabriele Corti &#8211; Cascina Caremma Bio Besate<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Alberto Massa Saluzzo &#8211; Presidente Distretto Dinamo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Fabio Di Stefano &#8211; Il Frutteto Botanico Bio Albairate<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Raffaele De Cechi &#8211; Cascina Lema Bio Robecco sul Naviglio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Alberto Bosoni &#8211; S.S. Agricola del Parco Bio Abbiategrasso<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Giovanni Molina &#8211; Agronomo Vigevano<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Tommaso Gaifami &#8211; Agronomo Milano<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Niccol\u00f2 Reverdini &#8211; Cascina Forestina Bio Cisliano<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Massimo e Camilla Crugnola &#8211; Orti bio Broggini Varese<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Coop.Sociale Cascina Contina Rosate<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Rosa Zeli &#8211; Az.Agr .Corte Lidia Bio Viadana<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Patrizio Monticelli &#8211; Presidente Desr Parco Agr.Sud Milano Milano<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Peppe Galuffo &#8211; Cascina Poscallone Bio Abbiategrasso<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Stefano Salteri &#8211; Cascina delle mele Bio Vittuone<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Marco Cuneo &#8211; Cascina Gambarina Bio Abbiategrasso<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Maurizio Gritta in rappresentanza CDA Coop agricola.Iris Bio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Gas ExAlge Milano<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Renata Lovati. 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