{"id":16506,"date":"2024-04-27T19:06:43","date_gmt":"2024-04-27T17:06:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=16506"},"modified":"2024-04-27T19:06:46","modified_gmt":"2024-04-27T17:06:46","slug":"terra-delle-mie-brame-il-caso-valpolicella","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2024\/04\/terra-delle-mie-brame-il-caso-valpolicella\/","title":{"rendered":"Terra delle mie brame: il caso Valpolicella"},"content":{"rendered":"\n<h6 class=\"wp-block-heading\">Discorrendo con Gabriele Fedrigo<\/h6>\n\n\n\n<p><em>di Laura Sestini, tratto da https:\/\/www.theblackcoffee.eu\/terra-delle-mie-brame-il-caso-valpolicella\/<\/em> <\/p>\n\n\n\n<p>Gabriele Fedrigo \u00e8 originario di Negrar di Valpolicella, in provincia di Verona, ed oltre ad aver pubblicato altri interessanti volumi sui protagonisti della filosofia, e sui quesiti umani dell\u2019et\u00e0 contemporanea, da qualche anno ha intrapreso un percorso di denuncia etico-filosofica, una&nbsp;<em>resistenza percettiva<\/em>&nbsp;\u2013 come lui stesso la descrive \u2013 sullo stravolgimento del territorio della sua amata Valpolicella.<\/p>\n\n\n\n<p>Da poco in libreria, la sua ultima pubblicazione&nbsp;<em>Terra delle mie brame: il caso Valpolicella<\/em>&nbsp;\u2013 con la prefazione di Tomaso Montanari, storico dell\u2019arte, nonch\u00e9 Rettore della Universit\u00e0 per Stranieri di Siena \u2013 descrive, attraverso un registro di scrittura e lessico elevati ma allo stesso tempo chiari e non raramente ironicamente amari e diretti, cosa si compie da decenni nell\u2019area geografica della Valpolicella attraverso il processo di mercificazione del territorio operato da attori capitalisti neoliberisti che, con la complicit\u00e0 (spesso ignorante o indifferente) delle amministrazioni comunali, invadono e si appropriano di parti di storia locale, ambienti naturali, paesaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Montanari, nella sua breve ma intensa prefazione scrive:&nbsp;<em>\u201cLibri cos\u00ec potrebbero e dovrebbero essere scritti per il Chianti o per Firenze, per Venezia o per la costa del Salento. Cosa abbiamo fatto in una o due generazioni, al giardino del mondo?\u201d<\/em>&nbsp;Una frase che perfettamente sintetizza le puntuali argomentazioni che Fedrigo riporta sul suo saggio, che anche contiene prove documentarie o riferimenti ad esse, fotografie, e molte note a fondo pagina a completamento dei dettagli sul discorso principale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fenomeno della mercificazione dei territori, da cui neanche i Parchi naturali sono esenti, come riportano le righe di Fedrigo, \u00e9 un processo legato piuttosto alle economie ed alle politiche locali, ma anche nazionali, spesso cieche (o fingendosi tali) di fronte alle loro delibere di piani di ristrutturazione urbana e territoriale. Nel caso della Valpolicella il valore economico del territorio afferisce al mercato del vino, delle colture intensive a vigna, e di tutto l\u2019indotto ludico-turistico.<\/p>\n\n\n\n<p>In questi giorni alla Fiera di Verona si svolge la 56\u00b0 edizione di Vinitaly, il quale slogan \u00e8&nbsp;<em>\u201cWorld wine bussiness since 1967\u201d<\/em>&nbsp;a cui non c\u2019\u00e8 da aggiungere altra spiegazione o traduzione, tanto esprime da s\u00e9 il vero&nbsp;<em>hard core<\/em>&nbsp;del comparto. Molti grandi produttori blandiscono retoriche di sostenibilit\u00e0 e rispetto dell\u2019ambiente per attirare nuovi acquirenti, ma spesso a conti fatti, ci\u00f2 non \u00e8 altro che fumo negli occhi per chi non vuol vedere o sapere. I vigneti industriali non potrebbero mantenere le quantit\u00e0 da produrre, da smerciare&nbsp;<em>all over the world<\/em>, se non usassero pesticidi in abbondanza, bench\u00e9 a norma di legge.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Terra delle mie brame: il caso Valpolicella<\/em>&nbsp;\u00e8 senz\u2019altro una lunga riflessione sul destino, non solo di qualche territorio italiano specifico, ma del futuro di tutti noi; un volume che non pu\u00f2 lasciare il lettore indifferente su quanto accade ai nostri ambienti naturali, paesaggi e borghi, sempre pi\u00f9 stretti dentro logiche di falsa apparenza estetica, di sfruttamento dei territori e di profitto economico per pochi imprenditori, a discapito dei cittadini che in quei luoghi vivono e che pochi strumenti hanno per contrastare \u201c<em>l\u2019autodistruzione avvertita come benessere<\/em>\u201c- come riporta Fedrigo dalla videoricerca&nbsp;<em>Apocalypse Wine<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Un&nbsp;<em>libro-saggio<\/em>&nbsp;(sia inteso come tipologia, che come attributo) che ci \u00e8 parso subito valevole di lettura, che offre spunti potenziali anche per riflettere sul proprio stile di vita.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Lei ha scritto pi\u00f9 di un volume sul territorio della Valpolicella, sulle sue trasformazioni paesaggistiche, la sottrazione dell\u2019ambiente naturale alle persone, la cementificazione, lo sfruttamento industriale. Quando ha percepito che qualcosa non andava? C\u2019\u00e8 stato un episodio preciso che le ha dato modo di \u201caprire gli occhi\u201d?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Gabriele Fedrigo<\/strong>: \u2013 Con&nbsp;<em>Terra delle mie brame: il caso Valpolicella&nbsp;<\/em>(2024) sono al mio terzo lavoro su quanto \u00e8 accaduto e sta tutt\u2019ora accadendo in Valpolicella. Scrivere sul territorio in cui si \u00e8 nati non \u00e8 mai semplice, almeno non lo \u00e8 per me. E non lo \u00e8 appunto perch\u00e9 in quel territorio ci siamo nati. Nel bene e nel male, che lo voglia o no, da esso mi sono fatto nutrire e plasmare, non solo materialmente, ma anche culturalmente e spiritualmente. E se lo spirito \u00e8 infetto dall\u2019ideologia corrente, se i valori che esso propina sono malati (di una malattia che qui conoscono tutti e che in pochi riescono a riconoscere come tale), allora pi\u00f9 che piangermi addosso per sentirmi parte di questo&nbsp;<em>tutto malato<\/em>&nbsp;che mi circonda, ho preferito cercare un modo per non morire anzitempo di questo morbo. La mia terapia \u00e8 stata ed \u00e8 la&nbsp;<em>scrittura<\/em>.&nbsp;<em>Scrivere&nbsp;<\/em>per dare testimonianza, per rompere la cortina di silenzio che circonda la sempre lodata operosit\u00e0 veneta, che qui, in Valpolicella, si \u00e8 ingoiata e si sta ingoiando il paesaggio e i cervelli di quella gente incapace di uscire dall\u2019ossessione del lavoro, del profitto, della produttivit\u00e0. Un territorio veicola sempre e in continuazione i valori che lo hanno fatto essere quello che esso \u00e8. Noi siamo imbevuti di quei valori. Mettere in discussione questi valori, giudicarli, disfarsene, non \u00e8 una questione di giorni, ma di anni. E non sempre ci si riesce. Eppure sono proprio questi valori, materialmente veicolati dal territorio, che condizionano il nostro agire, il nostro stesso sentire, il nostro pensare. Quando ho<em>&nbsp;\u201caperto gli occhi\u201d?\u2026<\/em>&nbsp;Le voglio raccontare questo: i miei genitori erano contadini. Lo erano tutti in Valpolicella prima che arrivasse l\u2019industria. Ma quando sono venuto al mondo, nel 1967, il loro esser contadini era gi\u00e0 entrato profondamente in crisi per via dell\u2019imporsi di valori legati al rampantismo del turbo capitalismo italiano in salsa veneta che anche qui in Valpolicella stava facendo piazza pulita del mondo valoriale contadino, e con quel mondo il territorio che ne era l\u2019incarnazione. L\u2019imperativo categorico era (ed \u00e8) il tristissimo&nbsp;<em>far sch\u00e8i<\/em>, in barba a tutto e a tutti.&nbsp;<em>Far sch\u00e8i&nbsp;<\/em>a tutti i costi! Anche a costo della propria salute fisica e mentale; anche a costo di arrivare allo scasso ambientale e paesaggistico e al baratro umano di un vivere insieme retto da meri scambi basati sul calcolo d\u2019interesse in cui \u00e8 piombato il Veneto dei capannoni, dell\u2019agro-industria, dei PFAS, delle pedemontane, delle grandi navi in Laguna, di una pista da bob inutile per le prossime Olimpiadi probabilmente senza neve, che non sia quella sparata dai cannoni\u2026 Di questo Veneto del&nbsp;<em>far sch\u00e8i&nbsp;<\/em>lo scrittore Vitaliano Trevisan \u00e8 stato il pi\u00f9 implacabile demistificatore. Non la prenda come una provocazione, per capire a cosa siamo arrivati dalle mie parti, Trevisan lo si dovrebbe far leggere a scuola come si fa con Dante e Manzoni. Allora per tornare al mio ricordo, quando frequentavo le scuole del mio paese (Negrar) e mi si chiedeva la professione dei miei genitori, mi vergognavo di dire che mio padre era contadino e mia madre casalinga. Da dove veniva quella vergogna? Da qualche parte sar\u00e0 pur venuta\u2026 Eppure era quella vergogna di appartenenza al mondo contadino che proiettava in me il proprio film. E di questo film intitolato&nbsp;<em>Far Sch\u00e8i&nbsp;<\/em>faceva parte anche la mia vergogna\u2026 Nessuno avvertiva nella propria testa l\u2019incessante funzionamento dell\u2019imperativo del&nbsp;<em>far sch\u00e8i&nbsp;<\/em>tanto era assordante\u2026 Ha presente il film&nbsp;<em>Matrix&nbsp;<\/em>di Wachowksi? C\u2019\u00e8 una scena in cui Morpheus dice a Neo:&nbsp;<em>E\u2019 tutta la tua vita che hai la sensazione che ci sia qualcosa che non quadra nel mondo. Non sai bene di che si tratta, ma l\u2019avverti, \u00e8 un chiodo fisso nel cervello, da diventarci matto<\/em>. Quando uno \u00e8 in&nbsp;<em>Matrix<\/em>&nbsp;non sa neppure di esserci dentro\u2026&nbsp;<em>Far sch\u00e8i&nbsp;<\/em>in Valpolicella e in Veneto, questo Veneto alla deriva di se stesso e della sua storia, \u00e8 il film che va per la maggiore nella testa della gente, anche in quella che dice di no, quella che pensa di essere fuori dal giro.&nbsp;<em>Far affari<\/em>\u2026 non importa di che cosa\u2026 Altro che rispetto per ambiente, paesaggio, bellezza. Basta guardarsi intorno per rendersene conto. Da ragazzino non avevo ancora la forza di capire la mia vergogna. La vivevo come l\u2019aria che respiravo. Nel frattempo per\u00f2 vedevo sparire sotto una coltre di cemento i campi del paese (Negrar); vedevo l\u2019assalto alle colline, un assalto violento e ingordo da parte di un\u2019edilizia scriteriata; vedevo spuntare i capannoni industriali dove c\u2019erano campi; vedevo nascere i nuovissimi campi di vigne su colline stravolte dalle ruspe\u2026 Questo vedere non mi lasciava inerte. Mi lavorava dentro. Mi faceva male. Dalla mia parte sentivo per\u00f2 di avere due fortissimi alleati: amore e sete di e per la bellezza. E\u2019 stato questo amore che mi ha aperto gli occhi e che ancora oggi mi spinge a scrivere e a denunciare quanto di pi\u00f9 mortifero per la salute e per la bellezza produce sul territorio e sul paesaggio l\u2019attuale economia del vino, del cemento, del marmo, ecc\u2026 Perch\u00e9, come per la malattia del&nbsp;<em>far sch\u00e8i<\/em>, che qui per\u00f2 scambiano per salute, allo stesso modo, non riesco a vedere in ci\u00f2 che si costruisce altro che distruzione, naturalmente a norma di legge. L\u2019alleato pi\u00f9 forte di questa distruzione si chiama appunto&nbsp;<em>legge<\/em>. In&nbsp;<em>Terra delle mie brame<\/em>&nbsp;mi ostino a vedere scasso dove altri vedono il contrario. Nel mio lavoro cito una frase che riassume benissimo quanto detto finora:<em>&nbsp;\u201cl\u2019autodistruzione avvertita come benessere\u201d<\/em>. La battuta \u00e8 tratta da&nbsp;<em>Apocalypse Wine<\/em>, un\u2019importantissima video ricerca di denuncia realizzata nel 2022 dagli studenti dell\u2019Istituto superiore Luciano Dal Cero di San Bonifacio (Verona), guidati dal professor Simone Gianesini, sul massacro dei boschi dovuto all\u2019attivit\u00e0 vitivinicola nella Valle d\u2019Alpone. Lo ha visto?<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.theblackcoffee.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Bis-Vista-su-casa-Prunea-di-Sopra-comune-di-SantAmbrogio-di-Valpolicella.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-86349\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><br>Casa Prunea (Comune di Sant\u2019Ambrogio di Valpolicella), di propriet\u00e0 privata ora in stato di grave abbandono<br><em>Foto: Archivio G. F. (tutti i diritti riservati)<\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong><em>Pu\u00f2 spiegare cosa accade esattamente in Valpolicella, esteticamente e naturalisticamente?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>G.F.<\/strong>:- In&nbsp;<em>Terra delle mie brame&nbsp;<\/em>ho cercato di analizzare lo stato in cui versa il paesaggio della Valpolicella focalizzando l\u2019attenzione non sono solo sui danni provocati dal virus edilizio della&nbsp;<em>negrarizzazione<\/em>, ma sui danni sempre pi\u00f9 gravi dovuti alla&nbsp;<em>brama<\/em>&nbsp;delle aziende vitivinicole, soprattutto le pi\u00f9 potenti, che hanno stravolto con impattanti vigneti industriali il paesaggio rurale della Valpolicella. Tanto che i lembi di campi che si sottraggono a questa logica produttivistica ormai non si trovano quasi pi\u00f9. Brama che si \u00e8 e si sta attualmente incarnando nella costruzione di alieni e alienanti fabbricati del vino, spacciati per cantine, che per dimensioni e per qualit\u00e0 dei progetti non hanno nulla da spartire con la storia della Valpolicella. La scintilla che ha acceso la mia scrittura \u00e8 stata infatti la costruzione del nuovo impattante fabbricato del vino del gruppo vitivinicolo Masi Spa nel Comune di Sant\u2019Ambrogio di Valpolicella, battezzato dalla committenza&nbsp;<em>Monteleone21<\/em>. Questo ennesimo fabbricato, ma altri ne verranno, \u00e8 la punta dell\u2019<em>iceberg&nbsp;<\/em>di un modo di considerare il territorio della Valpolicella come mero supporto a una attivit\u00e0 economica, qual \u00e8 appunto quella del vino, basata fondamentalmente sul petrolio e sulla chimica (dai fitosanitari ai nitrati di azoto\u2026), alla faccia di chi si vanta di essere sostenibile. Ma di quale sostenibilit\u00e0 stiamo parlando? E cos\u00ec man mano che la speculazione edilizia intaccava violentemente la trama storico-estetica della Valpolicella, di pari passo avanzava un\u2019aggressiva industria del vino. Industria che, per come la vedo io, ha fatto morire la cultura contadina a tutto vantaggio di un modo di considerare la terra come mero strumento di massimizzazione del proprio profitto e di guadagno anzich\u00e9 come&nbsp;<em>bene comune<\/em>&nbsp;da rispettare, conservare e da destinare al futuro. E cos\u00ec, per non darla vinta alle forze che si sono incarnate nel territorio e che lo stanno conducendo verso il nulla, appoggiando la mia argomentazione sulle spalle del filosofo francese Michel Foucault, ho deciso di esplorare una possibilit\u00e0 di&nbsp;<em>contro-canto<\/em>&nbsp;e di&nbsp;<em>contro-condotta<\/em>: la&nbsp;<em>resistenza percettiva<\/em>. Che \u00e8 tanto esercizio con cui&nbsp;<em>dis-imparare<\/em>&nbsp;a vedere ci\u00f2 che vediamo come un&nbsp;<em>va-da-s\u00e9<\/em>&nbsp;che le cose stiano proprio cos\u00ec come sono, quanto atto di impegno civile perch\u00e9 questo modello di conduzione strumentale e tecnologica della terra trovi un ostacolo alla propria continuazione. Ci\u00f2 che ho cercato di esplorare \u00e8 la possibilit\u00e0 di percorrere una via&nbsp;<em>altra<\/em>, che faccia del nostro stesso corpo un corpo di resistenza agli scempi paesaggistici causati dalla speculazione edilizia, dall\u2019industria del vino e dallo&nbsp;<em>story-telling<\/em>&nbsp;del marketing, che fa del vino un dio, dei produttori i suoi nuovi sacerdoti e dei fabbricati del vino le nuove chiese. La mia&nbsp;<em>resistenza percettiva<\/em>&nbsp;\u00e8 soprattutto resistenza a ci\u00f2 che noi stessi siamo diventati, cio\u00e8 al nostro essere strumento di consumo per il profitto altrui e di autoalienazione di noi stessi\u2026<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Il caso Valpolicella si ripresenta similmente in altri luoghi d\u2019Italia: tutti quelli dove si pu\u00f2 mercificare il territorio?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>G.F.<\/strong>: \u2013 La mercificazione del territorio \u00e8 lo specchio della mercificazione della nostra esistenza. C\u2019\u00e8 qualcuno che se ne possa chiamare fuori? Ci sono forse territori in Italia che si siano salvati? Pensiamo, per fare l\u2019esempio pi\u00f9 eclatante, a quanto \u00e8 avvenuto e sta avvenendo in Val D\u2019Orcia e la sua trasformazione in&nbsp;<em>villaggio turistico<\/em>, cos\u00ec come denunciato nel giugno del 2023 da Alessandro Calvi. Il ristoro sorto in prossimit\u00e0 della cappellina di Vitaleta che cosa ci dice? Nel mio lavoro sostengo che il paesaggio che giudichiamo a sua volta ci giudica. E giudica proprio ci\u00f2 che esso manifesta e mostra di noi: atomizzazione, parcellizzazione e zonizzazione di una esistenza succube di un sistema che considera la stessa esistenza merce di scambio: lavoro alienato in cambio di consumo, non importa di che cosa, anche di paesaggio. Non si tratta di un gioco di proiezione che parte da me, esce da me e si cristallizza in ci\u00f2 che \u00e8 fuori di me. Ma \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 fuori di me, per come esso \u00e8, per come lo abbiamo miseramente ridotto, per le ferite che esso porta, che parla di me\/di noi. Neppure i Parchi Nazionali si sottraggono a questo processo. E non per le ferite che essi portano materialmente (bench\u00e9 ce ne siano), ma per le ferite che essi sono chiamati a curare, cio\u00e8 per il desiderio di fuga da contesti urbani e ibridi (come quello in cui si \u00e8 ridotta la Valpolicella) che essi sono chiamati a soddisfare. Insomma, tanto pi\u00f9 ci sentiamo&nbsp;<em>fuori posto<\/em>&nbsp;nel paesaggio in cui non ci riconosciamo pi\u00f9, quanto pi\u00f9 forte \u00e8 il desiderio di fuga da quello stesso posto anche se una fuga del tutto immaginaria. Un desiderio che per\u00f2 muore nelle camere della nevrosi se non si trasforma in presa di coscienza di voler rompere le catene che ci costringono a sentirci&nbsp;<em>fuori posto<\/em>, in perenne fuga da noi stessi, in perenne ricerca di un posto dove sentirsi in&nbsp;<em>armonia<\/em>&nbsp;con tutto ci\u00f2 che ci circonda, uomini inclusi. Imparare a resistere percettivamente \u00e8 appunto un rimettersi in cammino per fare di tutto ci\u00f2 che il paesaggio rimanda di negativo in termine di attentato alla sua bellezza, un campo di esercizio dove forgiare uno sguardo&nbsp;<em>altro:<\/em>&nbsp;uno&nbsp;<em>sguardo dissidente<\/em>, che non fa pi\u00f9 sconti al percepire gregario in cui siamo piombati, che non si concilia con ci\u00f2 che lo circonda, uno sguardo da&nbsp;<em>dis-adattati<\/em>\u2026<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Mercificazione del territorio significa anche \u201cvenderlo\u201d al turismo mordi e fuggi. Ha mai riflettuto sul fregio de I Borghi pi\u00f9 belli d\u2019Italia? Se \u00e8 vero che da un lato il turismo pu\u00f2 migliorare l\u2019economia di un piccolo Comune (in verit\u00e0 solo di chi ha attivit\u00e0 commerciali, salvo tassa di soggiorno), altrettanto \u00e8 reale che la vita dei residenti del borgo, per alcuni mesi all\u2019anno e talvolta l\u2019anno intero, viene stravolta nei suoi abituali ritmi, nei rumori diurni e notturni, nelle attivit\u00e0 pratiche quotidiane, banalmente stare pi\u00f9 a lungo in fila al panificio<\/em><\/strong>\u2026<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.theblackcoffee.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Monteleone21-lato-a-sud-est-jpg-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-86336\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">La costruzione di Monteleone21 (Comune di Sant\u2019Ambrogio di Valpolicella) \u2013&nbsp;<em>Foto:&nbsp;Archivio G.F. (tutti i diritti riservati)<\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>G.F.<\/strong>: \u2013 Lo sa che anche qui in Valpolicella c\u2019\u00e8 uno dei Borghi pi\u00f9 belli d\u2019Italia? E\u2019 San Giorgio di Valpolicella. E\u2019 nella lista dei \u2018salvati\u2019 (la chiamo cos\u00ec) dal 2016. Si trova nel Comune di Sant\u2019Ambrogio di Valpolicella. Lo stesso Comune dove \u00e8 in costruzione&nbsp;<em>Monteleone21&nbsp;<\/em>della Masi Spa\u2026.E vuole saperne un\u2019altra? Nell\u2019ultimo Consiglio Comunale del 29 marzo 2024 l\u2019amministrazione uscente di Roberto Albino Zorzi (centro-destra in carica dal 2019) ha adottato un P.A.T. (Piano di Assetto del Territorio) che prevede, fra gli altri, un ulteriore consumo di suolo per 120.000 metri quadrati (ma non \u00e8 detto che, a partita chiusa, non siano molti di pi\u00f9, come sa l\u2019urbanistica \u00e8 l\u2019urbanistica\u2026) e, a dimostrazione dell\u2019amore di questa amministrazione per l\u2019ambiente, una nuova pista ciclabile nella bellissima oasi di protezione faunistica di Ponton, lungo la riva dell\u2019Adige. Vede a che cosa pu\u00f2 servire l\u2019etichetta&nbsp;<em>\u201cI Borghi pi\u00f9 belli d\u2019Italia\u201d?&nbsp;<\/em>L\u2019amministrazione Zorzi vanta di avere in casa uno dei borghi pi\u00f9 belli d\u2019Italia. Ma nella realt\u00e0 delle cose, a P.A.T. adottato, il borgo lungi dall\u2019essere la carta d\u2019identit\u00e0 di una politica locale del territorio volta a una reale tutela del suolo, del territorio, del paesaggio, da cui il borgo nasce storicamente e da cui \u00e8 nutrito, ma diventa la bella foglia di fico da far mangiare a turisti (e non solo) che di quel contesto in cui il borgo \u00e8 radicato forse nemmeno sanno l\u2019esistenza, abituati come sono a una percezione che ha perso la capacit\u00e0 di relazionare il particolare al tutto e all\u2019orizzonte\u2026 Con&nbsp;<em>\u201cI Borghi pi\u00f9 belli d\u2019Italia\u201d<\/em>&nbsp;funziona come per le belle etichette incollate sulle bottiglie di vino\u2026 Che cosa nascondono quelle etichette? Eppure sono cos\u00ec belle a vedersi\u2026 Ma che valore ha quella bellezza confezionata se dietro a essa si celano sbancamenti collinari, vigneti industriali, fitosanitari e via di questo passo? Siamo sicuri che l\u2019etichetta&nbsp;<em>\u201cI Borghi pi\u00f9 belli d\u2019Italia\u201d<\/em>&nbsp;non faccia subire alla bellezza di cui i borghi si fanno messaggeri una distorsione semantica tanto da renderla una finzione e una menzogna a cielo aperto? S\u00ec, perch\u00e9 se andiamo a indagare ci\u00f2 che quella bellezza nasconde e produce come effetti collaterali o di come essa pu\u00f2 essere strumentalizzata e sfruttata, scopriamo che essa non pu\u00f2 essere altro che&nbsp;<em>ipocrita<\/em>. E cos\u00ec mi mette tristezza leggere lo&nbsp;<em>storytelling<\/em>&nbsp;riportato nel sito internet dell\u2019Associazione&nbsp;<em>\u201cI Borghi pi\u00f9 belli d\u2019Italia\u201d<\/em>. Come triste \u00e8 essere arrivati al punto di dover redigere una&nbsp;<em>\u201cCarta di Qualit\u00e0\u201d<\/em>&nbsp;per far s\u00ec che un borgo possa essere ammesso alla lista dei \u2018salvati\u2019. Ma mi chiedo, serve un DOCG anche per il nostro patrimonio di arte, di storia, di cultura? Ed \u00e8 ancora pi\u00f9 triste farmi prendere dal bavero della retorica dell\u2019eccellenza, della lentezza, di un tempo fuori dal tempo, dell\u2019avvicendarsi delle stagioni, della genuinit\u00e0 e amenit\u00e0 varie, propinata dal sito dell\u2019Associazione. Cos\u00ec come non sopporto farmi passare da turista che sono mio malgrado come un \u201cazionista della Bellezza\u201d. Ma stiamo scherzando? Come se i borghi pi\u00f9 belli d\u2019Italia fossero titoli da quotare in borsa o fossero per davvero delle oasi paradisiache esenti dalla profonda alienazione in cui continuamente viviamo. Un\u2019alienazione che per chi ha la fortuna\/sfortuna di abitare in uno di questi borghi pi\u00f9 belli d\u2019Italia non fa che esacerbare, messo\/a\/* com\u2019\u00e8 nella condizione di dover sopportare un turismo di massa sempre pi\u00f9 volgare e onnivoro\u2026 Mi permetta di chiudere tornando al caso di San Giorgio di Valpolicella. Ci torno per amore di verit\u00e0 di una bellezza&nbsp;<em>altra<\/em>, non di quella frutto di aggressioni al territorio. Prima che il nostro borgo fosse iscritto alla lista dei \u2018salvati\u2019, la precedente amministrazione retta da Nereo Destri, di cui Roberto Albino Zorzi era assessore all\u2019urbanistica, fece pavimentare la piazza di San Giorgio. E quella bella pavimentazione chi la pag\u00f2 mai? Una societ\u00e0 immobiliare! Siamo in Veneto o no? Nulla di illegale, ci mancherebbe! E un P.I.R.U.E.A. (Programma Integrato di Riqualificazione Urbanistica, Edilizia e Ambientale) \u00e8 sempre un P.I.R.U.E.A\u2026 E fu cos\u00ec che un campo di vigne pass\u00f2 a area edificabile\u2026 Ora quel campo non esiste pi\u00f9. La variante, naturalmente, mica poteva essere gratuita! Ci ha pensato la pavimentazione a regolare tutto. E i turisti? Loro che ne sanno di varianti, di P.I.R.U.E.A. e di cementificazione del campo? Passeggiano sulla piazza ignari di tutto, godono della sua bellezza, bevono lo&nbsp;<em>storytelling immersivo&nbsp;<\/em>di trovarsi in uno dei borghi pi\u00f9 belli d\u2019Italia\u2026 C\u2019\u00e8 un bel libro che le consiglio per capire dove siamo arrivati con questa storia dei borghi pi\u00f9 belli d\u2019Italia. E\u2019 un volume collettaneo pubblicato da Donzelli nel 2022. Il titolo dice gi\u00e0 tutto:&nbsp;<em>Contro i borghi. Il Belpaese che dimentica i paesi<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Le amministrazioni comunali non sono sensibili alla protezione, con pi\u00f9 accezioni del termine, dei propri territori?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.theblackcoffee.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Terra-delle-mie-brame.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-86335\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">La copertina del volume \u2013 Libreria Editrice Fiorentina (2024)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>G.F.<\/strong>: \u2013 Troviamo in Italia un\u2019amministrazione che non sia sensibile alla protezione del proprio territorio? Lo sono tutte! Lo sono a parole e anche sulla carta. Infatti le narrazioni raccontate dai PAT sono sempre quelle, da Nord a Sud Italia. Sempre la stessa nenia: sostenibilit\u00e0, tutela, valorizzazione, ecc. Sembra quasi che i PAT e i Piani territoriali paesistici regionali siano uno il copia-incolla dell\u2019altro. Dopo, non si sa perch\u00e9, oppure lo sappiamo, lo sappiamo cos\u00ec bene che non ci facciamo pi\u00f9 caso, tanto che sintomo di questo non farci pi\u00f9 caso \u00e8 smettere di andare a votare, ci troviamo a vivere in un paesaggio offeso e umiliato; un paesaggio la cui storia&nbsp;<em>materiale<\/em>&nbsp;parla il linguaggio del&nbsp;<em>far sch\u00e8i<\/em>, dell\u2019affarismo e di&nbsp;<em>\u201cun\u2019urbanistica contrattata<\/em>\u201d che ha soggiogato l\u2019agire politico a scapito degli interessi delle comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>E a livello regionale\/statale? Quale modello di salvaguardia del paesaggio, della natura e del benessere dei cittadini, si dovrebbe attuare per invertire la tendenza?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>G.F.<\/strong>: \u2013 L\u2019unico modello di salvaguardia del paesaggio, della natura e del benessere dei cittadini si chiama&nbsp;<em>decrescita dei consumi<\/em>,&nbsp;<em>decrescita energetica,&nbsp;<\/em>uscita dal sistema neoliberista attuale, smantellamento della logica di sfruttamento delle risorse a tutti i livelli, riduzione della nostra impronta ecologica. Il che vuol dire cambiare radicalmente il nostro stile di vita e di consumi. Non ci sono alternative. Impossibile pensare che ci\u00f2 sia appannaggio di chi ci governa. Impossibile! Chi ci governa \u00e8 piegato a una economia della crescita che ci sta portando dritti all\u2019auto-distruzione. Per la&nbsp;<em>cura<\/em>&nbsp;del nostro paesaggio penso che in questo momento il passo pi\u00f9 importante da compiere a livello nazionale sia l\u2019approvazione urgente della legge di contrasto al consumo di suolo e l\u2019approvazione altrettanto urgente di piani regionali di localizzazione per una transizione energetica sganciata per\u00f2 dall\u2019attuale logica della crescita, pena la copertura dell\u2019Italia di impianti fotovoltaici e di impianti eolici (e ancora non basterebbe). Dobbiamo scongiurare in nome di un\u2019<em>altraeconomia<\/em>&nbsp;lo \u201csterminio dei campi\u201d di cui parlava il poeta Andrea Zanzotto; sterminio che l\u2019attuale PNRR sta \u2018regalando\u2019 agli italiani.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=A0yq8OJ2Qp8\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=A0yq8OJ2Qp8<\/a>&nbsp;(dal minuto 30.44 si pu\u00f2 visionare il rendering di Monteleone21).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Discorrendo con Gabriele Fedrigo di Laura Sestini, tratto da https:\/\/www.theblackcoffee.eu\/terra-delle-mie-brame-il-caso-valpolicella\/ Gabriele Fedrigo \u00e8 originario di Negrar di Valpolicella, in provincia di Verona, ed oltre ad [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":16507,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[24],"tags":[],"class_list":["post-16506","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-veneto"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16506","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16506"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16506\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/16507"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16506"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16506"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16506"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}