{"id":16538,"date":"2024-05-02T22:29:29","date_gmt":"2024-05-02T20:29:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=16538"},"modified":"2024-05-03T19:10:43","modified_gmt":"2024-05-03T17:10:43","slug":"storie-di-borghi-cancellati-dalluomo-per-produrre-energia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2024\/05\/storie-di-borghi-cancellati-dalluomo-per-produrre-energia\/","title":{"rendered":"Storie di borghi cancellati dall&#8217;uomo. Per produrre energia\u2026"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Osiglia<\/strong> \u00e8 un piccolo comune sulle Alpi Liguri in provincia di Savona, nel cuore della Val Bormida, piuttosto noto grazie al suo lago che, nel periodo estivo, attrae molti turisti interessati a praticare in tutta serenit\u00e0 attivit\u00e0 sportive, anche agonistiche, legate alla risorsa acqua: canottaggio, vela, windsurf, pesca, nuoto, kayak. Non tutti sanno, per\u00f2, che non si tratta di un lago naturale ma di un bacino artificiale, cio\u00e8 creato dall&#8217;uomo attraverso un&#8217;opera ingegneristica dalla finalit\u00e0 squisitamente produttiva: un accumulo di ampie masse di acqua per ricavarne energia elettrica.<br>E ancor meno persone sanno che <strong>per realizzare questo invaso fluviale fu scelto &#8220;a tavolino&#8221; di sacrificare per sempre alcune borgate pur abitate<\/strong> (nel 1861 Osiglia ospitava quasi 1500 residenti, pi\u00f9 di tre volte l&#8217;attuale popolazione). E sacrificare signific\u00f2 sommergerle d&#8217;acqua.<br>Per sempre.<br>Per un progetto mastodontico che, per giunta, prevedeva inizialmente la realizzazione di sette invasi poi ridottisi, nella realt\u00e0 e nel tempo, al solo bacino di Osiglia.<strong> Un sacrificio, dunque, di grande portata per un&#8217;opera via via sempre pi\u00f9 contenuta<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma l&#8217;invaso di Osiglia non \u00e8 l&#8217;unico caso italiano di borghi sommersi dall&#8217;uomo per soddisfare (altri) differenti bisogni dell&#8217;uomo o, come potrebbero discettare i filosofi latini o greci, per perpetrare l&#8217;eterna rivalit\u00e0 dualistica tra acqua e fuoco (per noi moderni, quest&#8217;ultima da intendersi energia e calore). <strong>Come ci ricorda Fabio Balocco nel suo ultimo lavoro &#8220;<em>Sotto l&#8217;acqua. Storie di invasi e di borghi sommersi<\/em>&#8220;<\/strong>, in cui oltre al caso di Osiglia vengono narrate &#8211; attraverso testimonianze indirette e dirette e anche immagini fotografiche d&#8217;epoca &#8211; le situazioni di Pontechianale (nel cuneese, in Alta Val Varaita), di Ceresole Reale (nel canavese, in Val Locana), di Ag\u00e0ro (nell\u2019Ossola), di Beauregard (in Valle d&#8217;Aosta, nella Valgrisenche), di Morasco (in Val Formazza).<br>Tutti invasi realizzati, raccontati e contrapposti a quello previsto a Badalucco (Alpi Liguri, nella Valle Argentina) e mai realizzato grazie al fermo rifiuto della popolazione locale.<\/p>\n\n\n\n<p>Storie molto differenti tra loro, ma dal comun denominatore: la produzione di energia da fonti naturali attraverso tecnologie specifiche, <strong>una situazione che ci riporta inevitabilmente ai giorni nostri e alla aspra diatriba legata al proliferare di impianti fotovoltaici su suolo libero e di pale eoliche <\/strong>a punteggiare crinali e paesaggi al fine di alimentare il bisogno sempre crescente di energia. Da consumare e, ovviamente, da produrre.<\/p>\n\n\n\n<p>I lavori per la diga di <strong>Pontechianale <\/strong>iniziano nel 1936, ma gi\u00e0 l&#8217;anno prima i sondaggi tecnici procurarono danni ad abitazioni e alla torre campanaria dell&#8217;Assunta in borgata Castello. Nel 1942 l&#8217;invaso fu riempito deviando in parte le acque del rio Vallanta e quelle del Varaita di Bellino; la gente fu allontanata dalle sue case.<\/p>\n\n\n\n<p>La storia di <strong>Ceresole Reale <\/strong>inizia negli anni venti, quando fu avviato il progetto di realizzazione della grande diga che poi cancell\u00f2 borgate, sommergendole ed espropriando gli abitanti. Negli ultimi anni, la siccit\u00e0 estrema ha reso tutto il sommerso pienamente visibile: le vecchie strade e le vecchie case, testimoni silenziosi di ci\u00f2 che era un tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>La realizzazione dell&#8217;invaso di <strong>Beauregard <\/strong>risale agli anni cinquanta: sostanzialmente inutile come quello di Osiglia, ma per ragioni diverse, fu successivamente messo in sicurezza riducendo al minimo la portata da 70 milioni di metri cubi a 2 milioni di metri cubi, diminuendo l&#8217;altezza a 80 metri rispetto ai 132 iniziali.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ag\u00e0ro <\/strong>\u00e8 l&#8217;unico paese stabilmente abitato (da popolazioni Walser) dell&#8217;arco alpino occidentale che fu interamente spazzato via dalla realizzazione del relativo invaso, avviato progettualmente nel 1930. Di origini Walser anche la popolazione di <strong>Morasco<\/strong>, che abbandon\u00f2 quel luogo trasformandolo in un puro alpeggio estivo prima che Edison, nel 1936, lo sommergesse completamente per creare una diga.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli anni sessanta, invece, la tenace popolazione di <strong>Badalucco <\/strong>si ribell\u00f2 contro il progetto di una nuova diga a <strong>Molini di Triora<\/strong>, circa quattro chilometri a monte dell&#8217;abitato. Erano gli anni delle <strong>tragedie del Frejus e del Vajont <\/strong>e la gente si oppose con tutte le proprie energie; vi furono scontri con le forze dell&#8217;ordine, arresti, manifestazioni di massa che indussero il Prefetto di Imperia a sospendere i lavori. Nel 1984 Enel cerc\u00f2 di riproporre il progetto, ma anche in questo caso Sindaci e popolazione, assieme e con fermezza, si opposero e riuscirono a far fare dietrofront all&#8217;azienda. L&#8217;unione e la passione della gente vinse.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutte storie raccontate da Fabio Balocco con un metodo che ricorda le opere di <strong>Nuto Revelli<\/strong>, con un paziente lavoro di ricostruzione basato su brevi interviste biografiche con uomini e donne testimoni di quelle epoche, da cui escono ritratti di una societ\u00e0 ed economia contadina messa ai margini dall&#8217;impeto dello sviluppo e della crescita a tutti i costi.<\/p>\n\n\n\n<p><em>(Recensione di Alessandro Mortarino)<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"338\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/cover-Balocco-acqua.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-16539\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/cover-Balocco-acqua.jpg 600w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/cover-Balocco-acqua-300x169.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em><strong>Sotto l\u2019acqua. Storie di invasi e di borghi sommersi<br>di Fabio Balocco<br>LAR EDITORE<br>Anno di pubblicazione, 2024<br>92 pagine<br>Prezzo di copertina: 15,00 \u20ac<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Osiglia \u00e8 un piccolo comune sulle Alpi Liguri in provincia di Savona, nel cuore della Val Bormida, piuttosto noto grazie al suo lago che, nel [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":16539,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_members_access_role":[],"_members_access_error":""},"categories":[33,238,3824],"tags":[],"class_list":["post-16538","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-energie-rinnovabili","category-fiumi-e-dighe","category-montagne"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16538","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16538"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16538\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/16539"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16538"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16538"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16538"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}