{"id":16617,"date":"2024-06-21T11:26:31","date_gmt":"2024-06-21T09:26:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=16617"},"modified":"2024-06-25T15:11:55","modified_gmt":"2024-06-25T13:11:55","slug":"lincremento-del-consumo-di-suolo-in-veneto-e-legittimato-dalla-regione-e-i-numeri-non-mentono","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2024\/06\/lincremento-del-consumo-di-suolo-in-veneto-e-legittimato-dalla-regione-e-i-numeri-non-mentono\/","title":{"rendered":"L\u2019incremento del consumo di suolo in Veneto \u00e8 legittimato dalla Regione e i numeri non mentono"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La legge regionale n. 14\/2017, emanata per azzerare il consumo di suolo in Veneto entro il 2050, in realt\u00e0 ha moltiplicato di tre volte la superficie territoriale consumabile rispetto alla legge precedente<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>di <em>Endri Orlandin<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La questione del consumo di suolo nel nostro Paese suscita spesso pi\u00f9 di qualche discussione in termini semantici, quantitativi, di cause ed effetti e su tanto altro ancora. In una regione come il Veneto dove ormai da diversi anni l\u2019attivit\u00e0 pianificatoria, sia territoriale che urbanistica, sta avendo un fortissimo impatto sul consumo di questa risorsa non rinnovabile bisogna risalire a vent\u2019anni fa per avviare una riflessione critica rispetto ai tentativi che la Regione ha cercato di portare avanti per provare ad arginare questo fenomeno che appare oramai, nel nostro territorio, completamente fuori controllo.<\/p>\n\n\n\n<p>E per farlo i numeri sono la chiave di lettura fondamentale per consentirci di mettere a fuoco la questione.<\/p>\n\n\n\n<p>Come vedremo i numeri che entrano in gioco sono figli di leggi regionali che hanno cercato in poco pi\u00f9 di un decennio (tredici anni per l\u2019esattezza), a modo loro, di contenere (?) questo fenomeno attraverso una pianificazione del territorio che inizialmente (nel 2004) sembrava aprire a una nuova stagione di deregulation ma che, a posteriori, pur con i propri limiti, sembra una strada tutto sommato pi\u00f9 conservativa di quanto non lo sia stata la successiva legge regionale sul consumo di suolo emanata nel 2017.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 2004 costituisce l\u2019anno in cui sono cominciati, in termini legislativi (con la promulgazione della <strong>Legge regionale 23 aprile 2004 n. 11<\/strong>, \u201cNorme per il governo del territorio\u201d a cui, successivamente, \u00e8 stato aggiunto il paesaggio), i tentativi che la Regione Veneto ha messo in campo per provare a porre un freno a un <strong>fenomeno che aveva preso avvio negli anni Settanta, era letteralmente esploso negli Ottanta<\/strong> con i processi di diffusione insediativa (la tanto decantata e studiata metropoli diffusa del nord-est), era completamente <strong>impazzito assecondando derive dispersive negli anni Novanta, ed \u00e8 arrivato negli anni Duemila a riversare, sul poco territorio rimasto ancora libero, l\u2019ultima significativa colata di cemento e asfalto finendo per saturarlo quasi completamente<\/strong> (i numeri che testimoniano e quantificano questo processo sono riportati nella tabella al termine del testo).<\/p>\n\n\n\n<p>La legge regionale n. 11 del 2004, con l\u2019Atto di indirizzo Lettera C &#8211; SAU, ai sensi dell\u2019articolo 50, definiva la metodologia per il calcolo, nel piano di assetto del territorio (il corrispettivo del piano strutturale comunale in altre leggi regionali, con validit\u00e0 a tempo indeterminato), del limite quantitativo massimo della zona agricola trasformabile in zone con destinazioni diverse da quella agricola definendo, con riferimento a tre contesti territoriali (pianura, collina, montagna), la media regionale del rapporto tra la superficie agricola utilizzata (SAU) e la superficie territoriale comunale (STC). La superficie trasformabile per ogni singolo comune veniva determinata in base a un calcolo che utilizzava per ognuno dei tre contesti territoriali un indice medio di trasformabilit\u00e0 della superficie agricola utilizzata. Ma come vedremo pi\u00f9 avanti, al di l\u00e0 della spiegazione dell\u2019algoritmo utilizzato per questo calcolo, ci\u00f2 che pi\u00f9 conta \u00e8 la quantificazione finale degli ettari consumabili a livello regionale. Questo primo approccio, in termini di dimensionamento della capacit\u00e0 incrementale degli strumenti urbanistici, derivante dalla moltitudine di piani e varianti redatti ai sensi della Legge regionale 27 giugno 1985 n. 61 \u201cNorme per l\u2019assetto e l\u2019uso del territorio\u201d cercava di mettere un dito nella diga che aveva cominciato a sgretolarsi e aveva lasciato che un mare di cemento si riversasse sul territorio inondando tutto il Veneto (si veda al riguardo: AaVv, <em><a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/65200734\/Dalla_legge_regionale_n_61_del_1985_alla_nuova_legge_urbanistica_regionale_n_11_del_2004_Elementi_per_una_valutazione_dei_processi_di_pianificazione\">Dalla legge regionale n. 61 del 1985 alla nuova legge urbanistica regionale n. 11 del 2004. Elementi per una valutazione dei processi di pianificazione<\/a><\/em>, Venezia, 2008). <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019eredit\u00e0 del ciclo di pianificazione derivante dalla Lr 61\/1985 in termini di piani regolatori generali, ma ancor pi\u00f9 di varianti generali e parziali ai Prg, programmi complessi e altri strumenti di varia pianificazione, <strong>tra il 2000 e il 2007 ha raggiunto lo straordinario numero di quasi cinquemila varianti<\/strong>, pari a quasi nove strumenti urbanistici all\u2019anno per ogni comune veneto; in questi otto anni <strong>per ognuno degli allora 581 comuni<\/strong> <strong>\u00e8 come se fossero stati realizzati mediamente 72 piani e\/o varianti urbanistiche<\/strong>, di cui una parte figlie dell\u2019effetto annuncio \u201cemanazione della nuova legge urbanistica regionale\u201d (nel periodo 2000-2004), un\u2019altra, figlie delle continue deroghe concesse dalla legge regionale sul governo del territorio Lr 11\/2004 nel suo primo periodo di applicazione tra il 2004 e il 2007 (le deroghe tuttavia sono continuate anche ben oltre il 2007).<\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0 come vedremo questo approccio era il tentativo di cercare di provare a chiudere la stalla dopo che i buoi erano scappati, e principalmente per un motivo: <strong>in diversi comuni veneti il territorio agricolo trasformabile era<\/strong>, di fatto, <strong>gi\u00e0 stato trasformato<\/strong>, soprattutto in conseguenza dell\u2019effetto annuncio della nuova legge urbanistica regionale (la 11 del 2004), e quindi queste realt\u00e0 amministrative non avrebbero avuto alcuna possibilit\u00e0 di accrescere il proprio potenziale espansivo e di conseguenza non avrebbero potuto prevedere alcun incremento edificatorio. E sappiamo benissimo quanto la maggior parte dei comuni veneti fossero e siano tuttora estremamente voraci di superfici edificabili (che siano per edilizia residenziale, piuttosto che per aree industriali-artigianali, oppure commerciali, o direzionali, o altro ancora).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019effetto che la legge regionale n. 11 del 2004<\/strong> avrebbe dovuto sortire sul consumo di suolo in Veneto \u00e8 presto detto ed \u00e8 interamente ascrivibile alla quantit\u00e0 totale di SAU trasformabile a livello regionale, derivante dall\u2019<strong>applicazione del calcolo definito dall\u2019Atto di indirizzo (lett. C), che ammontava complessivamente a 9.053 ettari, pari allo 0,5% della superficie territoriale veneta<\/strong>. Dato quest\u2019ultimo che espresso in termini percentuali potrebbe sembrare poca cosa, ma che nella realt\u00e0 invece determina ulteriori consistenti quote di urbanizzazione nonostante la massiccia presenza, in diversi comuni, di significative quantit\u00e0 di previsioni insediative residuali mai utilizzate nel corso degli anni (eredit\u00e0 molto spesso del ciclo di pianificazione derivante dalla Lr 61\/1985, come visto in precedenza).<\/p>\n\n\n\n<p>La legge sul governo del territorio stabiliva (e stabilisce tuttora in quanto la legge \u00e8 ancora vigente) che gli ettari trasformabili <strong>dovevano essere poco pi\u00f9 di novemila<\/strong> ma, dalla verifica compiuta dalla Regione Veneto prima dell\u2019approvazione della legge sul contenimento del consumo di suolo (nel giugno del 2017) emerse che gli ettari di suolo consumati dai comuni <strong>erano stati 12.224<\/strong> (quasi tremila in pi\u00f9 rispetto a quelli previsti dalla Lr 11\/2004 e pari allo 0,7% della ST del Veneto, vale a dire il 35% in pi\u00f9 rispetto a quanto stabiliva la legge urbanistica).<\/p>\n\n\n\n<p>Tredici anni dopo arriviamo a una svolta la <strong>Legge regionale del 6 giugno 2017 n. 14<\/strong> \u201c<strong>Disposizioni per il contenimento del consumo di suolo<\/strong> e modifiche della legge regionale 23 aprile 2004, n. 11 \u2018Norme per il governo del territorio e in materia di paesaggio\u2019\u201d che, come ben espresso dal titolo, dovrebbe occuparsi con estrema attenzione della gestione del consumo di suolo fino al suo esaurimento entro il 2050. Questa legge, a fronte di un <strong>complesso sistema di calcolo<\/strong> (tra superfici residue, superfici residue ridotte del 40%, correttivi, percentuali da assegnare detratti i correttivi, etc.), <strong>quantifica in 12.793 ettari la quota massima di consumo di suolo ammessa fino all\u2019anno 2050 in Veneto<\/strong>, successivamente <strong>ridimensionata a 9.575 ettari<\/strong> (a seguito di alcuni provvedimenti regionali e conseguenti adeguamenti comunali), con un <strong>plafond residuo di 8.530 ettari \u201cdisponibili\u201d<\/strong>. La somma di questi due ultimi valori quantifica gli<strong> ettari consumabili<\/strong> in 18.105 che sommati ai 12.224, gi\u00e0 consumati al momento dell\u2019emanazione della legge regionale, portano a <strong>30.329 ettari <\/strong>il <strong>totale,<\/strong> pari all\u2019<strong>1,6% della superficie territoriale del Veneto<\/strong>. Ma volendo essere magnanimi ed effettuando il conteggio in base ai soli ettari consumabili \u201cridimensionati\u201d ed escludendo quelli gi\u00e0 consumati (12.224 ha), la percentuale di superficie territoriale regionale consumabile risulterebbe essere comunque quasi dell\u20191%.<\/p>\n\n\n\n<p>I numeri parlano chiaro:<strong> la legge regionale veneta n. 14 del 2017, emanata per azzerare il consumo di suolo in Veneto entro il 2050, in realt\u00e0 ha moltiplicato di tre volte la superficie territoriale consumabile determinata precedentemente dalla Lr 11\/2004<\/strong> (che \u00e8 tutt\u2019ora vigente) <strong>legittimando<\/strong>, in tal modo, <strong>il pi\u00f9 esteso consumo di suolo sul territorio veneto<\/strong>, dando l\u2019impressione di privare i comuni di un loro diritto acquisito disponendo un ridimensionamento delle previsioni urbanistiche esageratamente sovradimensionate nel corso degli anni ma in realt\u00e0 concedendo loro ampi margini di incremento. E come se non bastasse le <strong>deroghe ai limiti stabiliti dalla Lr 14\/2017<\/strong> sono state concepite a maglie talmente larghe da concedere spazio, ad esempio, all\u2019<strong>attivit\u00e0 di cava<\/strong>, oppure agli <strong>interventi attuativi delle previsioni contenute nel piano territoriale regionale di coordinamento, nei piani di area e nei progetti strategici regionali<\/strong> (vere e proprie \u201cbombe a orologeria\u201d pronte a riversare sul territorio nuove superfici edificabili con annesse cubature) <strong>che andranno a sfregiare ulteriormente il gi\u00e0 deturpato paesaggio veneto<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>E in questa situazione, giusto per non farci mancare nulla, brilla per la sua imbarazzante assenza il<strong> piano paesaggistico regionale<\/strong>, in gestazione ormai da oltre vent\u2019anni, <strong>la cui approvazione sar\u00e0 destinata a ratificare la definitiva scomparsa del paesaggio veneto<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo ci riporta al presupposto iniziale e cio\u00e8, parafrasando un vecchio adagio popolare, \u201cstavamo meglio quando pensavamo di cominciare a star peggio\u201d.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Screenshot-1771-1024x613.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-16619\" width=\"617\" height=\"368\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Screenshot-1771-1024x613.png 1024w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Screenshot-1771-300x179.png 300w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Screenshot-1771.png 1312w\" sizes=\"auto, (max-width: 617px) 100vw, 617px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>Quantificazione del consumo di suolo, reale e pianificato, in Veneto<\/em><br><em>dagli anni Ottanta al 2050<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La legge regionale n. 14\/2017, emanata per azzerare il consumo di suolo in Veneto entro il 2050, in realt\u00e0 ha moltiplicato di tre volte la [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":16620,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_members_access_role":[],"_members_access_error":""},"categories":[43,24],"tags":[124,868,146],"class_list":["post-16617","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-leggi-e-piani-regolatori","category-veneto","tag-consumo-di-suolo","tag-leggi-regionali","tag-veneto-2"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16617","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16617"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16617\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/16620"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16617"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16617"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16617"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}