{"id":16724,"date":"2024-09-04T18:38:32","date_gmt":"2024-09-04T16:38:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=16724"},"modified":"2024-09-12T08:08:12","modified_gmt":"2024-09-12T06:08:12","slug":"lasciamo-riposare-la-terra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2024\/09\/lasciamo-riposare-la-terra\/","title":{"rendered":"Lasciamo riposare la terra"},"content":{"rendered":"\n<p>di <em>Enzo Scandurra<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Pubblicato su <a href=\"https:\/\/comune-info.net\/lasciamo-riposare-la-terra\/\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/comune-info.net\/lasciamo-riposare-la-terra\/\">Comune-info-net<\/a> il 31.07.2024<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nelle Facolt\u00e0 di Ingegneria (ma non solo) la parola \u201cterra\u201d \u00e8 stata sempre sinonimo di suolo<\/strong>: suolo da edificare, suolo dove lavorare, suolo da dove estrarre risorse illimitatamente (fossili,&nbsp;<em>in primis<\/em>), comunque suolo da sfruttare. Questa visione ideologica (che nasce con la rivoluzione scientifica: la separazione tra mente e natura) e produttivistica (capitalismo sempre pi\u00f9 feroce ed estrattivo) ha prodotto, e continua a produrre, enormi danni al pianeta, desertificandolo, riducendo la sua biodiversit\u00e0, immiserendolo.<\/p>\n\n\n\n<p>La mitologia sottesa dagli studi di ingegneria si basa sull\u2019abbattimento di ogni limite o barriera (il ponte pi\u00f9 lungo, la macchina pi\u00f9 veloce, la produzione pi\u00f9 accelerata) e costituisce l\u2019alleata pi\u00f9 efficiente della <strong>crescita illimitata<\/strong> (alla base del mito di Odisseo che travalica le colonne d\u2019Ercole, i limiti del divino).<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 stato detto che <strong>su tutto questo domina la cultura del silenzio<\/strong>, una cultura che tace su tutto ci\u00f2 che dovrebbe essere invece ascoltato, dibattuto, confrontato: il silenzio dei poveri, dei dannati della terra, degli sfruttati e, ora, dei tanti morti per guerre combattute per fame di terra, acqua, di risorse che questa sapientemente dispone per la nostra sopravvivenza, di una dignit\u00e0 ferita per sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abChi grida nella notte delle macerie?\/ Non credevamo sarebbe tornata\/ La razionalit\u00e0 ci avrebbe difeso\/ Giocare a Dio non \u00e8 stato un buon affare\/ La&nbsp;<em>hybris<\/em>&nbsp;ci ha devastato\/ Branchi di semidei vagano rabbiosi\/ Noi che venimmo da un passato animale\/ Dal cuore di tenebra\/ Sognammo un incubo\/ Il ritorno all\u2019animale\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00c8&nbsp;tempo di cambiare paradigma e parole ormai usurate: terra significa \u201cmadre-terra\u201d o ancora Gaia, Biosfera, ecosistema planetario, luogo che ci ospita, che produce la vita e quanto abbiamo bisogno<\/strong>. Definita con un neologismo la terra \u00e8 Matria, luogo fisico e metaforico di accoglienza contrapposta a \u201cPatria\u201d parola inservibile, irrecuperabile. \u00abPatria \u00e8 ancora la nazione maschia (o meglio \u2013 in un rovesciamento semantico \u2013 la nazione femmina la cui inviolabilit\u00e0 \u00e8 garantita dai maschi), \u00e8 il precipitato della peggiore retorica bellicista ed escludente, respingente e classista\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Pensarsi in termini di Matria, dice Michela Murgia, consente di sradicare la prospettiva di Nazione, poich\u00e9 significa madre di tutti che nell\u2019esperienza di ognuno di noi non \u00e8 un soggetto imperativo, ma \u00e8 la prima cosa vivente scorta, la prima amata, quella sempre desiderata.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Gli uomini sono al 100% cultura e al 100% natura<\/strong>, sostiene Edgar Morin. Impossibile separare; la mente non \u00e8 pi\u00f9 nobile del corpo come pensava Descartes, entrambi prodotti di un\u2019evoluzione biologica che ci lega alla terra, non siamo abitanti occasionali<strong>, apparteniamo ad essa come gli animali e le piante<\/strong>. Siamo parte di un ecosistema planetario mosso e alimentato dall\u2019energia solare.<\/p>\n\n\n\n<p>Il vento, le maree, la pioggia e tutti gli eventi atmosferici nascono da questa energia che poco riusciamo ad usare, diversamente dalla natura che ne \u00e8 animata e da cui ricava la sua bellezza e abbondanza. Nel 1957 un oggetto fabbricato dall\u2019uomo fu lanciato nell\u2019universo e per qualche settimana gir\u00f2 intorno alla terra seguendo le stesse leggi di gravit\u00e0 che determinano il movimento dei corpi celesti. Ma, afferma Hannah Arendt, per un fenomeno piuttosto curioso la gioia non fu il sentimento dominante, quanto piuttosto di sollievo per \u00abil primo passo verso la liberazione degli uomini dalla prigione terrestre\u00bb. Nel commentare questa manifestazione Arendt sostenne che <strong>la terra \u00e8 la quintessenza della condizione umana<\/strong> e la natura terrestre, per quanto ne sappiamo, \u00e8 l\u2019unica nell\u2019universo che possa provvedere gli esseri umani di un habitat in cui muoversi e respirare senza sforzo e senza artificio. Dunque, tale sentimento \u201cdi liberazione\u201d esprime lo sforzo di rendere artificiale anche la vita, di recidere l\u2019ultimo legame per cui l\u2019uomo rientra ancora tra i figli della natura.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il nuovo paradigma mette al centro una nuova cultura<\/strong>&nbsp;all\u2019altezza dei tempi, una cultura che richiede&nbsp;<strong>un profondo ripensamento del rapporto che lega gli esseri umani al resto della vita sulla terra<\/strong>, una cultura che permetta l\u2019uscita dall\u2019antropocene, una cultura che richiede una radicalit\u00e0 ancor pi\u00f9 forte di quella all\u2019origine delle pratiche e delle lotte che hanno caratterizzato il secolo passato cui molti sono ancora ancorati.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La crisi climatica e con essa, le disuguaglianze, le migrazioni, tenderanno ad aggravarsi<\/strong>: ce lo confermano le comunit\u00e0 di scienziati che al tempo stesso ci avvertono che siamo in prossimit\u00e0 di un punto di non ritorno. Combattere la crisi climatica richiede non solo opere di mitigazione, ma anche un atteggiamento di adattamento che coinvolge le <strong>relazioni tra persone<\/strong>, soprattutto quelle pi\u00f9 fragili, quelle povere, quelle sfruttate, pi\u00f9 oppresse.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La transizione ecologica, meglio sarebbe chiamarla conversione ecologica<\/strong>, come sostiene Viale,&nbsp;<strong>dovr\u00e0 essere una transizione che muove soprattutto dal basso<\/strong>, dove le esperienze pi\u00f9 virtuose oggi gi\u00e0 in atto potranno essere replicate da altre comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La nuova prospettiva \u00e8 quella che vede il superamento tra cultura e natura, tra spirito e materia, tra mente e corpo e che mette in discussione la crescita illimitata e lo sviluppo<\/strong>. La crescita altro non \u00e8 che accumulazione di capitale e richiede lo sfruttamento della terra e degli esseri umani. Lo sviluppo \u00e8 il suo volto presentabile sotto forma di \u201csostenibile\u201d, \u201cumano\u201d, \u201cecologico\u201d. Questo <strong>slittamento semantico<\/strong> conduce verso pratiche devastanti, quali il nucleare (considerato dalla comunit\u00e0 europea \u201csostenibile\u201d), la produzione di CO2 e il suo seppellimento (per continuare a produrre senza cambiare nulla), lo sfruttamento di interi paesi e dei fondali marini, alla ricerca dei minerali rari per la costruzione di batterie per le auto elettriche. Ma i governi mondiali pubblicizzano tali rimedi come necessari per la transizione, nessuno di essi dice che<strong>&nbsp;bisognerebbe consumare di meno, spostarsi di meno<\/strong>. <strong>Mangiare una torta e poi ri-averla tale e quale come sostiene la definizione di sostenibilit\u00e0 \u00e8 un obiettivo fisicamente irraggiungibile<\/strong> come gi\u00e0 ci spiegava Georgescu-Roegen sulla base del secondo principio della termodinamica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Gi\u00e0 Giorgio Nebbia nel 1999 proponeva di abolire la parola sostenibilit\u00e0 e tutti i suoi aggettivi<\/strong>.&nbsp;<strong>La sostenibilit\u00e0 \u00e8 il trucco che i governi usano per far credere che sia possibile continuare nella stessa direzione con qualche rattoppo<\/strong>. Gregory Bateson, con riferimento alla sua conoscenza della Bibbia, ci ha insegnato che il dio ecologico non pu\u00f2 essere beffato e che <strong>in<\/strong> <strong>ecologia non esistono scorciatoie<\/strong>. La conversione ecologica <strong>indica invece una conversione a U<\/strong> nella direzione dello sviluppo e significa in primo luogo <strong>avere cura della terra e del suo vivente<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La nuova prospettiva richiede la rinuncia alla centralit\u00e0 dell\u2019uomo nell\u2019universo, la rinuncia al patriarcato, all\u2019imperialismo e a tutti i gretti nazionalismi, alle guerre, tutte<\/strong>. Ed \u00e8 quella basata su comunit\u00e0 accoglienti e sulla valorizzazione del lavoro di cura, attivit\u00e0 legate alla produzione e riproduzione della vita, comprese quelle sociali che tengono unite le comunit\u00e0 e ne rafforzano i legami.<\/p>\n\n\n\n<p>Il vero \u201csviluppo sostenibile\u201d, quello ostacolato dai poteri forti, <strong>\u00e8 quello legato al miglioramento delle condizioni di vita di una generazione, dell\u2019abolizione di ogni tipo di sfruttamento<\/strong> degli esseri umani e degli ecosistemi di supporto alla vita, quello legato all\u2019<strong>accoglienza di chi fugge<\/strong> da guerre o desertificazioni, dall\u2019<strong>abolizione degli armamenti <\/strong>in ogni paese e, dunque, da una ritrovata armonia con la terra.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella storia non c\u2019\u00e8 mai continuit\u00e0; quando poteri pur forti che siano si affermano \u00e8 altrettanto probabile che essi cadano velocemente a seguito di rivolte. Comunit\u00e0 virtuose, stili di vita diversi, pur restando silenti per anni, possono irrompere sulla scena dando luogo a capovolgimenti inediti e imprevisti, come fiumi carsici che riaffiorano prepotentemente dopo lunghi tratti attraversati nel sottosuolo, silenti.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 gi\u00e0 accaduto. Non avverr\u00e0 spontaneamente; ogni cambiamento determina lutti e gioie; \u00e8 probabile che avvenga al seguito di rivolte non pacifiche, <strong>di certo non con la rassegnazione al consumismo e al pensiero unico,<\/strong> almeno fino a quando non ci sar\u00e0 pi\u00f9 nulla da consumare su questa terra.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 chi tra di noi crede che l\u2019unico conflitto sia quello tra gli uomini per il possesso del potere o per il mantenimento del predominio. Credo che l\u2019epoca attuale abbia fatto emergere che questo stesso conflitto vede ora quegli stessi uomini contro la madre-terra dispensatrice di beni. <strong>Non ci sono due conflitti separati:&nbsp;il predominio degli uomini sui propri simili comprende quello pi\u00f9 vasto del predominio sulla natura.<\/strong>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019armonia con la natura ha bisogno di pace, \u00e8 pace. <strong>Come Universit\u00e0, come studiosi, cultori e depositari del pensiero critico disinteressato, abbiamo il dovere di contribuire a erigere queste casematte di resistenza negli atenei e nei territori<\/strong>; sentinelle silenti che torneranno utili nel momento in cui l\u2019umanit\u00e0, si spera, ritrover\u00e0 la sua Ragione.<\/p>\n\n\n\n<p>Nota: il titolo riprende quello di un libro di Giovanni Franzoni del 1999.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Enzo Scandurra<\/strong> \u00e8 urbanista, saggista e scrittore. Ha insegnato per oltre quarant\u2019anni \u201cSviluppo sostenibile per l\u2019ambiente e il territorio\u201d. Collabora con numerose riviste scientifiche. Ha scritto molti saggi sulle trasformazioni delle citt\u00e0. Tra i suoi libri: Un paese ci vuole (2007), Ricominciamo dalle periferie (2009), Vite periferiche (2012), Fuori squadra (2017), Splendori e miserie dell\u2019urbanistica (con I. Agostini, 2018).<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Enzo Scandurra Pubblicato su Comune-info-net il 31.07.2024 Nelle Facolt\u00e0 di Ingegneria (ma non solo) la parola \u201cterra\u201d \u00e8 stata sempre sinonimo di suolo: suolo [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":16725,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[41],"tags":[2971],"class_list":["post-16724","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-opinioni","tag-conversione-ecologica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16724","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16724"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16724\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/16725"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16724"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16724"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16724"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}