{"id":16819,"date":"2024-10-31T09:34:58","date_gmt":"2024-10-31T08:34:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=16819"},"modified":"2024-11-01T17:18:40","modified_gmt":"2024-11-01T16:18:40","slug":"veneto-urbanistica-addio-occupazione-di-suolo-contro-tutela-del-paesaggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2024\/10\/veneto-urbanistica-addio-occupazione-di-suolo-contro-tutela-del-paesaggio\/","title":{"rendered":"Veneto, urbanistica addio. Occupazione di suolo contro tutela del paesaggio"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Se il buongiorno si vede dal mattino\u2026 Documento preliminare alla \u201cVariante al Ptrc con specifica considerazione dei valori paesaggistici &#8211; I stralcio\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>di Endri Orlandin<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>A vent\u2019anni dalla pubblicazione del Documento programmatico preliminare per le consultazioni del Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (Ptrc) del Veneto la Regione, con DGR n. 759 del 2 luglio 2024, ha adottato il Documento Preliminare e il Rapporto Ambientale Preliminare della \u201cVariante al Ptrc 2020 con specifica considerazione dei valori paesaggistici &#8211; I stralcio\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che emerge dalla lettura di questo documento \u00e8 che le aspettative per il destino del paesaggio veneto non sono troppo confortanti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Una premessa cronologica alle recenti vicende pianificatorie venete<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ho definito il <strong>Ptrc<\/strong>, approvato dal Consiglio regionale nel giugno del 2020, un \u201c<strong>visconte dimezzato<\/strong>\u201d (si veda il mio commento del 24 luglio 2020 su <a href=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2020\/07\/il-nuovo-piano-territoriale-regionale-di-coordinamento-del-veneto-ptrc-2020-un-visconte-dimezzato\/\">http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2020\/07\/il-nuovo-piano-territoriale-regionale-di-coordinamento-del-veneto-ptrc-2020-un-visconte-dimezzato<\/a>), in quanto <strong>privo della specifica considerazione dei valori paesaggistici<\/strong> ai sensi del \u201cCodice dei beni culturali e del paesaggio\u201d DLgs n. 42 del 2004.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel novembre del 2022 \u00e8 stato sottoscritto, da parte del Ministro della Cultura e del Presidente della Regione Veneto, un \u201cProtocollo congiunto per l\u2019adeguamento dell\u2019Intesa sottoscritta nel 2009 per l\u2019elaborazione congiunta del Piano paesaggistico regionale\u201d, ai sensi degli artt. 135 e 143 del Codice e dell\u2019art. 45 ter della Lr n. 11 del 2004. L\u2019intesa prevede che <strong>il nuovo strumento paesaggistico venga approvato per stralci<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il <strong>primo stralcio<\/strong> \u00e8 costituito da una <strong>Variante al Ptrc<\/strong> <strong>limitatamente ai beni paesaggistici<\/strong> (il cui avvio \u00e8 stato deliberato con DGR n. 745 del 22 giugno 2023).<\/p>\n\n\n\n<p>Con DGR n. 759 del 2 luglio 2024, sono stati <strong>adottati<\/strong> il <strong>Documento Preliminare<\/strong> e il <strong>Rapporto Ambientale Preliminare<\/strong> <strong>della Variante al Ptrc<\/strong> e, parallelamente, \u00e8 stata avviata la procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS).<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Una questione formale: siamo sicuri che una pianificazione paesaggistica per stralci funzioni?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il ricorso allo strumento della Variante (in realt\u00e0, delle Varianti, in quanto si proceder\u00e0 per stralci successivi), dal punto di vista formale, costituisce implicitamente un\u2019<strong>ammissione di debolezza da parte della Regione Veneto<\/strong>, in quanto la <em>ratio<\/em> metodologica e gestionale auspicherebbe, a seguito dell\u2019approvazione del <strong>Ptrc 2020, un piano a dir poco \u201csbilanciato\u201d verso politiche insediative e infrastrutturali incrementali<\/strong>, almeno la redazione di un <strong>piano paesaggistico regionale autonomo e forte<\/strong> <strong>di una<\/strong> <strong>propria e precisa impronta disciplinare e procedurale<\/strong> in grado di controbilanciare gli effetti urbanistici del piano di coordinamento territoriale.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma del resto, per chi conosce un po\u2019 l\u2019assetto organizzativo degli uffici regionali veneti, sarebbe come aspettarsi che <strong>la mano sinistra non sappia cosa fa la destra<\/strong>; quindi, in buona sostanza, la Direzione Pianificazione territoriale che ha redatto il Ptrc 2020 dovrebbe disconoscere, o quantomeno ribilanciare, le proprie scelte all\u2019atto di redigere la \u201cVariante al Ptrc con specifica considerazione dei valori paesaggistici &#8211; I stralcio\u201d. Ci sembra assai difficile, direi quasi impossibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 stata una scelta stravagante n\u00e9 una recentissima innovazione tecnico-procedurale ad aver spinto alcune regioni a optare per la soluzione di redigere due distinti piani: un esempio \u00e8 la Regione Piemonte, che vanta una solida tradizione pianificatoria, la quale ha approvato il Piano paesaggistico regionale nel 2017, mentre il Piano territoriale regionale (il corrispettivo del Ptrc veneto) era gi\u00e0 stato approvato nel 2011. Ma possiamo citare anche altre regioni: la Lombardia, il Friuli Venezia Giulia (che ha approvato il Piano paesaggistico regionale nel 2018), l\u2019Emilia-Romagna, l\u2019Abruzzo e la Calabria. Insomma, quella che possiamo definire una nutrita schiera di soggetti che non hanno avuto il timore di affidare a due diversi strumenti di pianificazione la gestione del territorio regionale (piano territoriale urbanistico e piano paesaggistico).<\/p>\n\n\n\n<p>E pensare che, in fondo, persino il primo Ptrc (quello approvato nel 1992) venne trattato meglio (se cos\u00ec si pu\u00f2 dire), in quanto si scelse, per attribuirgli la valenza paesistica (oggi diremmo \u201cpaesaggistica\u201d), di procedere attraverso la via legislativa con l\u2019emanazione di una legge regionale ad hoc, la n. 9 del 1986 (legge che ai tempi fece alzare il sopracciglio a pi\u00f9 di un esperto di pianificazione per la scelta procedurale che venne compiuta dalla Regione Veneto).<\/p>\n\n\n\n<p>E veniamo ai contenuti del \u201cDocumento preliminare alla Variante al Ptrc con specifica considerazione dei valori paesaggistici &#8211; I stralcio\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Con il primo stralcio \u00e8 previsto che <strong>si intervenga<\/strong> <strong>limitatamente ai beni paesaggistici<\/strong>, come disposto dall\u2019art. 135, comma 1, del Codice dei Beni culturali e del paesaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo stralcio interverr\u00e0, quindi, solo ed esclusivamente sui beni<strong> <\/strong><strong><em>ex lege<\/em><\/strong><strong> n. 1497 del 1939<\/strong> (ossia le bellezze individue e d\u2019insieme) ed<strong> <\/strong><strong><em>ex lege<\/em><\/strong><strong> n. 431 del 1985<\/strong> (le vaste aree di interesse ambientale); grazie anche alla disponibilit\u00e0 interessata del Ministero della Cultura che, cos\u00ec facendo, andr\u00e0 a soddisfare il bisogno primario delle sue ramificazioni periferiche (le Soprintendenze) di tutelare prioritariamente, anzi esclusivamente, tali beni. Con questo obiettivo si proceder\u00e0, pertanto, alla cosiddetta \u201cvestizione\u201d dei vincoli, cio\u00e8 la schedatura con specifica disciplina d\u2019uso degli immobili e delle aree dichiarate di notevole interesse pubblico ai sensi dell\u2019art. 136 del Codice.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tutto il resto del territorio, in questo modo e in questo momento<\/strong> (o, meglio, nel momento in cui verr\u00e0 approvata la prima variante), <strong>non viene pianificato<\/strong>. Perch\u00e9 occorre ricordare che per lo Stato (il MiC e le Soprintendenze) il paesaggio da tutelare ai sensi dell\u2019art. 9 della Costituzione, e in forza del Codice dei beni culturali e del paesaggio (DLgs 42 del 2004), \u00e8 solo quello dei beni vincolati ai sensi della legge 1497 del 1939 e della legge 431 del 1985 (non a caso, l\u2019art. 135 del Codice recita: \u201cl\u2019elaborazione dei piani paesaggistici avviene congiuntamente tra Ministero e regioni, limitatamente ai beni paesaggistici di cui all\u2019articolo 143 comma 1, lett. b, c, d \u2026\u201d). Quindi per l\u2019amministrazione statale tutto il resto non conta o, nel migliore dei casi, conta poco.<\/p>\n\n\n\n<p>Pertanto con la prima variante al Ptrc verranno salvaguardati esclusivamente i beni gi\u00e0 sottoposti a tutela, mentre la pianificazione del \u201crestante\u201d paesaggio (quello che, per intenderci, comprende in primo luogo la dimensione agroproduttiva, ovvero il paesaggio agrario), viene rimandata a uno stralcio successivo. In tal modo, la componente territoriale maggiormente sottoposta alla costante pressione insediativa e infrastrutturale continuer\u00e0 ancora inesorabilmente a essere erosa dal consumo di suolo, in attesa di una variante stralcio che (forse) si occupi del ricchissimo palinsesto dei paesaggi veneti.<\/p>\n\n\n\n<p>Aspettando Godot\u2026<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Una questione sostanziale: tutela del paesaggio vs consumo di suolo, o viceversa?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La prima Variante, a partire da quanto sin qui illustrato, si concentra quindi su uno stato di fatto da tempo consolidato, che tutela esclusivamente le bellezze individue e d\u2019insieme (beni <em>ex lege<\/em> n. 1497 del 1939) e le vaste aree di interesse ambientale (<em>ex lege<\/em> n. 431 del 1985, cd legge Galasso). <strong>Tutto il resto del paesaggio<\/strong>, esclusa un\u2019ulteriore minima parte di territorio che sta all\u2019interno dei confini dei parchi e delle riserve (nazionali o regionali) oppure \u00e8 sottoposto a una blanda tutela dai piani di gestione dei siti Unesco<strong>, al momento e <\/strong><strong><em>sine die<\/em><\/strong><strong> costituisce terreno di conquista per lo sviluppo urbanistico<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto, con un ritmo incalzante, l\u2019ultima rilevazione di ISPRA indica all\u201911,9% la superficie regionale erosa dal consumo di suolo in Veneto (quello netto, tra il 2021 e i 2022, \u00e8 stato di 739 ettari), si sta depauperando un bene prezioso come il suolo e con esso il patrimonio materiale e immateriale dei valori e dei segni che determinano il nostro paesaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Per fornire un ultimo dato rispetto a cos\u2019\u00e8 successo <strong>da quando la Regione Veneto ha intrapreso la lunga strada per tentare di arrivare a dotarsi di uno strumento di pianificazione che si occupi di paesaggio<\/strong> (Ptrc a valenza paesaggistica, oppure Piano paesaggistico regionale, ovvero Variante paesaggistica al Ptrc, fintanto che qualcuno non si inventi una nuova e pi\u00f9 affascinante formula) <strong>il consumo di suolo netto tra il 2006 e il 2022 nella nostra regione \u00e8 stato di 13.079 ettari, pari a una media annuale di 817 ettari<\/strong> (che pone il Veneto in terza posizione a livello nazionale dopo Lombardia e Puglia, dato ISPRA).<\/p>\n\n\n\n<p>Occorre ricordare, inoltre, come <strong>la presunta fame di infrastrutture, che affligge da decenni il Veneto (ma forse, pi\u00f9 che la regione geografica, i governanti veneti) e non sembra in grado di trovare appagamento, abbia portato danni irreversibili al paesaggio<\/strong>. <strong>Opere come la Superstrada Pedemontana Veneta, <\/strong>la terza corsia dell\u2019A4 tra Venezia-Trieste, l\u2019alta velocit\u00e0 ferroviaria nelle tratte tra Brescia e Verona e tra Verona e Vicenza hanno prodotto ingenti consumi di suolo (oltre l\u201980% dei 739 ettari netti consumati tra il 2021 e il 2022) che, grazie ai poteri dell\u2019articolo 12, lettera c), della Lr n. 14 del 2017 \u201cDisposizioni per il contenimento del consumo di suolo \u2026\u201d, <strong>vengono sempre consentite in deroga ai limiti stabiliti dalla legge stessa<\/strong>. E adesso possiamo aggiungerci pure le opere per le olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, <strong>un disastro che si continua a perpetrare nell\u2019assoluta indifferenza di chi governa questa regione<\/strong>, come se non potessimo fare a meno di opere pubbliche che, un attimo dopo essere state completate, divengono obsolete.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Una questione operativo-gestionale: le vecchie abitudini non si abbandonano mai?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019impostazione dell\u2019assetto gestionale del futuro sistema di pianificazione del paesaggio veneto lascia facilmente presagire come <strong>la Regione avr\u00e0 un ruolo assolutamente centralizzatore e verticistico nella definizione dei futuri assetti paesaggistici<\/strong>. Non a caso, il secondo stralcio di piano (quello che dovrebbe costituire la seconda variante al Ptrc 2020), previsto dal Protocollo congiunto tra Regione Veneto e Ministero della Cultura, verter\u00e0 su <strong>14 specifici Piani Paesaggistici Regionali d\u2019Ambito<\/strong> (PPRA) che verranno redatti ai sensi dell\u2019articolo 45 ter della Lr n. 11 del 2004. Assecondando tale logica risulta comunque alquanto oscuro comprendere se dovremo aspettarci 14 stralci (uno per ognuno dei Piani paesaggistici regionali d\u2019ambito) oppure se la Variante-secondo stralcio conterr\u00e0 il mosaico di tutti i 14 Piani d\u2019ambito.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec facendo, <strong>la Regione riprenda una vecchia tradizione pianificatoria<\/strong>, quella dei Piani d\u2019area, gi\u00e0 presenti nel primo Ptrc (quello approvato nel 1992), che nell\u2019ipotesi originaria dovevano progressivamente andare in maniera armonica e interdipendente a pianificare paesaggisticamente e per aree contigue l\u2019intero territorio regionale, secondo quattro livelli di priorit\u00e0 (i piani d\u2019area contestuali al Ptrc; i PdA di secondo e terzo intervento; gli ambiti unitari di pianificazione di quarto livello, cio\u00e8 i sistemi lineari: aste fluviali, strade di valore storico e percorsi archeologici, fasce di interconnessione dei sistemi storico-ambientali).<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle modalit\u00e0 di attuazione e applicazione, tuttavia, questi strumenti hanno completamente disatteso gli obiettivi e il disegno strategico-gestionale originale. I dodici Piani d\u2019Area regionali approvati costituiscono un\u2019esperienza pianificatoria, che si \u00e8 svolta in un arco temporale di quasi un ventennio portando alla redazione di strumenti completamente autonomi e indipendenti, che hanno interessato territori assolutamente eterogenei, vuoi in termini di morfologie paesaggistiche, di funzioni presenti e di superfici territoriali (esempi ne sono: il PdA Delta del Po, PdA Auronzo Misurina, PdA Quadrante Europa, PdA Fontane Bianche) e hanno prodotto scarsi effetti in termini di tutela del territorio (fatta eccezione solo per alcuni di essi, vedi il PdA della Laguna e dell\u2019Area Veneziana).<\/p>\n\n\n\n<p>Questo approccio alla pianificazione territoriale, bench\u00e9 la Regione Veneto lo abbia sempre promosso come un atto di grande apertura e disponibilit\u00e0 alla collaborazione e condivisione delle scelte di piano con le comunit\u00e0 locali (la \u201ccostruzione sociale del piano\u201d), nella realt\u00e0 dei fatti \u00e8 sempre stato un atteggiamento esclusivamente di facciata in quanto <strong>la regia di questi processi pianificatori \u00e8 sempre stata saldamente nelle mani degli uffici regionali<\/strong>, che non hanno mai avuto la bench\u00e9 minima idea di spartirla con chicchessia. Alle comunit\u00e0 veniva lasciato il ruolo di semplici spettatori di <strong>un processo di progettazione che veniva svolto altrove<\/strong>, <strong>con obiettivi precisi e scarsamente condivisi<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo schema di approccio operativo rimane quindi inchiodato a un <strong>modello <\/strong><strong><em>top-down<\/em><\/strong>, <strong>dove la Regione \u00e8 l\u2019attore unico dell\u2019azione pianificatoria<\/strong> che si confronta a valle delle sue decisioni con gli interlocutori locali, che potranno dire la loro solo nell\u2019unico momento formale in cui diverranno parte attiva nel processo di formazione del piano, quando cio\u00e8 verr\u00e0 permesso loro di intervenire attraverso la presentazione di eventuali osservazioni allo strumento adottato (poco prima della sua approvazione).<\/p>\n\n\n\n<p>Con una filosofia di <strong>pianificazione prevalentemente verticistica<\/strong>, frutto delle indicazioni definite giuste dalle comunit\u00e0 di esperti, in cui i principi regolativi sono per lo pi\u00f9 di natura <em>top-down<\/em>, <strong>le scelte non possono che essere di tipo gerarchico-impositivo<\/strong> (istituzioni e decisori <em>versus<\/em> comunit\u00e0 locali). In questa dimensione procedurale, il coinvolgimento nella formazione del piano vede come prioritaria la cooptazione dei saperi esperti e solo marginalmente dei saperi diffusi (quelli propri delle comunit\u00e0); il modello di <em>visioning<\/em>, quando \u00e8 presente, \u00e8 per lo pi\u00f9 \u201cretrospettivo\u201d, basato cio\u00e8 su sistemi di obiettivi piuttosto che sulla proiezione verso uno scenario futuro. Una condizione nella quale<strong> le comunit\u00e0 locali vengono costantemente tenute al margine<\/strong> (se non al di fuori) <strong>delle decisioni<\/strong>, come se il loro contributo alla formazione del piano fosse inutile o non ritenuto conforme alle scelte del decisore.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure <strong>la Convenzione europea del paesaggio mette al centro dei processi decisionali le comunit\u00e0 locali<\/strong> e il ruolo che devono svolgere nell\u2019attivit\u00e0 di definizione e identificazione dei paesaggi e successivamente nella loro pianificazione e gestione.<\/p>\n\n\n\n<p>Credo che ormai i tempi siano maturi per <strong>coinvolgere realmente le comunit\u00e0 locali nei processi di pianificazione paesaggistica che le interessano direttamente<\/strong> e l\u2019occasione della ripresa del processo di attribuzione della valenza paesaggistica al Ptrc 2020 dovrebbe essere il momento pi\u00f9 opportuno, altrimenti sar\u00e0 l\u2019ennesima occasione perduta dalla Regione Veneto.<\/p>\n\n\n\n<p>Certo le premesse non sono le migliori, ma staremo a vedere\u2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se il buongiorno si vede dal mattino\u2026 Documento preliminare alla \u201cVariante al Ptrc con specifica considerazione dei valori paesaggistici &#8211; I stralcio\u201d di Endri Orlandin [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":16820,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[24],"tags":[124,92],"class_list":["post-16819","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-veneto","tag-consumo-di-suolo","tag-paesaggio"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16819","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16819"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16819\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/16820"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16819"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16819"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16819"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}