{"id":16879,"date":"2024-11-27T23:17:17","date_gmt":"2024-11-27T22:17:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=16879"},"modified":"2024-11-28T22:07:34","modified_gmt":"2024-11-28T21:07:34","slug":"il-vero-primato-di-milano-e-quello-di-negare-la-realta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2024\/11\/il-vero-primato-di-milano-e-quello-di-negare-la-realta\/","title":{"rendered":"Il vero primato di Milano \u00e8 quello di negare la realt\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Milano \u00e8 davvero la citt\u00e0 pi\u00f9 vivibile d\u2019Italia? A leggere le classifiche s\u00ec, a guardare con attenzione i dati forse no. Merito delle narrazioni entusiastiche e compiacenti sulla citt\u00e0, capaci di alterare i fatti e negare i problemi. Una risposta di Lucia Tozzi al pezzo di Gianluca Nativo<\/h2>\n\n\n\n<p>di <em>Lucia Tozzi<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Articolo originale su <em><a href=\"https:\/\/lucysullacultura.com\/il-vero-primato-di-milano-e-quello-di-negare-la-realta\/\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/lucysullacultura.com\/il-vero-primato-di-milano-e-quello-di-negare-la-realta\/\">Lucy sulla Cultura<\/a><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Niente \u00e8 pi\u00f9 reazionario che ridurre le questioni politiche a \u201cscontro di narrazioni\u201d, come se il piano materiale non esistesse. Purtroppo questa idea, oggi parecchio dominante, \u00e8 alimentata da politici di destra e sinistra, dalle migliaia di scuole di scrittura creativa, dai manuali di neuromarketing, dai dipartimenti di psicologia comportamentale, dagli influencer, dagli operatori sociali e, orribilmente, dai giornali, soprattutto nelle pagine culturali ed economiche. Per risolvere i problemi basta \u201ccambiare la narrazione\u201d e quelli, puff, spariscono. Milano \u00e8 in crisi? Basta risollevare il morale delle truppe, trovare la metafora giusta come nel film aspirazionale su Mandela presidente che sconfigge l\u2019apartheid ancora forte in Sudafrica facendo giocare i neri a rugby, lo sport dei bianchi. O trovare l\u2019eroe, come il cecchino portentoso che col suo esempio cambia le sorti della battaglia di Stalingrado e del mondo \u2013 un film pi\u00f9 spiritoso, ma pur sempre patetico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La giunta milanese ha <em>trovato<\/em> una <strong>sorprendente classifica, che a dispetto dell\u2019aria velenosa, delle proteste che si moltiplicano, delle inchieste giudiziarie sugli abusi, le conferisce il titolo di citt\u00e0 con la migliore qualit\u00e0 della vita<\/strong>. Ora, le classifiche sulla qualit\u00e0 della vita sono, per loro stessa natura, assurde: quantificare la qualit\u00e0 \u00e8 la pi\u00f9 arbitraria e scivolosa delle operazioni, a partire dalla scelta dei parametri e dei metodi per misurarli, che non metterebbero d\u2019accordo neanche tre persone intorno a un tavolo, figurarsi gli abitanti di una citt\u00e0. Questa lo \u00e8 in modo particolare, perch\u00e9 guardando i suoi posizionamenti suddivisi per sottocategorie si evince chiaramente che Milano si piazza all\u2019<strong>ultimo posto per superamento di PM 2,5-10<\/strong>, va malissimo ovviamente per l\u2019aumento dei <strong>prezzi al metro quadro<\/strong>, \u00e8 in posizione media o medio bassa per <strong>natalit\u00e0, sicurezza, sicurezza sul lavoro<\/strong>, e medio alta (ma non prima) solo per <strong>posti letto in ospedale<\/strong> in rapporto alla popolazione \u2013 superata da Catanzaro \u2013, occupazione e titoli di studio. Dati, questi ultimi, che oltretutto sono viziati all\u2019origine, dal <strong>calcolare come parimenti occupati un professore universitario a vita e un precario che racimola duecento euro al mese<\/strong>, e rilevando la percentuale di <strong>laureati solo nella fascia 25-39<\/strong>, cio\u00e8 in quel ceto di abitanti che in gran parte \u00e8 stata \u201cattratta\u201d, o \u201cstrappata\u201d da altre citt\u00e0 per cercare lavoro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Qualunque sia l\u2019alchimia che ha potuto fare di questi dati mediocri numeri da primato, il quadro pur edulcorato che ne risulta \u00e8 quello di <strong>una citt\u00e0 \u201cultima spiaggia\u201d, dove si \u00e8 costretti a venire o passare per trovare un lavoro purchessia, ma in cui \u00e8 difficile e anche poco desiderabile stabilirsi<\/strong>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Utilizzare questa triste e aleatoria classifica per sostenere, come hanno fatto tanti giornali e media, cheil vento \u00e8 cambiato, che possiamo lasciarci alle spalle la moda di parlare male di Milano come se si trattasse di liberarsi della nefasta ossessione per il ceruleo della stagione passata, \u00e8 espressione della miseria ideologica in cui siamo immersi.&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Dati ben pi\u00f9 cogenti di quelli raccolti da queste agenzie di comunicazione testimoniano che questa \u00e8 la <strong>capitale italiana della disuguaglianza crescente, della concentrazione della ricchezza, della facilitazione degli interessi immobiliari e finanziari, della privatizzazione e distruzione dei servizi pubblici<\/strong>. Ricerche universitarie, report immobiliari, studi indipendenti, inchieste giornalistiche, picchetti antisfratto, denunce dei comitati, tende degli studenti e le recenti inchieste giudiziarie dimostrano in modo difficilmente contestabile che Milano \u00e8 un <strong>luogo che costruisce lusso e privilegio sottraendo risorse e beni comuni alle fasce meno agiate<\/strong>. <strong>Dirada il trasporto pubblico capillare nelle periferie per servire il centro, chiude piscine pubbliche a basso costo trasformandole in spa private, trasferisce il patrimonio librario delle grandi biblioteche a fondazioni, cede aree verdi a fondi immobiliari che le distruggono tagliandogli pure oneri e costi, lascia degradare le case popolari per poi venderle o sostituirle con case per ricchi<\/strong>. Questi sono <strong>fatti, non narrazioni<\/strong>. Sono forme di ingiustizia misurabili e misurate, ormai presenti in migliaia di ridondanti documentazioni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La <em>narrazione <\/em>\u00e8 invece quella patina infida che occulta questi fatti, quella che altera i dati, quella che al limite, quando l\u2019evidenza non si pu\u00f2 pi\u00f9 negare, naturalizza questi problemi come esternalit\u00e0 negative del successo, e\/o come problemi comuni a tutte le citt\u00e0 del mondo<\/strong>: \u201cSignora mia, di che si lamenta, sapesse quanto costa una stanza a New York o a Parigi\u201d. E che, per legittimare le ragioni della rendita e della valorizzazione, interpella direttamente gli abitanti pi\u00f9 affluenti, citando le loro manifestazioni di benessere come una prova schiacciante contro chi protesta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Come \u00e8 successo nel caso di <strong>Cascina Merlata<\/strong>: <a href=\"https:\/\/www.raiplay.it\/video\/2024\/10\/Milano-lurbanistica-della-solitudine---PresaDiretta-20102024-1200b9a9-3049-4e10-995f-937660147173.html\">un servizio tv ha descritto il quartiere come un progetto mirato alla pura massimizzazione della rendita a dispetto della socialit\u00e0 degli abitanti<\/a>, suscitando la reazione sdegnata di un gruppo di condomini, offesi per il danno di immagine (o forse preoccupati per l\u2019eventuale danno che la cattiva immagine avrebbe comportato per il proprio investimento). L\u2019episodio \u00e8 stato brandito come una clava contro la critica urbana: sono tutte astrazioni ideologiche, gli abitanti sono felici. Nessuno si \u00e8 posto la domanda: <strong>\u201cSi, ma QUALI abitanti\u201d? <\/strong>A Cascina Merlata, quelli degli appartamenti di lusso \u2013 mentre quelli delle case meno care languono ai piani bassi, all\u2019ombra degli altri palazzi, stretti tra i cancelli e i muri opprimenti, terrorizzati alla sola idea di prendere parola.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Probabilmente \u00e8 per questo che <strong>Milano resta un modello cos\u00ec caro al fronte del liberalismo progressista<\/strong>: <strong>non perch\u00e9 resiste a qualsiasi narrazione \u2013 decisamente no \u2013 ma perch\u00e9 ha messo in piedi un apparato comunicativo che si ostina, con una pervicacia maggiore di quanto si potesse immaginare, a non arrendersi a nessuna emersione del reale e del politico<\/strong>. Milano \u00e8 il <strong>baluardo nazionale della negazione della realt\u00e0<\/strong>: se ci sono le buche per strada non \u00e8 a causa della scelta politica di risparmiare sulla manutenzione, \u00e8 per il climate change. Se nessuno riesce a pagare l\u2019affitto con lo stipendio, \u00e8 colpa delle regole antiquate che non permettono di attuare le gabbie salariali. Se le case popolari non vengono assegnate, la responsabilit\u00e0 \u00e8 del governo ladro. Se gli attivisti senza sosta cercano di ostacolare la densificazione e il consumo di suolo, \u00e8 perch\u00e9 sono dei conservatori luddisti. Se decine di inchieste giudiziarie rivelano che a Milano si costruiscono grattacieli senza seguire le regole urbanistiche in uso nel resto d\u2019Italia, risparmiando sulle tasse a scapito delle casse pubbliche e dei servizi ai cittadini, Milano pretende una legge che stravolga le regole urbanistiche di tutta Italia, pur di dimostrare di avere ragione e continuare ad autodistruggersi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Forse invece di concentrarci sui negazionisti climatici fan degli idrocarburi faremmo meglio a concentrarci sui danni prodotti dei negazionisti alla milanese. Il meteorite pi\u00f9 grosso sta cadendo da quella parte.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lucia Tozzi \u00e8 studiosa di politiche urbane e giornalista freelance. Il suo ultimo libro \u00e8 <em>L\u2019invenzione di Milano. Culto della comunicazione e politiche urbane&nbsp;<\/em>(Cronopio 2023)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Milano \u00e8 davvero la citt\u00e0 pi\u00f9 vivibile d\u2019Italia? 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