{"id":16930,"date":"2024-12-22T23:59:28","date_gmt":"2024-12-22T22:59:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=16930"},"modified":"2024-12-27T23:31:33","modified_gmt":"2024-12-27T22:31:33","slug":"il-paesaggio-come-elemento-chiave-del-turismo-di-qualita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2024\/12\/il-paesaggio-come-elemento-chiave-del-turismo-di-qualita\/","title":{"rendered":"Il paesaggio come elemento chiave del turismo di qualit\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p>di <em>Frederick Bradley<\/em> (<a href=\"http:\/\/guipa.it\/\" data-type=\"URL\" data-id=\"http:\/\/guipa.it\/\">guipa.it<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la pubblicazione del mio articolo <strong><a href=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2024\/09\/perche-il-bel-paesaggio-puo-distruggere-il-paesaggio\/\">Perch\u00e9 il \u201cbel paesaggio\u201d pu\u00f2 distruggere il paesaggio<\/a><\/strong>, in cui si analizzano le fasi che portano alla comparsa del fenomeno dell\u2019<strong>overtourism<\/strong> in territori paesaggisticamente rilevanti, la Redazione di questo blog mi ha invitato a dar seguito a quanto scritto per proporre pratiche efficaci per approcciare a un turismo di qualit\u00e0, possibilmente non elitario. Questo nell\u2019idea, del tutto condivisibile, che un tale approccio possa contribuire a ridurre gli effetti negativi che il turismo di massa ha spesso sul territorio. \u00c8 evidente come la soluzione alla massificazione del turismo investa problematiche che vanno ben oltre la sola visione del paesaggio e, essendo il mio specifico interesse limitato a questo aspetto, ritengo purtroppo di non essere nella posizione di poter formulare proposte esaustive in tal senso.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sento per\u00f2 di suggerire una riflessione sui caratteri dell\u2019overtourism, che com\u2019\u00e8 noto rappresenta la conseguenza peggiore del turismo di massa, sui concetti base per evitarlo e su come la lettura del paesaggio possa portare a vedere\/conoscere il territorio in un\u2019ottica diversa dalla visione turistica tradizionale, arrivando cos\u00ec a costituirne una valida alternativa.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La Treccani definisce l\u2019overtourism<\/strong> il \u201c<em>sovraffollamento turistico, concentrato in alcuni periodi dell&#8217;anno in citt\u00e0 e siti famosi, che provoca o pu\u00f2 provocare danni ai monumenti e all&#8217;ambiente, oltrech\u00e9 disagi per i residenti<\/em>\u201d. Dunque un\u2019accezione che non solo sancisce il carattere del tutto negativo dell\u2019overtourism, ma sottende anche i presupposti affinch\u00e9 questo fenomeno non si verifichi. In estrema sintesi, tali presupposti sono:<\/p>\n\n\n\n<p>a) <strong>Riconoscere i danni oggettivi causati dall\u2019overtourism<\/strong>. Una posizione che in realt\u00e0 non \u00e8 sempre cos\u00ec scontata. \u00c8 improbabile, ad esempio, che i gestori di un qualunque esercizio commerciale (ristoratore, venditore di souvenir o di prodotti tipici, ecc.) ritengano un danno il possibile incremento degli introiti grazie a un aumento esponenziale di turisti.<\/p>\n\n\n\n<p>b) <strong>Non considerare il mero interesse economico come la sola priorit\u00e0 dell\u2019offerta turistica<\/strong>. \u00c8 la diretta conseguenza del presupposto precedente e richiede una visione politica che potrebbe costare molto in termini di consenso.<\/p>\n\n\n\n<p>c) <strong>Accettare il fatto ineludibile che un territorio abbia limiti fisiologici di ricezione<\/strong>. Ogni viaggiatore sa che nella sua valigia pi\u00f9 di tanto non ci entra, pena la rottura delle cerniere. Per un territorio vale la stessa legge fisica, dove la rottura delle cerniere corrisponde al complesso di problemi creati dal sovraffollamento.<\/p>\n\n\n\n<p>d) <strong>Avere la consapevolezza del valore economico dell\u2019integrit\u00e0 di un territorio dal punto di vista ambientale, storico e culturale.<\/strong> \u00c8 sotto gli occhi di tutti il fatto che con la cultura non si mangia, sostenuto una decina di anni fa da un Ministro della Repubblica, sia del tutto falso. Per estensione, ci\u00f2 vale anche per ambiente e storia.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto appaiano banali per la loro palese ovviet\u00e0, questi presupposti sono spesso disattesi nella gestione dei flussi turistici di un territorio creando cos\u00ec le condizioni per l\u2019insorgere del fenomeno dell\u2019overtourism. \u00c8 altrettanto palese che la forma di turismo compatibile con tali condizioni \u00e8 il cosiddetto <em>turismo mordi e fuggi<\/em>, la cui finalit\u00e0 non \u00e8 conoscere il territorio che si sta visitando ma compiacersi di esserci stato, a prescindere da come lo si sia visitato e se la visita abbia portato o meno a un arricchimento delle conoscenze personali. \u00c8 una <strong>visione decisamente \u201cturistacentrica\u201d <\/strong>che trova la sua massima espressione nei <strong>selfie dove il territorio \u00e8 ridotto a sfondo <\/strong>della propria immagine ed \u00e8 utile solo a provare che l\u2019autore dello scatto \u00e8 stato effettivamente in quel luogo. Se immortalare la propria presenza in un determinato territorio \u00e8 lo scopo della visita, allora quel territorio altro non \u00e8 che un silente <strong>oggetto di consumo<\/strong> che si aggiunger\u00e0 alla lista del sedicente viaggiatore. Volendo fare un parallelismo con certe abitudini alimentari mi viene da dire che in questi casi siamo di fronte a casi di <strong>junk tourism<\/strong>, cio\u00e8 turismo spazzatura, e non intendo solo l\u2019effettiva produzione di rifiuti da parte del turista, che comunque costituisce un problema molto serio.<\/p>\n\n\n\n<p>Per sperare di trovare un rimedio all\u2019overtourism e alle sue nefaste conseguenze \u00e8 <strong>necessario dunque cambiare il paradigma turistico ormai tipico dell\u2019industria del settore, in cui il turista \u00e8 ridotto a consumatore e il territorio a bene di consumo<\/strong>. A questo proposito si potrebbe pensare un ritorno alle origini stesse del turismo con modelli che riprendano il sentire dei viaggiatori che a partire dal XVIII secolo hanno dato vita al Gran Tour. \u00c8 ovvio per\u00f2 che se l\u2019intento \u00e8 buono, altrettanto non si pu\u00f2 dire sulla sua applicabilit\u00e0 pratica: questo tipo di approccio limiterebbe la fruibilit\u00e0 del territorio a fasce elitarie dal punto di vista sia cultuale che economico, una condizione impensabile nel XXI secolo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 opinione di molti commentatori che la soluzione al turismo mordi e fuggi sia il cosiddetto turismo di qualit\u00e0, termine complesso che interessa i vari aspetti dell\u2019attivit\u00e0 turistica, (strutture ricettive, offerta turistica, gestione dei flussi turistici, ecc.) ma che sembra trovare un denominatore comune nell\u2019adozione di <strong>criteri sostenibilit\u00e0 volti a salvaguardare il territorio in quanto tale (ambiente, storia e cultura)<\/strong> senza ridurlo a oggetto di consumo. Tra gli aspetti peculiari di questo tipo di turismo vi \u00e8, da una parte, il desiderio del turista di conoscere il territorio che sta visitando, e, dall\u2019altra, il desiderio della comunit\u00e0 locale di farsi conoscere nei suoi caratteri pi\u00f9 veri e tipici. Due condizioni tra loro complementari tese a trovare un punto di incontro nella reciproca soddisfazione di entrambi gli attori.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 qui che, a mio modo di vedere, trova senso riflettere, come suggerito in apertura di questo articolo, sul <strong>ruolo che il paesaggio pu\u00f2 avere nel perseguire un turismo di qualit\u00e0<\/strong>. Chi ha seguito i miei contributi al blog, sa come ritenga essenziale adottare un <strong><a href=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2021\/02\/leggere-il-paesaggio-per-conoscere-il-territorio\/\">approccio percettivo-cognitivo al paesaggio<\/a><\/strong>, inteso come il <em>prodotto delle azioni naturali e\/o umane e delle loro interrelazioni<\/em>, in piena corrispondenza con i dettami della <strong>Convenzione del Consiglio Europeo del Paesaggio<\/strong>. In quest\u2019ottica, il turista vedr\u00e0 nel paesaggio una fonte di informazioni per avvicinarsi alla conoscenza del territorio, mentre la comunit\u00e0 locale lo considerer\u00e0 un elemento essenziale da mostrare al turista desideroso di conoscere il territorio. In sostanza il paesaggio diviene uno <strong>strumento di dialogo tra il turista attento al significato dei segni del territorio <\/strong>(uscendo cos\u00ec dal ruolo passivo che ha nel turismo di massa per diventare un viaggiatore \u201cattivo\u201d), <strong>e il territorio stesso (comunit\u00e0 locale) che palesa i suoi caratteri<\/strong>. <strong>Il solo linguaggio per attivare questa reciproca corrispondenza \u00e8 la lettura del paesaggio che porti il viaggiatore a interpretare i segni che la comunit\u00e0 locale ha saputo, voluto o potuto imprimere sul suo territorio<\/strong>. Per fare un esempio banale, un viaggiatore che visiti un territorio caratterizzato da una presenza diffusa di vigneti avr\u00e0 modo di capire che la comunit\u00e0 locale ha probabilmente un\u2019importante tradizione vitivinicola che vale la pena di conoscere. D\u2019altra parte, la comunit\u00e0 locale attraverso il carattere dei suoi vigneti, quindi il suo paesaggio, ha modo di informare il viaggiatore che la sua attivit\u00e0 vitivinicola \u00e8 il frutto di una tradizione che vale la pena di scoprire. Ovviamente il fatto che i vigneti suggeriscano una locale tradizione vitivinicola non \u00e8 certo una novit\u00e0 per qualunque viaggiatore, ma si provi per un attimo a estendere questa procedura interpretativa a altri segni meno scontati. Ad esempio, la presenza di un Mc Donald all\u2019ingresso del paese circondato dai vigneti potrebbe far pensare a una contaminazione della cultura gastronomica che intacca la tipicit\u00e0 del luogo. Anche la presenza di capannoni industriali tra i vigneti pu\u00f2 indurre il visitatore che abbia contezza del possibile inquinamento a nutrire dubbi sulla qualit\u00e0 del vino che ne deriva.<\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0, l\u2019interpretazione dei segni di un territorio pu\u00f2 andare ben oltre il rapporto diretto causa\/effetto e portare a scoprire realt\u00e0 del tutto inattese di sicuro interesse per il viaggiatore che voglia conoscere il territorio che sta vistando. \u00c8 quanto ho cercato di illustrare nel mio <strong><u><a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/paesaggi-di-viaggio-mondo-visto-libro-frederick-bradley\/e\/9788833772530?srsltid=AfmBOoq_7N-ujbbhtIc4Nar7d85O1C3SJv6CAn6UwxiTjaORk_ofuRwW\">PAESAGGI DI VIAGGIO &#8211; Il mondo visto da un viaggiatore non turista<\/a><\/u><\/strong>, dove applico la suddetta procedura interpretativa in 36 luoghi sparsi per il mondo selezionati in base al tipo di messaggio che il viaggiatore pu\u00f2 recepire osservandone il paesaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Una visione che si ispira s\u00ec allo spirito dei grandi viaggiatori del passato ma al tempo stesso segue metodi e forme di pensiero assolutamente accessibili a chiunque abbia una minima capacit\u00e0 di discernimento<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Frederick Bradley (guipa.it) Dopo la pubblicazione del mio articolo Perch\u00e9 il \u201cbel paesaggio\u201d pu\u00f2 distruggere il paesaggio, in cui si analizzano le fasi che [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":16931,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_members_access_role":[],"_members_access_error":""},"categories":[41,3936],"tags":[],"class_list":["post-16930","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-opinioni","category-paesaggio"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16930","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16930"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16930\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/16931"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16930"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16930"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16930"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}