{"id":17398,"date":"2025-07-17T16:00:00","date_gmt":"2025-07-17T14:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=17398"},"modified":"2025-07-20T11:45:59","modified_gmt":"2025-07-20T09:45:59","slug":"eolico-solo-se-non-devasta-territori-e-biodiversita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2025\/07\/eolico-solo-se-non-devasta-territori-e-biodiversita\/","title":{"rendered":"Eolico, solo se non devasta territori e biodiversit\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong><em>I grandi gruppi industriali spingono per realizzare impianti industriali a fini speculativi, a scapito di boschi, zone protette e crinali di montagna, persino in zone a rischio idrogeologico. Ma sono tanti i comitati che si sono mobilitati e per i quali la strada \u00e8 quella delle comunit\u00e0 energetiche con impianti a impatto basso o nullo<\/em><\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Di <em><strong>Linda Maggiori<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Articolo tratto da <em>Terra Nuova n 417 luglio-agosto 2025<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In tutta Italia sono nati e stanno nascendo comitati di cittadini fortemente critici nei confronti dei tanti progetti di eolico industriale che multiutility e grandi gruppi vogliono realizzare su ampie fette di territorio; molti di questi progetti insistono sui crinali, su aree fragili e boscose, e costituiscono un grande rischio per la biodiversit\u00e0 locale. Il proliferare di questi mega-impianti estremamente impattanti viene giustificata con la \u00abnecessit\u00e0 di accelerare la transizione energetica\u00bb. Se da una parte \u00e8 vero che l&#8217;eolico \u00e8 un&#8217;importante fonte di energia rinnovabile, dall&#8217;altra va sottolineato che tali <strong>impianti sono per lo pi\u00f9 in mano a colossi energetici che rispondono a obiettivi puramente speculativi e che vengono favoriti da una normativa lacunosa e contraddittoria<\/strong>. E, guarda caso, le leggi regionali che dovrebbero definire (e limitare) le aree idonee a ospitare gli impianti incontrano molti ostacoli nella loro applicazione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-color\">Le leggi regionali e la sentenza del Tar<\/mark><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Con il <strong><em>Decreto Aree Idonee<\/em><\/strong> del 21 giugno 2024 il Governo ha stabilito principi e criteri omogenei per l&#8217;installazione di impianti rinnovabili, <strong>rimettendo per\u00f2 alle Regioni l&#8217;individuazione di aree idonee<\/strong> per l&#8217;installazione di impianti di fonti rinnovabili (Fer). <strong>Le aree da individuare da parte delle Regioni possono essere di quattro tipi: idonee, non idonee, ordinarie e vietate<\/strong>. Nelle aree idonee i procedimenti sono semplificati, nelle aree vietate non sono possibili, nelle altre aree (ordinarie e non idonee) ci sono procedimenti autorizzativi amministrativi pi\u00f9 articolati. Il <strong>termine per emanare leggi regionali<\/strong> doveva essere di 180 giorni dopo il Decreto, ma alla fine del 2024 poche Regioni avevano legiferato, quindi il termine \u00e8 slittato pi\u00f9 volte. <strong>A met\u00e0 maggio 2025 il Tar del Lazio (sentenza numero 9155) ha accolto il ricorso fatto da alcune societ\u00e0 di pale eoliche<\/strong>, annullando i commi 2 e 3 dell&#8217;articolo 7, giudicandoli \u00abfortemente lesivi della libera attivit\u00e0 imprenditoriale\u00bb. <strong>Cos\u00ec, durante i mesi estivi, il Ministero dell&#8217;ambiente dovr\u00e0 elaborare un nuovo decreto nazionale sulle aree idonee<\/strong>, imponendo alle Regioni di non essere pi\u00f9 restrittive della disciplina statale gi\u00e0 esistente (decreto legislativo 199\/2021). Le Regioni, di conseguenza, dovranno adeguare le leggi regionali gi\u00e0 emanate o in itinere.<\/p>\n\n\n\n<p>Le prime <strong>Regioni che hanno gi\u00e0 legiferato<\/strong> sono la Sardegna, il Friuli Venezia Giulia e l&#8217;Abruzzo, in itinere sono Puglia, Lombardia, Toscana, Calabria, Marche ed Emilia-Romagna; altre Regioni hanno iniziato la stesura.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-color\">La Sardegna<\/mark><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>La legge regionale sarda (numero 20 del 5 dicembre 2024) \u00e8 di fatto la pi\u00f9 restrittiva<\/strong>: individua superfici idonee solo nell&#8217;1% del territorio, privilegiando aree da bonificare o gi\u00e0 impermeabilizzate.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La legge \u00e8 stata gi\u00e0 impugnata dallo Stato il 5 febbraio scorso e dopo la recente sentenza del Tar dovr\u00e0 essere riscritta<\/strong>; quindi si preannunciano aspre proteste da parte dei cittadini che hanno tutta l&#8217;intenzione di battersi per preservare le aree pi\u00f9 delicate del loro territorio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQuella approvata era una buona legge\u00bb dice <strong>Mauro Gargiulo di<\/strong> <strong><em>Italia Nostra<\/em> <em>Sardegna<\/em><\/strong> \u00abanche se tra i limiti, a nostro parere, c&#8217;era un insufficiente utilizzo dell&#8217;idroelettrico, nonostante la presenza cospicua di bacini tra loro connessi che avrebbero potuto essere usati per i pompaggi in modo da sopperire alla variabilit\u00e0 delle fonti rinnovabili, Comunque, deve esser chiaro che <strong>limitare l&#8217;installazione di impianti Fer in aree idonee non significa affatto favorire l&#8217;uso di fonti fossili, a cui ci opponiamo fermamente.<\/strong> Siamo infatti per la chiusura delle centrali a carbone e la rinuncia alla metanizzazione nella nostra isola, gi\u00e0 devastata da insediamenti petrolchimici e industrie fortemente energivore: per noi <strong>il futuro \u00e8 nelle comunit\u00e0 energetiche<\/strong>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>A prendere posizione \u00e8 anche <strong><em>ReTES, la Rete per la transizione ecologica sarda<\/em><\/strong>. \u00abLa Sardegna ha una sfruttamento delle sue risorse senza il coinvolgimento della popolazione\u00bb sottolineano. \u00abIl problema non \u00e8 la transizione energetica in s\u00e9, ma il modo in cui viene gestita. <strong>Se lasciata al mercato, rischia di trasformarsi in un&#8217;opportunit\u00e0 di profitto per pochi<\/strong>. La soluzione quindi non \u00e8 una moratoria totale sulle rinnovabili, che favorirebbe lo status quo fossile, ma una gestione pubblica e partecipata degli impianti, con regole chiare e giuste compensazioni per le comunit\u00e0\u00bb si legge nel manifesto della Rete.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 bene dire per\u00f2 che non tutti hanno motivazioni cos\u00ec cristalline per opporsi all&#8217;eolico. In Sardegna anche le lobby dell&#8217;oil&amp;gas e i principali media che difendono la metanizzazione dell&#8217;isola si oppongono all&#8217;eolico. Non solo. Nel documentario \u201cIl Grande inganno verde\u201d si vedono miliardari che temono che le loro ville possano essere svalutate o che i mega-yacht pi\u00f9 grandi al mondo possano smettere di attraccare in Sardegna.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-color\">Impatto dell&#8217;eolico sui crinali italiani<\/mark><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Spesso i mega-progetti industriali insistono sui crinali boscosi degli Appennini e delle isole. \u00abI boschi evoluti, una volta tagliati, sono una perdita netta per l&#8217;ambiente e per la biodiversit\u00e0\u00bb <\/strong>spiega <strong>Alessandro Bottacci<\/strong>, esperto di conservazione della natura, gi\u00e0 direttore del Parco nazionale delle foreste casentinesi. \u00abLa fase di cantierizzazione disturba tutta la fauna e la flora, e si ripercuote in modo negativo anche tutt&#8217;attorno. Gli impianti eolici in funzione sono una minaccia e un disturbo per pipistrelli, uccelli migratori e rapaci (tra cui le aquile, che stanno pian piano riconquistando il territorio). Non va dimenticato, poi, che <strong>molti crinali sono ricompresi nei siti della Rete europea natura 2000 (Sic, Zps e Zsc)<\/strong>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>In Toscana, sul <strong>Monte Giogo di Villore<\/strong>, tra i comuni di Vicchio e Dicomano, \u00e8 in corso un cantiere per 7 aerogeneratori di 168 metri di altezza. \u00ab<strong>A ogni grande torre eolica corrispondono tra i 600 e gli 800 metri cubi di piattaforma sotterranea in calcestruzzo armato, oltre a strade di accesso ed elettrodotti <\/strong>che, se realizzati sui crinali boscosi, implicano deforestazione e distruzione di ecosistemi. <strong>Assistiamo a chilometri di sbancamenti, cementificazione, consumo di suolo vergine, abbattimento di foreste con alberi maturi e ad alto fusto, biodiversit\u00e0 distrutta e compromessa in modo irreversibile. Anche lo scavo per il cavidotto interrato di decine di chilometri \u00e8 impattante<\/strong>\u00bb denunciano gli attivisti del Comitato per la tutela del crinale mugellano. \u00abLa dorsale risulta inoltre instabile, con frane quiescenti. <strong>Lavori di questo tipo non faranno che peggiorare la situazione e aumentare il rischio di frane<\/strong>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La Lipu ci tiene a precisare di non essere contraria per principio agli impianti eolici, riconosce la loro importanza ai fini della decarbonizzazione, ma non ne nasconde le problematicit\u00e0. \u00abIl problema \u00e8 dove localizzare questi impianti\u00bb afferma Claudio Celada, direttore dell&#8217;Area conservazione della natura per Lipu. \u00ab<strong>Fino a oggi, la totale assenza di pianificazione ha \u0441r\u0435\u0430to una vera e propria invasione di impianti, senza alcun rispetto del paesaggio e della biodiversit\u00e0. Ci troviamo migliaia di pale eoliche in zone interessate da rotte migratorie o lungo crinali di pregio paesaggistico<\/strong>. <strong>Anche nelle aree aperte di prateria le pale possono essere pericolose, in quanto zone di predazione privilegiate dai grandi rapaci. <\/strong>Le popolazioni di grifoni corrono rischi elevati perch\u00e9 la loro visuale, ottimale per individuare le carcasse, non consente loro di accorgersi delle pale quando vi si avvicinano. <strong>I grandi rapaci, come le aquile, usano le correnti termiche per prendere quota<\/strong> e rischiano di scontrarsi contro le pale. Purtroppo le Valutazioni di impatto ambientale sono spesso condensate in un tempo insufficiente per produrre risultati scientifici davvero accurati. <strong>Non vengono infine presi in considerazione gli impatti cumulativi tra impianti vicini, importanti in quanto si crea una sorta di effetto barriera<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>La Lipu, con un team internazionale formato da BirdLife International, Otop e Ispra, ha realizzato le <strong>mappe di sensibilit\u00e0 degli uccelli sia a terra (on shore) sia a mare (off shore)<\/strong>, valutando aree a basso rischio (che comunque non dispensano da ulteriori indagini a livello di sito), che dovrebbero essere interdette allo sviluppo di impianti eolici. Per mitigare l&#8217;impatto degli impianti gi\u00e0 esistenti, esiste la possibilit\u00e0 di prevedere i flussi di uccelli fermare le pale in corrispondenza dell&#8217;arrivo delle rotte migratorie. La soluzione \u00e8 per ora solo teorica perch\u00e9 comporta un calo di produzione di energia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-color\">Le speculazioni<\/mark><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Dall&#8217;alleanza tra i comitati di Toscana, Emilia Romagna, Marche \u00e8 nata, nel settembre 2024, la Coalizione TESS Transizione Energetica Ser Speculazione. \u00ab<strong>I lauti incentivi e la <em>deregulation<\/em> sui vincoli paesaggistici e ambientali hanno spinto innumerevoli societ\u00e0, spesso con piccoli capitali e scatole cinesi di grandi aziende, a lanciarsi nel business con atteggiamenti speculativi<\/strong>\u00bb spiegano i portavoce della coalizione. \u00abCos\u00ec per\u00f2 non si fa altro che consumare suolo e degradare ecosistemi. Secondo i nostri calcoli, le superfici gi\u00e0 degradate e urbanizzate sono pi\u00f9 che sufficienti alla realizzazione di un numero di impianti di energia rinnovabile (privilegiando il fotovoltaico) adeguato al raggiungimento della quota di produzione energetica da fonti rinnovabili prevista dall&#8217;Unione europea per il 2030\u00bb. Consultando la <strong>mappa di ventosit\u00e0 dell&#8217;Europa<\/strong> (European wind atlas) ci si rende conto della <strong>bassa ventosit\u00e0 dell&#8217;Italia centro settentrionale rispetto ai paesi del nord Europa e al Mare del Nord<\/strong> dove le wind farm sono effettivamente diffuse da decenni e molto efficienti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Anche in<\/strong> <strong>Umbria<\/strong> pendono decine di progetti depositati sui crinali dei monti nei Comuni di Foligno, Trevi, Sellano, Valtopina, Nocera Umbra e Gualdo Tadino, cui si sommano altri progetti previsti nei comuni marchigiani limitrofi. Il gruppo <em>Difendiamo l&#8217;Appennino<\/em> chiede una legge sulle aree idonee che garantisca la quota di rinnovabile, ma al contempo preservi il paesaggio. \u00ab<strong>L&#8217;industria delle energie rinnovabili colloca i propri impianti secondo una logica prettamente di profitto economico dove i terreni costano meno, cio\u00e8 nelle aree agricole e quelle montane, che per\u00f2 sono fonti di servizi ecosistemici essenziali; cos\u00ec danneggia l&#8217;intera collettivit\u00e0<\/strong>\u00bb sottolinea Simone Vitaletti, di Comitati territoriali riuniti di Sassoferrato e Fabriano.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-color\">Eolico e biodiversit\u00e0<\/mark><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nei pressi di Modigliana, nel forlivese, alle porte delle Foreste Casentinesi, pende un progetto di otto pale eoliche alte 200 metri, con 25 chilometri di cavidotti sotterranei, proprio a ridosso della foresta di Montebello<\/strong>. I Comuni interessati (Modigliana, Rocca San Casciano e Tredozio) si sono detti contrari, anche perch\u00e9 pi\u00f9 volte devastati da frane e alluvioni.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLa strategia nazionale per la bio diversit\u00e0 e la Nature Restoration Law pongono come obiettivo quello di ripristinare il 50% degli ecosistemi degradati entro il 2050\u00bb sottolinea Mariaelena Santandrea, veterinaria di Modigliana. \u00ab<strong>Nell&#8217;Appennino, paradossalmente, stiamo degradando ecosistemi sani per installare impianti eolici<\/strong>. Insomma, mi sembra ovvio che l&#8217;energia rinnovabile non dovrebbe intaccare la biodiversit\u00e0\u00bb. La percezione di molti \u00e8 che si stia entrando in <strong>un circolo vizioso di devastazione ed estrattivismo, dove ai danni degli impianti a fonti fossili si aggiungono ora quelli degli impianti industriali e speculativi delle rinnovabili<\/strong>, senza che i secondi vadano a sostituirsi al primi. \u00abE <strong>in Maremma e Tuscia<\/strong>\u00bb aggiunge Lucia Minnuto del Comitato Pro Montauto nel grossetano \u00ab<strong>le turbine sorgerebbero tra diverse aree vincolate, come la riserva naturale di Montauto, l&#8217;oasi del Fiora, il parco archeologico di Vulci<\/strong>. <strong>In queste zone c&#8217;\u00e8 forse l&#8217;ultimo cielo buio d&#8217;Italia<\/strong>, dove sorge anche un osservatorio astronomico di rilievo internazionale, la cui attivit\u00e0 sarebbe compromessa dall&#8217;inquinamento luminoso degli impianti\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-color\">I buoni esempi<\/mark><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Naturalmente ci sono esempi di <strong>impianti eolici a misura di comunit\u00e0<\/strong>. A Gubbio, in localit\u00e0 Castiglione, \u00e8 stata realizzata una turbina da 999 KW, alta 79 metri che soddisfa la domanda di 800 famiglie. Ce ne parla Federico Bufalini, cittadino e presidente della comunit\u00e0 energetica che sta sorgendo intorno alla turbina: \u00abL&#8217;impianto \u00e8 situato in una zona remota, gi\u00e0 antropizzata, con tralicci e strade esistenti; per la sua realizzazione non \u00e8 stato abbattuto nessun albero e la turbina si trova fuori dalla fascia di rispetto dei crinali e della viabilit\u00e0 panoramica. Abbiamo minimizzato anche l&#8217;impatto di scavi e infrastrutture, visto che la linea di media tensione \u00e8 in prossimit\u00e0 del sito\u00bb. La cooperativa energetica Enostra, i cui soci hanno finanziato l&#8217;impianto, si \u00e8 data dei criteri molto stringenti, che escludono dall&#8217;ubicazione dei loro impianti aree di nidificazione o aree corridoio per l&#8217;avifauna, aree con presenza di alberi ad alto fusto, siti Natura 2000 \u0435 zone protette, aree archeologiche, siti Unesco, pendii dove si possono innescare fenomeni di erosione, e altro ancora.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo Leonardo Setti, professore aggregato di energie rinnovabili e politiche energetiche presso l&#8217;Universit\u00e0 di Bologna, ideatore delle <strong>Comunit\u00e0 solari locali<\/strong>: \u00abIl grande eolico \u00e8 necessario perch\u00e9 fornisce energia alle reti di alta tensione che devono sopperire al 30% del fabbisogno sui territori, nei periodi in cui le comunit\u00e0 energetiche non hanno sole a sufficienza per autosostenersi. Ma va pianificato bene, messo laddove c&#8217;\u00e8 molto vento e a ridosso del bacini idroelettrici dove sono gi\u00e0 presenti gli impianti di pompaggio dedicati ai grandi sistemi di accumulo, in modo da ridurre l&#8217;impatto del cavidotti delle infrastrutture. <strong>La cosa pi\u00f9 importante per\u00f2 \u00e8 cambiare il mercato elettrico, rendere l&#8217;energia un bene comune condiviso tra piccoli produttori e consumatori, in particolare per l&#8217;energia che si scambia a livello di cabina secondaria. Se lasciamo le rinnovabili ai grandi fondi finanziari, allora ci troveremo una selva di grandi impianti eolici e fotovoltaici<\/strong>, <strong>in un mercato che sar\u00e0 sempre dominato da grandi produttori, devastando i territori per mera speculazione<\/strong>. Insomma, se \u00e8 vero che il grande eolico serve alla rete primaria, <strong>la maggior parte di energia va prodotta nelle reti secondarie dagli stessi utenti e condivisa tramite comunit\u00e0 energetiche: questo dobbiamo chiedere, questa \u00e8 la vera rivoluzione<\/strong>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-color\">Eolico off shore<\/mark><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;eolico off shore sfrutta la maggior energia del vento in mare aperto e consiste in impianti a fondazione fissa o galleggiante. In entrambi i casi, gli impianti possono avere ripercussioni sull&#8217;ambiente marino e sui fondali, soprattutto se sono posti lungo le rotte migratorie degli uccelli e dei grandi cetacei.<\/p>\n\n\n\n<p>Le pale eoliche possono altrimenti essere ancorate su piattaforme esistenti, ad esempio piattaforme metanifere dismesse. Per ridurre l&#8217;impatto dell&#8217;eolico a mare, Legambiente, Greenpeace e Kyoto Club alcuni anni fa hanno sottoscritto <em>Il Manifesto per lo sviluppo dell&#8217;eolico off shore in Italia con Anev.<\/em> Le associazioni chiedono di minimizzare le modifiche dell&#8217;habitat bentonico, individuare all&#8217;interno dei parchi eolici aree di ripopolamento di flora e fauna dove non si pu\u00f2 pescare, dare massima protezione agli habitat prioritari (come, ad esempio, le praterie di posidonia oceanica) ed evitare di impiantare le pale nelle zone corridoio dell&#8217;avifauna migratoria e del cetacei.<\/p>\n\n\n\n<p>Il <em>Movimento No Tap No Snam<\/em>, che da decenni lotta contro le infrastrutture fossili, tra le osservazioni presentate durante la consultazione regionale della Puglia per l&#8217;individuazione delle aree idonee, ha chiesto che gli impianti eolici off-shore siano collocati non a 12 miglia dalla riva, ma nella fascia tra le 40 e le 50 miglia, date le peculiarit\u00e0 paesaggistiche e naturalistiche della costa pugliese.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, se uscire dal fossile \u00e8 senza dubbio una priorit\u00e0, \u00e8 chiaro come sia controproducente installare impianti eolici ovunque sacrificando tutto quel che resta della biodiversit\u00e0 e consegnando i territori al mercato.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00abIo credo che occorra lavorare sulla domanda. Davvero \u00e8 necessaria tutta questa energia?\u00bb<\/strong> dice Viviana Manganaro, militante in numerose associazioni per il clima. \u00abFermo restando che \u00e8 necessario raggiungere il 100% di energia prodotta dalle rinnovabili, la priorit\u00e0 dovrebbe essere la riduzione della necessit\u00e0 di energia e soprattutto <strong>abbandonare il mito della crescita infinita<\/strong>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I grandi gruppi industriali spingono per realizzare impianti industriali a fini speculativi, a scapito di boschi, zone protette e crinali di montagna, persino in zone [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":17399,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_members_access_role":[],"_members_access_error":""},"categories":[33],"tags":[],"class_list":["post-17398","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-energie-rinnovabili"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17398","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17398"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17398\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/17399"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17398"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17398"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17398"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}