{"id":17735,"date":"2025-10-19T09:10:33","date_gmt":"2025-10-19T07:10:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=17735"},"modified":"2025-10-22T23:36:51","modified_gmt":"2025-10-22T21:36:51","slug":"il-grande-imbroglio-della-rigenerazione-urbana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2025\/10\/il-grande-imbroglio-della-rigenerazione-urbana\/","title":{"rendered":"Il grande imbroglio della \u201crigenerazione urbana\u201d"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><em>Troppe le gravi alterazioni alle nostre citt\u00e0 compiute dietro questa categoria di intervento. Occorre dichiarare concluso il trentennio della \u201crigenerazione urbana\u201d e tornare a regole certe, chiudendo per sempre la stagione delle deroghe e degli aumenti indiscriminati di volumetrie.<\/em><\/h2>\n\n\n\n<p>di<em> Paolo Berdini<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>I comuni individuano, nell&#8217;ambito degli strumenti urbanistici generali, le zone ove, per le condizioni di degrado, si rende opportuno il recupero del patrimonio edilizio ed urbanistico esistente mediante interventi rivolti alla conservazione, al risanamento, alla ricostruzione e alla migliore utilizzazione del patrimonio stesso. Dette zone possono comprendere singoli immobili, complessi edilizi, isolati ed aree, nonch\u00e9 edifici da destinare ad attrezzature\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo riportato in apertura il fondamentale <strong>articolo 27<\/strong> (<em>Individuazione delle zone di recupero del patrimonio edilizio esistente<\/em>) della <strong>legge <em>\u201cNorme sull\u2019edilizia residenziale n. 457\/78\u201d<\/em><\/strong>,perch\u00e9 fa comprendere in modo efficace l\u2019<strong>involuzione culturale provocata dalla cosiddetta \u201c<em>rigenerazione urbana<\/em>\u201d. <\/strong>L\u2019articolo ancorava il recupero a considerazioni di coerente inserimento degli interventi nella citt\u00e0 esistente, con la sua storia e le sue qualit\u00e0. C\u2019era la citt\u00e0 dietro il piano di recupero degli anni \u201870.<\/p>\n\n\n\n<p>E non \u00e8 neppure possibile sollevare la difesa di ogni scempio con la giustificazione delle \u201cregole burocratiche\u201d, o l\u2019urbanistica, che bloccano tutto. L\u2019articolo consentiva infatti di realizzare anche interventi di recupero su \u201csingoli immobili\u201d. Si potevano dunque aumentare le volumetrie esistenti anche in maniera puntuale, purch\u00e9 ogni valutazione fosse ancorata a considerazioni di contesto e di rispetto delle regole compositive della citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Con il \u201c<strong><em>piano casa<\/em><\/strong>\u201d, ideato dal governo Berlusconi e attuato senza alcuna eccezione da tutte le regioni nel 2009, sono stati attribuiti a qualsiasi immobile, in qualunque area urbana (anche di qualit\u00e0 elevata) esso ricadesse, <strong>aumenti di volumetrie<\/strong> che hanno sfigurato le citt\u00e0 esistenti. Nel volgere di trent\u2019anni siamo passati <strong>dalla cultura delle citt\u00e0 alla centralit\u00e0 della singola propriet\u00e0 immobiliare<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tali e tanti sono gli esempi di gravi alterazioni alle nostre citt\u00e0 compiuti dietro alla categoria di intervento della \u201crigenerazione\u201d<\/strong>, anche nei centri storici delle nostre citt\u00e0, che \u00e8 indispensabile da parte di Salviamo il Paesaggio rendere evidente una discontinuit\u00e0 culturale nei confronti di una prassi che mette <strong>a rischio l\u2019integrit\u00e0 culturale delle nostre citt\u00e0<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Alcuni recenti esempi di \u201crigenerazione urbana\u201d renderanno chiaro questo assunto preliminare. A <strong>Firenze<\/strong>, in pieno centro storico, \u00e8 stato soprelevato l\u2019ex teatro comunale. Privatizzato e venduto a privati, ha utilizzato tutte le deroghe previste dalle leggi sfigurando il volto della citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>A <strong>Roma<\/strong>, gli storici edifici dell\u2019ex museo geologico di largo Santa Susanna e dell\u2019ex Poligrafico dello Stato sono stati sfigurati da sopraelevazioni ottenute con deroghe rispetto alle norme della tutela. A <strong>Venezia<\/strong>, \u00e8 noto l\u2019esempio della trasformazione in un luna park turistico dello storico Fondaco dei Tedeschi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma il caso pi\u00f9 eclatante della cultura della rigenerazione urbana \u00e8 <strong>Milano<\/strong>. In base agli aumenti di volumetria consentiti dalle leggi regionali in vigore, infatti, si \u00e8 ormai perduta per sempre l\u2019immagine di una citt\u00e0 omogenea in termini di altezze degli edifici. Chi ha potuto, ha aumentato vertiginosamente le altezze dei propri edifici, danneggiando i proprietari adiacenti e cambiando per sempre lo sky line dell\u2019intera citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Vedremo se nella vicenda milanese siano stati compiuti o meno abusi edilizi o siano stati commessi reati di corruzione. A questo penser\u00e0 la magistratura.<\/p>\n\n\n\n<p>A Salviamo il paesaggio e alle associazioni culturali <strong>spetta il compito di dichiarare concluso il trentennio della \u201crigenerazione urbana\u201d <\/strong>e tornare a modalit\u00e0 d\u2019intervento rispettose della storia e della memoria delle nostre citt\u00e0. Tornare, insomma, a <strong>regole certe<\/strong> di intervento e <strong>chiudere per sempre la stagione delle deroghe e degli aumenti indiscriminati delle volumetrie<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo atteggiamento culturale potrebbe avere l\u2019importante l\u2019effetto di <strong>scongiurare l\u2019approvazione del testo unificato del disegno di legge \u201c<em>Disposizioni in materia di rigenerazione urbana<\/em>\u201d,<\/strong> all\u2019esame del Senato della Repubblica, che al terzo comma dell\u2019articolo 3 (<em>soggetti istituzionali della rigenerazione urbana<\/em>) consente \u201c<em>fatte salve le previsioni pi\u00f9 incentivanti delle normative regionali e comunali<\/em>\u201d <strong>aumenti di volumetria del 30 per cento<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>La difesa del patrimonio storico e culturale del paese \u00e8 un pilastro della nostra Costituzione. I <strong>centri storici e le prime periferie storicizzate<\/strong> devono essere tutelate per legge, inserendole nelle categorie dei beni tutelati ai sensi del Testo unico. In tal senso, si pu\u00f2 riprendere la proposta di legge per salvare le citt\u00e0 storiche del 2019, redatta da Cervellati e De Lucia per l\u2019associazione Bianchi Bandinelli. Dal canto loro, le <strong>periferie urbane<\/strong> vanno sottoposte a piani di recupero urbano chiari, efficaci e in grado di consentire l\u2019avvio di positivi processi di riqualificazione urbana.<\/p>\n\n\n\n<p>In buona sostanza, <strong>ogni aumento di volumetria deve essere deciso dai piani di recupero e l\u2019aumento della superficie urbanizzata non \u00e8 consentito se non viene dimostrato che sia possibile risolvere le nuove esigenze urbane all\u2019interno della citt\u00e0 costruita<\/strong>. In tal senso, la legge regionale Toscana rappresenta un valido esempio da cui <strong>partire<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Immagine in alto: sopraelevazione dell&#8217;ex Poligrafico dello Stato a Roma (fonte Atelier Femia).<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Troppe le gravi alterazioni alle nostre citt\u00e0 compiute dietro questa categoria di intervento. 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