{"id":17946,"date":"2025-12-18T07:00:00","date_gmt":"2025-12-18T06:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=17946"},"modified":"2025-12-16T23:51:20","modified_gmt":"2025-12-16T22:51:20","slug":"la-turistificazione-industriale-della-montagna-il-caso-di-san-martino-di-castrozza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2025\/12\/la-turistificazione-industriale-della-montagna-il-caso-di-san-martino-di-castrozza\/","title":{"rendered":"La \u201cturistificazione industriale\u201d della montagna: il\u00a0caso di San Martino di Castrozza"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong><em>La montagna continua ad essere gestita in base all\u2019equazione autodistruttiva: sviluppo = turismo di massa. La Provincia di Trento<\/em> <em>stanzia<\/em> <em>55 milioni di euro per la funivia che dovrebbe collegare San Martino a Passo Rolle, prevedendo l\u2019abbattimento di centinaia di alberi sani. In una delle aree del Trentino\u00a0pi\u00f9 colpite dalla tempesta di Vaia del 2018, dove sarebbe invece necessario e possibile un turismo consapevole, che faccia prevalere la dimensione naturalistica e spirituale della montagna, proteggendo il duraturo equilibrio ecologico delle terre alte.<\/em><\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>di <em>Dante Schiavon<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2018 la tristemente nota \u201c<strong>tempesta Vaia<\/strong>\u201d&nbsp;colp\u00ec pesantemente l\u2019area boschiva&nbsp;a ridosso del centro abitato di San Martino di Castrozza. Agli abitanti si offriva uno&nbsp;spettacolo desolante: centinaia di&nbsp;alberi a terra, abbattuti dalla forza&nbsp;del vento e della pioggia. Quella di San Martino di Castrozza-Rolle fu una delle aree del Trentino&nbsp;pi\u00f9 colpite. Ma il monito di Vaia, con i suoi visibili effetti sui boschi di San Martino di Castrozza non ha dispiegato nel tempo tutta la sua forza premonitrice. Infatti, dopo sette anni da quel drammatico evento, <strong>il modello di montagna&nbsp;in \u201cversione parco giochi\u201d<\/strong> resta scolpito nella mente e nei propositi degli odierni amministratori locali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dalla Provincia di Trento vengono stanziati 55 milioni di euro per un\u2019infrastruttura a fune con cinque stazioni di collegamento, che collegher\u00e0 San Martino a Passo Rolle<\/strong> (tra Pra delle Nasse e Malga Fosse di Sopra) e render\u00e0 <strong>necessario il taglio di centinaia di alberi sani<\/strong>, che non potranno pi\u00f9 assorbire l\u2019acqua meteorica impedendo il suo scorrere impetuoso&nbsp;verso valle e verso centri abitati e non potranno pi\u00f9 stabilizzare e proteggere&nbsp;i versanti dall\u2019erosione e dalle frane. Il sacrificio degli alberi&nbsp;viene accompagnato da una <strong>narrazione ipocrita e auto assolutoria<\/strong>: lo si fa per avere una mobilit\u00e0 sostenibile, per ridurre l\u2019uso dell\u2019auto. Come se non fosse possibile,&nbsp;gi\u00e0 oggi, collegare tramite navette&nbsp;San Martino di Castrozza al Passo Rolle, utilizzando la S.S. 50. E, per dare corso a questa ennesima mira antropocentrica, si fa passare per sostenibile il taglio di centinaia alberi allo scopo di creare lo spazio per il nuovo tracciato della funivia, per nuove piste e per lo spostamento (con nuovi sbancamenti) di parte dell\u2019attuale S.S.50.&nbsp; \u00c8 necessario capovolgere la narrazione semplicistica e interessata che concepisce lo sviluppo economico nelle terre alte secondo un\u2019equazione autodistruttiva: sviluppo=turismo di massa=over tourism.<\/p>\n\n\n\n<p>Un certo modello di <strong>sviluppo economico<\/strong>,&nbsp;realmente sostenibile, della montagna \u00e8 <strong>possibile, ma a&nbsp;due condizioni<\/strong>. La prima: <strong>favorire con \u201cinvestimenti e misure economiche e sociali strutturali\u201d il ripopolamento <\/strong>dei paesi di montagna. La seconda: <strong>governare gli effetti sull\u2019habitat alpino&nbsp;del cambiamento climatico<\/strong>.&nbsp; La montagna pu\u00f2 avere un futuro, anche se caratterizzato da numeri pi\u00f9 contenuti (in termini di fatturato economico complessivo e di affollamento ricettivo), ma bisogna <strong>uscire dalle categorie economiche di tipo industriale con cui si \u00e8 fin qui declinato<\/strong> lo sviluppo della sua economia. <strong>Quante azioni si potrebbero intraprendere con quei 55 milioni <\/strong>stanziati dalla Provincia di Trento per un\u2019infrastruttura insostenibile nel tempo? Perch\u00e9 non utilizzarli per ricreare nelle vallate alpine, che si stanno lentamente spopolando,&nbsp;una&nbsp;vita di comunit\u00e0 durante tutto l\u2019anno\u2026?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anzich\u00e9 finanziare le perdite certe degli impianti di risalita, si finanzino i servizi collettivi di mobilit\u00e0 sostenibile e i servizi di prossimit\u00e0: commerciali, sanitari, assistenziali, scolastici, ricreativi. Si intraprenda un\u2019operazione a medio termine per il ripopolamento destagionalizzato della montagna.&nbsp;L&#8217;innalzamento delle temperature, la siccit\u00e0, le ondate di calore e la congestione urbanistica nelle citt\u00e0 assediate dal cemento sono tutti fenomeni che possono favorire la scelta&nbsp;di vivere in montagna, andando oltre&nbsp;la monocultura dello sci da discesa.&nbsp;Il ripopolamento della montagna pu\u00f2 essere favorito da \u201cun&#8217;agricoltura delle terre alte\u201d&nbsp;resa possibile dagli effetti del cambiamento climatico, oltre che dalle tradizionali attivit\u00e0, quali la&nbsp;zootecnia, la pastorizia, la \u201cselvicoltura non estrattiva\u201d. <strong>Una \u201cnuova visione del futuro\u201d della montagna \u00e8 possibile, se pensiamo ai nuovi bisogni che stanno emergendo<\/strong> in una societ\u00e0 che consuma convulsamente beni materiali e risorse naturali. Pensiamo solo al bisogno delle persone affette da patologie di difendersi dagli effetti delle ondate di calore delle citt\u00e0 e a come gli spazi naturali possono avere effetti terapeutici positivi. Pensiamo&nbsp;a come sarebbe&nbsp;possibile nei luoghi di montagna, attraverso attivit\u00e0 di animazione culturale, naturalistica, artistica, ricreativa e per il benessere (well being),&nbsp;promuovere un&nbsp;\u201cturismo consapevole\u201d in tutte le stagioni dell\u2019anno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Pensiamo&nbsp;al \u201cbisogno di spiritualit\u00e0\u201d, al potere del bosco nel promuovere la connessione con la natura, il benessere e la crescita personale. Pensiamo&nbsp;al \u201clavoro a distanza\u201d sperimentato durante il Covid, che riducendo la necessit\u00e0 della presenza fisica nelle sedi delle aziende, rende possibile lavorare anche in luoghi distaccati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Se in nome di un \u201cturismo consapevole\u201d prevale la dimensione naturalistica e spirituale della montagna<\/strong><strong>, sono possibili iniziative creative e attrattive<\/strong>, come quella che&nbsp;ha visto il <strong>restauro e il recupero dell\u2019antico Borgo di Palue<\/strong> (Sottoguda, Rocca Pietore, BL). Il borgo \u00e8 stato fatto rinascere attraverso la creazione di un giardino alpino e l\u2019utilizzo dei tabi\u00e0, restaurati come luoghi di meditazione, come luoghi di ascolto di se stessi e come punti di ritrovo per esperienze di riconnessione alla natura (forest bathing), nonch\u00e9 come punti di partenza per \u201cpasseggiate sensoriali\u201d in faggete nelle loro diverse vesti stagionali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se i soldi pubblici trovassero&nbsp;direzioni alternative, smettendo di assecondare un futuro senza prospettive (come quello che propone nuove aggressioni alla natura), probabilmente non avremo&nbsp;fatturati da capogiro (e connessi fenomeni di \u201cover tourism\u201d) ma garantiremo un <strong>duraturo equilibrio ecologico alla montagna<\/strong>. Abbiamo <strong>bisogno di una visione del futuro che si adatti alle caratteristiche delle terre alte nel tempo dei cambiamenti climatici<\/strong>. Un adattamento necessario per non lasciare in eredit\u00e0 rottami di impianti abbandonati alle future generazioni. <strong>Forse avremo un&#8217;economia con flussi turistici pi\u00f9 contenuti ma compatibili nel tempo, e riusciremo anche a&nbsp;salvaguardare&nbsp;l\u2019anima delle terre alte<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La montagna continua ad essere gestita in base all\u2019equazione autodistruttiva: sviluppo = turismo di massa. La Provincia di Trento stanzia 55 milioni di euro per [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":17947,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3824,22],"tags":[],"class_list":["post-17946","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-montagne","category-trentino_alto_adige"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17946","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17946"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17946\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/17947"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17946"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17946"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17946"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}