{"id":18146,"date":"2026-02-16T18:37:55","date_gmt":"2026-02-16T17:37:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=18146"},"modified":"2026-02-16T18:38:26","modified_gmt":"2026-02-16T17:38:26","slug":"il-paesaggio-dimenticato-quando-lambientalismo-smarrisce-la-sua-anima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2026\/02\/il-paesaggio-dimenticato-quando-lambientalismo-smarrisce-la-sua-anima\/","title":{"rendered":"Il Paesaggio dimenticato: quando l\u2019ambientalismo smarrisce la sua anima"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong><em>La preoccupazione per la crescente penetrazione delle rinnovabili \u00e8 prioritariamente rivolta ai costi dell\u2019elettricit\u00e0 prodotta, all\u2019adeguatezza di queste tecnologie in relazione alla sicurezza energetica e ai danni (o alle opportunit\u00e0, secondo i punti di vista) che determinano nel sistema economico. Il danno al paesaggio, invece, \u00e8 sempre meno considerato come se, negli anni, si fosse determinato un vuoto nel bagaglio culturale degli italiani e, prima ancora, fosse venuta meno una specifica sensibilit\u00e0 verso la bellezza dei luoghi identitari naturali.<\/em><\/strong> <strong><em>Alcune riflessioni di Francesco Pratesi, figlio di Fulco e attuale presidente di Italia Nostra Toscana<\/em><\/strong>.<\/h2>\n\n\n\n<p>di <em>Francesco Pratesi<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 stato un tempo \u2013 non lontano \u2013 in cui il <strong>paesaggio<\/strong> occupava un posto centrale nella coscienza civile italiana. Non era un tema modaiolo ma un <strong>bene comune da difendere con la stessa determinazione riservata alla libert\u00e0, alla cultura, alla democrazia<\/strong>. A ricordarcelo sono stati alcuni dei pi\u00f9 grandi intellettuali del Novecento: <strong>Antonio Cederna, Giorgio Bassani, Pier Paolo Pasolini, Indro Montanelli, Fulco Pratesi<\/strong> mettevano in guardia contro l\u2019<strong>illusione di un progresso automatico<\/strong>, capace di giustificare ogni sacrificio in nome della produttivit\u00e0. Il loro approccio costituisce oggi una chiave preziosa per comprendere come il paesaggio sia oggi progressivamente espulso dal perimetro delle scelte pubbliche.<\/p>\n\n\n\n<p>Quegli intellettuali scrivevano e pensavano con strumenti che oggi sembrano appartenere a un\u2019altra era geologica. Le Olivetti Lettera 22, gli articoli battuti a macchina con la carta carbone e dettati per telefono, le conversazioni lente, meditate, spesso solitarie. Non avevano computer, n\u00e9 smartphone, n\u00e9 social network; non conoscevano l\u2019ansia del consenso immediato, la tirannia dei \u201clike\u201d, la dipendenza dall\u2019algoritmo. <strong>Il loro dialogo con il mondo e con gli altri intellettuali passava attraverso il tempo lungo della riflessione, non attraverso l\u2019istante<\/strong>. Oggi possono apparire come dei dinosauri, figure analogiche travolte dalla velocit\u00e0 digitale. Eppure, senza <strong>il loro contributo \u2013 scevro dallo schiavismo del consenso, dalle mode e dall\u2019opportunismo comunicativo<\/strong> \u2013 non avremmo nemmeno quel poco che ancora sopravvive di una struttura etica e intellettuale della societ\u00e0 civile. \u00c8 in quella lentezza, in quella distanza dal rumore, che si \u00e8 formata una visione capace di resistere al tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 vero: potevano incidere sull\u2019opinione pubblica anche perch\u00e9 il loro insegnamento non subiva la massificazione del mondo digitale; i giornali su cui scrivevano vendevano dieci volte le copie di oggi; riviste come l\u2019Espresso, Panorama o l\u2019Europeo contribuivano a formare un orizzonte culturale condiviso, insieme ai pochi canali della RAI in bianco e nero. Ma ridurre tutto questo a una semplice condizione storica favorevole sarebbe un errore<strong>: si trattava soprattutto di responsabilit\u00e0, di misura, di consapevolezza del peso pubblico della parola<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi il loro insegnamento sull\u2019importanza di <strong>difendere la bellezza dei luoghi<\/strong> in cui viviamo sembra essere scivolato ai margini. <strong>Quando non \u00e8 considerato un intralcio, viene trattato come una variabile secondaria, sacrificabile in nome di obiettivi presentati come indiscutibili: transizione, urgenza, semplificazione, velocit\u00e0<\/strong>. Parole d\u2019ordine che, sempre pi\u00f9 spesso, funzionano come schermi retorici dietro cui si consumano trasformazioni territoriali irreversibili.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Antonio Cederna<\/strong> parlava di vandali in casa, denunciando la complicit\u00e0 tra speculazione privata e debolezza pubblica. <strong>Pasolini<\/strong> vedeva nella distruzione del paesaggio il segno pi\u00f9 evidente di una mutazione antropologica, capace di sradicare comunit\u00e0, memoria, senso dei luoghi. <strong>Bassani<\/strong>, difendeva il territorio come si difende una biblioteca o un archivio: perch\u00e9 una volta distrutto, non si ricostruisce. <strong>Quell\u2019insegnamento oggi appare sbiadito. Non perch\u00e9 siano venute meno le minacce, oggi pi\u00f9 che mai incombenti, ma perch\u00e9 \u00e8 cambiato lo sguardo<\/strong>. <strong>Il paesaggio non viene pi\u00f9 percepito come una risorsa non riproducibile<\/strong>, forse perch\u00e9 \u00e8 riproducibile e modificabile all\u2019infinito sugli schermi dentro cui abbiamo confinato il nostro misero immaginario. Il Paesaggio, quello vero, quello che puoi non solo guardare ma annusare e toccare, \u00e8 ormai <strong>declassato a superficie disponibile<\/strong>, un supporto neutro su cui collocare impianti, infrastrutture, interventi \u201cnecessari\u201d alla crescita del PIL, unica dimensione degna di considerazione nella vita pubblica.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, proprio la <strong>Costituzione italiana<\/strong> \u2013 oggi spesso citata a sproposito \u2013 tutela esplicitamente il paesaggio come valore primario, non subordinato, non negoziabile. Negli ultimi anni la sua rimozione si \u00e8 accentuata sull\u2019altare di una vera e propria ideologia delle rinnovabili, divenuta feticcio intoccabile. Attorno alla transizione energetica si \u00e8 costruita una narrazione emergenziale e semplificata, secondo cui il riscaldamento globale giustificherebbe qualunque sacrificio: non solo del panorama ma dei territori, delle comunit\u00e0 locali, delle regole, perfino del buon senso. In nome di una presunta \u201csopravvivenza del pianeta\u201d si accetta cos\u00ec l\u2019idea che <strong>tutto il resto sia negoziabile, che ogni opposizione sia irresponsabile, che ogni dubbio equivalga a negazionismo<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte a queste aberrazioni sarebbe bello poter ancora disporre della frusta di <strong>Indro Montanelli<\/strong>, pensiero libero e mai asservito, che saprebbe come offrire al pubblico scherno le schiere di pennivendoli ormai inchinati alla pretesa&nbsp;\u201cragion di Stato\u201d. Saprebbe come trattare questi <strong>sedicenti ambientalisti<\/strong>, che invocano la \u201csostenibilit\u00e0\u201d quale lavacro onnipresente delle loro coscienze. Ma che poi accettano, senza alzare un sopracciglio, la trasformazione brutale dei territori sull\u2019altare di un business da miliardi di euro. Indifferenti agli insegnamenti di <strong>Salvatore Settis<\/strong> che ci ricorda quanto il paesaggio non sia un lusso per anime sensibili, ma un diritto dei cittadini e un dovere dello Stato. <strong>Ridurlo a \u201cvincolo\u201d o a \u201cproblema autorizzativo\u201d significa capovolgere il senso stesso della tutela.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Italia \u00e8 un Paese fragile, stratificato, unico al mondo, che non pu\u00f2 permettersi scorciatoie n\u00e9 modelli standardizzati<strong>. Recuperare l\u2019eredit\u00e0 di Cederna, Pasolini, Bassani, Montanelli non \u00e8 un esercizio nostalgico. \u00c8 un atto di lucidit\u00e0<\/strong>. Vuol dire riconoscere che <strong>senza il paesaggio l\u2019ambientalismo perde la sua anima, e la tutela dell\u2019ambiente, separata dalla difesa del paesaggio, si riduce a una pratica tecnica, slegata dalla vita reale delle persone<\/strong>. Forse \u00e8 tempo di tornare a dirlo con chiarezza: difendere il paesaggio non \u00e8 conservatorismo, \u00e8 <strong>responsabilit\u00e0 verso le future generazioni<\/strong>. E dimenticarlo, oggi, \u00e8 il segnale pi\u00f9 inquietante di quanto ci siamo allontanati da quella grande lezione civile che l\u2019Italia, un tempo, sapeva incarnare.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/astrolabio.amicidellaterra.it\/node\/3684?fbclid=IwdGRzaAPoQYBjbGNrA-hBemV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHh_zs6xTSaBRto5eKXW4Ijj2QqB02ptD8egFUsSDf7PExYQH78vNLsK2dt1h_aem_ShHbalVCjeHpfqssXROgDg&amp;sfnsn=scwspwa\">Pubblicato su l\u2019Astrolabio Amici della Terra<\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La preoccupazione per la crescente penetrazione delle rinnovabili \u00e8 prioritariamente rivolta ai costi dell\u2019elettricit\u00e0 prodotta, all\u2019adeguatezza di queste tecnologie in relazione alla sicurezza energetica e [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":18147,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[41,1351],"tags":[],"class_list":["post-18146","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-opinioni","category-paesaggio-tematiche"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18146","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18146"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18146\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/18147"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18146"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18146"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18146"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}