{"id":18208,"date":"2026-03-10T07:00:00","date_gmt":"2026-03-10T06:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=18208"},"modified":"2026-03-13T22:07:23","modified_gmt":"2026-03-13T21:07:23","slug":"cento-anni-in-due-ore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2026\/03\/cento-anni-in-due-ore\/","title":{"rendered":"Cento anni in due ore"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong><em>A Bressanone (BZ) l&#8217;ultimo grande bosco golenale della Valle Isarco \u00e8 stato abbattuto. Spariti alberi alti 40 metri, con tronchi fino a 4,5 metri di circonferenza e un\u2019et\u00e0 che raggiungeva i 100 anni. Nell\u2019area, venduta dalla Diocesi alla Progress Holding AG, saranno costruiti capannoni industriali e parcheggi, per produrre stampanti 3D per calcestruzzo. Il WWF: \u201cUna comunit\u00e0 intera ha provato a fermare questo scempio. Violate le norme provinciali e la Nature Restoration Law. Ci\u00f2 che \u00e8 andato oggi non torner\u00e0 in nessun orizzonte temporale\u201d.<\/em><\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Pubblichiamo la nota di <em>WWF Trentino Alto Adige\/ S\u00fcdtirol<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>6 marzo 2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Questa mattina, prima che la citt\u00e0 si svegliasse, prima che qualcuno potesse vedere, documentare, protestare, le macchine erano gi\u00e0 al lavoro. Un&#8217;efficienza degna di miglior causa. L&#8217;<strong>ultimo grande bosco golenale dell&#8217;intera Valle Isarco<\/strong>, con <strong>alberi alti fino a 40 metri, tronchi fino a 4,5 metri di circonferenza<\/strong> e un&#8217;<strong>et\u00e0 che raggiunge i 100 anni<\/strong>, stava gi\u00e0 cadendo sotto le lame.<\/p>\n\n\n\n<p>Il <strong>bosco ripariale di Bressanone<\/strong> &#8211; quanto resta degli ambienti originari lungo il fiume Isarco &#8211; era rimasto l\u00ec, quasi per miracolo, circondato su tre lati dalla zona industriale, custode di un mondo che altrove \u00e8 gi\u00e0 scomparso da decenni. <strong>Non era un posto qualsiasi<\/strong>: sulla sommit\u00e0 degli abeti ogni anno nidificavano dalle 9 alle 13 coppie di <strong>airone cenerino<\/strong>. <strong>64 le specie di uccelli osservate<\/strong> in quest&#8217;area, di cui 29 nidificanti e 7 inserite nella Lista Rossa degli animali in pericolo. Sette specie di <strong>chirotteri<\/strong>. Tre specie di <strong>rettili<\/strong> che richiedono tutte una protezione rigorosa secondo la normativa comunitaria a causa della loro rarit\u00e0 e rischio di scomparsa.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel corso degli anni il bosco si era insomma rivelato un <strong>ecosistema complesso<\/strong>, con alberi caduti che offrivano microhabitat favorevoli alla vita di <strong>funghi, licheni e particolari<\/strong> insetti che vivono e si nutrono di legno morto &#8211; nutrimento degli uccelli insettivori, tra i quali il rarissimo <strong>picchio rosso minore<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi c&#8217;era il <strong>ruolo idrogeologico<\/strong>: la zona industriale a sud di Bressanone \u00e8 gi\u00e0 stata allagata nel 1966, e i tre ettari del bosco ripariale con prato garantivano uno sfogo per l&#8217;inondazione, raccogliendo le acque delle alluvioni e fungendo da naturalissimo sfogo per un fiume oggi pesantemente artificializzato. Un bosco simile, entro un contesto pesantemente antropizzato, <strong>non solo \u00e8 un unicum prezioso, ma non \u00e8 nemmeno facilmente sostituibile<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>La storia di come si \u00e8 arrivati a questa mattina <strong>inizia nel 2019<\/strong>. Quest&#8217;area, composta da due ettari di foresta e 7000 metri quadri di prato, di <strong>propriet\u00e0 della Vinzentinum<\/strong> e classificata come area di protezione delle acque e bosco ripariale<strong>, \u00e8 stata ceduta alla Progress Holding AG<\/strong>. Tutte le parti coinvolte nella compravendita sapevano che l&#8217;area era destinata a uno scopo specifico e che doveva essere riclassificata per essere resa edificabile. Prezzo: <strong>9 milioni di euro<\/strong>. Destinazione: <strong>capannoni industriali e parcheggi per produrre stampanti per calcestruzzo 3D<\/strong>. La <strong>Diocesi di Bolzano-Bressanone aveva venduto un habitat protetto a chi voleva distruggerlo<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal 2019 al 2026, <strong>una comunit\u00e0 intera ha provato a fermare questo scempio<\/strong> con ogni mezzo lecito. Petizioni firmate da oltre 4.000 persone. Catene umane lungo la pista ciclabile. Mozioni consiliari. Perizie naturalistiche. Ricorsi. <strong>Il Comune di Bressanone si \u00e8 rifiutato di pubblicare e trasmettere la perizia<\/strong> sul bosco ripariale in riferimento a un&#8217;interpretazione molto discutibile delle disposizioni di legge. Lo studio &#8211; commissionato dal Comune stesso e costato quasi 10.000 euro di denaro pubblico &#8211; \u00e8 rimasto secretato per oltre un anno, <strong>mentre le decisioni venivano gi\u00e0 prese<\/strong>. La stessa <strong>Commissione provinciale per il territorio e il paesaggio<\/strong>, nella deliberazione approvata il 27 febbraio 2026 dalla Giunta provinciale, ha riconosciuto che il progetto non poteva essere valutato positivamente dal punto di vista paesaggistico, poich\u00e9 il bosco ripariale costituisce un <strong>habitat protetto ai sensi della LP n. 6\/2010 e della Nature Restoration Law europea<\/strong>. Poi, <strong>tuttavia, ha comunque approvato<\/strong>. La prevista parziale deforestazione \u00e8 stata &#8220;venduta&#8221; come un buon compromesso tra tutela della natura e interessi economici: purtroppo, proprio <strong>la parte pi\u00f9 preziosa dal punto di vista naturalistico, costituita da bosco golenale<\/strong> con imponenti pioppi neri, \u00e8 risultata interessata. Le <strong>perizie<\/strong> naturalistiche che confermano il valore ecologico del bosco non sono state prese in considerazione durante il processo decisionale.<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 un fatto che merita tuttavia di essere riconosciuto: la <strong>compensazione<\/strong> prevista &#8211; di circa 17.000 m\u00b2 di terreno confinante con il biotopo Millander Au che andranno ad allargare sostanzialmente quest\u2019ultimo &#8211; riguarder\u00e0 superfici attualmente coltivate a frutteto e arativi riguarder\u00e0 superfici attualmente coltivate a frutteto e arativi, utilizzate in passato come discarica di materiali edili. Sottrarre ettari di meleto alla monocoltura intensiva che ha gi\u00e0 trasformato i fondovalle altoatesini in distese ordinate di piante spallierate sotto reti antigrandine, e restituirli alla natura, \u00e8 qualcosa di inedito: forse la prima volta nella storia della Provincia Autonoma di Bolzano che una compensazione ambientale avviene a spese di un frutteto. Per questo, e solo per questo, diciamo \u201cbene\u201d. Ma sia chiaro: <strong>si compensano i metri quadri, non gli ecosistemi<\/strong>. <strong>I 17.000 m\u00b2 di nuova natura futura non valgono i 9000 m\u00b2 di bosco centenario e i 7000 m\u00b2 di prato che da questa mattina non esistono pi\u00f9<\/strong>. Non si compensa un albero di cent&#8217;anni con un appezzamento da rinaturalizzare. Non si compensano le colonie di aironi, i chirotteri nelle cavit\u00e0, il picchio rosso minore. Ragionare sul lungo periodo \u00e8 giusto &#8211; ma bisogna avere la lucidit\u00e0 di riconoscere che <strong>ci\u00f2 che \u00e8 andato oggi non torner\u00e0 in nessun orizzonte temporale che ci riguardi<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>In tutto questo, <strong>Progress Holding AG aveva alternative? La risposta \u00e8, ovviamente, s\u00ec<\/strong>. Avrebbe potuto scegliere un&#8217;altra localizzazione. Avrebbe potuto comunque compensare l\u2019inevitabile consumo di suolo. Avrebbe potuto scegliere di non abbattere in periodo di nidificazione (la normativa provinciale fissa l&#8217;inizio del periodo di tutela gi\u00e0 dalla fine di febbraio: l&#8217;abbattimento \u00e8 iniziato nei primi giorni di marzo). Avrebbe potuto, in una parola, fare le cose diversamente. Non lo ha fatto. E gli enti locali &#8211; Comune e Provincia &#8211; si sono rivelati succubi di s\u00e9 stessi, delle proprie legislazioni evidentemente imperfette o comunque facilmente scavalcabili.<\/p>\n\n\n\n<p>Pretendere collettivamente una responsabilit\u00e0 imprenditoriale vera \u00e8 un compito che come sempre rimane nelle mani di cittadine e cittadine: una responsabilit\u00e0 che non \u00e8 quella proclamata nelle relazioni di sostenibilit\u00e0 aziendale, ma quella che si misura nelle scelte concrete, nella capacit\u00e0 di <strong>rinunciare a qualcosa quando quel qualcosa appartiene a tutti<\/strong>. <strong>Tocca a noi chiederla<\/strong> &#8211; alle associazioni, ai cittadini, all&#8217;opinione pubblica &#8211; dato che chi avrebbe dovuto farlo per mandato istituzionale ha preferito diversamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Sia a livello comunale che provinciale si sottolinea costantemente come la sostenibilit\u00e0 ecologica sia una priorit\u00e0 fondamentale. Le istituzioni altoatesine si presentano al mondo come custodi delle Alpi, dell&#8217;ambiente, della biodiversit\u00e0. Bressanone nel 2012 ha persino ricevuto il premio Euregio per l&#8217;ambiente.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Questa mattina, prima dell&#8217;alba, quelle parole sono cadute insieme agli alberi<\/strong>. Una parte preziosa di Bressanone \u00e8 questa mattina scomparsa per sempre. Le associazioni ambientaliste invece, rimangono: e non si fermeranno ai soli comunicati.<\/p>\n\n\n\n<p><em><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/wwftrentinoaltoadige\">Puoi seguire WWF Trentino Alto Adige\/ S\u00fcdtirol su FB.<\/a><\/em><em><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Bressanone (BZ) l&#8217;ultimo grande bosco golenale della Valle Isarco \u00e8 stato abbattuto. 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