{"id":18482,"date":"2026-06-09T12:29:02","date_gmt":"2026-06-09T10:29:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=18482"},"modified":"2026-06-16T00:02:33","modified_gmt":"2026-06-15T22:02:33","slug":"un-bosco-e-un-bosco-e-un-bosco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2026\/06\/un-bosco-e-un-bosco-e-un-bosco\/","title":{"rendered":"Un bosco \u00e8 un bosco \u00e8 un bosco\u00a0"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong><em>Dalla Nature Restoration Law una serie di precise e chiare indicazioni per salvare preziosi ecosistemi a rischio, come il bosco di Pietralata a Roma\u2026e non solo!<\/em><\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>di <em>Michele Itasaka (Salviamo il Paesaggio \u2013 Roma)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dal 3 maggio scorso, l\u2019Italia ha iniziato a sovra-sfruttare la sua quota-parte annuale di risorse del pianeta Terra<\/strong>. Sono bastati, quest\u2019anno, appena 123 giorni, secondo i calcoli del Global Footprint Network, per esaurire il budget ecologico annuo del Paese: tre giorni in meno rispetto al 2025, un trend negativo ormai costante, che ci ricorda quanto la nostra insostenibile impronta ecologica stia continuando a peggiorare.<\/p>\n\n\n\n<p>Un dato gi\u00e0 di per s\u00e9 estremamente grave, a maggior ragione in un contesto globale, quello attuale, talmente critico da aver spinto, a causa delle guerre in corso, delle tensioni nucleari e per l\u2019appunto dell\u2019acuirsi delle devastazioni ambientali, le lancette del <em>Doomsday Clock<\/em> pi\u00f9 avanti che mai dal 1947 a oggi. Appena 85 secondi alla mezzanotte della (auto)-distruzione.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo scenario, \u00e8 motivo di speranza che, <strong>il 18 agosto 2024, un altro orologio si sia messo in moto: quello del ripristino della natura<\/strong>, che da qui al 2030 e poi al 2050 misurer\u00e0 la capacit\u00e0 degli Stati europei di invertire la rotta.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel giorno, infatti, \u00e8 entrato in vigore il <strong>Regolamento UE 2024\/1991 (Legge sul Ripristino della Natura)<\/strong>. Da allora, e sino al 2030, ciascun Stato membro dell\u2019Unione europea dovr\u00e0 effettuare il ripristino del 20% degli ecosistemi terrestri e marini, anche verificando che non si registri \u00ab<strong>alcuna perdita netta<\/strong> della superficie nazionale totale degli spazi verdi urbani n\u00e9 di copertura della volta arborea urbana nelle zone di ecosistemi urbani\u00bb, superfici che dovranno poi essere incrementate a partire dal 1\u00b0 gennaio 2031 con programmi di implementazione la cui efficacia sar\u00e0 monitorata ogni sei anni (art. 8).<\/p>\n\n\n\n<p>La <em>Nature Restoration Law<\/em> ha sancito anche un quanto mai salutare \u201cprincipio di realt\u00e0\u201d. I riferimenti della situazione di partenza previsti dal <em>Regolamento<\/em>, a far data dal 18 agosto 2024 \u2013 ovvero i dati forniti dal Servizio di Monitoraggio del Territorio del sistema Copernicus (strato CLC Plus Backbone 2023 per gli ecosistemi urbani, dato HRL <em>Tree Cover Density<\/em> 2024 per la copertura arborea) \u2013 consentono infatti, e sempre meglio consentiranno in futuro, di ancorare tutte le valutazioni ambientali all\u2019effettivo <strong>stato di fatto<\/strong> dei luoghi, in forza del quale un\u2019area verde in contesto urbano dovr\u00e0 essere oggetto di tutela anche <strong>a prescindere dalla destinazione urbanistica<\/strong>: <em>un bosco \u00e8 un bosco \u00e8 un bosco<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Al fine di garantire tali azioni di tutela, ripristino e incremento degli ecosistemi e della biodiversit\u00e0, il Capo III della Legge (artt. 14-19) prescrive la redazione di <strong>Piani Nazionali di Ripristino<\/strong> (PNR), con le relative modalit\u00e0 di stesura, invio e verifica.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 previsto inoltre che la cittadinanza partecipi alla stesura del PNR, consultandone le bozze e proponendo non solo suggerimenti puntuali per ogni sua sezione ma anche <strong>vere e proprie proposte sulle misure da adottare e realizzare<\/strong>. A tal fine l\u2019ISPRA e il MASE hanno reso disponibile, a partire dal 23 aprile, la piattaforma ParteciPA <a href=\"https:\/\/partecipa.gov.it\/processes\/ConsultazionePianoRipristino\">https:\/\/partecipa.gov.it\/processes\/ConsultazionePianoRipristino<\/a> sulla quale, <strong>sino al 24 giugno<\/strong>, \u00e8 ancora possibile caricare segnalazioni, proposte e suggerimenti<\/p>\n\n\n\n<p>Sin dalle premesse, la <em>Nature Restoration Law<\/em> riconosce la necessit\u00e0 di coinvolgere \u00abil grande pubblico in tutte le fasi della preparazione, della revisione e dell\u2019attuazione dei piani nazionali di ripristino, e per promuovere il dialogo e la diffusione di informazioni scientifiche sulla biodiversit\u00e0 e sui benefici del ripristino\u00bb (n. 83).<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 fondamentale diffondere la conoscenza della possibilit\u00e0 di partecipare alla stesura del PNR, perch\u00e9, come recita il titolo della campagna nazionale di <strong>Salviamo il paesaggio<\/strong>: \u201cNon c\u2019\u00e8 pi\u00f9 tempo. Ripristiniamo la Natura. Ora\u201d!<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019obiettivo epocale di ripristinare almeno il 20% tanto degli ecosistemi terrestri quanto di quelli marini entro il 2030 e <strong>tutti gli ecosistemi bisognosi di ripristino entro il 2050<\/strong> offre anche la chance unica di sancire finalmente, sin da subito e ovunque, il dovere di salvaguardare tutte le aree verdi esistenti, comprese quelle che ancor oggi alcune amministrazioni persistono a voler considerare non meritevoli di tutela poich\u00e9 \u201cresiduali\u201d o, peggio ancora, \u201cdegradate\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>In verit\u00e0, queste aree sono cruciali per la \u201csalute unica\u201d dei territori che le ospitano, poich\u00e9, nei contesti urbani pi\u00f9 densi, rappresentano letteralmente \u00abquel che rimane della porosit\u00e0 con cui le citt\u00e0 e i loro abitanti respirano, gi\u00e0 con fatica: respiri flebili che avrebbero bisogno di essere ampliati e non soffocati\u00bb (Paolo Pileri, \u201cLe citt\u00e0, il cemento e il caldo: + 3629 morti. Ma alla politica non bastano\u201d, <em>Volerelaluna.it<\/em>, 17 gennaio 2025)<\/p>\n\n\n\n<p>Lo scorso 18 aprile, a venti mesi esatti dall\u2019entrata in vigore del <em>Regolamento<\/em>, ho avuto l\u2019occasione di partecipare, a Roma, a una bella e importante iniziativa in uno di questi preziosi luoghi, purtroppo tuttora gravemente minacciato di distruzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Era una calda mattina di met\u00e0 aprile e, assieme ad alcuni cani e a tante persone, mi trovavo al <strong>Parco di Pietralata<\/strong>, nel IV municipio di Roma. Alle nostre spalle, e tutt\u2019intorno a noi, brani di paesaggio della Campagna Romana, tuttora prodigiosamente vivi all\u2019interno della citt\u00e0 consolidata. <em>Paysage, pays sage<\/em> \u2026 Attonito, ho osservato nuovamente <strong>quel che resta di una porzione (oltre mezz\u2019ettaro) del bosco urbano, il cuore del Parco, che appena pochi giorni prima era ancora tutta brulicante di vita: un deserto<\/strong>.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/20260331_110400-1100-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-18484\" style=\"width:304px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/20260331_110400-1100-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/20260331_110400-1100-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/20260331_110400-1100-rotated.jpg 1100w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Un deserto circondato da alte cataste di legna, lugubre siepe in cui le motoseghe hanno convertito parte della vegetazione forestale di un luogo la cui vitalit\u00e0 e bellezza tenevano a un tempo dell\u2019<em>hortus conclusus<\/em> e del <em>locus am\u0153nus<\/em>. Autentica oasi nel circostante deserto urbano, il Parco di Pietralata e il bosco presente al suo interno costituiscono ormai \u2013 secondo la serie storica fornita dalle rilevazioni Copernicus \u2013 il maggior <strong>presidio al fenomeno delle isole di calore urbano in un quartiere la cui sfrenata cementificazione<\/strong>, dovuta a interventi speculativi della seconda met\u00e0 del Novecento, smentisce ormai da gran tempo la pi\u00f9 probabile delle etimologie del suo nome. Il pensiero torna ad aggrumarsi attorno al ricordo d\u2019un rigo di Marguerite Yourcenar: <strong>paesaggio, saggezza d\u2019un paese<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Corre l\u2019anno 2026 e ci troviamo a Roma, nel cuore di un\u2019Europa occidentale che ancora gode, fra innumerevoli altri, del privilegio di essere solo lambita dai conflitti, dalle carestie, dai genocidi e dagli ecocidi perpetrati in tanti altri luoghi di questo nostro pianeta, oggi come forse non mai \u00abaiuola che ci fa tanto feroci\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Raffrontati alle immagini di vite straziate che quotidianamente ci arrivano da altri paesi, gli scatti della Terra ripresa dallo spazio inviati qualche settimana fa da una stazione della Nasa, la seconda a portare il nome greco della dea della caccia (missioni \u00abper seguir virtute e canoscenza\u00bb, o anche di conquista?), dovrebbero pur illuminare, precisandoli, i punti di fuga delle nostre prospettive, suscitare riflessioni sui nostri reali orizzonti, sui nostri paesaggi, anche interiori. <strong>Com\u2019\u00e8 possibile continuare a distruggere boschi nella Roma del 2026, vigente il <em>Regolamento di Ripristino della Natura<\/em>?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, <strong>in appena due giorni \u2013 il 13 e il 14 aprile scorsi \u2013 decine di alberi<\/strong> (alcuni dei quali tutelati, in ragione della circonferenza del loro tronco, anche dal <em>Regolamento del Verde e del Paesaggio<\/em> di Roma Capitale) <strong>sono stati abbattuti,<\/strong> <strong>nel pieno della loro ripresa vegetativa e del periodo di nidificazione dell\u2019avifauna<\/strong>, in apparente spregio delle normative internazionali, europee, nazionali e locali che tutelano la nidificazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Con quegli alberi maestosi \u00e8 stata <strong>rasa al suolo tutta la vegetazione del sottobosco<\/strong> e sono cos\u00ec <strong>andate distrutte preziose porzioni di habitat a <em>Laurus nobilis<\/em><\/strong> (anch\u2019esse protette, indicate come prioritarie dalla Direttiva 92\/43\/CEE <em>Habitat<\/em>), <strong>tane di animali selvatici<\/strong> (picchio rosso maggiore, volpe, piccoli mammiferi), oltrech\u00e9, a giudicare dal numero di uccelli avvistati anche in quei giorni, verosimilmente anche dei <strong>nidi<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Le motivazioni di tale distruzione sono ben note da oltre tre anni: l\u2019area, bench\u00e9 sia di propriet\u00e0 pubblica e da decenni destinata a parco pubblico (in ragione sia delle note carenze pregresse del quartiere in termini di verde e servizi sia della necessit\u00e0 di \u201ccompensare\u201d i carichi delle future edificazioni tuttora previste nel comparto gi\u00e0 SDO), \u00e8 stata <strong>scelta, nel 2022, per ospitare l\u2019edificazione del nuovo stadio (privato) dell\u2019AS Roma<\/strong>: un progetto per il quale \u00e8 necessario espletare, tra l\u2019altro, numerosi <strong>sondaggi di archeologia preventiva: donde gli abbattimenti<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sito, tuttavia, \u00e8 a <strong>medio-alto rischio non solo sotto il profilo archeologico<\/strong> (numerose le emergenze note: resti della <em>pars rustica<\/em> d\u2019una villa di et\u00e0 primo-imperiale, una cisterna, un <em>castellum aquae<\/em>, porzioni di acquedotti e di tracciati viari, sepolture appartenenti a differenti epoche), bens\u00ec anche dal punto di vista <strong>idrogeologico<\/strong>: la parete rocciosa all\u2019imbocco di Via della Ruta \u00e8 un eloquente quanto fragile palinsesto della stratigrafia del territorio, come tale inclusa tra i 91 geositi di Roma Capitale censiti nel 2014 da esperti SIGEA in quanto rappresentativi di unit\u00e0 litostratigrafiche locali.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/20260331_1145291100-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-18485\" style=\"width:353px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/20260331_1145291100-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/20260331_1145291100-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/20260331_1145291100-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/20260331_1145291100.jpg 1100w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Incredibilmente, tuttavia, \u00e8 stato necessario attendere il medesimo \u2013 astronomico \u2013 lasso di tempo (tre anni e mezzo), affinch\u00e9 alle richieste di ricognizione dell\u2019area boscata formulate sin dal 2022 dai comitati e dalla cittadinanza e alle quattro perizie agronomiche asseverate nel frattempo redatte da dottori agronomi, potesse finalmente seguire, in data 29 gennaio 2026, il formale <strong>riconoscimento<\/strong> da parte degli Uffici preposti di Roma Capitale <strong>dell\u2019esistenza, sino ad allora elusa quando non negata, di un<\/strong> <strong>bosco urbano nel Parco di Pietralata<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Una <strong>strategia negazionista<\/strong> adottata anche per molti altri siti caratterizzati da forme di marginalit\u00e0 e\/o dalla formazione di ecosistemi emergenti: da ultimo per la localizzazione del Fosso della Cancelliera a Santa Palomba, cos\u00ec come per la vegetazione e la preziosissima area umida, connessa al paleoalveo dell\u2019Almone, sviluppatesi all\u2019interno dell\u2019area degli ex Mercati Generali.<\/p>\n\n\n\n<p>Un bosco, quello di Pietralata, la cui indubitabile esistenza, in verit\u00e0, ha sempre avuto l\u2019autorit\u00e0 dell\u2019evidenza per chiunque vi sia addentrato anche solo una volta e che peraltro, come ricordato in tante occasioni dal Coordinamento \u201cS\u00ec al Parco, no allo stadio\u201d, <strong>nei pi\u00f9 recenti strumenti urbanistici capitolini su Pietralata figura quale \u201carea boschiva\u201d<\/strong> all\u2019interno del Parco (a non voler poi menzionare i dati ricavabili dalle ortofoto costantemente aggiornate e sempre disponibili per chiunque sul sito del pi\u00f9 diffuso motore di ricerca del mondo).<\/p>\n\n\n\n<p>Quel che invece a tutt\u2019oggi, nel perdurante silenzio di tutte le parti coinvolte, <strong>si continua a ignorare \u00e8 il<\/strong> <strong>perch\u00e9 l\u2019amministrazione abbia, sino a prova contraria, scelto di avallare abbattimenti di alberi in questo periodo<\/strong>, senza peraltro assicurarsi che i lavori nell\u2019area (ufficialmente definiti, a quanto si \u00e8 potuto apprendere, come \u201cdi pulizia del sottobosco\u201d) fossero avviati alla presenza di almeno un\u2019ornitologa o un ornitologo, circostanza subito segnalata dai comitati e dalla cittadinanza accorsa all\u2019arrivo delle prime ruspe nel Parco lo scorso 31 marzo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la distruzione del bosco e del sottobosco nell\u2019area appena descritta, pensiamo con estrema <strong>preoccupazione a un sito limitrofo<\/strong>, posto a una quota inferiore, ai piedi d\u2019una falesia di pozzolana rossa, dove sono tuttora in corso interventi che, avviati ancor prima della distruzione della porzione del bosco, debbono aver parzialmente deturpato un contesto di particolare rilievo per il quartiere: \u00abnuclei paesaggisticamente rilevanti\u00bb di Campagna Romana (Frattale 2024, Falcetta 2025) sopravvissuti grazie alle peculiari caratteristiche dell\u2019area (un <em>hortus conclusus<\/em>, un\u2019\u201cenclave\u201d secondo gli stessi estensori della <em>Relazione Istruttoria<\/em> della Verifica di assoggettabilit\u00e0 a VAS) e della sua originaria destinazione urbanistica, e soprattutto alle attivit\u00e0 di cura del territorio portate avanti dalle famiglie che in quei luoghi hanno vissuto per quasi un secolo, dal primo dopoguerra sino al 7 agosto 2024.<\/p>\n\n\n\n<p>Una caratteristica, questa, riconosciuta persino nella \u201cRelazione dell\u2019indagine di tipo vegetazionale\u201d commissionata nel 2024 dal soggetto proponente: \u00abNelle aree marginali alle coltivazioni i residenti hanno mantenuto lo stato di naturalit\u00e0 dell\u2019area, cos\u00ec da favorire anche le specie animali presenti, tra cui fagiani, volpi, istrici, falchi, passeriformi, e numerose specie dell\u2019entomofauna tipica della Campagna Romana\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, tale straordinaria biodiversit\u00e0 vegetale e animale, insospettabile nel pieno della citt\u00e0 consolidata e ormai ampiamente censita (soprattutto all\u2019interno del bosco), \u00e8 stata, ed \u00e8, <strong>pervicacemente negata<\/strong>, mentre l\u2019area, insostituibile dal punto di visto ecologico, continua a essere <strong>derubricata come \u201csoggetta a degrado ambientale\u201d.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta, purtroppo, di una gravissima \u00ablettura alla rovescia\u00bb dell\u2019<strong>ecosistema esistente<\/strong>, la cui componente vegetazionale, sottoposta a un \u00abintenso processo di successione secondaria \u2013 e quindi di maturazione\u00bb viene strategicamente proposta, soprattutto nella comunicazione alla cittadinanza, come \u00abun fenomeno di regressione e degrado\u00bb (Fanelli, De Sanctis 2025). Di qui discendono, tra l\u2019altro, i <strong>rovinosi progetti ragionieristici di sostituzione 1:1 di singoli individui arborei<\/strong>, in un\u2019ottica che continua a prescindere da un approccio in tanto autenticamente ecologico, in quanto consapevole dell\u2019impossibilit\u00e0 di \u201ccompensare\u201d un ecosistema.<\/p>\n\n\n\n<p>Una consapevolezza che invece informava pienamente le valutazioni conclusive della <em>Relazione tecnica<\/em> al <em>Progetto Direttore dello SDO<\/em>, redatte nel 1995 \u2013 due anni prima del Protocollo di Kyoto (un\u2019altra epoca, sotto tanti riguardi) \u2013, dall\u2019allora Capa dell\u2019Ufficio SDO del comune di Roma, l\u2019ingegnera Anna Maria Leone: \u00ab<strong>N\u00e9 pu\u00f2 ritenersi accettabile che il soddisfacimento di una condizione di carenza di aree verdi pubbliche<\/strong>, aggravata dalla quasi totale assenza di aree verdi private, <strong>venga risolto in virt\u00f9 di un bilancio positivo di quadrante urbano<\/strong> (considerata la presenza ai margini del settore est dei Parchi dell\u2019Aniene a Nord e dell\u2019Appia Antica a Sud) <strong>per ovvi motivi di qualit\u00e0 urbana strettamente legata al microclima locale, che non pu\u00f2 prescindere dalla presenza di suoli permeabili<\/strong>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Rilette oggi \u2013 a oltre trent\u2019anni di distanza (e a pi\u00f9 di sessanta dall\u2019originario progetto <em>monstre<\/em> del Sistema Direzionale Orientale, contenuto nel <em>Piano Regolatore<\/em> del 1962-1965) \u2013, accostate alla realt\u00e0 che ci circonda, le parole di Leone mostrano in filigrana la parabola dell\u2019abbandono che ha continuato a segnare, nei decenni nel frattempo intercorsi, troppe aree naturali pubbliche della citt\u00e0 di Roma.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dinamiche di abbandono che si sono spesso rivelate funzionali a progetti speculativi di cementificazione.<\/strong> Amplissimo ancor oggi \u00e8 lo iato tra le dichiarazioni di intenti e le politiche urbanistiche effettivamente adottate, uno iato oggi approfondito dall\u2019imposizione pressoch\u00e9 ubiqua del <em>project financing<\/em>, il <em>There is no alternative<\/em> dei giorni nostri.<\/p>\n\n\n\n<p>E invece <strong>un\u2019alternativa sostenibile \u00e8 ancora possibile<\/strong>, anche per il Parco di Pietralata! L\u2019unica soluzione ambientalmente, socialmente ed economicamente sostenibile per il territorio resta la salvaguardia del Parco, con il suo bosco urbano, il suo mosaico di habitat dalla variegata biodiversit\u00e0, il suo paesaggio custode del <em>genius loci<\/em> e i suoi fondamentali benefici ecosistemici la cui eventuale, parziale delocalizzazione pregiudicherebbe la salute e il benessere collettivi<\/p>\n\n\n\n<p>Vale la pena di ribadire la <strong>convenienza, anche economica, del ripristino degli ecosistemi<\/strong>: tra i tanti meriti della <em>Nature Restoration Law<\/em> \u00e8 da annoverare l\u2019esplicito riconoscimento, sin dalle premesse, di quanto \u00abi benefici del ripristino del buono stato degli ecosistemi degradati in tutte le zone terrestri e marine superino di gran lunga i costi\u00bb (n. 14). Un principio che deve ormai informare ogni azione di governo del territorio, a maggior ragione considerando quanto l\u2019Italia sia diffusamente esposta al rischio di dissesto idrogeologico, esso stesso acuito dalla posizione geografica, nel mezzo del Mediterraneo, hotspot climatico globale.<\/p>\n\n\n\n<p>Rileggendo in questi giorni <strong><em>Il gelso di Gerusalemme. L\u2019altra storia raccontata dagli alberi<\/em> di Paola Caridi<\/strong> (Milano, Feltrinelli, 2024), non ho potuto non soffermarmi su alcune considerazioni autobiografiche, e d\u2019ambito romano, che concludono quell\u2019intensissima quanto necessaria <em>Spoon River<\/em> di dendrocidi ed ecocidi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordando il Monte Ciocci della sua infanzia, ancor rurale seppur all\u2019ombra della cupola di San Pietro e delle ciminiere delle fabbriche di mattone, Caridi scrive: \u00abQuesta storia \u00e8 finita proprio negli anni settanta, quando i palazzinari romani hanno costruito un altro paesaggio, composto solo di cemento. Il campo non esiste pi\u00f9, e neanche il casolare. Avere avuto l\u2019infanzia delle domeniche in piena campagna, dentro il cuore di Roma, \u00e8 stata un\u2019occasione e, a suo modo, un privilegio. Ho potuto comprendere la fatica della campagna, il lavoro senza il giusto compenso, una relazione tra umano e nonumano semplice, senza fronzoli, e a volte durissima\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel Parco di Pietralata \u00e8 ancora possibile sperimentare il miracolo di trovarsi<strong> \u00abdentro il cuore di Roma\u00bb, e al tempo stesso \u00abin piena campagna\u00bb, generando nuove relazioni tra non-umano e umano<\/strong>. Continueremo dunque a impegnarci affinch\u00e9 il Parco di Pietralata non venga obliterato. Affinch\u00e9 i suoi importanti habitat ed ecosistemi continuino a esistere, espandersi e fornire i loro insostituibili benefici ecosistemici, vitali per la salute anche umana. Affinch\u00e9 i brani tuttora intatti di <strong>Campagna Romana<\/strong> che il Parco ancora custodisce entro il proprio perimetro possano continuare, magari in fertile sinergia con i <strong>siti archeologici <\/strong>del territorio Tiburtino-Pietralata, a trasmettere la <strong>memoria, altrimenti non pi\u00f9 direttamente esperibile, dei suoi luoghi, dei suoi paesaggi e delle diverse comunit\u00e0 che li hanno, nel tempo, abitati<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Foto: Il<strong> <\/strong>bosco di Pietralata, Roma. \u00a9 Salviamo il Paesaggio &#8211; Roma<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dalla Nature Restoration Law una serie di precise e chiare indicazioni per salvare preziosi ecosistemi a rischio, come il bosco di Pietralata a Roma\u2026e non [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":18483,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_members_access_role":[],"_members_access_error":""},"categories":[1374,126,13],"tags":[3875,4014],"class_list":["post-18482","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-citta-e-verde-urbano","category-consumo-di-suolo-tematiche","category-lazio","tag-nature-restoration-law","tag-stadio-di-pietralata"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18482","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18482"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18482\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/18483"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18482"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18482"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18482"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}