{"id":1887,"date":"2011-12-11T15:35:11","date_gmt":"2011-12-11T14:35:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=1887"},"modified":"2012-02-12T15:35:43","modified_gmt":"2012-02-12T14:35:43","slug":"serve-un-keynes-per-salvare-il-belpaese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2011\/12\/serve-un-keynes-per-salvare-il-belpaese\/","title":{"rendered":"Serve un Keynes per salvare il Belpaese"},"content":{"rendered":"<h2>Ambiente, paesaggio e beni culturali in tempo di crisi: a governo tecnico, qualche appunto tecnico.<\/h2>\n<p><strong>Primo<\/strong>:<strong> ancora pi\u00f9 fragile dell&#8217;economia italiana \u00e8 il suolo della Penisola<\/strong>. Sono state censite almeno mezzo milione di frane, che interessano poco meno del 10% del nostro territorio. Non si tratta solo di morfologia naturale: il degrado \u00e8 velocizzato dall&#8217;abbandono delle coltivazioni e da incendi boschivi spesso dolosi. Ma anche dalla cementificazione (infrastrutture e insediamenti abitativi) che sigillando i suoli accresce la probabilit\u00e0 di frane e alluvioni e ne rende pi\u00f9 gravi gli effetti, dall&#8217;incuria per il regime delle acque, che riduce le risorse idriche e genera disastrose esondazioni.<\/p>\n<p>Queste traumatiche alterazioni del suolo comportano enormi danni (almeno 5 miliardi di euro negli ultimi sette anni, secondo l&#8217;Ispra) e continue perdite di vite umane. Molto vulnerabili anche le nostre coste, quasi 5.000 chilometri gi\u00e0 in continua erosione e a rischio allagamento per almeno il 24% (dati Ispra), eppure ancora devastate dalla proliferazione di porti turistici, a celebrare i fasti di una prosperit\u00e0 che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9.<\/p>\n<p>Eppure, mentre il degrado del territorio avanza con ritmo spietato, sentiamo ripetere la favola di uno \u201csviluppo\u201d economico basato sul moltiplicarsi di autostrade e ferrovie (anche se inutili) e sul rilancio dell&#8217;edilizia (mediante condoni, sanatorie, \u201cpiani casa\u201d). Ma se cos\u00ec fosse, perch\u00e9 questo tipo di sviluppo ha prodotto la crisi profonda che attraversiamo? Dopo la frana di Giampilieri presso Messina, che nell&#8217;ottobre 2009 uccise quaranta italiani, Bertolaso ne attribu\u00ec la colpa all&#8217;abusivismo edilizio, ma si affrett\u00f2 a dichiarare che per consolidare quel tratto di costa mancano le risorse, \u00abdue o tre milardi di euro\u00bb. Due giorni dopo, il ministro Prestigiacomo dichiar\u00f2 che \u00abil ponte sullo Stretto non \u00e8 alternativo alla protezione dell&#8217;ambiente\u00bb, e il ministro Matteoli disse che i lavori per il ponte devono continuare.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 l&#8217;idea dello \u201csviluppo sostenibile\u201d che ci \u00e8 stata fino a ieri propinata: non un centesimo per consolidare le coste dello Stretto, \u201cuno sfasciume pendulo sul mare\u201d secondo la celebre definizione di Giustino Fortunato, s\u00ec invece a una pioggia di miliardi per costruire su quelle frane un&#8217;opera faraonica (la definizione \u00e8 del presidente Napolitano). Questo governo avr\u00e0 la forza di mettere in discussione le favolette che ci sono state ammannite? Vorr\u00e0 studiare caso per caso, con esperti terzi e non legati alle banche e alle imprese appaltatrici, la sostenibilit\u00e0 reale della Tav in Val di Susa e altrove? O vorr\u00e0 allinearsi all&#8217;elegante dichiarazione dell&#8217;ad di Trenitalia, Moretti, secondo cui a sollevare dubbi contro la TAV sarebbero solo \u00abquattro fessi\u00bb?<\/p>\n<p><strong>Secondo: il paesaggio italiano \u00e8 fra i pi\u00f9 devastati d&#8217;Europa.<\/strong> A fronte di un incremento demografico nullo, abbiamo il pi\u00f9 alto consumo di suolo d&#8217;Europa. Incentivi, sanatorie e condoni hanno seminato per il Paese migliaia di capannoni \u201cindustriali\u201d dove non si produce nulla e nulla viene immagazzinato (ma che \u201cproducono\u201d vantaggi fiscali per chi li fa). Almeno due milioni sono gli appartamenti invenduti (centomila solo a Roma e dintorni), eppure si continua a costruire. Citt\u00e0 preziose come Bologna vedono svuotarsi il centro storico, mentre si favoleggia di grattacieli, imitando gli sceicchi del Golfo Persico in una provinciale corsa a una \u201cmodernit\u00e0\u201d gi\u00e0 stantia. La retorica delle energie rinnovabili aggrava la situazione: l&#8217;Italia \u00e8 il Paese europeo con pi\u00f9 incentivi a chi installa eolico e pannelli solari, mentre non spende quasi niente in ricerca per massimizzarne gli effetti e ridurne l&#8217;impatto. Se davvero credessimo nelle rinnovabili, dovremmo fare esattamente il contrario. Perch\u00e9 non dare, invece, incentivi a chi riusa edifici abbandonati, anzich\u00e9 costruirne di nuovi? O a chi salva o incrementa l&#8217;uso agricolo dei suoli? Cura del suolo e riuso degli edifici abbandonati potrebbero innescare un processo virtuoso, assorbendo manodopera di un&#8217;edilizia comunque in crisi e allo sbando.<\/p>\n<p><strong>Terzo:<\/strong> da quando il governo Berlusconi tagli\u00f2 quasi un miliardo e mezzo al gi\u00e0 languente bilancio del ministero dei Beni culturali (luglio 2008),<strong> le strutture pubbliche della tutela hanno visto un vertiginoso ridursi di funzionalit\u00e0 e capacit\u00e0 d&#8217;intervento<\/strong>. Mentre cala ogni giorno il numero degli addetti, per pensionamenti e assenza di turnover, e la loro et\u00e0 media si avvicina ormai ai 60 anni, aumentano sulla carta i loro compiti. Soprintendenti-superman devono reggere due, tre, quattro uffici spostandosi da una citt\u00e0 all&#8217;altra, e intanto mancano i soldi per telefono, benzina, luce elettrica. Per rimediare, qualcuno ha una soluzione pronta: chiudere le Soprintendenze, accorpando gli ultimi superstiti in uffici regionali senza competenze, senza bilancio, senza poteri. Piccola osservazione tecnica: la tutela del paesaggio e del patrimonio artistico della Nazione, imposta dall&#8217;art. 9 della Costituzione, non si pu\u00f2 fare se non c&#8217;\u00e8 chi tutela. E nessuno al mondo ha mai inventato un sistema migliore delle Soprintendenze territoriali italiane, gloriosa istituzione che ha un secolo e deve essere rinnovata e migliorata, ma non messa in soffitta.<\/p>\n<p>Il governo Monti ha raccolto altissime competenze, a cominciare da quelle del presidente del Consiglio e del ministro dello Sviluppo Passera. Da un governo come questo abbiamo il diritto di aspettarci un&#8217;analisi fredda e professionale dei dati, e la capacit\u00e0 laica di dirsi, e di dirci, la verit\u00e0. \u00c8 un dato positivo della \u201cmanovra\u201d di questi giorni l&#8217;assenza della voce \u201cdismissioni del patrimonio pubblico\u201d, una fonte d&#8217;introiti assai amata da Tremonti. Ed \u00e8 da augurarsi che il patrimonio culturale e il paesaggio, protetti dalla Costituzione, non vengano mai pi\u00f9 messi in vendita.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 deludente, invece, che manchi un tentativo minimamente adeguato di combattere l&#8217;evasione fiscale:<\/strong> 120 miliardi l&#8217;anno di tasse non pagate sono una enorme risorsa economica non sfruttata, anzi generalmente rimossa dalla pubblica attenzione, con sfumature non poi tanto grandi fra centrodestra e centrosinistra. Attingervi potrebbe risparmiarci qualche lacrima sui sacrifici che ci attendono. Sarebbe essenziale per rispondere al sempre attuale invito di Keynes: sconfiggere \u201cl&#8217;incubo del contabile\u201d, e cio\u00e8 il pregiudizio secondo cui nulla si pu\u00f2 fare, se non comporta frutti economici immediati.<\/p>\n<h3>\u00abInvece di utilizzare l&#8217;immenso incremento delle risorse materiali e tecniche per costruire la citt\u00e0 delle meraviglie \u2013 scrive Keynes \u2013 stiamo creando ghetti e bassifondi; e si ritiene che sia giusto cos\u00ec perch\u00e9 \u201cfruttano\u201d, mentre \u2013 nell&#8217;imbecille linguaggio economicistico \u2013 la citt\u00e0 delle meraviglie potrebbe \u201cipotecare il futuro\u201d\u00bb.<br \/>\nQuesta \u00abregola autodistruttiva di calcolo finanziario governa ogni aspetto della vita. Distruggiamo le campagne perch\u00e9 le bellezze naturali non hanno valore economico. Saremmo capaci di fermare il sole e le stelle perch\u00e9 non ci danno alcun dividendo\u00bb (\u00e8 ancora Keynes che parla).<\/h3>\n<p>Il paesaggio, l&#8217;ambiente, il patrimonio culturale sono come il sole e le stelle: illuminano e condizionano la nostra vita, corpo e anima. Perci\u00f2 hanno un ruolo cos\u00ec alto nella Costituzione, dove incarnano l&#8217;idea che ne \u00e8 il cuore: il bene comune e l&#8217;utilit\u00e0 sociale, sovraordinati al profitto privato. Paesaggio, ambiente, patrimonio richiedono sapienza tecnica per essere tutelati: ma richiedono anche un&#8217;idea d&#8217;Italia, un&#8217;idea declinata al futuro.<\/p>\n<p><em>di <strong>Salvatore Settis<\/strong>, da Repubblica, 15 dicembre 2011 <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ambiente, paesaggio e beni culturali in tempo di crisi: a governo tecnico, qualche appunto tecnico. 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