{"id":18989,"date":"2026-10-26T09:00:00","date_gmt":"2026-10-26T08:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=18989"},"modified":"2026-10-25T23:21:26","modified_gmt":"2026-10-25T22:21:26","slug":"caselle-torinese-il-data-center-consumerebbe-tanta-energia-quanta-lintera-citta-di-torino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2026\/10\/caselle-torinese-il-data-center-consumerebbe-tanta-energia-quanta-lintera-citta-di-torino\/","title":{"rendered":"Caselle Torinese, il data center consumerebbe tanta energia quanta l\u2019intera citt\u00e0 di Torino"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong><em>Dietro la facciata della transizione digitale, il vero impatto ambientale del colosso da 250 Megawatt, le ombre del \u201cdual-use\u201d militare e la difficile battaglia democratica per difendere il territorio e fermarne l\u2019esproprio<\/em><\/strong>.<\/h2>\n\n\n\n<p>di <em>Francesco Cappello<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Articolo originale del 06.10.2026<\/em> <em>pubblicato su <a href=\"https:\/\/www.francescocappello.com\/2026\/10\/06\/il-data-center-di-caselle-torinese-consumerebbe-tanta-energia-quanto-lintera-citta-di-torino\/\">francescocappello.com<\/a>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>A Caselle Torinese si sta consumando una trasformazione urbanistica con pesanti ricadute territoriali. Dietro la narrazione patinata della trasformazione digitale, della \u201csmart city\u201d e del progresso tecnologico, <strong>sul comune di Caselle sta per abbattersi una delle pi\u00f9 imponenti operazioni di servit\u00f9 industriale, energetica e ambientale della storia del Canavese e dell\u2019intera provincia di Torino<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Con l\u2019adozione del <strong>Progetto Preliminare del Piano Particolareggiato <\/strong>(PP, uno strumento urbanistico di dettaglio che attua le previsioni generali) di iniziativa pubblica e della contestuale ai sensi dell\u2019art. 40 della L.R. 56\/77 e della Variante Strutturale n. 3 al P.R.G.C. (Piano Regolatore Generale Comunale, il documento che disciplina l\u2019uso del territorio e cosa si pu\u00f2 costruire in un comune), approvata con la delibera n. 66 del 16 dicembre 2024, il futuro delle cosiddette <strong>aree \u201cATA\u201d<\/strong> (Ambito Terziario Aeroportuale) \u00e8 stato radicalmente stravolto.<\/p>\n\n\n\n<p>Dalla padella alla brace. Quello che ci viene presentato come un passo indietro rispetto al <strong>vecchio e giustamente contestato progetto di un gigantesco polo commerciale<\/strong>, si rivela in realt\u00e0 l\u2019apertura delle porte a un hub tecnologico dalle proporzioni e dagli impatti altrettanto allarmanti. La <strong>destinazione d\u2019uso<\/strong> dell\u2019ex area commerciale \u00e8 stata infatti modificata in zona produttiva \u201cIN ATA\u201d per far posto a <strong>un enorme \u201ccentro conservazione ed elaborazione dati\u201d, ovvero un Data Center, affiancato da un polo produttivo ad alta tecnologia<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il progetto promosso da Hines sui terreni di SATAC<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>SATAC<\/strong> \u00e8 l\u2019acronimo di <strong>Sviluppo Area Terziaria Aeroporto di Caselle S.p.A.<\/strong>. Si tratta della societ\u00e0 proprietaria di un vasto appezzamento di circa <strong>450.000 metri quadrati<\/strong> (le cosiddette \u201cAree ATA\u201d) <strong>situato attorno all\u2019aeroporto \u201cSandro Pertini\u201d <\/strong>di Caselle Torinese.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Hines<\/strong> \u00e8 un colosso americano e un potente fondo di investimento immobiliare internazionale (una societ\u00e0 che raccoglie ingenti capitali per acquistare, sviluppare e gestire grandi progetti immobiliari). Hines interviene in questa partita con il <strong>ruolo di sviluppatore e principale proponente <\/strong>del nuovo progetto. Avendo individuato nella vicinanza all\u2019aeroporto \u201cSandro Pertini\u201d una posizione strategica, il gruppo statunitense si \u00e8 fatto promotore della radicale riconversione di quell\u2019area per insediarvi il suo campus tecnologico.<\/p>\n\n\n\n<p>La sinergia tra queste due entit\u00e0 si traduce quindi in un patto di sviluppo: <strong>SATAC mette sul piatto l\u2019enorme disponibilit\u00e0 di suolo, mentre Hines funge da regista finanziario e operativo<\/strong> dell\u2019operazione, spingendo per la variante urbanistica necessaria a costruire un Data Center \u201c<strong>Hyperscale<\/strong>\u201d (un centro dati di proporzioni colossali, progettato per offrire un\u2019infrastruttura di calcolo ed elaborazione dati su scala globale), esteso su un\u2019area di ben 450 mila metri quadrati, i cui altissimi <strong>costi ambientali rischiano di ricadere interamente sulle spalle della comunit\u00e0 locale<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Per comprendere la reale portata di questo genere di operazioni, dobbiamo alzare lo sguardo e analizzare cosa rappresentano oggi queste infrastrutture. <strong>Non si tratta di semplici archivi, ma di enormi impianti di supercalcolo per l\u2019intelligenza artificiale<\/strong>, infrastrutture di immensa rilevanza geopolitica che <strong>rispondono a dinamiche globali<\/strong>, incluse le sempre pi\u00f9 evidenti implicazioni del <strong><em>dual-use<\/em><\/strong>, ovvero lo sviluppo di tecnologie di calcolo con applicazioni inscindibilmente civili e strategico-militari. Come tali, queste strutture sono <strong>sempre pi\u00f9 nel mirino come obiettivi militari<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di complessi che concentrano un <strong>potere assoluto nelle mani di pochi oligopoli<\/strong>, ma scaricano i loro formidabili costi ecologici, idrici, energetici e di sicurezza, interamente sulle comunit\u00e0 locali, espropriandone di fatto le risorse vitali.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ci viene risparmiato un solo metro quadro di potenziale cementificazione: la <strong>SUL (Superficie Utile Lorda<\/strong>, ovvero la somma delle superfici dei pavimenti calpestabili degli edifici) massima consentita rimane un\u2019enormit\u00e0, ben 153.000 metri quadrati, <strong>confermando le spaventose volumetrie previste per il vecchio centro commerciale<\/strong>. Su questa immensa spianata sorgeranno <strong>sette edifici mastodontici<\/strong>: sei destinati ai server (quattro a tre piani e due a due piani) e uno di cinque piani riservato all\u2019industria tecnologica.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"841\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/2-841x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-18991\" style=\"width:379px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/2-841x1024.jpg 841w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/2-246x300.jpg 246w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/2-768x935.jpg 768w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/2-1261x1536.jpg 1261w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/2.jpg 1290w\" sizes=\"auto, (max-width: 841px) 100vw, 841px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Il progetto divide l\u2019area in specifiche UI (Unit\u00e0 di Intervento, i lotti in cui viene suddivisa l\u2019opera): il <strong>settore ovest<\/strong> ospiter\u00e0 102.400 metri quadrati di server, <strong>quello sud-est<\/strong> altri 14.000 metri quadrati e <strong>quello nord-est<\/strong> 36.600 metri quadrati di laboratori. I fabbricati, che per legge potranno toccare il <strong>limite massimo di 30 metri<\/strong> (siamo nei pressi dell\u2019aeroporto), si ergeranno concretamente come muri tra i 20 e i 25 metri, a causa di <strong>piani alti ben 7 o 8 metri<\/strong> l\u2019uno, indispensabili per ospitare i giganteschi sistemi di raffreddamento; a questa quota andranno aggiunti altri 6 metri di tralicci e impianti tecnologici piazzati direttamente sui tetti.<\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte al rischio di un simile ecomostro verticale, la Regione ha persino provato a suggerire la costruzione di piani sotterranei per limitare il devastante impatto sul paesaggio, ma l\u2019amministrazione ha dovuto ammettere la totale impossibilit\u00e0 tecnica: <strong>la falda freatica (il livello delle acque sotterranee) \u00e8 troppo alta per permettere scavi in profondit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019aspetto pi\u00f9 critico e insostenibile di questa operazione, tuttavia, riguarda la <strong>voracit\u00e0 energetica<\/strong> di queste infrastrutture, progettate per <strong>fagocitare elettricit\u00e0 24 ore su 24 <\/strong>senza la minima interruzione. Inizialmente, nell\u2019ottobre del 2023, la <strong>rete elettrica nazionale gestita da Terna aveva accordato una potenza gi\u00e0 immensa di 170 MWe<\/strong> (Megawatt elettrici, l\u2019unit\u00e0 di misura della potenza di un impianto) attraverso una nuova stazione collegata alla linea ad altissima tensione (380 chilovolt) tra Lein\u00ec e Piossasco. Ma la fame di questi impianti sembra inesauribile: con la giustificazione dell\u2019evoluzione tecnologica verso sistemi sempre pi\u00f9 densi ed energivori, nell\u2019ottobre 2024 <strong>le societ\u00e0 proponenti hanno preteso un drammatico aumento della fornitura fino a 250 MWe<\/strong>, che arriveranno tramite una doppia linea di alimentazione di sicurezza. Parliamo di una Potenza IT (la potenza assorbita esclusivamente dall\u2019infrastruttura informatica) di <strong>168 Megawatt complessivi<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Per comprendere cosa significhi una simile potenza, basti pensare che un impianto da 250 Megawatt operativo 24 ore su 24 per 365 giorni all\u2019anno <strong>assorbe oltre 2,1 Terawattora di elettricit\u00e0 all\u2019anno, una quantit\u00e0 pari al consumo annuale di pi\u00f9 di un milione di famiglie<\/strong> (considerando pari a 2000 kWh il consumo medio di una famiglia).<\/p>\n\n\n\n<p>Il nuovo Data Center Hyperscale richiede a Terna un allaccio per <strong>250 MW<\/strong> a ciclo continuo che comporta <strong>un consumo annuale di 2,19 TWh infrastruttura<\/strong> da paragonare con il consumo annuo di energia elettrica del solo <strong>Comune di Torino<\/strong> (l\u2019area urbana che conta circa 840.000 abitanti) che si attesta tra i <strong>2,5 e i 3 Terawattora (TWh)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo significa che il singolo Data Center di Caselle <strong>arriverebbe a consumare, da solo, quasi la stessa identica quantit\u00e0 di energia elettrica necessaria a far funzionare l\u2019intera citt\u00e0 di Torino per un anno intero<\/strong> (inclusi gli ospedali, l\u2019illuminazione pubblica, i trasporti urbani e i consumi domestici di tutti i suoi cittadini).<\/p>\n\n\n\n<p>Terna ha rilasciato \u2013 o sta definendo \u2013 una <strong>Soluzione Tecnica Minima Generale (STMG)<\/strong>. Questo documento certifica la fattibilit\u00e0 dell\u2019allaccio e definisce le infrastrutture necessarie (ad esempio, la costruzione di nuove stazioni elettriche ad alta tensione a carico del proponente) per permettere un prelievo cos\u00ec energivoro senza causare disservizi. <strong>Terna garantisce l\u2019infrastruttura e la capacit\u00e0 di trasporto, non la fonte primaria dell\u2019energia<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello di Caselle non \u00e8 tuttavia un episodio isolato, ma si inserisce in una corsa speculativa incontrollata che sta premendo in modo abnorme sulla provincia di Torino. I dati ufficiali di Terna registrano per la sola provincia di Torino ben 43 pratiche di prenotazione energetica per oltre 8 Gigawatt complessivi, con <strong>progetti mostruosi come i 576 Megawatt dell\u2019ex ILTE di Moncalieri<\/strong>, gli oltre 1,2 Gigawatt richiesti nell\u2019area di Grugliasco, <strong>le 8 manifestazioni d\u2019interesse a Settimo Torinese<\/strong>, i progetti di <strong>Lucento, None, Volvera e Chivasso<\/strong>, e <strong>l\u2019accaparramento delle storiche centrali idroelettriche delle Valli di Lanzo<\/strong> come Cafasse, Balangero e Lanzo da parte di colossi come Aruba.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualcuno sta valutando <strong>l\u2019impatto cumulativo<\/strong> di questa marea di cemento e cavi sui consumi elettrici, sulla salute, sull\u2019aria che respiriamo e sull\u2019acqua che beviamo? \u00c8 fondamentale che la Comunit\u00e0 di Caselle e in generale, i cittadini di Torino chiedano conto alle rispettive amministrazioni di ogni singola firma apposta sui piani attuativi e pretendano una moratoria immediata sui progetti di insediamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Le multinazionali del web <strong>promettono che useranno energia pulita stipulando contratti d\u2019acquisto di energia verde<\/strong>, ma la realt\u00e0 fisica \u00e8 che le <strong>fonti rinnovabili come il solare e l\u2019eolico sono intermittenti<\/strong>, mentre i server necessitano di un carico continuo e ininterrotto. Questo significa che <strong>il Data Center monopolizzer\u00e0 l\u2019energia pulita prodotta nella regione, costringendo la rete pubblica a far funzionare le centrali a gas per soddisfare i bisogni civili dei cittadini<\/strong>, <strong>spingendo al contempo per la costruzione di sterminati parchi fotovoltaici a terra nel Canavese e di enormi impianti di accumulo a batterie al litio<\/strong> come quello da 250 Megawatt di Rondissone, i cui costi di adeguamento della rete verranno scaricati direttamente nelle nostre <strong>bollette elettriche<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019altra ipotesi che \u00e8 stata suggerita in altri contesti \u00e8 quella di utilizzare i <strong>reattori nucleari SMR<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>La garanzia d\u2019uso di energia green avviene tramite i <strong>PPA (Power Purchase Agreement)<\/strong>: contratti a lungo termine con cui i gestori dei Data Center <strong>si<\/strong> <strong>impegnano ad acquistare energia da grandi parchi eolici o fotovoltaici<\/strong> (spesso costruiti altrove) oppure acquistando certificati di Garanzia di Origine (GO).<\/p>\n\n\n\n<p>Assorbire 250 MW di capacit\u00e0 verde <strong>significa, infatti, dirottare una fetta enorme della produzione rinnovabile regionale<\/strong> esclusivamente per alimentare l\u2019infrastruttura dei server, sollevando il dubbio se i nuovi grandi parchi solari ed eolici (con il relativo consumo di suolo agricolo) servano a decarbonizzare il Paese o semplicemente a sostenere l\u2019espansione dei poli tecnologici, mantenendo in funzione le centrali a gas per il resto della rete.<\/p>\n\n\n\n<p>Per evitare che questi cervelloni elettronici si fondano per il calore, verranno installati la bellezza di <strong>187 gruppi frigoriferi e 84 \u201ctank cooling\u201d<\/strong> (serbatoi per il raffreddamento a immersione liquida). Questi impianti si comportano come vere e proprie idrovore. Il raffreddamento ininterrotto di una simile concentrazione di macchinari <strong>richiede un enorme dispendio di acqua<\/strong>. Tuttavia, nel documento <strong>\u201c241210_Lineediindirizzoattuazioneopereprivate_3.pdf\u201d<\/strong>, si afferma che il livello avanzato della progettazione ha permesso di calibrare le dimensioni e le attrezzature per ottenere \u201cdati certi\u201d in merito al \u201cConsumo di acqua\u201d, ma le cifre esatte di tale consumo non vengono poi riportate nel testo. Nella delibera del 2026 la Commissione Consiliare ha stabilito che le <strong>future autorizzazioni saranno subordinate all\u2019adozione di sistemi di raffreddamento a circuito chiuso o a ridotto consumo idrico, vietando categoricamente qualsiasi alterazione diretta o indiretta della falda<\/strong> acquifera sottostante. Viene formalizzata la <strong>richiesta di valutare sistemi per il recupero del calore di scarto<\/strong> dei server, destinandolo al teleriscaldamento o ad altri usi produttivi locali da individuare insieme al Comune.<br>L\u2019ultima delibera introduce una nuova prescrizione ambientale che obbliga alla <strong>verifica e al monitoraggio dei campi elettromagnetici<\/strong> (CEM) nelle aree accessibili al pubblico, al fine di garantire il rispetto dei limiti di esposizione dettati dalla normativa nazionale. A <strong>tutela del microclima \u00e8 stato<\/strong>&nbsp;richiesto l\u2019uso delle migliori tecnologie disponibili (BAT) per la <strong>riduzione degli inquinanti e il monitoraggio continuo delle emissioni in atmosfera<\/strong>, con l\u2019obiettivo esplicito di scongiurare il rischio di alterazioni del microclima locale a causa dell\u2019infrastruttura.<\/p>\n\n\n\n<p>Per garantirsi l\u2019assoluta immunit\u00e0 da eventuali <strong>blackout<\/strong> della rete nazionale, l\u2019intero complesso sar\u00e0 circondato da un esercito di <strong>116 gruppi elettrogeni alimentati a diesel<\/strong>, inquinanti generatori di emergenza da 2.0-3.0 chilowatt elettrici ciascuno. L\u2019amministrazione ci rassicura dicendo che entreranno in funzione per meno di 500 ore all\u2019anno, limitandosi a brevi test di manutenzione, ma il rischio di emissioni nocive dietro l\u2019angolo rimane inaccettabile.<\/p>\n\n\n\n<p>A fronte di questo scempio, <strong>i tentativi di abbellimento ecologico appaiono come vere e proprie operazioni di facciata<\/strong>: promettono di recuperare il \u201ccalore di ricaduta\u201d (l\u2019aria calda di scarto espulsa dai server) per ipotetiche reti di teleriscaldamento locali e di piazzare pannelli fotovoltaici sui tetti, i cui spazi sono in realt\u00e0 gi\u00e0 asfissiati dai macchinari di raffreddamento e pesantemente limitati dai severi vincoli del vicino aeroporto.<\/p>\n\n\n\n<p>A livello di <strong>infrastruttura digitale<\/strong>, per non correre alcun rischio, l\u2019hub si blinder\u00e0 con tre percorsi ridondanti (separati e paralleli) in fibra ottica che correranno scavando lungo le Strade Provinciali SP2, SP13 e SP14.<\/p>\n\n\n\n<p>Il <strong>costo ambientale e territoriale che la collettivit\u00e0 dovr\u00e0 pagare<\/strong> per tutto questo \u00e8 gravissimo, a cominciare dalla condanna a morte di ben 46 ettari di suolo agricolo. Questo \u201c<strong>consumo di suolo<\/strong>\u201d (la trasformazione irreversibile di terreno naturale in superficie artificiale) <strong>canceller\u00e0 per sempre terreni classificati in Classe II e III<\/strong>, ovvero aree fertili e naturalmente vocate allo sviluppo e alla produttivit\u00e0 dell\u2019agricoltura.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ARPA (l\u2019Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) e la Regione hanno imposto \u201c<strong>misure compensative<\/strong> omologhe\u201d, suggerendo di attuare la deimpermeabilizzazione (cio\u00e8 la rimozione dell\u2019asfalto o del cemento per restituire porosit\u00e0 al terreno) e di riportare la natura in altre aree degradate, magari vicino al Parco della Mandria o lungo gli argini del fiume Stura, ma restano <strong>rattoppi che non riporteranno in vita l\u2019ecosistema agricolo perduto<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche la <strong>gestione delle acque piovane<\/strong> solleva forti criticit\u00e0: per tentare di rispettare la legge sull\u2019invarianza idraulica (il principio secondo cui non si deve scaricare nei fiumi pi\u00f9 acqua piovana di quanta ne defluisse prima della cementificazione), dovranno scavare dei \u201c<strong>bioswale<\/strong>\u201d (canali vegetati o radure verdi ribassate progettate per raccogliere, trattenere e far assorbire lentamente le piogge), nel disperato tentativo di limitare i danni al drenaggio del territorio. Il rischio \u00e8 di cancellare decenni di virtuosa gestione del reticolo irriguo a scorrimento garantita dal Consorzio sulla Riva Sinistra della Stura. La morfologia stessa del sito nasconde inoltre un\u2019insidia che i proponenti faticano a gestire: la presenza della <strong>falda freatica estremamente superficiale<\/strong>. Questa condizione rende pericolosamente instabile il sistema progettato per lo smaltimento delle acque meteoriche. I previsti bacini di laminazione rischiano di collassare al primo evento meteorologico estremo, esponendo il territorio ad allagamenti di superficie e sollevando lo spettro di un inquinamento sistemico delle fragili acque sotterranee.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul fronte della <strong>qualit\u00e0 dell\u2019aria<\/strong>, la situazione di partenza \u00e8 gi\u00e0 drammatica: il cantiere si trova nel cuore dell&#8217;\u201dAgglomerato di Torino\u201d, un\u2019area <strong>gi\u00e0 sottoposta a procedura di infrazione da parte dell\u2019Unione Europea<\/strong> perch\u00e9 l\u2019aria \u00e8 cronicamente inquinata da esuberi di PM10 (le pericolose polveri sottili) e biossido di azoto. Anche se si prevede meno traffico veicolare rispetto al centro commerciale, le autorit\u00e0 esigono significativamente calcoli preventivi per capire quanto inquineranno i 116 generatori diesel di emergenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Nemmeno <strong>l\u2019inquinamento acustico<\/strong> pu\u00f2 essere tralasciato, al punto che l\u2019ARPA consiglia di classificare la zona direttamente in Classe VI, il livello di rumore massimo riservato alle aree esclusivamente industriali.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel documento \u201cii-seduta_i-conf_11-04-2025_verbale-pdf_4.pdf\u201d viene esplicitato che, all\u2019interno dell\u2019Elaborato 7.0 del Piano Particolareggiato, le informazioni di natura acustica legate al progetto <strong>non sono attualmente sufficienti per procedere con una valutazione previsionale<\/strong> di impatto acustico secondo i termini normativi.<\/p>\n\n\n\n<p>La valutazione dell\u2019impatto acustico dovr\u00e0 essere aggiornata considerando tutte le attivit\u00e0 previste e tutte le sorgenti di rumore, inclusi i flussi di traffico interno ed esterno e le fasi di costruzione (cantiere) e dismissione.&nbsp;Il documento \u201c241210_Lineediindirizzoattuazioneopereprivate_4.pdf\u201d specifica che, su suggerimento dell\u2019Amministrazione, \u00e8 stato avviato un approfondimento progettuale avanzato. Questo permetter\u00e0 di tarare le dimensioni e le attrezzature esterne per ottenere dati certi sull\u2019emissione di rumore.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019ultima delibera, la n.20 del 26 giugno 2026, a&nbsp;differenza dei precedenti verbali che indicavano l\u2019insufficienza dei dati previsionali sul rumore, <strong>l\u2019elenco degli elaborati del progetto definitivo<\/strong> include ora formalmente la \u201cValutazione preliminare di impatto acustico\u201d (elaborato 7.0), lo \u201cStudio impatto del rumore\u201d (elaborato 4.0.2) e la \u201cVerifica di compatibilit\u00e0 con la Zonizzazione Acustica vigente\u201d (elaborato A1). Il Comune ha inoltre imposto al proponente un <strong>piano di monitoraggio acustico<\/strong> <strong>periodico<\/strong> per verificare i limiti di immissione ed emissione sia in fase di cantiere che durante l\u2019esercizio del Data Center.<\/p>\n\n\n\n<p>A rendere il quadro ancora pi\u00f9 fosco c\u2019\u00e8 la stringente questione del <strong>Rischio Industriale<\/strong>: questa imponente trasformazione <strong>costringe infatti il Comune ad aggiornare le mappe generali in base alla \u201cDirettiva Seveso\u201d<\/strong> (la rigida normativa europea sulla prevenzione dei grandi incidenti connessi a sostanze pericolose), <strong>costringendo a ricalcolare tutte le distanze di sicurezza<\/strong> tra questi nuovi mostri produttivi e gli elementi vulnerabili del territorio abitato circostante.<\/p>\n\n\n\n<p>Si teme che la vicinanza alle aree residenziali comporter\u00e0 un <strong>impatto acustico logorante<\/strong>, causato dal ronzio incessante dei server, dal ruggito delle mega-ventole e dall\u2019attivazione dei generatori diesel, unito a un <strong>degrado ambientale<\/strong> che stringer\u00e0 in una morsa perenne le case isolate circostanti e i quartieri cittadini pi\u00f9 esposti, condannando i residenti a una convivenza forzata e perenne con una rumorosa e inquinante fabbrica di dati.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, le ricadute sulla rete stradale e l\u2019inquietante disordine delle procedure amministrative gettano un\u2019altra grave ombra sull\u2019operazione. \u00c8 certamente vero che l\u2019abbandono del mega-centro commerciale eviter\u00e0 il collasso del traffico privato, permettendo di rimpicciolire le nuove arterie previste in origine, ma gli interventi viabilistici sul suolo pubblico rimangono comunque invadenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Assisteremo al <strong>potenziamento forzato di Via alle Fabbriche<\/strong> e alla <strong>creazione di due rotonde<\/strong> fin troppo ravvicinate e problematiche sulla Provinciale SP2, <strong>un\u2019anomalia progettuale<\/strong> che ci viene imposta da vincoli tecnici dichiarati ineliminabili. Per contro, il tanto discusso cavalcaferrovia (un ponte stradale sopraelevato per superare i binari) \u00e8 stato stralciato dai piani perch\u00e9 giudicato incompatibile con le rigide prescrizioni di sviluppo dell\u2019aeroporto.<\/p>\n\n\n\n<p>La realizzazione della <strong>nuova viabilit\u00e0 SP13 dovr\u00e0 essere interamente finanziata ed eseguita proprio dai costruttori privati<\/strong> dei Data Center (il comparto IN-ATA), vincolati tramite un\u2019apposita convenzione urbanistica (un accordo legale vincolante tra privati e Comune per stabilire diritti e doveri sulle opere pubbliche).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Sul piano burocratico<\/strong>, i tecnici della Direzione Regionale hanno sollevato <strong>un\u2019allarmante sovrapposizione<\/strong>: il Comune sta portando avanti in modo pasticciato e contemporaneo <strong>due varianti urbanistiche<\/strong> (questa sui Data Center e la Variante Strutturale n. 2 sul centro storico) che finiscono per accavallarsi e interferire sulle stesse infrastrutture stradali e sugli stessi calcoli demografici di base. Per evitare che l\u2019intero iter crolli (come ci auguriamo) sotto il peso dei conflitti normativi, la Regione \u00e8 stata costretta a imporre al Comune la consegna di una formale \u201casseverazione\u201d (una dichiarazione giurata e certificata da un tecnico con valore legale) per dimostrare al di l\u00e0 di ogni dubbio che i due piani non si ostacolino a vicenda, minacciando in caso contrario di bloccare tutto, accorpare le pratiche e costringere la giunta a ricominciare daccapo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ritornando alla funzionalit\u00e0 dual-use dei grandi Data Center Hyperscale non si pu\u00f2 non osservare come<strong> a Caselle Torinese esista una radicata e strategica presenza militare<\/strong>, strutturata non come base operativa di squadriglie, ma come fulcro logistico, direzionale e industriale per l\u2019Aeronautica e la Difesa italiana. Passiamoli in rassegna. L\u2019<strong>Ufficio Tecnico Territoriale Armamenti Aeronautici (UTT) <\/strong>con sede in Strada San Maurizio 32, \u00e8 un ente diretto di SEGREDIFESA (Direzione Generale degli Armamenti Aeronautici). Questo dipartimento gestisce il controllo tecnico, i collaudi e l\u2019assicurazione di conformit\u00e0 e qualit\u00e0 sui contratti di acquisizione di mezzi e materiali aeronautici militari. Le <strong>Infrastrutture dell\u2019Aeronautica Militare. <\/strong>L\u2019aeroporto civile \u201cSandro Pertini\u201d \u00e8 sorto storicamente su un ex campo di volo militare. Ancora oggi, integrata nell\u2019infrastruttura aeroportuale, \u00e8 mantenuta un\u2019area demaniale del Ministero della Difesa classificata come \u201cAliquota ex Distaccamento Aeronautica Militare\u201d, situata anch\u2019essa lungo l\u2019asse di Strada San Maurizio. <strong>Il Polo Industriale-Militare Aerospaziale (Leonardo)<\/strong> La componente militare di gran lunga pi\u00f9 impattante sul territorio di Caselle \u00e8 quella legata all\u2019industria della Difesa. Sull\u2019asse della pista aeroportuale opera il quartier generale della Divisione Velivoli di <strong>Leonardo<\/strong> (complesso derivato storicamente da FIAT Aviazione e poi Alenia, da cui origina proprio la sigla urbanistica \u201cex-ATA\u201d, ovvero Alenia Turin Aviation). <strong>Caselle Nord e Caselle Sud:<\/strong> In questi stabilimenti (situati tra l\u2019aeroporto e Strada del Malanghero) avviene la progettazione, la produzione e l\u2019assemblaggio finale dei jet da combattimento <strong>Eurofighter Typhoon<\/strong> per le forze aeree italiane e internazionali. Storicamente, da queste linee di volo sono usciti i caccia Tornado, AMX e i trasporti tattici militari. I <strong>Sistemi d\u2019Arma e Intelligenza Artificiale:<\/strong> Gli stabilimenti di Caselle sono attualmente il centro nevralgico italiano per lo sviluppo del GCAP (Global Combat Air Programme), il caccia militare di sesta generazione che integrer\u00e0 reti neurali, intelligenza artificiale e la gestione di sciami di droni gregari.<br><strong>La contiguit\u00e0 geografica, infrastrutturale e storica tra la linea di sviluppo dei sistemi d\u2019arma di Leonardo e i terreni ex-ATA opzionati per il nuovo campus Data Center Hyperscale<\/strong> costituisce un elemento logistico oggettivo per la valutazione dei rischi di convergenza tecnologica e delle potenziali architetture \u201cdual-use\u201d (civile e militare) delle grandi potenze di calcolo sul territorio.<\/p>\n\n\n\n<p>La costruzione del Data Center <strong>non \u00e8 stata ancora definitivamente autorizzata.<\/strong> La delibera di giugno scorso approva l\u2019impianto urbanistico generale (il Progetto Definitivo del Piano Particolareggiato e la relativa Variante Strutturale al PRGC), ma <strong>rimanda a step successivi l\u2019effettivo via libera ai cantieri edilizi. <\/strong>L\u2019iter autorizzativo prevede infatti <strong>ulteriori fasi<\/strong>:<br><em>Rilascio delle autorizzazioni finali.<\/em> Il Consiglio Comunale ha formulato specifiche raccomandazioni ambientali (relative a clima, uso delle acque, contenimento acustico e campi elettromagnetici) di cui il proponente dovr\u00e0 obbligatoriamente tenere conto \u201cnell\u2019ambito dei procedimenti amministrativi obbligatori finalizzati al rilascio delle autorizzazioni\u201d. Questo passaggio indica chiaramente che i titoli abilitativi edilizi e ambientali necessari per iniziare i lavori e avviare l\u2019esercizio dell\u2019impianto devono ancora essere richiesti ed emessi.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Firma della Convenzione Attuativa.<\/em> Tra gli elaborati del Piano Particolareggiato approvati figura esclusivamente una \u201cBozza di schema di convenzione attuativa\u201d (elaborato 13.1.0). Prima che la trasformazione privata possa procedere, l\u2019Amministrazione e il proponente dovranno stipulare materialmente questo contratto definitivo, che regola le tempistiche, le garanzie finanziarie e la realizzazione delle opere pubbliche.<br><em>Proseguimento dell\u2019iter urbanistico.<\/em> La delibera \u00e8 stata resa immediatamente esecutiva con lo scopo specifico di \u201cconsentire, con celerit\u00e0, il proseguimento dell\u2019iter della Variante Generale al P.R.G.C.\u201d. Il voto favorevole del Consiglio ha chiuso la fase di progettazione e concertazione sui volumi e le destinazioni d\u2019uso dei terreni, ma non esaurisce i procedimenti burocratici complessivi.<\/p>\n\n\n\n<p>In altre parole,&nbsp;i cantieri non possono ancora partire. Con l\u2019approvazione di questo documento il Comune ha essenzialmente stabilito che l\u2019idea generale del Data Center \u00e8 accettabile, andando quindi a cambiare ufficialmente la destinazione urbanistica di quei terreni per permettere di costruirlo, ma dettando precise condizioni. \u00c8 come voler costruire un condominio dove prima c\u2019era un campo agricolo: l\u2019amministrazione ha appena dato l\u2019ok per far diventare il terreno edificabile, ma questo non significa che le ruspe potranno iniziare a operare da domani. Per iniziare davvero i lavori mancano ancora diversi passaggi pratici, a cominciare dai <strong>permessi di costruzione<\/strong> veri e propri. L\u2019azienda non ha ancora in mano i titoli per aprire il cantiere e, per ottenerli, <strong>dovr\u00e0 presentare dei progetti esecutivi <\/strong>che dimostrino di rispettare le regole appena imposte dal Consiglio Comunale. <strong>Dovr\u00e0 dimostrare come far\u00e0 a non sprecare l\u2019acqua per raffreddare i server, a non inquinare l\u2019aria, a contenere il rumore e a tenere sotto controllo le onde elettromagnetiche<\/strong>. Teoricamente se i futuri progetti non dovessero soddisfare queste condizioni, i permessi finali per costruire e accendere l\u2019impianto dovrebbero essere negati.<br>Inoltre, <strong>manca ancora la firma del vero e proprio contratto<\/strong> con l\u2019ente pubblico. Tra i documenti approvati, infatti, <strong>figura solo una \u201cbozza di convenzione attuativa\u201d.<\/strong> Questo significa che il Comune e l\u2019azienda costruttrice dovranno sedersi a un tavolo e firmare l\u2019accordo finale, passaggio fondamentale perch\u00e9 mette nero su bianco gli impegni economici e pratici; <strong>in cambio del diritto di costruire, il privato si impegna formalmente e a sue spese a realizzare opere pubbliche e compensazioni per la citt\u00e0 come strade, fognature, parcheggi e parchi<\/strong>. In pratica, il Comune ha autorizzato la \u201ccornice\u201d del progetto e ha stabilito le regole del gioco, ma i permessi per avviare fisicamente la costruzione degli edifici e delle infrastrutture devono ancora essere richiesti, verificati e firmati.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordiamo infine che sebbene l\u2019amministrazione comunale abbia approvato la variante urbanistica per le aree ex-ATA, <strong>la partita per la realizzazione del Data Center non \u00e8 affatto chiusa<\/strong> e <strong>la cittadinanza ha a disposizione diversi strumenti istituzionali, legali e partecipativi per opporsi o bloccare l\u2019opera<\/strong>. Il primissimo passo operativo e strategico consiste solitamente nella costituzione di un Comitato Cittadino formalmente registrato. Questo passaggio non \u00e8 puramente simbolico, ma conferisce alla cittadinanza la cosiddetta \u201clegittimazione ad agire\u201d, un requisito giuridico indispensabile per dimostrare che l\u2019opposizione non \u00e8 mossa da singoli interessi privati, ma dalla tutela di un interesse diffuso come la salvaguardia della salute pubblica, delle risorse idriche e del consumo di suolo agricolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal punto di vista legale, lo strumento pi\u00f9 incisivo a disposizione del territorio \u00e8 il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale, il TAR. I cittadini, tramite il proprio comitato o appoggiandosi ad associazioni ambientaliste riconosciute a livello nazionale, possono impugnare gli atti del Comune, compresa la delibera appena approvata o i futuri permessi di costruzione. Affinch\u00e9 un ricorso abbia successo e porti alla sospensiva dei lavori, non pu\u00f2 per\u00f2 basarsi unicamente sul dissenso politico. Deve invece evidenziare vizi di forma, errori procedurali o la mancata valutazione di impatti critici, come le garanzie sull\u2019effettivo contenimento del rumore, le conseguenze dell\u2019enorme prelievo energetico sulla rete locale o i rischi legati all\u2019interferenza con le attivit\u00e0 aeroportuali e militari limitrofe, eccetera. Va tenuto presente che i ricorsi al TAR hanno tempistiche molto rigide e devono essere presentati solitamente entro sessanta giorni dalla pubblicazione degli atti ufficiali.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul piano della democrazia diretta, lo strumento pi\u00f9 forte \u00e8 il Referendum Comunale. Consultando lo Statuto del Comune \u00e8 possibile verificare il numero esatto di firme necessarie per richiedere l\u2019indizione di una consultazione popolare. Sebbene i referendum locali su temi urbanistici siano spesso di natura consultiva e non abbiano un potere giuridico immediatamente abrogativo, una vittoria schiacciante e certificata del dissenso potrebbe assumere un peso politico importante, rendendo molto difficile per la giunta procedere ignorando una larga maggioranza contraria. A questo si affiancano strumenti pi\u00f9 rapidi come le petizioni ufficiali e le istanze cittadine, che obbligano formalmente il Sindaco e la Giunta a inserire l\u2019argomento all\u2019ordine del giorno del Consiglio Comunale e a rispondere pubblicamente ai dubbi sollevati.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019altra linea di intervento cruciale riguarda la partecipazione attiva ai procedimenti autorizzativi che devono ancora aprirsi. Come abbiamo visto in precedenza, l\u2019azienda dovr\u00e0 ancora richiedere i permessi definitivi legati all\u2019impatto ambientale, alle emissioni e al prelievo delle acque di falda per il raffreddamento dei server. Durante queste procedure, la normativa impone che i progetti vengano resi pubblici e offre a chiunque la possibilit\u00e0 di presentare delle formali \u201cosservazioni\u201d. Un comitato civico supportato da periti, geologi o ingegneri indipendenti pu\u00f2 produrre contro-dossier tecnici volti a smontare le rassicurazioni dell\u2019azienda. L\u2019obiettivo di queste osservazioni \u00e8 costringere gli enti preposti a richiedere prescrizioni cos\u00ec severe o modifiche strutturali talmente onerose da rendere il progetto non pi\u00f9 economicamente vantaggioso o tecnicamente infattibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, l\u2019azione di contrasto non deve limitarsi alle stanze del municipio locale, ma pu\u00f2 allargarsi agli enti sovracomunali. La pressione informativa e civica pu\u00f2 essere indirizzata verso l\u2019ARPA regionale, la Citt\u00e0 Metropolitana, le Soprintendenze paesaggistiche o persino i Ministeri competenti, che sono chiamati a rilasciare pareri e nulla osta vincolanti. Segnalare in modo documentato le criticit\u00e0 sulle immense richieste energetiche, sull\u2019impermeabilizzazione del suolo o sulle possibili alterazioni del microclima locale pu\u00f2 spingere queste istituzioni a negare le autorizzazioni di loro competenza. Nella pratica, l\u2019unione coordinata tra pressione democratica di massa, minaccia costante di ricorsi legali e un minuzioso presidio tecnico durante ogni singola conferenza dei servizi rappresenta la strategia istituzionale pi\u00f9 efficace per arginare e fermare grandi infrastrutture calate dall\u2019alto.<\/p>\n\n\n\n<p>A cose normali il percorso appena delineato potrebbe avere facilmente successo se non fosse che le grandi infrastrutture digitali, come i data center hyperscale necessari per il cloud e l\u2019intelligenza artificiale, godono oggi di <strong>normative speciali che le inquadrano come opere strategiche per la transizione digitale del Paese e, in molti casi, come asset legati alla sicurezza nazionale<\/strong>. Anche a livello puramente locale, leggendo i documenti ufficiali della variante urbanistica di Caselle Torinese, emerge chiaramente che <strong>le opere infrastrutturali collegate al piano sono formalmente sottoposte alle procedure di espropriazione per pubblica utilit\u00e0<\/strong>. Questo speciale inquadramento giuridico, che sia \u201c<strong>pubblica utilit\u00e0<\/strong>\u201d o \u201c<strong>opera di preminente interesse nazionale<\/strong>\u201c, cambia radicalmente le regole del gioco e comprime di molto i margini di manovra dell\u2019opposizione cittadina.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo enorme ostacolo che la cittadinanza si trova ad affrontare riguarda la compressione dei tempi democratici. Quando un progetto beneficia di iter autorizzativi accelerati, le tempistiche a disposizione per la consultazione pubblica vengono drasticamente tagliate. Invece di avere mesi per studiare migliaia di pagine di delicati rapporti ambientali, geologici o acustici, un comitato civico potrebbe avere pochissime settimane per presentare le proprie osservazioni formali. Per gruppi di cittadini volontari, riuscire in cos\u00ec poco tempo a raccogliere fondi, assumere periti tecnici indipendenti e produrre contro-dossier capaci di fermare il progetto diventa una vera e propria missione impossibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo limite invalicabile \u00e8 legato proprio alla <strong>dichiarazione di pubblica utilit\u00e0 e al meccanismo degli espropri<\/strong>. Una delle tattiche storiche dei movimenti di protesta \u00e8 quella di convincere i proprietari dei terreni a non vendere le loro propriet\u00e0, impedendo cos\u00ec la costruzione delle opere accessorie, come ad esempio i tracciati dove dovranno passare gli enormi cavi elettrici necessari per i 250 MW di Terna. <strong>Se per\u00f2 scatta la procedura di esproprio per pubblica utilit\u00e0, questa forma di resistenza pacifica viene annullata per legge<\/strong>: i proprietari vengono costretti a cedere le aree e possono unicamente fare ricorso per ottenere un indennizzo economico maggiore, senza per\u00f2 poter fermare le ruspe.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019impatto pi\u00f9 severo di questa legislazione speciale si fa sentire nelle aule di tribunale. Se i cittadini decidono di fare un ricorso al TAR chiedendo di bloccare i cantieri (la cosiddetta \u201csospensiva\u201d), i giudici amministrativi devono soppesare i diversi interessi in gioco. <strong>Di fronte a un\u2019infrastruttura classificata come strategica per la nazione, la giurisprudenza tende sistematicamente a far prevalere l\u2019interesse superiore dello Stato rispetto al disagio ambientale locale<\/strong>. Di conseguenza, i tribunali raramente fermano i lavori in attesa del giudizio finale, permettendo ai cantieri di procedere; e quando le cause si concludono, spesso dopo anni, l\u2019opera \u00e8 ormai irrimediabilmente costruita.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, <strong>l\u2019interesse nazionale disarma anche le istituzioni locali<\/strong>. Un referendum cittadino, persino se dovesse bocciare l\u2019opera con il 90% dei voti contrari, verrebbe considerato privo di efficacia vincolante contro un progetto voluto dallo Stato centrale. Lo stesso Sindaco, pur volendo appoggiare le proteste dei suoi cittadini, si ritroverebbe sostanzialmente privato del suo potere di veto. <strong>Un Comune non pu\u00f2 infatti bloccare pretestuosamente un\u2019opera di rilevanza nazionale o di pubblica utilit\u00e0: se provasse a farlo, il Governo centrale avrebbe il potere di attivare i poteri sostitutivi<\/strong>, nominando un Commissario Straordinario che si sostituirebbe al Sindaco per firmare tutte le autorizzazioni mancanti, scavalcando del tutto la volont\u00e0 del territorio.<\/p>\n\n\n\n<p>Diventa estremamente importante il coordinamento di un\u2019opposizione su scala contemporaneamente locale, regionale e nazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Consulta le <strong>fonti<\/strong> sul <a href=\"https:\/\/www.francescocappello.com\/2026\/10\/06\/il-data-center-di-caselle-torinese-consumerebbe-tanta-energia-quanto-lintera-citta-di-torino\/\">sito di Francesco Cappello<\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dietro la facciata della transizione digitale, il vero impatto ambientale del colosso da 250 Megawatt, le ombre del \u201cdual-use\u201d militare e la difficile battaglia democratica [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":18990,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":true,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_members_access_role":[],"_members_access_error":""},"categories":[126,4030,6],"tags":[],"class_list":["post-18989","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-consumo-di-suolo-tematiche","category-data-center","category-piemonte"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18989","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18989"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18989\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/18990"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18989"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18989"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18989"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}