{"id":18999,"date":"2026-10-27T19:11:01","date_gmt":"2026-10-27T18:11:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=18999"},"modified":"2026-10-27T19:14:48","modified_gmt":"2026-10-27T18:14:48","slug":"la-strage-di-suolo-continua-nel-2025-sfondata-la-quota-di-10mila-ettari-consumati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2026\/10\/la-strage-di-suolo-continua-nel-2025-sfondata-la-quota-di-10mila-ettari-consumati\/","title":{"rendered":"La strage di suolo continua. Nel 2025 sfondata la quota di 10mila ettari consumati"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong><em>L\u2019ultimo Rapporto del Sistema nazionale per la protezione dell\u2019ambiente restituisce dati da paura: 10.243 ettari di suolo persi, con un balzo netto rispetto al 2024 (pi\u00f9 22%). E si continua a cementificare aree pericolose, franose o costiere. \u201cUna cambiale di insostenibilit\u00e0 che ogni politico dice di ricevere da quello precedente e che poi per\u00f2 cede, pi\u00f9 pesante, al politico successivo\u201d. Quali sono le Regioni peggiori, quali le responsabilit\u00e0 dei sindaci. L\u2019intervento del prof. Paolo Pileri.<\/em><\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>di <em>Paolo Pileri<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Articolo pubblicato su <a href=\"https:\/\/altreconomia.it\/la-strage-di-suolo-continua-nel-2025-sfondata-la-quota-di-10mila-ettari-consumati\/\">Altreconomia<\/a>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Niente da fare, ancora <strong>dati da paura per il consumo di suolo in Italia<\/strong>. Nessuna siccit\u00e0, nessuna alluvione, nessuna frana, nessuna piet\u00e0 per le morti premature nelle citt\u00e0 diventate isole di calore rovente: nulla ferma il continuo consumo di suolo nel nostro Paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Il <strong>terzo pilastro del <em>Green deal<\/em> europeo<\/strong>, la tutela del suolo, non interessa ai nostri governi e ai nostri politici. Nel 2025 abbiamo <strong>sfondato il limite delle decine di migliaia portandoci a 10.243 ettari di suolo consumati<\/strong>, un <strong>balzo in avanti del 22%<\/strong> rispetto al gi\u00e0 insopportabile consumo di suolo del 2024 (8.370 ettari). Per chi ama le cifre a effetto, si tratta di <strong>28,1 ettari al giorno<\/strong> (nel 2024 erano 23) o <strong>3,25 metri quadrati al secondo<\/strong> (contro i 2,7 del 2024): non ci si pu\u00f2 distrarre un attimo che il panorama davanti al nostro naso cambia.<\/p>\n\n\n\n<p>La situazione diventa sempre pi\u00f9 soffocante e pericolosa per la salute del territorio e dei cittadini. I <strong>motivi<\/strong>? C\u2019\u00e8 di tutto: leggi urbanistiche colabrodo, ma che ci vendono come perfette; piani urbanistici che non si svuotano mai o mai quanto necessario; il famoso Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr); le Olimpiadi invernali; la transizione energetica mai pianificata e subito liberalizzata; il <a href=\"https:\/\/altreconomia.it\/la-febbre-dei-data-center-danneggia-il-suolo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">via libera ai <em>data center<\/em><\/a>; le zone economiche speciali (Zes); le strutture sanitarie private; la logistica; l\u2019alta velocit\u00e0 ferroviaria, strade, parcheggi, stadi e sempre tanta tanta edilizia \u201ccivile\u201d su suoli prima liberi (quest\u2019ultima \u00e8 stata di 1.160 ettari).<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2025 abbiamo <strong>quattro Regioni che sfondano il muro delle migliaia di ettari l\u2019anno<\/strong>; mentre nel 2024 questo primato spettava solo all\u2019Emilia-Romagna. Sono consumi di suolo che <strong>in parte arrivano dall\u2019eredit\u00e0 di previsioni urbanistiche antiche e in parte da trasformazioni volute da chi sta governando oggi<\/strong>. \u00c8 il solito gioco dell\u2019eredit\u00e0 urbanistica. Una cambiale di insostenibilit\u00e0 che ogni politico dice di ricevere da quello precedente e che poi per\u00f2 cede, pi\u00f9 pesante, al politico successivo e che nessuno ha il coraggio di interrompere o che, forse, fa comodo come alibi per scansare le responsabilit\u00e0. A proposito, per aiutare il lettore a inquadrare le responsabilit\u00e0 politiche del consumo di suolo, questa volta ricorderemo i nomi dei politici che governavano o governano i relativi territori. Pu\u00f2 sembrare inelegante ma non \u00e8 cos\u00ec: \u00e8 solo un esercizio di correlazione che aiuta i cittadini a conoscere meglio chi li governa.<\/p>\n\n\n\n<p>Il <strong>primato di consumo di suolo regionale se lo aggiudica la <u>Sicilia<\/u><\/strong> con <strong>1.619 ettari<\/strong> nell\u2019anno 2025. La Regione \u00e8 stata guidata dall\u2019attuale ministro per la Protezione civile, <strong>Nello Musumeci<\/strong>, che ha molto a che fare con la fragilit\u00e0 dei suoli innescata dagli impatti ambientali e dai cattivi utilizzi del territorio; <strong>ora a guidare la Regione c\u2019\u00e8 l\u2019ex presidente del Senato, Renato Schifani<\/strong>. <strong>Segue a ruota il <u>Lazio<\/u> <\/strong>con <strong>1.436 ettari<\/strong>; governato fino al 2022 da <strong>Nicola Zingaretti<\/strong>, ora parlamentare europeo e quindi vicino a quel che rimane del <em>Green deal<\/em>, seguito poi da <strong>Francesco Rocca<\/strong> che \u00e8 stato presidente fino al 2022 della Croce rossa italiana e che quindi, inevitabilmente, si sar\u00e0 occupato di <em>One health<\/em>, quel concetto per il quale solo se sta bene la natura e la si rispetta in pieno, si ottiene benessere e salute duratura anche per l\u2019uomo e non il viceversa. Il <strong>terzo gradino del podio \u00e8 per la <u>Puglia<\/u><\/strong> con <strong>1.198 ettari<\/strong>, retta ora da <strong>Antonio Decaro<\/strong>, ex presidente della Commissione Ambiente del Parlamento europeo quando si \u00e8 approvato il Regolamento per il ripristino della natura (2024\/1991) e la Direttiva sul monitoraggio del suolo (2025\/2360). Decaro \u00e8 stato anche sindaco di Bari per oltre un decennio. Prima la Regione era guidata da un ex magistrato, anch\u2019egli ex sindaco di Bari, <strong>Michele Emiliano<\/strong> che quindi conosce bene le leggi e anche il testo unico ambientale. <strong>Infine, la <u>Lombardia<\/u><\/strong> i cui presidenti non hanno bisogno di presentazioni: <strong>Attilio Fontana<\/strong> al secondo mandato, <strong>Roberto Maroni<\/strong> e <strong>Roberto Formigoni<\/strong> artefici delle leggi urbanistiche e sul consumo di suolo tuttora vigenti; tutti sempre fortemente vicini ai governi nazionali. La Lombardia nel 2025 ha asfaltato <strong>1.093 ettari<\/strong>, confermandosi di nuovo Regione <em>leader <\/em>di consumo di suolo, sempre in vetta alle classifiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Quelli citati sono nomi di personalit\u00e0 politiche note a tutti e di cui ognuno, pi\u00f9 o meno, ha sentito parlare anche a scale pi\u00f9 ampie di quella locale. \u00c8 bene ricordare che il consumo di suolo non ha alle spalle entit\u00e0 impersonali e nebulose come spesso si rischia di credere usando formule impersonali. Sicuramente non \u00e8 tutto merito o demerito loro -non siamo cos\u00ec generosi, suvvia- ma va preso atto che i nomi citati si riferiscono a personalit\u00e0 dalla lunga, lunghissima presenza sulla scena politica, occupando posizioni chiave nelle istituzioni pubbliche oltre a influenzare non poco il disegno delle politiche urbanistiche italiane. Personalit\u00e0 che hanno avuto pi\u00f9 di un\u2019occasione per lavorare alla limitazione al consumo di suolo.<\/p>\n\n\n\n<p>I numeri, per\u00f2, gli gettano addosso un ritratto diverso. Sia chiaro che non sono stati lasciati soli in questa gara del consumo di suolo. Poco dietro spunta il <strong><u>Piemonte<\/u><\/strong> (<strong>854 ettari <\/strong>consumati), la <strong><u>Campania<\/u> (740)<\/strong>, il <strong><u>Veneto<\/u> (584)<\/strong>, la <strong><u>Toscana<\/u> (499)<\/strong>, l\u2019<strong><u>Emilia-Romagna <\/u>(466) <\/strong>e la <strong><u>Sardegna<\/u> (445)<\/strong>. Tutte Regioni guidate da nomi fortemente influenti nella politica urbanistica e ambientale nazionale. Qualcuno di loro \u00e8 stato ministro o sottosegretario, altri sono ora deputati europei, altri guidano forze politiche. Mica persone di terz\u2019ordine.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi ci sono i <strong>sindaci<\/strong>, che ci ricordano sempre di essere i pi\u00f9 \u201cvicini alla gente\u201d e ai territori. Quelli che sanno come si fa per fare una buona urbanistica e portare le citt\u00e0 fuori dalle crisi ecologiche e climatiche. Anche quelli che, ricordiamolo con dolore, si sono macchiati, <a href=\"https:\/\/altreconomia.it\/linedita-coppia-anci-e-ance-vuole-mandare-allaria-il-piano-di-ripristino-della-natura\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">per delega alla loro associazione Anci<\/a>, dello <a href=\"https:\/\/altreconomia.it\/altro-che-depavimentare-le-citta-il-governo-ha-asfaltato-il-piano-di-ripristino-della-natura\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">svuotamento del Piano nazionale di ripristino della natura all\u2019articolo 8<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>A vedere i dati pessimi del consumo di suolo 2025, forse un\u2019interpretazione a tanta ostinata avversione all\u2019articolo 8 del regolamento europeo 2024\/1991 emerge. Ad esempio, <strong>Milano<\/strong>, il cui sindaco <strong>Giuseppe Sala<\/strong> \u00e8 notissimo per essere stato il \u201cpap\u00e0\u201d delle <a href=\"https:\/\/altreconomia.it\/echi-e-tracce-le-vene-aperte-dietro-il-paesaggio-olimpico-di-milano-cortina-2026\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Olimpiadi Milano Cortina 2026<\/a> e prima ancora per <a href=\"https:\/\/altreconomia.it\/come-e-cambiata-larea-dellexpo-dieci-anni-dopo-il-grande-evento\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Expo 2015<\/a>, ha imbarcato ben <strong>35 ettari<\/strong> di consumo di suolo (<strong>pi\u00f9 del doppio<\/strong> degli anni precedenti). Chiss\u00e0, forse \u00e8 il <a href=\"https:\/\/altreconomia.it\/salva-milano-sfascia-il-paese-sulla-leggina-ad-urbem-che-affossa-cio-che-resta-dellurbanistica\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">\u201cSalva Milano\u201d<\/a> ad aver presentato il conto?<\/p>\n\n\n\n<p>Oltre Milano vi sono altre citt\u00e0 che potremmo premiare con la betoniera d\u2019oro: <strong>Roma<\/strong> con quasi 80 ettari; <strong>Foggia<\/strong> oltre gli 80; <strong>Cagliari<\/strong> supera i 50; <strong>Venezia<\/strong> 33,4 ettari; <strong>Ravenna<\/strong> 41 ettari (per anni il sindaco \u00e8 stato <strong>Michele De Pascale<\/strong> che oggi governa l\u2019Emilia-Romagna); <strong>Padova<\/strong> oltre 20; <strong>Forl\u00ec<\/strong> quasi 20 (a nulla \u00e8 servita la lezione di depavimentazione portata a termine nel 2022); <strong>Perugia<\/strong> 14,3; <strong>Chieti<\/strong> oltre 16; <strong>Catania<\/strong> arriva addirittura a sfiorare i 200; <strong>Viterbo<\/strong> i 100 (questi ultimi numeri da capogiro arrivano probabilmente dall\u2019aver piazzato distese di pannelli fotovoltaici).<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non ci sono solo i sindaci e le sindache dei capoluoghi di provincia e delle citt\u00e0 metropolitane ad aver fatto girare la betoniera. Ci sono anche i sindaci dei paesi e dei medi Comuni con altri numeri da paura. Cercate nel rapporto del Sistema nazionale di protezione ambientale (Snpa) a pagina 90 e vedrete voi stessi le classifiche. Ovviamente fioccheranno le proteste, i \u201cse e i ma\u201d, le accuse all\u2019Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) di \u201ccontare male\u201d, le giustificazioni su quanto sia \u201cdifficile fare sindaci e presidenti di Regione oggi\u201d. Parole che sentiamo puntualmente da decenni.<\/p>\n\n\n\n<p>Sta di fatto che i numeri del rapporto <strong>inchiodano ognuno alle proprie responsabilit\u00e0<\/strong> anche se lo sport che innesca \u00e8 quello di sfuggirle. Sicuramente ci sono tanti sindaci e sindache che hanno fatto bene ma il loro sforzo viene travolto dallo tsunami di chi continua imperterrito a cementificare. Questo ci dice anche che non ci si pu\u00f2 limitare a fare bene a casa propria ma <strong>occorre occuparsi della casa comune<\/strong>, perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec che si fa la politica di cui abbiamo urgenza. Tenere lo sguardo su tutto il territorio \u00e8 proprio quel che fa con rigore e abnegazione il <em>team<\/em> dei ricercatori Ispra dal 2013. Eppure, <strong>c\u2019\u00e8 anche qualcuno che sogna di chiudere l\u2019osservatorio Snpa e il rapporto sul consumo di suolo<\/strong>: sarebbe un delitto vero e proprio. L\u2019unit\u00e0 tecnica che si occupa del rapporto nazionale, insieme alle tante agenzie ambientali regionali, \u00e8 un fiore all\u2019occhiello delle istituzioni pubbliche italiane e va tutelata e protetta da chiunque solo pensi di ridurne l\u2019operativit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Voglio ora passare a una piaga nella piaga: il consumo di suolo nelle <strong>aree pericolose<\/strong> dove dovremmo registrarne uno nullo. Invece da anni capita l\u2019esatto contrario: una <em>roulette<\/em> russa che continua a generare vittime umane, di natura, di paesaggi oltre ad appesantire il bilancio economico dello Stato che deve ristorare le urbanizzazioni, audaci e insensate, ogni volta che c\u2019\u00e8 un\u2019alluvione, una frana, una mareggiata. Nel solo 2025 altri <strong>1.106 ettari sono stati cementificati nelle aree a media pericolosit\u00e0 idraulica <\/strong>(quelle alluvionabili pi\u00f9 facilmente, facendo vittime e danni come accaduto in Romagna, nelle Marche, in Toscana, in Campania e come accadr\u00e0 sempre pi\u00f9 spesso). Mai visto tanto consumo nelle aree pericolose. Le Regioni <em>leader <\/em>di cemento in queste aree sono <strong>Sicilia<\/strong> (294 ettari), <strong>Emilia<\/strong>&#8211;<strong>Romagna<\/strong> (261) e <strong>Toscana<\/strong> (161).<\/p>\n\n\n\n<p>Poi abbiamo le urbanizzazioni dentro le <strong>aree franos<\/strong>e, altra cosa di cui non ci si pu\u00f2 capacitare. A livello nazionale sono stati <strong>706,6 gli ettari<\/strong> cementificati o asfaltati nelle zone che hanno una qualche suscettivit\u00e0 franosa. Di questi, oltre 120 sono dentro gli areali a pericolosit\u00e0 \u201cmolto elevata-P4\u201d e \u201celevata-P3\u201d, dove quasi sicuramente si avr\u00e0 un fenomeno franoso nel giro di qualche anno. Incrociamo le dita per non avere vittime ma prepariamoci a pagare tanti soldi per rifondere i danni.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, come se non bastasse, continuano le cementificazioni <strong>addossate al mare<\/strong>: entro 300 metri dalla costa sono stati consumati altri 131 ettari. La maggior parte in Sardegna (43), in Puglia (23) e in Sicilia (16). Anche qui dobbiamo concludere amaramente che<a href=\"https:\/\/altreconomia.it\/il-ciclone-harry-e-quel-silenzio-imbarazzante-della-politica-sul-consumo-di-suolo-lungo-le-coste\/\"> il grido di dolore del ciclone Harry<\/a> non \u00e8 servito a nulla. Imperterriti, si continua ad abusare delle coste anzich\u00e9 liberarle e renderle pi\u00f9 resilienti.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa <strong>corsa alla distruzione<\/strong> non mancano le <strong>urbanizzazioni nei parchi<\/strong>. Quelli che dovremmo tutelare come gioielli preziosi. Quelli che mostriamo orgogliosi ai contabili della Convenzione internazionale sulla biodiversit\u00e0 o che raccontiamo nelle scuole insieme alla favola dell\u2019Agenda 2030.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2025 altri 106,7 ettari sono stati strappati alle <strong>aree protette<\/strong> (Campania, Puglia, Piemonte e Marche sono le <em>leader<\/em>). Ma come \u00e8 possibile? Credo che questo in particolare sia un consumo di suolo ineccepibilmente contro ci\u00f2 che prescrive il Regolamento europeo per il ripristino della natura vigente fin dal 18 agosto 2024. Perch\u00e9 continuare questo gioco al massacro? Cari presidenti della Repubblica in carica e che arriverete, potete dire qualcosa almeno voi?<\/p>\n\n\n\n<p>Finiamo con le belle notizie, come piace ai politici del loro pollice verde. Parliamo di ripristini della natura, nonostante i sindaci d\u2019Italia abbiano affondato la bozza del Piano di ripristino della natura consegnata dall\u2019Ispra al ministero dell\u2019Ambiente a luglio 2026 usando tra le varie motivazioni quella per cui gi\u00e0 da sempre i Comuni italiani fanno ripristino e depavimentazione. Giudicherete voi dai prossimi dati.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra i 10.243 ettari di suoli distrutti, 4.231 ettari erano proprio spazi verdi urbani e 320 ettari erano coperture arboree urbana. No comment. <strong>I ripristini di verde sono stati di 746 ettari ovvero solo il 7,3% del consumo di suolo <\/strong>del 2025: una bazzecola, un nonnulla, una quisquiglia. Numeri che non garantiscono nessun bilanciamento ecologico. Neanche l\u2019ombra. Questi numeri sono l\u2019epigrafe scolpita sulla pietra di un Paese che si ostina ad andare <strong>in una direzione insostenibile e opposta a quella indicata dal Regolamento europeo per il ripristino della natura<\/strong>. Un Paese dove la politica continua a dirci, a parole, che rispetta l\u2019articolo 9 della Costituzione \u201cLa Repubblica [\u2026] tutela l\u2019ambiente, la biodiversit\u00e0 e gli ecosistemi, anche nell\u2019interesse delle future generazioni\u201d, ma i numeri ci dicono l\u2019esatto contrario. E poi, tanto per chiarire, <strong>i ripristini di natura registrati dall\u2019Ispra sono per la maggior parte ripristini di cantieri e non certo le depavimentazioni<\/strong> <strong>che ci chiede l\u2019Europa<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Molto altro ci sarebbe da raccontare e molto continueremo a raccontare leggendo le 559 pagine del rapporto Ispra-Snpa <a href=\"https:\/\/www.isprambiente.gov.it\/it\/events\/presentazione-del-rapporto-consumo-di-suolo-edizione-2026\">\u201cConsumo di suolo, ecosistemi urbani e stato del territorio. Edizione 2026\u201d<\/a>. Ma lascio a voi sfogliarlo per tirar fuori altre parole e altri numeri cos\u00ec da dare voce pi\u00f9 robusta alle ragioni del suolo e pretendere il rispetto dell\u2019ambiente e dei giovani.<\/p>\n\n\n\n<p>Organizzate voi stessi dibattiti nei vostri Comuni. Pubblicate sui <em>social<\/em>. Fate dei poster e appendeteli in giro le vie. Realizzate dei <em>podcast<\/em>; dei video brevi e brevissimi. Stendete lenzuola dai balconi con il numero del suolo distrutto nel 2025 nel vostro Comune e fate capire che siete indignati. Raccontate nelle scuole e fuori dalle scuole. Citofonate ai vostri sindaci, agli assessori, consiglieri e parlamentari e chiedete se hanno letto il rapporto Ispra\/Snpa, che cosa ne pensano e che cosa credono di fare da politici quali sono.<\/p>\n\n\n\n<p>Mostrate le pagine del rapporto agli <strong>urbanisti<\/strong> locali che ancora si prestano a fare piani pieni di previsioni cementizie e a tutti e tutte coloro che alzano le spalle dicendo con una mano che nulla si pu\u00f2 fare e con l\u2019altra si tengono ben stretti le posizioni politiche e tecniche di rilievo, responsabilit\u00e0 e influenza che dovrebbero usare per tentare in mille modi di cambiare le cose o, almeno, di non soffocare la speranza di farlo. Nel frattempo, ringraziamo di nuovo Ispra e Snpa per il loro lavoro preziosissimo. A noi tenerlo vivo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>27.10.2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Paolo Pileri \u00e8 ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano. Il suo ultimo libro \u00e8 \u201cDalla parte del suolo\u201d (Laterza, 2024)<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019ultimo Rapporto del Sistema nazionale per la protezione dell\u2019ambiente restituisce dati da paura: 10.243 ettari di suolo persi, con un balzo netto rispetto al 2024 [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":19000,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":true,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_members_access_role":[],"_members_access_error":""},"categories":[126,3864],"tags":[4049],"class_list":["post-18999","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-consumo-di-suolo-tematiche","category-rapporti","tag-rapporto-snpa-ispra"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18999","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18999"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18999\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/19000"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18999"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18999"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18999"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}