{"id":2470,"date":"2012-02-10T20:39:00","date_gmt":"2012-02-10T19:39:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=2470"},"modified":"2012-02-10T23:15:02","modified_gmt":"2012-02-10T22:15:02","slug":"terracruda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2012\/02\/terracruda\/","title":{"rendered":"Case in terra cruda, specie protetta in via di estinzione"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/CASATERRACRUDA2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2475\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/CASATERRACRUDA2.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"290\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/CASATERRACRUDA2.jpg 640w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/CASATERRACRUDA2-300x135.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Le case in terra cruda sono un patrimonio\u00a0 importantissimo, un pezzo della nostra storia, che stiamo perdendo.<\/strong><\/p>\n<p>Nonostante la tutela normativa e le buone pratiche di alcuni gruppi di persone, sembra che ricordarci umili, disegni un passato solamente da dimenticare, anzi, un passato che vogliamo sfruttare per continuare inperterriti a costruire.<\/p>\n<h2><strong>Case di terra, specie protetta<\/strong><\/h2>\n<p>Una casa di terra \u00e8 una casa di terra cruda. Non ne avevo mai viste, pensavo stessero solo in Africa o nello Yemen. Poi c\u2019\u00e8 stato il terremoto a l\u2019Aquila, dove lavoro. Ci siamo dovuti spostare per qualche mese, sperimentando la generosa ospitalit\u00e0 e il cuore degli Italiani. A Corropoli, Val Vibrata, Teramo. Cinquemila anime, poco meno.<\/p>\n<p>Una casa di terra diroccata stava proprio di fronte all\u2019agriturismo dove alloggiavo. Girando per le colline della Val Vibrata se ne vedono molte. Alcune in ottimo stato, la maggioranza dirute. Le chiamano pinciaie, o pingiare. La terra di cui sono fatte ha lo stesso colore del campo dove sorgono, la superficie dei muri \u00e8 continua, con una bellissima grana dorata.<\/p>\n<p><strong>Nel 1933 ce n\u2019erano 7012 nel solo Abruzzo, quasi tutte abitate.<\/strong><\/p>\n<p>In Italia ve ne sono, con nomi e tecniche diverse, in <strong>Piemonte<\/strong> (tecnica dell\u2019impasto totale detto pis\u00e9, di derivazione francese), nella <strong>Sardegna meridionale<\/strong> (tecnica del mattone crudo essiccato, o adobe, la stessa dei pueblo del Centro America) e, appunto, in <strong>Abruzzo<\/strong> e <strong>Marche<\/strong> (tecnica del massone). Alla fine degli anni \u201990, quando l\u2019Abruzzo ne censiva ancora 806, in altre regioni come Emilia-Romagna, Toscana, Basilicata e Calabria si erano ormai estinte.<\/p>\n<h3><strong>Estinte<\/strong>. Usando questo termine le trattiamo come specie viventi a rischio, avvicinandoci cos\u00ec al problema della loro tutela.<\/h3>\n<p>Stabilita dal Parlamento nel 2003 (L. 378) allo scopo \u201cdi salvaguardare e valorizzare le tipologie di architettura rurale, quali insediamenti agricoli, edifici o fabbricati rurali, presenti sul territorio nazionale, realizzati tra il XIII ed il XIX secolo e che costituiscono testimonianza dell&#8217;economia rurale tradizionale\u201d. Ma se c\u2019\u00e8 la legge di tutela, qual \u00e8 il problema?<\/p>\n<p><strong>Il primo problema \u00e8 che sono fragili e hanno bisogno di cure maggiori di quelle che riserviamo alle normali abitazioni.<\/strong> Anche una casa in cemento armato se non \u00e8 abitata degrada. Figuriamoci una che basta una pioggia intensa a trasformarla in fango che scorre.<\/p>\n<p><strong>Il secondo problema \u00e8 che nessuno, oggi, abiterebbe una casa del genere<\/strong>: priva di bagno, con muri fatti a mano e perci\u00f2 storti, infissi approssimativi, pavimenti e scale di legno. E se nessuno le abita, nessuno si accorge dell\u2019infiltrazione, e quando qualcuno se ne accorge \u00e8 troppo tardi, e anche se volesse rimediare le tecniche di ricostruzione sono quasi perdute.<\/p>\n<p><strong>Il terzo, fatale problema \u00e8 che in quanto case hanno una cubatura e quindi un valore immobiliare<\/strong>. Il proprietario, \u00e8 vero, non pu\u00f2 demolirle. Ma, come detto, ha un formidabile alleato nelle intemperie. Basta un po\u2019 di pazienza e alla fine un muro verr\u00e0 gi\u00f9. Allora sar\u00e0 facile dichiarare la casa a rischio crollo e candidarla alla demolizione. Per pubblica sicurezza. Dopo, chi potr\u00e0 negare al proprietario il diritto a \u201ccubare\u201d in misura almeno pari (se non superiore, grazie ai piani casa) al preesistente?<\/p>\n<h2><strong>Storia, tecnica e cultura<\/strong><\/h2>\n<p><strong>Le pi\u00f9 antiche costruzioni dell\u2019uomo risalgono a sette millenni prima di Cristo, e sono in terra cruda<\/strong>. Ma le <strong>pinciaie<\/strong> non sono cos\u00ec antiche: la tecnica con cui furono costruite forse giunse sull\u2019Adriatico forse dall\u2019est con le ondate migratorie che seguirono le invasioni turche del XIV secolo. Ricordo di povert\u00e0, come i Sassi di Matera o il borgo di Calcata, questa tecnica fu comprensibilmente, direi giustamente rimossa da un popolo che dopo la guerra si affacciava al benessere, e di malessere ne aveva avuto abbastanza. Delle pinciaie, \u201ccase rurali basse, senza pavimento e senza finestre nelle quali l\u2019umidit\u00e0 che trapelava dal suolo e la fermentazione della terra mista alle materie organiche delle quali erano composti i muri generava un ambiente malsano\u201d (G. Trebeschi), non si poteva pensare un gran bene.<\/p>\n<p><strong>Dalla povert\u00e0 erano per\u00f2 nate, in senso stretto<\/strong>. Nominato re di Napoli da Napoleone, Gioacchino Murat avvi\u00f2 politiche di esproprio dei beni della Chiesa concedendo appezzamenti ai contadini. Costoro da servi si ritrovarono improvvisamente proprietari, ma proprietari senza mezzi economici: per cui edificarono con materiali che non dovevano acquistare alle fornaci ma potevano trovare in loco, forniti dalla terra. Terra, appunto, e paglia sminuzzata; poi rami, canne, tronchi di quercia e d\u2019olmo. Terra smossa, accumulata, bagnata e lavorata dalle zampe delle vacche che la condivano con letame, ridotta in palle grossolane del diametro di una trentina di centimetri, dette massulli. Una fondazione poco profonda, scavata a mano, con un\u2019attenzione estrema al terreno, accuratamente preparato. Nelle pi\u00f9 conservate si ammirano i canali di drenaggio, indispensabili a impedire che le piogge le portino via, che raccontano di una manutenzione continua, periodica, viva come le vite che le abitavano.<\/p>\n<p><strong>Leggere il modo in cui erano costruite<\/strong> (io l\u2019ho fatto sul bel testo di Pasquale Rasicci, Case di terra del Medio Adriatico, M-Arte Editore, dicembre 2007) <strong>fa capire tante cose<\/strong>. <strong>Costruire una pinciaia era un fatto collettivo. La costruzione, che avveniva sotto la guida di un \u201cmaestro pinciarolo\u201d<\/strong>, era intercalata da pause necessarie a far asciugare il materiale, e pi\u00f9 famiglie contribuivano alla manodopera necessaria a edificare per una sola, a buon rendere. L\u2019uso della terracotta era limitato al minimo indispensabile, essenzialmente ai coppi del tetto e al forno. La necessit\u00e0 di terra argillosa e acqua ne legava la realizzazione al luogo, e il sapere della tradizione ne definiva la forma.<\/p>\n<h2><strong>Un futuro dal passato<\/strong><\/h2>\n<p>Conoscere gli aspetti tecnici, immaginare la vita di chi le abit\u00f2 tende un filo che s\u2019intreccia su vari piani di sapere ed emozione, e giustifica l\u2019aver assunto queste realizzazioni a beni culturali primari nella Legge Regionale Abruzzese 11\/97. Come opportunamente rileva l\u2019architetto De Annuntiis, che ebbi il piacere di incontrare a Corropoli, almeno <strong>tre itinerari possono delinearsi<\/strong>: il primo di carattere etnologico, intorno alla \u201ceccezionalit\u00e0 di una costruzione misera e precaria capace tuttavia di sopravvivere alle sue stesse ragioni\u201d; il secondo, \u201calla ricerca delle diverse forme assunte dall\u2019architettura in terra cruda\u201d nel mondo; un terzo, forse pi\u00f9 di altri provvisto di futuro, attraverso \u201clo spessore tecnico\u201d di queste costruzioni. Perch\u00e9 il genere di edilizia di cui si parla ha una peculiarit\u00e0 unica: non cuoce la terra, quindi non genera CO2. Neppure per il trasporto dei materiali, che si dovrebbero trovare l\u00e0 dove si deve costruire.<\/p>\n<p>Infatti c\u2019\u00e8 chi ci crede, e costruisce <strong>case di terra cruda per gli usi d\u2019oggi<\/strong> (ad es. <span style=\"text-decoration: underline;\">http:\/\/www.terracruda.org\/casa-di-terra\/residenza-privata-poggio-dei-pini<\/span>), e c\u2019\u00e8 chi cerca di far s\u00ec che le buone pratiche abbiano un futuro, sia attraverso <strong>progetti europei<\/strong> (vedi ad es. <span style=\"text-decoration: underline;\">http:\/\/www.culture-terra-incognita.org\/<\/span>), sia con <strong>progetti di legge<\/strong> (vedi ad es.<span style=\"text-decoration: underline;\"> http:\/\/www.casediterra.it\/legislazione.htm<\/span>).<\/p>\n<h3><strong>Ma nonostante questo, e nonostante la buona volont\u00e0 degli amministratori locali, le pinciaie abruzzesi sembrano avere ragioni troppo deboli trasformarsi in un futuro<\/strong>. Cos\u00ec, probabilmente, tra breve spariranno da quelle belle colline.<\/h3>\n<p><em>Articolo di <strong>Claudio Arbib<\/strong><\/em><\/p>\n<p>______________________________<\/p>\n<p><strong>Link consigliati<\/strong><br \/>\nCentro di documentazione sulle case di terra: <span style=\"text-decoration: underline;\">http:\/\/www.casediterra.it\/cittaterra.htm<\/span><br \/>\nAssociazione nazionale citt\u00e0 della terra cruda:<span style=\"text-decoration: underline;\"> http:\/\/www.terracruda.org\/<\/span> (anche come accesso a risorse internazionali).<br \/>\nPer vedere la pi\u00f9 antica citt\u00e0 del mondo (ovviamente in terra cruda) e le sue opere d\u2019arte: <span style=\"text-decoration: underline;\">http:\/\/globalheritagefund.org\/slideshows\/catalhoyuk_slideshow<\/span><\/p>\n<p><strong>Link a risorse locali<\/strong><br \/>\nProloco Sant\u2019Omero:<span style=\"text-decoration: underline;\"> http:\/\/www.prolocosantomero.it\/cms\/sant-omero\/territorio\/le-pinciaie.html<\/span><br \/>\nPiste ciclabili: <span style=\"text-decoration: underline;\">http:\/\/www.piste-ciclabili.com\/itinerari\/1734-santomero-via-delle-pinciaie<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/CASALETERRACRUDA-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2474\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/CASALETERRACRUDA-2.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"290\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/CASALETERRACRUDA-2.jpg 640w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/CASALETERRACRUDA-2-300x135.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le case in terra cruda sono un patrimonio\u00a0 importantissimo, un pezzo della nostra storia, che stiamo perdendo. 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