{"id":271,"date":"2011-09-12T10:28:46","date_gmt":"2011-09-12T08:28:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=271"},"modified":"2011-10-04T10:39:54","modified_gmt":"2011-10-04T08:39:54","slug":"allarme-taurasi-con-insediamento-industriale-a-rischio-vigneti-e-paesaggio-nei-prossimi-secoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2011\/09\/allarme-taurasi-con-insediamento-industriale-a-rischio-vigneti-e-paesaggio-nei-prossimi-secoli\/","title":{"rendered":"Allarme Taurasi! Con insediamento industriale, a rischio vigneti e paesaggio nei prossimi secoli"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/taurasi.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-272\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/taurasi.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"290\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/taurasi.jpg 640w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/taurasi-300x135.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a>Un piano di insediamento industriale nel cuore dell\u2019areale del Taurasi. E\u2019 questa l\u2019ultima trovata dei politici per assestare un colpo mortale ad una delle zone pi\u00f9 incontaminate del Sud, famosa per il suo vino. Non sono bastati i modelli fallimentari adottati dopo il terremoto del 1980, un fallimento nel quale i nuclei industriali abbandonato o in crisi sono dei mostri di cemento che hanno divorato fertile suolo agricolo per mangiare soldi pubblici. Il motivo che spinge questa decisione \u00e8 il solito: appalti, magari mazzette, qualche assunzione clientelare. Poi tutto chiuder\u00e0 e resteranno le mostruose cattedrali nel deserto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Articolo di <strong>Flavio Castaldo<\/strong>, archeologo, azienda Contrade Taurasi<\/p>\n<p>\u201cLa Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione\u201d, recita l\u2019articolo 9 della Costituzione, promulgata il 27.12.1947 ed entrata in vigore l\u20191.1.1948. Quante sono le azioni che sono state fatte dalla nostra nazione o dagli enti locali per salvaguardare questo articolo, e quante le palesi violazioni. La necessit\u00e0 della tutela del paesaggio \u00e8 stata prevista dalla nostra costituzione prima del boom economico che invest\u00ec il nostro paese negli anni \u201950-\u201960.<\/p>\n<p>La salvaguardia del Paesaggio \u00e8 meglio specificata all\u2019interno del Codice dei Beni culturali dove  il patrimonio paesaggistico \u00e8 incluso tra questi ultimi. Cos\u00ec recita il Codice: \u201cSi intende come paesaggio una parte omogenea di territorio i cui caratteri derivano dalla natura, dalla storia umana e dalle reciproche relazioni\u201d ( art. 131 del Codice D.lgs 22.1.2004 n.42). Il paesaggio irpino, in particolare l\u2019area della Media Valle del Calore \u00e8 il prodotto millenario di una convivenza tra l\u2019uomo, la sua attivit\u00e0 primaria, quella agricola, e l\u2019ambiente circostante. Partendo da questa ferita aperta nel territorio, l\u2019area del PIP, si possono vedere distese di grano, vigneti plurisecolari, che come un bosco coprono i terreni sottostanti, e in fondo su di una collina, nuovi vigneti e un bellissimo casolare in pietra, probabilmente risalente all\u2019et\u00e0 altomedievale con un\u2019aia in cocciopesto addirittura pi\u00f9 antica. Quando \u00e8 stata redatto l\u2019articolo 9 della costituzione si sperava di bloccare qualcosa che era gi\u00e0 in nuce in et\u00e0 fascista, l\u2019uomo autorizza qualunque azione devastante  con la scusa del progresso e in poco tempo avrebbe potuto distruggere quell\u2019armonia tra storia e natura che costruita nei millenni e che rendeva il nostro paese unico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma in poco tempo in molti casi la bellezza, nonostante le limitazioni legislative, si \u00e8 trasformata in degrado e bruttura  di cemento e ferro. Nonostante sia sempre maggiore la consapevolezza che non vi pu\u00f2 essere sviluppo senza la salvaguardia della natura e l\u2019unico sistema di sviluppo duraturo debba partire dal territorio circostante dalla sua ricchezza, si sta per consumare dietro la scusa del progresso, addirittura ecosostenibile l\u2019ennesima violazione del nostro patrimonio culturale. Perch\u00e9 costruire un impianto di cogenerazione elettrica, che usa biomasse prodotte a migliaia di km di distanza proprio nel cuore dell\u2019Irpinia ? In un territorio votato da secoli al un\u2019economia che non ha bisogno e non vuole l\u2019industria?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019area tra Mirabilla Eclano e Bonito fa parte della D.O.P. Colline dell\u2019Ufita, un olio  di eccellenza, e della DOCG del Taurasi, un vino che negli anni, nonostante la crisi, si sta diffondendo nel mondo. Questo patrimonio \u00e8 fatto di piante ultracentenarie, che uniche in Europa sono sopravissute anche alla devastante filossera , e di siti archeologici immersi nel verde. Dall\u2019altro lato della collina dove si \u00e8 realizzata l\u2019area PIP, c\u2019\u00e8 la SS 7, forse pi\u00f9 conosciuta con il suo nome tradizionale, via Appia. E\u2019 pi\u00f9 facile, pi\u00f9 conveniente e sicuramente pi\u00f9 lucroso, fare un pianoro artificiale  di terra e cemento, ben poco resistente visto che \u00e8 gi\u00e0 palesemente crollato, costruire una centrale elettrica inquinante, piuttosto che salvaguardare le testimonianze che rendono questo territorio unico? L\u2019idea di sviluppo di cui dovremo discutere, dovrebbe essere qualcosa di meno dispendioso e di duraturo, dovrebbe essere il rafforzamento della filiera agricola che produce eccellenze uniche ed inimitabili, dovrebbe essere la salvaguardia di quella biodiversit\u00e0, necessaria per la produzione agricola e cosa non di minore valore, per il benessere fisico dell\u2019uomo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mi piacerebbe che denaro fosse investito in comparti che potrebbero anche diventare redditizi per una parte della popolazione di questi luoghi.  Pensate che chi compra una bottiglia di Taurasi in America, in Giappone o in Cina, \u00e8 invogliato a comprarla dall\u2019idea di una ciminiera immersa in una valle o da immagini di aree protette costituite da vigneti plurisecolari, da resti di antiche e gloriose vestigia e dell\u2019aria salubre di una splendida campagna. Sono anni che sappiamo come gli interventi di industrializzazione forzata, che hanno rovinato il paesaggio agrario del Mezzogiorno, negli anni 80, hanno lasciato solo capannoni deserti e inquinamento ambientale. La ricchezza prodotta \u00e8 stata appannaggio di pochi e benessere breve e apparente per altrettanto pochi, mentre ora partendo da Napoli per arrivare a Foggia, sono innumerevoli le aree ormai contaminate, trasformante in paesaggi di cemento e ferro, che non possono essere recuperate se non con altri apparati produttivi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Invece la nostra tanto accorta politica propone come idea di sviluppo la stessa che gi\u00e0 si \u00e8 rivelata fallimentare. Costruire un\u2019area industriale in una zona miracolosamente salvata dal cemento fino ad ora, e su questa costruire un impianto per la trasformazione e la produzione di energia elettrica dalle biomasse importate dalla Romania. Continua la follia, l\u2019uomo che dovrebbe per sua natura avere memoria degli errori pregressi continua nella folle corsa della distruzione di se stesso e del proprio ambiente. Mirabella ha una ricchezza enorme male sfruttata, anzi che sta subendo ogni anno un disfacimento apparentemente inarrestabile. Uno sviluppo urbanistico incontrollato, privo della minima azione di tutela ha portato alla sistematica distruzione di un\u2019area archeologica di primo piano, con due siti segnalati anche nella tabula Peutigheriana, una specie di carta del Mediterraneo romano e del suo territorio, redatta nel V sec. d.C. Da una parte vi era Aeclanum, e dall\u2019altra, pi\u00f9 in basso il ponte sul fiume Calore, di cui si conservano ancora le vestigia. Quest\u2019area \u00e8 ora nel pi\u00f9 completo abbandono, tanto che un addetto ai lavori, pur conoscendone l\u2019importanza stenta a trovarne notizia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Intanto, si costruiscono edifici, dove erano il foro, si realizzano strade senza curare dell\u2019impatto su un paesaggio, ancora, nonostante tutto, conservato nella sua integrit\u00e0. Dove era il foro della citt\u00e0 ora \u00e8 un bellissimo piano in cemento che ne copre resti, e pure l\u2019unico scampolo rimasto mentre tutti il resto \u00e8 stato distrutto senza tutela ne vincoli, con una chiara assenza di interventi dello stato. Tutto questo \u00e8 necessario? E\u2019 necessario correre forsennatamente verso il baratro della bruttura, dell\u2019inquinamento e del degrado. Ancora, nonostante tutto, una parte di questa terra era ancora bella. La bellezza \u00e8 una dote che non tutti hanno e chi ce l\u2019ha dovrebbe conservarla gelosamente. E\u2019 anche vero che la bellezza spesso non la possono vedere se non coloro che ne conservano l\u2019idea nel proprio animo. E\u2019 possibile che sono cos\u00ec pochi?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fonte: lucianopignataro.it<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un piano di insediamento industriale nel cuore dell\u2019areale del Taurasi. 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