{"id":302,"date":"2011-01-16T12:35:04","date_gmt":"2011-01-16T11:35:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=302"},"modified":"2011-10-23T15:15:25","modified_gmt":"2011-10-23T13:15:25","slug":"basta-con-le-ruspe-salviamo-litalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2011\/01\/basta-con-le-ruspe-salviamo-litalia\/","title":{"rendered":"Basta con le ruspe salviamo l&#8217;Italia"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/capannoni1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-189\" title=\"capannoni\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/capannoni1.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"290\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/capannoni1.jpg 640w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/capannoni1-300x135.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/capannoni1.jpg\"><\/a>Di Carlo Petrini (da\u00a0La Repubblica)<\/strong><\/p>\n<h3><strong>In 15 anni edificati tre milioni di ettari di territorio, l&#8217;equivalente di Lazio e Abruzzo messi insieme. E con il piano casa il processo ha avuto un&#8217;accelerazione. Appello per fermare lo scempio del paesaggio, prima che sia troppo tardi.<\/strong><\/h3>\n<p>Visto che in TV i plastici per raccontare i crimini pi\u00f9 efferati sembrano diventati irrinunciabili, vorrei allora proporne uno di sicuro interesse: una riproduzione in scala dell\u2019Italia, un\u2019enorme scena del delitto. Le armi sono il cemento di capannoni, centri commerciali, speculazioni edilizie e molti impianti per produrre energia, rinnovabile e non; i moventi sono la stupidit\u00e0 e l\u2019avidit\u00e0; gli assassini tutti quelli che hanno responsabilit\u00e0 nel dire di s\u00ec; i complici coloro che non dicono di no; le vittime infine gli abitanti del nostro Paese, soprattutto quelli di domani.<\/p>\n<p>I dati certi su cui fare affidamento sono pochi, non sempre concordanti per via dei diversi metodi di misurazione utilizzati, ma tutti ci parlano in maniera univoca di un consumo impressionante del territorio italiano. Stiamo compromettendo per sempre un bene comune, perch\u00e9 anche la propriet\u00e0 privata del terreno non d\u00e0 automaticamente diritto di poterlo distruggere e sottrarlo cos\u00ec alle generazioni future. Circa un anno fa su queste pagine riportavamo che l\u2019equivalente della superficie di Lazio e Abruzzo messi insieme, pi\u00f9 di 3 milioni di ettari liberi da costruzioni e infrastrutture, era sparita in soli 15 anni, dal 1990 al 2005. Dal 1950 abbiamo perso milioni di ettari di superficie libera, con picchi regionali che ci parlano, secondo i dati del Centro di Ricerca sul Consumo di Suolo, di una Liguria ridotta della met\u00e0, di una Lombardia che ha visto ogni giorno, dal 1999 al 2007, costruire un\u2019area equivalente sei volte a Piazza Duomo a Milano. E non finisce qui: in Emilia Romagna dal 1976 al 2003 ogni giorno si \u00e8 consumato suolo per una quantit\u00e0 di dodici volte piazza Maggiore a Bologna; in Friuli Venezia Giulia dal 1980 al 2000 tre Piazze Unit\u00e0 d\u2019Italia a Trieste al giorno. E la maggior parte di questi terreni erano destinati all\u2019agricoltura. Per tornare ai dati complessivi, dal 1990 al 2005 si sono superati i due milioni di ettari di terreni agricoli morti o coperti di cemento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come si vede, le cifre disponibili non tengono conto degli ultimi anni, ma \u00e8 sufficiente viaggiare un po\u2019 per l\u2019Italia e prendere atto delle iniziative di questo Governo (il Piano Casa, per esempio) e delle amministrazioni locali per rendersene conto: sembra che non ci sia territorio, Comune, Provincia o Regione che non sia alle prese con una selvaggia e incontrollata occupazione del suolo libero. Purtroppo, nonostante il paesaggio sia un diritto costituzionale (unico caso in Europa) garantito dall\u2019articolo 9, la legislazione in materia \u00e8 in gran parte affidata a Regioni ed Enti locali, con il risultato che si creano grande confusione, infiniti dibattiti, nonch\u00e9 ampi margini di azione per gli speculatori. Per esempio la recente legge regionale approvata in Toscana che vieta l&#8217;installazione d\u2019impianti fotovoltaici a terra sembra valida, ma \u00e8 gi\u00e0 contestata da alcune forze politiche. In Piemonte \u00e8 stata invece approvata una legge analoga, ma meno efficace, suscitando forti perplessit\u00e0 dal \u201cMovinento Stop al Consumo del Territorio\u201d. In realt\u00e0, in barba alle linee guida nazionali per gli impianti fotovoltaici &#8211; quelli mangia-agricoltura &#8211; essi continuano a spuntare come funghi alla stregua dei centri commerciali e delle shopville, di aree residenziali in campagna, di nuovi quartieri periferici, di un abusivismo che ha devastato interi territori del nostro Meridione anche grazie a condoni edilizi scellerati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ci sono esempi clamorosi: Il Veneto, che dal 1950 ha fatto crescere la sua superficie urbanizzata del 324% mentre la sua popolazione \u00e8 cresciuta nello stesso periodo solo per il 32%, non ha imparato nulla dall\u2019alluvione che l\u2019ha colpito a fine novembre. Un paio di settimane dopo, mentre ancora si faceva la conta dei danni, il Consiglio Regionale ha approvato una leggina che consente di ampliare gli edifici su terreni agricoli fino a 800 metri cubi, l\u2019equivalente di tre alloggi di 90 metri quadri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Guardandoci attorno ci sentiamo assediati: il cemento avanza, la terra fa gola a potentati edilizi, che nonostante siano sempre pi\u00f9 oggetto d\u2019importanti inchieste giornalistiche, e in alcuni casi anche giudiziarie, non mollano l\u2019osso e sembrano passare indenni qualsiasi ostacolo, in un\u2019indifferenza che non si sa pi\u00f9 se sia colpevole, disinformata o semplicemente frutto di un\u2019impotenza sconsolata. Del resto, costruire fa crescere il PIL, ma a che prezzo. Fa davvero male: l\u2019Italia \u00e8 piena di ferite violente e i cittadini finiscono con il diventare complici se non s\u2019impegnano nel dire no quotidianamente, nel piccolo, a livello locale. Questa \u00e8 una battaglia di tutti, nessuno escluso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ora si sono aggiunte le multinazionali che producono impianti per energia rinnovabile, insieme a imprenditori che non hanno mai avuto a cuore l\u2019ambiente e, fiutato il profitto, si sono messi dall\u2019oggi al domani a impiantare fotovoltaico su terra fertile, ovunque capita: sono riusciti a trasformare la speranza, il sogno di un\u2019energia pulita anche da noi nell\u2019ennesimo modo di lucrare a danno della Terra. Anche del fotovoltaico su suoli agricoli abbiamo gi\u00e0 scritto su queste pagine, prendendo come spunto la delicatissima situazione in Puglia. I pannelli fotovoltaici a terra inaridiscono completamente i suoli in poco tempo, provocano il soil sealing, cio\u00e8 l\u2019impermeabilizzazione dei terreni, ed \u00e8 profondamente stupido dedicargli immense distese di terreni coltivabili in nome di lauti incentivi, quando si potrebbero installare su capannoni, aree industriali dismesse o in funzione, cave abbandonate, lungo le autostrade. La Germania, che \u00e8 veramente avanti anni luce rispetto al resto d\u2019Europa sulle energie rinnovabili, per esempio non concede incentivi a chi mette a terra pannelli fotovoltaici, da sempre. Dell\u2019eolico selvaggio, sovradimensionato, sovente in odore di mafia e sprecone, se siete lettori medi di quotidiani e spettatori fedeli di Report su Rai Tre gi\u00e0 saprete: non passa settimana che se ne parli su qualche testata, soprattutto locale, perch\u00e9 qualche comitato di cittadini insorge. \u00c8 sufficiente spulciare su internet il sito del movimento \u201cStop al Consumo del Territorio\u201d, tra i pi\u00f9 attivi, e subito salta agli occhi l\u2019elenco delle comunit\u00e0 locali che si stanno ribellando, in ogni Regione, per i pi\u00f9 disparati motivi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Intendiamoci, questo non \u00e8 un articolo contro il fotovoltaico o l\u2019eolico: \u00e8 contro il loro uso scellerato e speculativo. Il solito modo di rovinare le cose, tipicamente italiano. Anche perch\u00e9 l\u2019obiettivo del 20% di energie rinnovabili entro il 2020 si pu\u00f2 raggiungere benissimo senza fare danni, e noi siamo per raggiungerlo ed eventualmente superarlo. Questo vuole essere un grido di dolore contro il consumo di territorio e di suolo agricolo in tutte le sue forme, la pi\u00f9 grande catastrofe ambientale e culturale cui l\u2019Italia abbia assistito, inerme, negli ultimi decenni. Perch\u00e9 se la terra agricola sparisce il disastro \u00e8 alimentare, idrogeologico, ambientale, paesaggistico. E&#8217; come indebitarsi a vita e indebitare i propri figli e nipoti per comprarsi un televisore pi\u00f9 grosso: niente di pi\u00f9 stupido.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il problema poi s\u2019incastra alla perfezione con la crisi generale che sta vivendo l\u2019agricoltura da un po\u2019 di anni, visto che tutti i suoi settori sono in sofferenza. Sono recenti i dati dell\u2019Eurostat che danno ulteriore conferma del trend: \u201cI redditi pro-capite degli agricoltori nel 2010 sono diminuiti del 3,3% e sono del 17% circa inferiori a quelli di cinque anni fa\u201d. Cos\u00ec \u00e8 pi\u00f9 facile convincere gli agricoltori demotivati a cedere le armi, e i propri terreni, per speculazioni edilizie o legate alle energie rinnovabili. Ricordiamoci che difendendo l\u2019agricoltura non difendiamo un bel (o rude) mondo antico, ma difendiamo il nostro Paese, le nostre possibilit\u00e0 di fare comunit\u00e0 a livello locale, un futuro che possa ancora sperare di contemplare reale benessere e tanta bellezza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per questo \u00e8 giunto il momento di dire basta, perch\u00e9 rendiamoci conto che siamo arrivati a un punto di non ritorno: vorrei proporre, e sperare che venga emanata, una moratoria nazionale contro il consumo di suolo libero. Non un blocco totale dell\u2019edilizia, che pu\u00f2 benissimo orientarsi verso edifici vuoti o abbandonati, nella ristrutturazione di edifici lasciati a se stessi o nella demolizione dei fatiscenti per far posto a nuovi.  Serve qualcosa di forte, una raccolta di firme, una ferma dichiarazione che arresti per sempre la scomparsa di suoli agricoli nel nostro Paese, le costruzioni brutte e inutili, i centri commerciali che ci sviliscono come uomini e donne, riducendoci a consumatori-automi, soli e abbruttiti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una moratoria che poi, se si uscir\u00e0 dalla tremenda situazione politica attuale, dovrebbero rendere ufficiale congiuntamente il Ministero dell\u2019Agricoltura, quello dell\u2019Ambiente e anche quello dei Beni Culturali, perch\u00e9 il nostro territorio \u00e8 il primo bene culturale di questa Nazione che sta per compiere 150 anni. Sono sicuro che le tante organizzazioni che lavorano in questa direzione, come la mia Slow Food, o per esempio la gi\u00e0 citata rete di Stop al Consumo del Territorio, il Fondo Ambientale Italiano, le associazioni ambientaliste, quelle di categoria degli agricoltori e le miriadi di comitati civici sparsi ovunque saranno tutti d\u2019accordo e disposti a unire le forze. \u00c8 il momento di fare una campagna comune, di presidiare il territorio in maniera capillare a livello locale, di amplificare l\u2019urlo di milioni d\u2019italiani che sono stufi di vedersi distruggere paesaggi e luoghi del cuore, un\u2019ulteriore forma di vessazione, tra le tante che subiamo, anche su ci\u00f2 che \u00e8 gratis e non ha prezzo: la bellezza. Perch\u00e9 guardatevi attorno: c\u2019\u00e8 in ogni luogo, soprattutto nelle cose piccole che stanno sotto i nostri occhi. \u00c8 una forma di poesia disponibile ovunque, che non dobbiamo farci togliere, che merita devozione e rispetto, che ci salva l\u2019anima, tutti i giorni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Carlo Petrini (da\u00a0La Repubblica) In 15 anni edificati tre milioni di ettari di territorio, l&#8217;equivalente di Lazio e Abruzzo messi insieme. 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