{"id":305,"date":"2010-11-12T12:35:42","date_gmt":"2010-11-12T11:35:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=305"},"modified":"2011-10-07T10:50:55","modified_gmt":"2011-10-07T08:50:55","slug":"amiamo-questa-terra-e-la-nostra-cultura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2010\/11\/amiamo-questa-terra-e-la-nostra-cultura\/","title":{"rendered":"Amiamo questa terra. E&#8217; la nostra cultura"},"content":{"rendered":"<p>La metafora di un&#8217;Italia che cade a pezzi in molti luoghi del Paese si \u00e8 tramutata in realt\u00e0 concreta: l\u2019alluvione in Veneto, il crollo a Pompei, in queste ore esondazioni e smottamenti al Sud. Non \u00e8 stata la prima volta e, malauguratamente, non sar\u00e0 l\u2019ultima. Vedere un pezzo del Nord Est sott\u2019acqua per giorni, quasi nel silenzio generale, ha fatto male a chi ama l\u2019Italia. Essere all\u2019estero mentre la Domus dei Gladiatori si sbriciolava \u00e8 stata una doppia ferita: l\u2019eco della notizia fuori dai nostri confini \u00e8 stata degna della gravit\u00e0 del fatto, sovrastando il resto, perch\u00e9 il mondo ama la nostra terra soprattutto per la straordinaria bellezza che ospita. Per la nostra cultura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La politica ci ha messo un po\u2019 a distrarsi da se stessa: giusto per dire che su Pompei non ha responsabilit\u00e0, per fare tardiva presenza nei luoghi colpiti dall\u2019alluvione o per non perdere un\u2019altra occasione di visibilit\u00e0 mediatica. Sembra che molta parte del mondo politico non ami pi\u00f9 l\u2019Italia. E siamo proprio sicuri che anche il popolo che esso rappresenta non abbia smesso di farlo da tempo? Perch\u00e9 chi ama qualcosa ne ha cura, lo custodisce, lo alimenta, ne immagina il futuro e cerca di prevenire ogni danno all\u2019oggetto del proprio affetto. La cura non pu\u00f2 essere un rimedio, come ci stanno dimostrando accorrendo affannati sui luoghi dei disastri. Essa deve partire prima, da pi\u00f9 lontano, e raccogliere frutti dopo, lontanissimo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Di fronte agli avvenimenti degli ultimi giorni, e anche ai drammi personali che molte persone stanno affrontando con grande dignit\u00e0, \u00e8 forse giunto il momento di rinunciare a cercare responsabilit\u00e0 dirette: senza cura sono tante e cos\u00ec concatenate che non se ne uscirebbe. Bisogna intervenire, certo, ma \u00e8 inutile puntare il dito perch\u00e9 in fondo siamo tutti responsabili. Se \u00e8 vero che il territorio \u00e8 un bene comune, allora \u00e8 colpa di tutti. Da decenni lo stiamo violentando senza ritegno: chi nel suo piccolo, chi alla grande. E spesso i pi\u00f9 prodighi nel farlo sono quelli che ne fanno bandiera, che confondono l\u2019amore per i propri luoghi con una possessivit\u00e0 invasiva, degna del peggior amante. Il nostro territorio, bene comune, appartiene a noi come al mondo intero, assumiamocene la responsabilit\u00e0, e torniamo a prendercene cura. Iniziando a conoscerlo, a studiarlo a scuola: la conoscenza prepara all\u2019amore e solo l\u2019amore garantisce la cura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La galleria di fotografie che Repubblica.it sta raccogliendo tra i lettori, che immortalano beni culturali in stato di abbandono o di sfacelo, sfregiati da vandali comuni o amministrazioni pubbliche non meno vandaliche \u00e8 davvero una galleria degli orrori. La cosa pi\u00f9 sconvolgente \u00e8 la capillarit\u00e0 di questi casi: sono ovunque. Immensi o minimi: fa lo stesso. Perch\u00e9 \u00e8 la stessa cosa lasciare che un monumento che ha duemila anni crolli o che una spianata di cemento occupi un campo da coltivare. Una villetta abusiva sfregia il territorio come un graffito su un reperto archeologico. La distruzione di un antico terrazzamento per far posto a nuove vigne che trasformano le colline in scivoli \u00e8 come la facciata decrepita di un vecchio palazzo che ha fatto la storia di una citt\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dimentichiamo che l\u2019unica ricchezza di cui non potr\u00e0 mai fare a meno questo Paese \u00e8 il nostro territorio, perch\u00e9 \u00e8 lui in primis che esprime la grandezza della nostra cultura, tutto ci\u00f2 che ci piace identificare come \u201cItalia\u201d. E se un\u2019industria, com\u2019\u00e8 stato detto, potr\u00e0 anche \u00abfare a meno dell\u2019Italia\u00bb, gli italiani invece non possono permetterselo. Non possono permetterselo gli agricoltori che poi sono sempre i primi a subire le conseguenze dei dissesti idrogeologici, ma non possono permetterselo nemmeno i nostri concittadini pi\u00f9 urbanizzati. Ci vuole cura del territorio, amore sincero. Un amore che parte dal locale, da quel campo dove con passione si fa piccola agricoltura, dal quel rio che lo irriga con acque pulite e sicure, dai bordi delle strade statali disseminate di rotonde (che per\u00f2 fanno tanto \u201cpolitica del fare\u201d), dalla piazzetta anche pi\u00f9 insignificante. Amore che puntualmente poi arriva al globale: al \u201cMade in Italy\u201d che gira per il mondo, ai luoghi turistici che entrano nelle classifiche dei posti pi\u00f9 affascinanti del Pianeta, ai nostri monumenti simbolo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Con la prospettiva della cura, succede che una piccola parte contribuisce a preservare il tutto. Da questo punto di vista l\u2019agricoltura di piccola scala \u00e8 pi\u00f9 che virtuosa. Perch\u00e9 con essa si difende diversit\u00e0, restano integri pezzi di terra, ambienti e paesaggi, circolano i saperi collegati, si fa cultura. Eppure da pi\u00f9 parti si sostiene che essa sia \u201cdi nicchia\u201d, che non sia competitiva, non economicamente rilevante, difficile da esportare, terribile da distribuire con i grandi canali che si sono creati. Invece la realt\u00e0 \u00e8 che \u00e8 diffusa in tutte le regioni e presidia il territorio con azioni minime ma indispensabili. Per esempio la manutenzione degli argini, la pulizia dei boschi o dei fossi. Sia chiaro: se si difendono queste pratiche si sta difendendo il Colosseo. Se si evita una colata di cemento inutile si difende un bene culturale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A pelle sembrerebbe condivisibile la preoccupazione del Governatore Zaia che dice: \u00abPrima i soldi al Veneto e poi a Pompei\u00bb. Ma se si ragiona in termini di cura e relazioni, di cause ed effetti, di educazione e futuro, si vede bene che non siamo di fronte a due opzioni alternative. La cosa che pi\u00f9 tristemente ha sorpreso della sciagura che ha colpito il Veneto \u00e8 stata la relativa indifferenza del resto del Paese, per quasi una settimana mentre l\u2019acqua laggi\u00f9 non defluiva. Pompei invece ha subito invaso i giornali di tutto il mondo. Ma pur con due trattamenti mediatici cos\u00ec diversi quegli eventi sono stati causati dalla stessa storia di sciatteria e avidit\u00e0. E possono essere rimediati solo se, da subito, si mettono entrambe queste voci a pari merito, in cima alla lista delle priorit\u00e0 di ognuno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Di Carlo Petrini<\/p>\n<p>Fonte: La Repubblica<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La metafora di un&#8217;Italia che cade a pezzi in molti luoghi del Paese si \u00e8 tramutata in realt\u00e0 concreta: l\u2019alluvione in Veneto, il crollo a [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_members_access_role":[],"_members_access_error":""},"categories":[41,24],"tags":[69,55],"class_list":["post-305","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-opinioni","category-veneto","tag-carlo-petrini","tag-cementificazione"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/305","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=305"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/305\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=305"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=305"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=305"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}