{"id":309,"date":"2010-04-17T12:42:35","date_gmt":"2010-04-17T10:42:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=309"},"modified":"2011-10-07T10:50:34","modified_gmt":"2011-10-07T08:50:34","slug":"via-dalle-campagne-i-pannelli-solari-stanno-meglio-in-citta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2010\/04\/via-dalle-campagne-i-pannelli-solari-stanno-meglio-in-citta\/","title":{"rendered":"Via dalle campagne i pannelli solari stanno meglio in citt\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Il fotovoltaico \u00e8 diventato una tecnologia portante del nuovo modello energetico che si sta affacciando a fronte di una nuova \u2013 la terza \u2013 rivoluzione industriale, pi\u00f9 comunemente indicata con \u201crivoluzione verde\u201d. Vi sono tuttavia crescenti perplessit\u00e0 sull\u2019uso intensivo e centralizzato che si \u00e8 cominciato a farne su molti terreni agricoli d\u2019Italia e d\u2019Europa. Se si configura secondo il modello energetico cui siamo stati abituati fin\u2019ora rischia infatti di fare danni quali erosione dei suoli, perdita di fertilit\u00e0, quindi di terreni agricoli, quindi di biodiversit\u00e0, cibo e sovranit\u00e0 alimentare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il fotovoltaico rimane centrale e importante nella rivoluzione energetica, bisogna soltanto fare in modo che non comprometta altre risorse utili e sfrutti invece la miriade di altri spazi che ci sono in Italia e che sarebbero pi\u00f9 adatti. Sono questioni che vanno prese molto seriamente come dimostra uno studio scientifico dell\u2019ARPA Puglia inviato alla Regione il 2 marzo scorso. La Puglia rientra tra quelle regioni europee che, in buona fede, stanno facendo ricorso in maniera massiccia al fotovoltaico. Nel 2009 la stima dell\u2019ARPA sostiene che siano stati installati in Puglia impianti fotovoltaici per 738 MW, per una superficie agricola impegnata di circa 2.214 ettari, mentre i primi due mesi del 2010 presentano gi\u00e0 una richiesta d\u2019installazioni per 405 MW, a fronte di altri possibili 1217 ettari rubati all\u2019agricoltura: un vero e proprio boom, giustificato dallo sforzo dell\u2019amministrazione di portarsi avanti nel raggiungimento del famoso obiettivo 20-20-20 (la riduzione del venti per cento delle emissioni di CO2 e l\u2019implementazione del 20% dell\u2019energia totale prodotta da fonti rinnovabili entro il 2020). Sforzo apprezzabile negli intenti ma che in questo caso merita un minimo di cautela: gli impianti hanno un effetto cumulativo collaterale, un impatto ambientale da tenere assolutamente in considerazione se, come sta avvenendo, sono fortemente concentrati in alcune aree. Con distese enormi di pannelli fotovoltaici i suoli sottostanti perdono permeabilit\u00e0; l\u2019attivit\u00e0 biologica tende a morire dando luogo a fenomeni di desertificazione che aumenterebbero il pericolo di alluvioni, nonch\u00e9 decreterebbero di fatto la morte di questi suoli. Non \u00e8 da sottovalutare neppure l\u2019effetto microclimatico che si fa molto sentire portando squilibri dannosi all\u2019ambiente e alla biodiversit\u00e0. Infine non si pu\u00f2 poi calcolare che succeder\u00e0 quando tutti questi pannelli andranno smaltiti perch\u00e9 anche loro hanno un ciclo di vita oltre il quale vanno sostituiti. Oltretutto le reti energetiche che abbiamo non sono pronte a livelli d\u2019incremento di energia prodotta cos\u00ec grandi, sono strutturalmente inadeguate e danno luogo a ingenti perdite. Basti il dato che in Puglia le perdite di energia per trasmissione sulla rete ammontano a circa il 70% dell\u2019energia prodotta da fonti rinnovabili.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cAndiamoci piano con i pannelli\u201d, verrebbe da dire, e non \u00e8 un caso che in alcune regioni si sia gi\u00e0 provveduto al blocco delle autorizzazioni per nuovi impianti, scatenando tra l\u2019altro le critiche delle associazioni dei produttori di fotovoltaico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questo tipo di critiche sono viziate per\u00f2 da una visione che risente ancora della vecchia logica centralistica delle energie fossili, secondo cui per creare economie di scala nella produzione energetica bisogna \u201cconcentrarle\u201d in poche centrali produttive, quando invece le fonti del 20-20-20 (il sole, il vento, l\u2019acqua, la biomassa) sono per loro natura distribuite e non concentrate in alcuni punti strategici del Pianeta come avviene per l\u2019uranio, il gas, il carbone o il petrolio. Questa idea che le energie rinnovabili vadano raccolte in \u201cgrandi centrali\u201d anzich\u00e9 in milioni di piccole installazioni distribuite, rappresenta un ibrido per cui le energie del futuro andrebbero prodotte secondo le logiche del passato. Questo provoca l\u2019equivoco di fondo secondo cui l\u2019energia rinnovabile sarebbe \u201csostenibile\u201d per definizione, mentre non \u00e8 cos\u00ec. Se si creano dei danni entropici e ambientali, anche il fotovoltaico (e qualunque altra tecnologia rinnovabile) diventa \u201cinsostenibile\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In realt\u00e0 c\u2019\u00e8 un modo sostenibile di inserire il fotovoltaico nel mix energetico e nel contesto agricolo, rendendolo funzionale all\u2019agricoltura e contribuendo ad abbassare i costi di produzione per gli agricoltori. Per farlo bisogna privilegiare l\u2019autoconsumo e la produzione pi\u00f9 distribuita possibile. In pratica questo si traduce con politiche mirate a portare il fotovoltaico sui tetti in ambito urbano e industriale \u2013 e in luoghi abbandonati, come capannoni o strade dismesse &#8211; mentre per quanto riguarda l\u2019ambito agricolo, a seguire regole che lo rendono compatibile con la sovranit\u00e0 alimentare del territorio e la produzione locale del cibo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Esistono oggi tecnologie che permettono di integrare il fotovoltaico nei cicli produttivi dell\u2019agricoltura tradizionale, in modo da aiutare l\u2019economia agricola locale invece che minarne le basi: il fotovoltaico su serra; quello per azionare pompe irrigue e sistemi di refrigerazione o altri consumi legati alla trasformazione del prodotto agricolo. Per quanto riguarda i terreni coltivati poi, nulla vieta di utilizzare pannelli montati su inseguitori solari (che fanno ruotare i pannelli in funzione del sole) montati su piloni abbastanza alti da permettere la coltivazione dei prodotti nella terra sottostante.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>All\u2019impiego in aree agricole, aggiungiamo poi le potenzialit\u00e0 in ambito urbano e industriale, che sono ampiamente al di sopra delle nostre necessit\u00e0: per esempio da uno studio condotto in Sicilia, emerge che anche utilizzando soltanto il 6,5% delle superfici disponibili su fabbricati sia residenziali, sia industriali nella regione, si potrebbe ottenere una potenza fotovoltaica pari a 1000 Megawatt, ossia una potenza superiore a quella complessiva attualmente installata su tutto il territorio nazionale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un modello distribuito di questi tipo, oltre che a una permettere un\u2019integrazione nel tessuto urbano, industriale e agricolo, garantisce anche un altro enorme vantaggio: la redistribuzione della ricchezza prodotta dall\u2019energia. Si dar\u00e0 lavoro a migliaia di piccole e medie aziende installatrici e se ne creeranno di nuove; ma anche il cittadino, il piccolo imprenditore e chiunque disponga di una superficie atta a ospitare il fotovoltaico distribuito, potranno godere del reddito supplementare ventennale garantito dall\u2019incentivo statale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A questo punto la sfida per i governi diventa come promuovere al massimo questo modello distribuito che evita di consumare il territorio, semplificando le procedure autorizzative, con sistemi originali per garantire l\u2019accesso al credito senza che il cittadino sia costretto a impegnarsi la casa o ipotecarsi il capannone e, non da ultimo, a ottenere dai produttori delle tecnologie fotovoltaiche prezzi accessibili alla piccola e media impresa locale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le regioni che per prime implementeranno questo modello saranno molto avanti nella corsa verso una \u201cgreen economy\u201d che permetta a tutti, e non solo ai grandi gruppi finanziari e alle banche, una reale uscita dalla crisi e una crescita duratura e legata alle risorse del territorio, a sistemi di economia locale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Di Carlo Petrini<\/p>\n<p>Fonte: La Repubblica<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il fotovoltaico \u00e8 diventato una tecnologia portante del nuovo modello energetico che si sta affacciando a fronte di una nuova \u2013 la terza \u2013 rivoluzione [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[33,41],"tags":[72,69,73],"class_list":["post-309","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-energie-rinnovabili","category-opinioni","tag-arpa","tag-carlo-petrini","tag-fotovoltaico"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/309","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=309"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/309\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=309"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=309"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=309"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}