{"id":348,"date":"2011-10-16T10:37:00","date_gmt":"2011-10-16T08:37:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=348"},"modified":"2011-11-04T07:01:28","modified_gmt":"2011-11-04T06:01:28","slug":"ledificazione-selvaggia-che-erode-il-nostro-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2011\/10\/ledificazione-selvaggia-che-erode-il-nostro-futuro\/","title":{"rendered":"L&#8217;edificazione selvaggia che erode il nostro futuro"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/cementificazione_selvaggia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-613\" title=\"cementificazione_selvaggia\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/cementificazione_selvaggia.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"290\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/cementificazione_selvaggia.jpg 640w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/cementificazione_selvaggia-300x135.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><\/p>\n<h3><strong>Ogni giorno in Italia vengono cementificati 130 ettari di terreno fertile. Sviluppo necessario? Non sempre, visto il gran numero di aree dismesse destinate a restare inutilizzate. <\/strong><\/h3>\n<p><strong>Ma allora perch\u00e9 le misure a salvaguardia del suolo continuano a incontrare tante ostilit\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p><strong>La Provincia di Torino ha appena approvato un piano di governo del territorio<\/strong> che introduce per la prima volta, all\u2019articolo 1 e come principio cogente per i Comuni, \u00abil contenimento del consumo di suolo\u00bb. E dunque: <strong>stop alle edificazioni indiscriminate su aree libere, riuso di quelle gi\u00e0 compromesse<\/strong>. Una rivoluzione, in un territorio in cui le nuove costruzioni in quindici anni hanno occupato un\u2019area vasta quasi quanto Torino, mentre la popolazione rimaneva invariata. La frantumazione dei nuclei familiari (il 53% ha meno di tre componenti), che aumenta la domanda di nuovi alloggi, giustifica solo in parte il fenomeno. Infatti nell\u2019ultimo decennio in Italia sono state costruite 4 milioni di case, ma ce ne sono 5,2 milioni vuote solo nelle grandi citt\u00e0.<\/p>\n<p><strong>\u00abIl consumo di suolo \u00e8 la grande emergenza del nostro Paese\u00bb, spiega il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta<\/strong>. \u00abIo non sono un talebano, ma non si pu\u00f2 pi\u00f9 consumare il futuro\u00bb. In Italia si cementificano ogni giorno circa 130 ettari di suoli fertili. Si tratta di una stima, perch\u00e9 lo Stato non si \u00e8 mai occupato del problema e ogni Regione fa a modo suo (solo cinque hanno banche dati), quindi ci si affida ai dossier di associazioni ambientaliste e professionali o a studiosi appassionati tra cui Andrea Arcidiacono, Paolo Berdini, Vezio De Lucia, Georg Josef Frisch, Luca Mercalli, Paolo Pileri, Edoardo Salzano, Salvatore Settis, Tiziano Tempesta.<\/p>\n<p><strong>Dal 2000, con la possibilit\u00e0 di spendere gli oneri urbanistici liberamente, \u00e8 stata data ai Comuni la licenza di svendere il territorio<\/strong>: con gli incassi si tamponano le falle nei bilanci. Altri Paesi hanno preso sul serio la faccenda. La Germania si \u00e8 ripromessa di dimezzare i 60 ettari consumati ogni giorno. La prima legge in tal senso fu promossa negli Anni 80 da Angela Merkel, all\u2019epoca ministro dell\u2019Ambiente. Inoltre ha stanziato 22 milioni di euro per ricerche, mentre in Italia l\u2019ultima finanziata con denaro pubblico risale agli anni \u201880. In Gran Bretagna, ogni anno il premier stila un documento sul suolo consumato: quanto, come e perch\u00e9, ettaro per ettaro, considerando che la legge obbliga a costruire per il 60 per cento su \u00abbrownfield sites\u00bb (aree gi\u00e0 edificate).<\/p>\n<p><strong>In Italia il ministero dell\u2019Ambiente non ha nemmeno un osservatorio.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il suolo \u00e8 prezioso per diverse ragioni: garanzia di sovranit\u00e0 alimentare<\/strong>, come dimostra l\u2019accaparramento delle terre a opera delle economie emergenti; <strong>antidoto al dissesto idrogeologico<\/strong>, in un Paese a rischio per due terzi; <strong>serbatoio di anidride carbonica; formidabile riciclatore di rifiuti<\/strong>. \u00abInsomma il suolo \u00e8 il fegato dell\u2019ecosistema terra\u00bb, sintetizza l\u2019agronomo Antonio Di Gennaro, autore del libretto \u00abLa terra lasciata\u00bb (Clean Edizioni). Non solo. La pellicola di suolo formatasi in processi millenari si distrugge facilmente e in modo irreversibile.<\/p>\n<p><strong>A met\u00e0 del secolo scorso, l\u2019Italia aveva il massimo della superficie coltivata. Poi \u00e8 cominciata l\u2019edificazione di massa<\/strong>, che negli ultimi decenni si \u00e8 concentrata sul 20 per cento di territorio pianeggiante, cio\u00e8 pi\u00f9 fertile e delicato. Contemporaneamente, l\u2019abbandono della montagna causava un aumento dei boschi per 80 mila ettari. Notizia solo apparentemente positiva: la montagna senza manutenzione rovescia acqua sulla pianura inflazionata. Seguono disastri. Che fare? Negli ultimi anni, qualcosa si \u00e8 mosso: dal piano regolatore di Napoli, elaborato ai tempi della prima giunta Bassolino dai \u00abRagazzi del piano\u00bb (titolo di un libro dell\u2019urbanista Vezio De Lucia, Donzelli) a quello della Provincia di Foggia, firmato da Edoardo Salzano, fondatore del sito web eddyburg.<\/p>\n<p><strong>In Lombardia, che ha il record di 15 ettari consumati ogni giorno, Domenico Finiguerra, giovane sindaco della minuscola Cassinetta di Lugagnano, \u00e8 diventato portabandiera dell\u2019urbanistica a consumo zero di suolo<\/strong>. Per ovviare agli incassi ridotti, ha creato un business dei matrimoni attirando turisti fin dalla Russia: dopo i primi contrasti, \u00e8 stato rieletto a furor di popolo e ora gira l\u2019Italia a raccontare la sua esperienza. Successo inaspettato ha ottenuto Nicola Dall\u2019Olio, autore del documentario fai-da-te \u00abIl suolo minacciato\u00bb sulla pianura padana sepolta dai capannoni vuoti.<\/p>\n<p>A Milano la ricerca \u00abSpazi aperti\u00bb, promossa dalla Fondazione Cariplo e realizzata dal Politecnico, ha monitorato la corona di comuni intorno all\u2019area dell\u2019Expo: in soli otto anni pi\u00f9 di mille ettari di campi, prati e boschi sono stati persi \u00abcon il rischio che gli appetiti sollecitati dal grande evento spazzino via gli ultimi spazi liberi\u00bb.\u00a0Due anni di lavoro e settemila fotografie sono diventati una mostra alla Triennale con 5 mila visitatori in due settimane.<\/p>\n<p><strong>Movimenti e comitati si moltiplicano in tutta Italia<\/strong> e due mesi fa Slow Food ha lanciato un appello con il network \u00abStop al consumo di suolo\u00bb, proponendo una moratoria per legge sulle aree non edificate. Proprio quello che ha deciso di fare la Provincia di Torino. Per lunghi anni (e in molte parti d\u2019Italia ancora oggi) questi piani provinciali sono serviti solo a elargire laute consulenze, producendo libroni di vaghi e inattuati precetti. In realt\u00e0, possono essere importanti.<\/p>\n<p><strong>La Provincia di Torino lo ha elaborato proprio nel pieno della <a href=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=279\">polemica sul nuovo megastore Ikea<\/a><\/strong>. Lo stesso Saitta aveva bocciato il progetto della multinazionale del mobile low cost: un nuovo megastore su una zona agricola nell\u2019hinterland torinese. Saitta aveva obiettato: con tante zone industriali dismesse, non \u00e8 il caso di compromettere un\u2019area libera. L\u2019azienda aveva gi\u00e0 da tempo opzionato i suoli, il cui valore nel frattempo si era moltiplicato da 4 a 16 milioni di euro, impuntandosi: o l\u00ec o niente investimento. E cos\u00ec \u00e8 nato un braccio di ferro. Lo scontro ideologico sull\u2019Ikea avrebbe potuto mandare all\u2019aria il piano del territorio, che negli stessi giorni giungeva a conclusione di un lungo iter.<\/p>\n<p>Invece \u00e8 accaduto il contrario: \u00e8 stato approvato rapidamente sia in Provincia (maggioranza di centrosinistra) che in Regione (centrodestra) e condiviso con gran parte dei 315 sindaci del territorio. Ora Ikea sta trattando con le istituzioni una diversa collocazione del megastore, su un\u2019area industriale dismessa. Se l\u2019accordo andasse in porto, un capannone abbandonato sarebbe riutilizzato e oltre 150 mila metri quadri di terreno agricolo (un\u2019area pari a venti campi di calcio) sarebbero salvi.<\/p>\n<p><em>Di Giuseppe Salvaggiulo<\/em><br \/>\n<em>La Stampa 10\/10\/11<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni giorno in Italia vengono cementificati 130 ettari di terreno fertile. Sviluppo necessario? 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