{"id":4133,"date":"2012-04-28T13:42:25","date_gmt":"2012-04-28T11:42:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=4133"},"modified":"2012-04-28T13:42:25","modified_gmt":"2012-04-28T11:42:25","slug":"lo-tsunami-di-cemento-che-ha-cancellato-il-belpaese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2012\/04\/lo-tsunami-di-cemento-che-ha-cancellato-il-belpaese\/","title":{"rendered":"Lo tsunami di cemento che ha cancellato il Belpaese"},"content":{"rendered":"<h3><strong>L\u2019Italia \u00e8 una Repubblica democratica fondata sul cemento.<\/strong><\/h3>\n<p><strong>Un\u2019immensa colata di cemento che a partire dal Dopoguerra ha cancellato molto di quello che i viaggiatori ottocenteschi definirono \u201cil Belpaese\u201d.<\/strong> Per le grandi aree urbane, il Belpaese ormai \u00e8 qualcosa di irrimediabilmente perduto, qualcosa che vive solo in vecchie cartoline in bianco e nero che ritraggono il paesaggio prima che salisse l\u2019ondata di cemento. Un\u2019ondata che per certi versi ricorda le immagini del grande tsunami che ha colpito le coste del Giappone nel 2011. In Italia tuttavia, questa ondata distruttrice non ha avuto una causa naturale, un terremoto devastante, ma una forza pi\u00f9 subdola e per certi versi pi\u00f9 irresistibile: la speculazione.<\/p>\n<p><strong>I primi anni del Dopoguerra furono, per ovvie ragioni, guidate dalla ricostruzione delle citt\u00e0 distrutte dalla guerra<\/strong>. In seguito si tent\u00f2 di ampliarle per accogliere i \u201cfigli\u201d di quel Miracolo economico che avrebbe portato un paese del terzo mondo (quale di fatto era l\u2019Italia) ad essere una delle economie pi\u00f9 forti del pianeta. Crescita economica, crescita demografica, crescita urbana e residenziale. Tutto perfetto, tutto \u201cnaturale\u201d.<\/p>\n<p><strong>A partire dalla fine degli anni \u201970 qualcosa si \u00e8 rotto in questo meccanismo \u201cnaturale\u201d di crescita della citt\u00e0.<\/strong> Le case cominciarono a crescere ovunque, fuori da qualsiasi schema urbanistico e pianificatorio, spinte da una forza che non era pi\u00f9 quella della necessit\u00e0 di dare un\u2019abitazione dignitosa a tutti gli italiani e nuovi italiani. No, a guidare questa seconda fase della crescita urbana italiana fu la speculazione. <strong>Una speculazione che non si ferm\u00f2 davanti a nulla, n\u00e9 alla Politica n\u00e9 alla Natura, un vero tsunami di cemento che travolse le citt\u00e0 e le campagne italiane.<\/strong> Travolse l\u2019ambiente naturale, il paesaggio e soprattutto la vita delle persone che si trovarono a vivere in contesti urbani di scarsa qualit\u00e0, lontani dai centri storici, senza servizi adeguati, senza rapporti sociali. Uno tsunami ambientale, paesaggistico e sociale.<\/p>\n<h3><strong>Un paese senza regole<\/strong><\/h3>\n<p><strong>Tsunami. Quali sono i dati di questo tsunami? \u00c8 impossibile avere dati esatti su tutto questo.<\/strong> La politica ha sempre preferito disinteressarsi del tema perch\u00e9 la crescita economica del paese \u00e8 passato dall\u2019edilizia. Non importava quindi che si facesse buona o cattiva edilizia, l\u2019importante era creare lavoro e far crescere il Pil. Nobili principi, certo, ma che si sarebbero potuti garantire anche fissando regole precise al \u201cgioco\u201d.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso, come ha sottolineato recentemente Edo Ronchi (ex ministro dell\u2019Ambiente) in una sua apparizione pubblica, \u201c<strong>ogni volta che arrivava una proposta seria di riforma urbanistica in Parlamento o finiva la legislatura o cadeva il Governo<\/strong>\u201d.\u00a0 E cos\u00ec, ancora oggi, il nostro paese \u00e8 guidato da una Legge Urbanistica del 1942, firmata da un certo Benito Mussolini e Vittorio Emanuele III. Cos\u00ec, guidati da questo modernissimo Regio Decreto, continuiamo a costruire. Continuiamo a costruire anche se non c\u2019\u00e8 ne \u00e8 pi\u00f9 bisogno. A dire questo non sono certo \u201ci soliti ambientalisti\u201d ma importanti istituti di ricerca come Nomisma, orientati verso lo sviluppo industriale e infrastrutturale del paese.<\/p>\n<p><strong>L\u2019investimento sul mattone \u00e8 stato il motore di crescita del nostro paese per oltre un cinquantennio.<\/strong> Ora \u00e8 necessario cambiare strada o questa crisi nella quale ci troviamo continuer\u00e0 a lungo. Riporto brevemente le variazioni negli investimenti immobiliari nel periodo 1997-2007 in alcuni paesi europei (tratti da uno studio di \u201cAmbiente Urbano\u201d guidato da Paola Bonora dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna). Italia: +24%; Irlanda: +82,2%; Spagna: +73.4%; Grecia: +69,9%; Germania: -12,8%. Notato nulla? Non sar\u00e0 per caso che quei paesi che hanno puntato tutto sull\u2019edilizia, o meglio sulla speculazione edilizia, sono proprio quelli che ora si trovano in maggiori difficolt\u00e0? Si tratta di coincidenze?<\/p>\n<h3><strong>Guidati dalla speculazione<\/strong><\/h3>\n<p><strong>Che lo tsunami del cemento in Italia sia alimentato dalla speculazione \u00e8 fuor di dubbio<\/strong>. I dati parlano da soli. Circa 800.000 le abitazioni invendute in Italia al 2007 (dati Sonia-Cgil). Nel periodo 1999-2007, la crescita del valore aggiunto in costruzioni \u00e8 stato del 24%. Nello stesso periodo il Pil \u00e8 cresciuto del 12%, l\u2019Industria del 2,8% e l\u2019Agricoltura \u00e8 calata del 6,5%.\u00a0 Neppure la popolazione \u00e8 aumentata anzi, se non fosse stato per l\u2019immigrazione sarebbe diminuita. Sempre nel periodo 1996-2010, i prezzi delle abitazioni sono cresciuti in media del 63%. Pi\u00f9 63% i prezzi e, solo nel 2010, sono state messe all\u2019asta per pignoramenti circa 150.000 abitazioni. Sempre di pi\u00f9 le persone che non riescono a pagare i mutui e che vengono sfrattate. Nessuna casa ad accoglierli se non quelle di amici e parenti. E intanto 800.000 case vuote, numero sicuramente molto pi\u00f9 alto se si considera tutto il sommerso.<\/p>\n<h3><strong>Presente e Futuro<\/strong><\/h3>\n<p>Riconosco che un abbandono del mattone come volano di crescita sia difficile. <strong>Sono infatti tra gli 8 e i 10 milioni gli italiani che direttamente o indirettamente dipendono economicamente dal settore<\/strong>. Una politica intelligente e accorta dovrebbe accorgersi di tutto questo e proporre dei cambiamenti prima che diventi tropo tardi e i nodi vengano irrimediabilmente al pettine. E invece no. Prima Berlusconi con i suoi Condoni ed il suo \u201cPiano casa2. Ora anche il tecnico Monti, che nuovamente nel suo Decreto sulle liberalizzazioni del Gennaio 2012 (si legga in proposito l\u2019articolo 1) ha individuato in altro cemento la via di uscita dalla crisi.<\/p>\n<p><strong>Lo tsunami del cemento continua, immutabile e distruttivo da 60 anni. \u00c8 bipartisan.<\/strong> Questo tsunami sta minando la nostra salute, il nostro benessere e soprattutto il nostro futuro. Il suolo distrutto dalle urbanizzazioni non \u00e8 un bene rinnovabile. Una volta edificato non si potr\u00e0 pi\u00f9 coltivare cibo, non si potr\u00e0 pi\u00f9 piantare alberi.<\/p>\n<p><strong>Quel suolo che ci sostenta e ci alimenta \u00e8 spesso pochi centimetri, si \u00e8 costituito in migliaia di anni dalla degenerazione di sostanza organica. Tolto il suolo tolta la vita alla Terra<\/strong>. Questo tsunami di cemento sta uccidendo la Terra, quella Terra che \u00e8 la nostra identit\u00e0 e il nostro sostentamento. Quella Terra che disegna i nostri paesaggi affettivi e i nostri gialli tramonti. Quella Terra \u00e8 il nostro passato ed il nostro futuro. Se la perdiamo, se ce la facciamo rubare dagli interessi di pochi, abbiamo perso noi stessi e la tranquillit\u00e0 dei nostri figli. Lo tsunami di cemento ci sommerger\u00e0, senza possibilit\u00e0 di riscatto.<\/p>\n<p><strong><em><em>Denis<\/em> Grasso<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Italia \u00e8 una Repubblica democratica fondata sul cemento. 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