{"id":4719,"date":"2012-06-07T22:41:11","date_gmt":"2012-06-07T20:41:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=4719"},"modified":"2012-06-13T14:20:05","modified_gmt":"2012-06-13T12:20:05","slug":"cementificazione-e-dissesto-idrogeologico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2012\/06\/cementificazione-e-dissesto-idrogeologico\/","title":{"rendered":"Cementificazione e dissesto idrogeologico"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-5009\" title=\"20120607_cementificazione\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/20120607_cementificazione.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"290\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/20120607_cementificazione.jpg 640w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/20120607_cementificazione-300x135.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/p>\n<h2 style=\"text-align: left;\"><strong>Premessa, l\u2019articolo 9 della Costituzione<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong><em>\u201cL\u2019Italia \u00e8 il paese pi\u00f9 bello del mondo\u201d<\/em>, <em>\u201cItalia giardino d\u2019Europa\u201d<\/em>,<em> \u201cl\u2019Italia \u00e8 il paese che possiede il 70% dei beni culturali di tutto il mondo<\/em>&#8220;.<\/strong> La nostra identit\u00e0 nazionale e persino la nostra autostima (individuale) si alimentano di queste frasi, che nella loro semplicit\u00e0 ci rassicurano e ci rendono saldi nella convinzione che, nonostante i tanti pubblici vizi, l\u2019Italia sia la patria della <em>bellezza<\/em> e della <em>cultura<\/em>.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: left;\"><strong>Dopo anni di abbandono e <em>dimenticanza<\/em> il patrimonio paesaggistico italiano, inteso nella sua unit\u00e0 di arte, urbanistica e natura \u00e8 stato in gran parte perso<\/strong>. Eppure, non manca in Italia una tradizione normativa che valorizza i <em>beni comuni<\/em>, di cui il paesaggio \u00e8 una sorta di <em>allegoria.<\/em><\/h3>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Il prof. Salvatore Settis ha proposto di fondere il ministero dell\u2019Ambiente e quello per i Beni culturali<\/strong>, affidando cos\u00ec ad un\u2019unica autorit\u00e0 la tutela e il risanamento di \u201cquell\u2019unico organismo vivo che \u00e8 il territorio, il paesaggio e il patrimonio storico-artistico italiano\u201d. Una idea che affonda le proprie radici in quel senso di <em>unit\u00e0 <\/em>tra naturale e antropico cos\u00ec presente nel mondo classico, ma anche nelle pi\u00f9 recenti teorie olistiche. <strong>La proposta di Settis rimette al centro l\u2019art. 9 della Costituzione italiana<\/strong>, che riserva allo Stato il compito primario della tutela del patrimonio culturale e ambientale.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: left;\"><strong>L\u2019Italia ha vissuto di rendita, una rendita basata sulla ricchezza culturale e naturale del nostro paesaggio. Ora, questo patrimonio <em>\u00e8 stato consumato<\/em> a beneficio della rendita speculativa.<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Il Codice dei Beni Culturale e del Paesaggio, i Piani Paesaggistici regionali, La Convenzione europea del Paesaggio e numerose direttive sono stati <em>disarmati<\/em> o hanno subito modifiche radicali<\/strong>, fino al punto di trasformare l\u2019ordinamento vigente in un labirinto.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>E\u2019 il caso del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio<\/strong> che, approvato nel 2008, non ha introdotto sostanziali novit\u00e0 rispetto alla legge 1497 e alla legge Galasso. Come documentato nel Primo rapporto nazionale sulla pianificazione paesaggistico di Italia Nostra del 2010, il Codice non ha realizzato o, se lo ha fatto, ha eseguito solo parzialmente la pianificazione, con documenti meramente descrittivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>A parte la Regione Sardegna (di Renato Soru) in nessun\u2019altra Regione si registra una elaborazione congiunta con lo Stato dei piani paesaggistici<\/strong>; il Ministero dell\u2019Ambiente non ha neppure provveduto a definire i criteri uniformi per la redazione degli accordi di pianificazione. Scrive Vezio De Lucia: <em>\u201cUn inaccettabile passo indietro rispetto a precedenti stesure del Codice sta nella delimitazione del territorio oggetto del piano paesaggistico elaborato congiuntamente da Stato e Regioni. Prima dell\u2019accordo con le Regioni, l\u2019area di piano coincideva con \u201cl\u2019intero territorio regionale\u201d. Il testo definitivamente approvato, assume invece come area di piano quella limitata \u201cai beni paesaggistici\u201d (art. 135, c. 1), cio\u00e8 agli immobili vincolati, a norma delle leggi del 1939, alle categorie della legge Galasso e alle loro integrazioni. Non \u00e8 difficile intendere che in tal modo risulterebbe velleitario e astratto, quand\u2019anche effettivamente praticato, l\u2019obiettivo del citato art. 145: che senso ha che il Ministero individui le linee fondamentali dell\u2019assetto del territorio nazionale per quanto riguarda la tutela del paesaggio, con finalit\u00e0 di indirizzo della pianificazione, se la pianificazione paesaggistica di cui pu\u00f2 occuparsi il medesimo ministero comprende solo i beni vincolati?\u201d. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Le linee fondamentali della tutela del paesaggio restano quindi, una pura dichiarazione d\u2019intenti.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Al momento, lo strumento principale per la tutela, resta il vincolo paesaggistico, che non \u00e8 riuscita a contrastare il consumo di suolo in crescente espansione<\/strong> (due milioni di ettari, secondo alcune stime, solo negli ultimi dieci anni). Le tappe del \u201cpasticcio\u201d legislativo che gradualmente hanno portato allo svuotamento dell\u2019art 9 della Costituzione e alla privatizzazione del patrimonio storico-artistico e naturale sono le origini sia dell\u2019attuale dissesto idrogeologico sia dell\u2019esasperata cementificazione del territorio.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong>L\u2019ampiezza del problema<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: left;\">La Liguria,<strong> <\/strong><strong>secondo l\u2019Istat <\/strong>\u00e8 la Regione<strong> <\/strong><strong>d\u2019Italia<\/strong><strong> <\/strong>che nel quindicennio 1990 \u2013 2005 ha cementificato<strong> <\/strong><strong>la maggior superficie libera del suo territorio, e nei sei anni successivi la <em>\u201cbulimia\u201d<\/em> edilizia non si \u00e8 affatto arrestata. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>La Liguria \u00e8 anche tra le regioni con il pi\u00f9 alto numero di vittime e danni materiali causati dal dissesto idrogeologico<\/strong>. <strong>Un caso?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Sono due i dati certi:<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>1. Il nostro paese \u00e8 caratterizzato da una conformazione geologica e geomorfologica fortemente predisposta a frane ed alluvioni.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>2. L\u2019Italia \u00e8 il primo produttore di cemento e il primo cementificatore d\u2019Europa.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Alla fragilit\u00e0 \u201cfisica\u201d del nostro paese si sovrappone un perdurante fenomeno di artificializzazione del suolo<\/strong>, le cui conseguenze ambientali, socioeconomiche e identitarie sono di assoluta gravit\u00e0. Prima ancora che le scarse disponibilit\u00e0 finanziarie, il problema \u00e8 la qualit\u00e0 del governo, sia esso globale, regionale o locale. La tendenza delle istituzioni pubbliche \u00e8 quella di abbandonare il ruolo di responsabilit\u00e0 nel governo dei <em>beni comuni<\/em>, limitandosi ad essere testimoni degli esiti degli interessi privati.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Neanche la presenza di dati, studi, e strumenti analitici e di prevenzione ha evitato nel corso degli anni il ripetersi di terribili disastri<\/strong>. Al contrario, alla programmazione della messa in sicurezza del territorio si sono espressamente preferite \u201cpolitiche speculative\u201d. L\u2019inadeguatezza dei soggetti pubblici si palesa anche nell\u2019adozione e\/o applicazione, in alcune Regioni, di un <strong>Piano Casa <\/strong>volto a peggiora la tutela del territorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>In genere, anche di fronte a contesti fortemente compromessi, \u00e8 sufficiente che trascorrano poche settimane o mesi e la deregulation riparte, come se nulla fosse accaduto<\/strong>.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: left;\"><strong>In Italia l\u2019esigenze di \u201cvivacizzare\u201d l\u2019economia attraverso l\u2019edilizia \u00e8 pi\u00f9 forte di qualsiasi altro argomento<\/strong>.<\/h3>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Il \u201cclima\u201d \u00e8 favorevole alle ecomafie (sono centinaia le indagini che lo dimostrano) che, attraverso il ciclo del cemento, ricicla il denaro sporco nell\u2019edilizia e nelle infrastrutture di tutta Italia.<\/strong><\/p>\n<h2 style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong>Autunno 2011<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Tra il 25 e il 26 ottobre in Val di Vara (SP), Lunigiana (MS) e Cinque Terre (SP) ci sono state dodici vittime.<\/strong> Paesi come <strong>Borghetto di Vara<\/strong>, <strong>Vernazza<\/strong>, <strong>Monterosso<\/strong>, sono stati parzialmente distrutti, il paesaggio stravolto. A <strong>Genova<\/strong> il 4 novembre si sono contate sei vittime, i danni sono stati ingentissimi e le ferita morali ancora aperte. Nel capoluogo ligure il nubifragio ha fatto esondare il Bisagno e altri torrenti, le strade come fiumi, le macchine trasportate dell\u2019impetuosit\u00e0 dell\u2019acque, i treni e l\u2019autostrada inutilizzabili. Nelle Cinque Terre alcuni tra i paesaggi pi\u00f9 conosciuti e apprezzati d\u2019Italia si sono sfaldati.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Nel paese di Vernazza<\/strong>, che \u00e8 a picco sotto la collina, le pendenze del terreno e la quantit\u00e0 d\u2019acqua caduta hanno trasformato un torrente in un fiume, con conseguenze disastrose. In Liguria le varianti ai Piani di Bacino Provinciali hanno permesso in questi ultimi decenni di <strong>costruire in prossimit\u00e0 di fiumi, torrenti e rii minori. <\/strong>Senza un\u2019attenta politica di riqualificazione e, soprattutto, senza una messa in discussione delle <strong>concessioni edilizie<\/strong>, le cose non possono che peggiorare. <em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Oltre la Liguria e la Toscana anche la Sicilia \u00e8 stata funestata dalle alluvioni.<\/strong> Tre vittime a <strong>Saponara<\/strong> tra cui un bambino di 10 anni, mentre <strong>Barcellona Pozzo di Gotto<\/strong> \u00e8 diventata un fiume di fango. I torrenti straripati, Longano e Idria, erano stati coperti d\u2019asfalto ed in parte ostacolati nel loro deflusso da lavatrici, frigoriferi, laterizi e altro materiale da cantiere. <strong>Nonostante l\u2019esondazione del 2008 e la tragedia della vicina Giampilieri, la risposta delle istituzioni locali \u00e8 stata la sanatoria della cementificazione.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Corrado Clini<\/strong>, in una delle sue prime dichiarazioni come Ministro dell&#8217;ambiente si \u00e8 espresso nel modo seguente: <em>\u201cGuardando alla serie storica degli eventi estremi degli ultimi 30 anni, la frequenza \u00e8 pi\u00f9 alta e la distanza temporale tra un evento e l&#8217;altro \u00e8 pi\u00f9 breve. Il problema \u00e8 il cemento che non consente di far assorbire l&#8217;acqua, ma anche le fognature che sono tarate sul clima di 50 anni fa. Senza contare i fiumi interrati e l&#8217;uso che se ne \u00e8 fatto da un punto di vista produttivo e umano\u201d<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Il 20 di ottobre un violento nubifragio ha allagato Roma<\/strong>: metropolitane, strade e ferrovie allagate, automobili e tram sott&#8217;acqua. Danni gravissimi e, soprattutto, una vittima: un cittadino dello Sri Lanka affogato in un sottoscala. Le precipitazioni sono state ingenti, tra le pi\u00f9 copiose mai registrate, ma la realt\u00e0 della Capitale \u00e8 nota; il sistema di acque reflue non \u00e8 certo all\u2019avanguardia e ci sono interi quartieri senza un lembo di superficie permeabile: solo cemento, asfalto e macchine. <strong>Una situazione risultato di vecchie e nuovissime speculazioni edilizie.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Ma il Piano casa della Regione Lazio \u00e8 stato approvato suscitando polemiche intestine anche nell\u2019ex maggioranza di Governo<\/strong> e, il ricorso da parte del Ministero dei Beni Culturali alla Corte Costituzionale. Legambiente Lazio definisce il piano casa della Regione <strong>\u201cuno scempio\u201d<\/strong>. Secondo l\u2019associazione ambientalista con il piano proposto: gli interventi di ampliamento, ristrutturazione, sostituzione edilizia, cambiamento di destinazione d&#8217;uso saranno possibili anche nei parchi, in particolare nelle zone definite di promozione economica e sociale dai Piani d&#8217;assetto o nelle cosiddette zone B.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Luigi Nieri, Capogruppo regionale del Lazio per SEL, denuncia: <strong>&#8221;<em>si da&#8217; la possibilit\u00e0 ai costruttori di cementificare anche in aree con comprovati rischi idrogeologici. In sostanza, nel Lazio si potr\u00e0\u00a0 costruire in aree a rischio elevato, il Piano Casa esclude infatti solo le aree a rischio molto elevato\u201d<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Ma secondo la governatrice della Regione Lazio, Renata Polverini, il Piano Casa sarebbe<em> \u201cuna risposta alle famiglie che si trovano in una situazione di emergenza casa\u201d. <\/em>Le pochissime domande presentate dai cittadini, dal 15 settembre ad oggi, per gli ampliamenti previsti dal <strong>Piano Casa della Regione Lazio<\/strong>, confermerebbero che si tratta di u<strong>na legge che non risponde alle esigenze dei cittadini e delle famiglie, ma forse solo a quella dei costruttori.<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<h2 style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong>Il Dissesto Idrogeologico come fenomeno paesaggistico<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>In Italia sono state realizzate negli ultimi 15 anni quattro milioni di abitazioni, per un totale di oltre 3\u00a0 miliardi di metri cubi di edifici. <\/strong><\/p>\n<h3 style=\"text-align: left;\"><strong>Inoltre con i suoi 36 milioni di tonnellate il bel paese \u00e8 il primo produttore di cemento in Europa, davanti a Spagna e Germania, che pure hanno una superficie di territorio maggiore.<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: left;\">Nonostante l\u2019industria del cemento sia in crisi in tutta l\u2019Ue, da \u201cnoi\u201d si registra un calo della produzione del\u00a0 solo 15,7% tra 2008 e il 2009, contro il meno 28,9% della Spagna (che si colloca al secondo posto in Europa).<strong><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Ogni anno in Italia vengono artificializzati dall\u2019urbanizzazione 500 kmq di territorio, un area di dimensione pari a circa 3 volte quella del Comune di Milano.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">In 15 anni sono stati consumati 21 mila kmq, un&#8217;area pi\u00f9 grande del Lazio e dell&#8217;Abruzzo messi assieme. Come se non bastasse, alcuni urbanisti come <strong>Fabio Minucci <\/strong>del <strong>Politecnico di Torino, sostengono che \u201cParadossalmente la crisi economica potrebbe accelerare il consumo di territorio\u201d.<\/strong><\/p>\n<h3 style=\"text-align: left;\"><strong>Gli effetti di decenni di urbanizzazione hanno cambiato i connotati al <em>bel paese.<\/em><\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Le periferie delle principali aree urbane, stanno crescendo senza un progetto metropolitano, la citt\u00e0 continua<\/strong> dilaga, inghiottendo e frantumando in porzioni residue e biologicamente impoverite delle migliori aree agricole del paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>I nuovi insediamenti favoriscono l\u2019apertura di nuove strade e di nuovi servizi e cos\u00ec via all\u2019infinito.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Mentre la periferia <em>postindustriale <\/em>si ramifica a vista d\u2019occhio, i centri storici e le aree montane si svuotano.<\/strong> Lo sgretolamento delle comunit\u00e0 umane produce a sua volta l\u2019<strong>abbandono di quelle pratiche agricole che sono state da sempre deterrenti fondamentali del dissesto idrogeologico<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>L\u2019industria delle costruzioni mangia il territorio, non solo nella fase di cementificazione ma anche nel prelievo degli inerti<\/strong>: montagne, pianure, suoli agricoli e argini dei fiumi d\u2019Italia lasciando il posto alle cave.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Il fenomeno delle seconde e terze case<\/strong> sta determinando in Italia quella che potremmo definire una vera e propria <strong>estinzione dei paesaggi costieri<\/strong> non cementificati. Ne sono esempio la distruzione degli ecosistemi dunali, il mancato apporto di sedimenti verso costa, causato dall&#8217;alterazione dei cicli sedimentari per intervento antropico nei bacini idrografici (sbarramenti fluviali, regimazioni idrauliche, estrazioni di materiali alluvionali), l\u2019influenza sulla dinamica litoranea dei sedimenti intercettati dalle opere marittime (opere portuali e di difesa) e delle infrastrutture viarie e urbanistiche costiere.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: left;\"><strong>Allo stato attuale, in Italia questa relazione tra cementificazione e dissesto idrogeologico \u00e8 diventata una evidenza macroscopica che assurge a primo problema in ambito paesaggistico.<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: left;\">In Italia, dove iI rischio frane e alluvioni \u00e8 diffuso in modo capillare, la cementificazione diventa un ulteriore e gravissimo attentato alla sicurezza: \u00e8 il caso ad esempio di aree sovrastanti falde acquifere superficiali, zone franose o a rischio di smottamento o zone ad elevato rischio sismico.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Il rischio idrogeologico interessa praticamente tutto il territorio nazionale<\/strong>: sono 5.581 i comuni a rischio idrogeologico, il 70% del totale dei comuni italiani, di cui 1.700 a rischio frana; 1.285 a rischio alluvione; e 2.596 a rischio sia di frana che di alluvione. Sette comuni su dieci si trovano nelle cos\u00ec dette\u00a0 zone rosse.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: left;\"><strong>Le Ecomafie si trovano a loro agio in una tale disarticolazione territoriale e istituzionale, facendo del ciclo del cemento una delle attivit\u00e0 pi\u00f9 redditizie in assoluto.<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Secondo le stime del Cresme, nel 2010 sono stati 26.500 i casi gravi di abusivismo, tra nuove costruzioni (18.000)<\/strong>, ampliamenti e cambiamenti di destinazioni d\u2019uso. Lungo la costa della sola Provincia di Reggio Calabria \u00e8 accertato un abuso ogni 100 metri, 5.210 in tutta la Regione. In Calabria, regione con il 100% dei comuni interessati da aree a rischio idrogeologico, la \u2018Ndrangheta si \u00e8 specializzata nell\u2019investire sulle aree gi\u00e0 interessate da fenomeni franosi, come emerge nel dossier di Legambiente Ecomafie 2010 (Il caso Vibo Valentia: abusivismo killer). Ma non \u00e8 l\u2019abusivismo la \u201cminiera d\u2019oro\u201d delle mafie, il riciclaggio del denaro sporco avviene soprattutto nelle regioni del nord Italia \u201c<em>La Liguria, non a caso, \u00e8 la prima regione del Nord come numeri di illeciti accertati dalle forze dell\u2019ordine negli ultimi cinque anni, con 1.797 infrazioni, 2.641 persone denunciate e 337 sequestri, seguita dalla Lombardia (1.606 infrazioni) e dall\u2019Emilia Romagna (1.078)<\/em>\u201d.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: left;\"><strong>Alla luce di quanto espresso \u00e8 ovvio che l\u2019intreccio di problemi evidenziati possa essere risolto solo con una radicale riforma del sistema urbanistico, paesaggistico e ambientale, magari in maniera unitaria e onnicomprensiva.<\/strong><\/h3>\n<p><strong><em>Armando Mangone<br \/>\nGruppo 183<\/em><\/strong><br \/>\n<em>(Associazione Onlus per la difesa del suolo e delle risorse idriche)<\/em><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.gruppo183.org\" target=\"_blank\"><strong>www.gruppo183.org<\/strong><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Premessa, l\u2019articolo 9 della Costituzione \u201cL\u2019Italia \u00e8 il paese pi\u00f9 bello del mondo\u201d, \u201cItalia giardino d\u2019Europa\u201d, \u201cl\u2019Italia \u00e8 il paese che possiede il 70% dei [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":122,"featured_media":5009,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_members_access_role":[],"_members_access_error":""},"categories":[126,106,41],"tags":[584,124,420,92,585],"class_list":["post-4719","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-consumo-di-suolo-tematiche","category-dissesto-idrogeologico","category-opinioni","tag-beni-culturali-2","tag-consumo-di-suolo","tag-dissesto-idrogeologico-2","tag-paesaggio","tag-riforma"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4719","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/122"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4719"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4719\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5009"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4719"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4719"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4719"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}