{"id":5469,"date":"2012-06-29T15:15:54","date_gmt":"2012-06-29T13:15:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=5469"},"modified":"2012-06-29T15:16:35","modified_gmt":"2012-06-29T13:16:35","slug":"smart-city-ma-non-labbiamo-gia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2012\/06\/smart-city-ma-non-labbiamo-gia\/","title":{"rendered":"Smart City: ma non l\u2019abbiamo gi\u00e0?"},"content":{"rendered":"<p><em><strong>Un testo di Andrea Alcalini, dal blog di Fabrizio Bottini.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>A partire da un articolo di Wired, giugno 2012, e da certe mode ormai dilaganti tra gli amministratori, alcune considerazioni sul ruolo delle tecnologie, e delle multinazionali che le controllano, nella qualit\u00e0 del nostro spazio urbano<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Il concetto di <em>smart city<\/em> sta spopolando in Italia, ma anche in Europa. Difatti \u00e8 proprio la Commissione Europea che ha lanciato il progetto <em>smart cities \u2013 citt\u00e0 intelligenti.<\/em><\/p>\n<p>Questa idea rientra nel piano europeo nominato \u201c <em>Investing in the development of low carbon technology\u201d.<\/em><br \/>\n<em>Il Governo italiano, per voce del Ministro di Istruzione e Ricerca Profumo, durante la conferenza dell\u2019ANCI: \u201cLe <\/em><em>smart cities<\/em><em> dell\u2019ANCI. Un progetto-paese per le citt\u00e0 ad alto potenziale di innovazione\u201d<\/em><em>, <\/em><em>ha deciso di agire in due <\/em><em>steps<\/em><em> distinti, prima 260 mln di euro per le citt\u00e0 del sud Italia e successivamente 700 mln per le citt\u00e0 del centro e del nord. <\/em><br \/>\n<em><\/em><\/p>\n<p><em>I soldi verranno indirizzati verso i comuni che risulteranno pi\u00f9 propensi alla nuova tecnologia e alle politiche di sviluppo sostenibili.<\/em><\/p>\n<p>Andiamo per punti: Cos\u2019\u00e8 una <em>smart city<\/em> o meglio cosa dovrebbe essere? Innanzi tutto una <em>smart city<\/em> \u00e8 una citt\u00e0 che funziona e che risparmia energia, soprattutto grazie alle nuove tecnologie applicate agli edifici e agli spazi pubblici, le quali dovrebbero facilitare l\u2019abitare ecologico\/sostenibile e la vita quotidiana degli <em>urban users<\/em>.<\/p>\n<p>La rivista mensile <em>Wired <\/em>(giugno 2012) <em>,<\/em> tratta l\u2019argomento e ne tesse le lodi; cito l\u2019articolo di Carlo Ratti (<em>smart city<\/em> pag. 076): \u00ab(\u2026) Le nuove tecnologie quindi non hanno fatto scomparire le citt\u00e0, ma le stanno trasformando profondamente. Nei territori urbanizzati si assiste ad un fenomeno nuovo: i bit della rete si fondo con gli atomi del mondo materiale. Le citt\u00e0, coperte di sensori e di reti elettroniche, si stanno trasformando in computer all\u2019aria aperta. Si pu\u00f2 dire che internet stia invadendo lo spazio fisico, un fenomeno che spesso passa sotto il nome di <em>smart city<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Cosa fa di una citt\u00e0 una <em>smart city <\/em>? sempre da Wired: \u00ab(\u2026) Lo <em>smart city index <\/em>(promosso dall\u2019Universit\u00e0 di Vienna)\u00bb individua sei parametri di eccellenza sui quali premiare le \u201ccitt\u00e0 intelligenti\u201d:<br \/>\n&#8211; Economia (i centri pi\u00f9 intelligenti dal punto di vista economico brillano per spirito innovativo)<br \/>\n&#8211; Mobilit\u00e0 (deve essere efficiente sia quella locale che quella internazionale)<br \/>\n&#8211; Ambiente (capacit\u00e0 di tutela del territorio)<br \/>\n&#8211; Cittadinanza (livello di istruzione, pluralismo etnico (\u2026)<br \/>\n&#8211; Qualit\u00e0 della vita (offerta culturale, salute pubblica(\u2026))<br \/>\n&#8211; Governo aperto (partecipazione dei cittadini)<\/p>\n<p>Ratti continua sostenendo che: \u00ab(\u2026) L\u2019universo delle App. urbane \u00e8 il segnale pi\u00f9 evidente di questa evoluzione\u00bb; ad esempio <em>Waze<\/em> (quella che tratta dati sul traffico cittadino), oppure <em>Open Table<\/em> (quella che permette di prenotare i ristoranti (!), e ancora <em>Trash Track<\/em> (il sistema che segue il percorso dei rifiuti); anche la presenza di alcune multinazionali (!), tra cui <em>IBM<\/em>, <em>Cisco<\/em> e <em>Siemens<\/em>, interessate alla raccolta di dati nelle <em>smart cities<\/em>, pu\u00f2 essere considerato di buon auspicio.<\/p>\n<p>Per finire, spostando precisamente l\u2019attenzione in Italia, Ratti scrive: \u00abPensiamo ai nostri centri storici che tutto il mondo ci invidia, o a una citt\u00e0 come Venezia, che non avrebbe mai potuto adattarsi agli imperativi dell\u2019industria del secolo scorso, mentre pu\u00f2 accogliere facilmente le tecnologie di oggi: reti, sensori, lampioni, pensiline, monitor, nuovi sistemi di distribuzione dell\u2019energia\u00bb.<\/p>\n<p>Ma queste nuove tecnologie migliorerebbero veramente la fruizione dello spazio urbano ? O meglio, sono davvero cos\u00ec importanti per migliorare la nostra quotidianit\u00e0 urbana ? E\u2019 questo che oggi serve nel nostro paese ?<\/p>\n<p>Wired si propone come una rivista <em>very young<\/em>, molto propensa allo sviluppo di nuove teorie informatiche e al loro utilizzo sistematico; per Ratti queste nuove tecnologie sono un antidoto totale e globale ai problemi che affliggono i centri urbani. Noi sappiamo che questo non \u00e8 del tutto vero.<\/p>\n<p>E\u2019 importante innovare, \u00e8 vero, sia le tecniche che le teorie urbanistiche ed architettoniche, ma si badi bene a rinnovare anche gli attori politici e le messe in atto, perch\u00e9 se no chi dovrebbe leggere l\u2019innovazione, cio\u00e8 le amministrazioni, e tradurla sul campo, poi si riscopre analfabeta e fa a modo suo, anzi a modo loro.<\/p>\n<p>L\u2019evoluzione non sta solo nell\u2019inserimento del termine ( <em>smart<\/em>), ma sta soprattutto nell\u2019azione congiunta degli attori che dello spazio urbano decidono e di quelli che di quello spazio fruiscono, nel rispetto della legge, del territorio e dei cittadini.<\/p>\n<p>I suddetti punti dello <em>smart city index<\/em>, sono buoni punti ma in fondo suonano un po\u2019 banali, tanto che moltissimi strumenti urbanistici tradizionali e documenti di indirizzo per le politiche urbane non solo li comprendono, ma li auspicano spesso come punti di partenza per un buon governo del territorio.<\/p>\n<p>Se poi \u00e8 anche possibile considerare in positivo, come sostiene Ratti, l\u2019interessamento delle multinazionali alle <em>smart cities e<\/em> ai dati dei cittadini\/acquirenti che esse contengono; quelle stesse multinazionali che soffocano i nostri centri storici da tempo immemorabile, con vetrine <em>super star<\/em>, e li formano come <em>mega-store<\/em> alla moda, pieni alle 19,00 e vuoti alle 20,00; allora non dobbiamo stupirci se qualcuno crede che per migliorare la nostra vita di cittadini, basta impegnarsi a far diventare l\u2019organismo urbano una semplice appendice del termine <em>smart<\/em> e non il contrario.<\/p>\n<p>Emblematico \u00e8 il fatto che tra i tredici punti della rivista Wired (considerati come comandamenti !) per attivare una citt\u00e0 ideale, tra i quali: \u00abmobilit\u00e0 sostenibile, gestione efficiente dei rifiuti urbani, rilancio di turismo, cultura e creazione di nuovi spazi pubblici (\u2026)\u00bb; tutti ottimi e molto <em>cool<\/em>, manchi proprio quello forse pi\u00f9 importante: rispettare i Regolamenti Urbanistici vigenti cercando di non stravolgerli a piacimento del privato di turno.<\/p>\n<p>Questo sarebbe gi\u00e0 un buon punto di partenza e si sa che: chi ben comincia \u00e8 a met\u00e0 dell\u2019opera.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/mall.lampnet.org\/article\/articleview\/14298\/0\/214\/\" target=\"_blank\">http:\/\/mall.lampnet.org\/article\/articleview\/14298\/0\/214\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un testo di Andrea Alcalini, dal blog di Fabrizio Bottini. 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