{"id":6420,"date":"2012-09-24T14:17:58","date_gmt":"2012-09-24T12:17:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=6420"},"modified":"2012-10-08T09:08:22","modified_gmt":"2012-10-08T07:08:22","slug":"pale-eoliche-quanti-miliardi-al-vento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2012\/09\/pale-eoliche-quanti-miliardi-al-vento\/","title":{"rendered":"Pale eoliche, quanti miliardi al vento"},"content":{"rendered":"<h3><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-6508\" title=\"20120924_eolico\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/20120924_eolico.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"290\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/20120924_eolico.jpg 640w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/20120924_eolico-300x135.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/h3>\n<h3><strong>Viaggio dalla Campania alla Puglia, trionfo dell\u2019energia alternativa che ha conquistato tutto il Sud. L\u2019affare di questo inizio di secolo, a favore di pochi intimi, che vale solo quest&#8217;anno 10 miliardi di euro. Tutto pagato dagli italiani in comode rate bimestrali direttamente in bolletta<\/strong><\/h3>\n<p><em>di Antonello Caporale &#8211; Il Fatto Quotidiano | 16 settembre 2012<\/em><\/p>\n<p><strong>Candela \u00e8 un paesino che lega la Campania alla Puglia<\/strong>. I viaggiatori diretti a Bari lo incontrano alla sommit\u00e0 dell\u2019Appennino, finita la salita dell\u2019Irpinia d\u2019Oriente. Spalanca gli occhi alla Daunia, li dirige sugli ettari di grano del Tavoliere, verso Foggia. <strong>A Candela nessuno pensava fino a vent\u2019anni fa che il vento si potesse anche vendere.<\/strong> Il vento qui ha sempre fatto solo il suo mestiere: soffiare. Soffia quasi sempre, anche duemila ore all\u2019anno. Contano le ore coloro che fanno quattrini col vento. Con un anemometro, un\u2019asta lunga, una specie di ago d\u2019acciaio diretto al cielo, si pu\u00f2 conoscere se \u00e8 buono o cattivo, forte o debole. Se soffia come si deve o se fa i capricci. Se \u00e8 utile a far fare quattrini, dunque.<\/p>\n<p><strong>Arrivarono le aste e con loro particolari personaggi che organizzavano il mercato del vento.<\/strong> Sviluppatori si chiamavano. Sviluppavano il territorio, certo. Gli agricoltori di Candela ne furono lieti, anche il sindaco e tutta l\u2019amministrazione comunale. C\u2019era la possibilit\u00e0 di ottenere qualche migliaio di euro dalla societ\u00e0 che avrebbe innalzato le pale eoliche. E soldi per fare una bella festa patronale per esempio e far venire (altrove era gi\u00e0 successo) i cantanti di X Factor finalmente! E anche sostenere la squadra di calcio: divise nuove per tutti!<\/p>\n<p><strong>Pure belle sono le pale.<\/strong> Se le vedi da lontano sembrano rosoni d\u2019acciaio o margherite giganti, dipende dai tuoi occhi, da dove le miri. Fanno la loro figura comunque. Ognuno degli abitanti del vento ha una sua immagine da offrire al pubblico dibattito. A un sindaco del Tarantino, per esempio, parevano simili a mulini a vento: \u201cAbbiamo gi\u00e0 il mare e avremo i mulini, delle possibili attrazioni per il nostro territorio sempre danneggiato, vilipeso dal nord\u201d.<\/p>\n<p><strong>Le pale eoliche messe una accanto all\u2019altra formano, come ha sempre spiegato Legambiente, un parco eolico. La parola parco dice tutto:<\/strong> significa ambiente tutelato, prati verdi, cielo azzurro, aria pulita. Finalmente il sud non avrebbe insozzato l\u2019aria, anzi l\u2019avrebbe trattenuta e gestita nel miglior modo possibile. Cos\u00ec a Rocchetta Sant\u2019Antonio iniziarono a mettere le pale che pian piano giunsero fino a Candela, poi si volsero verso Monteverde e Lacedonia, paesi limitrofi. Puntarono in direzione di Foggia, cinsero Sant\u2019Agata di Puglia come un pugno stringe una rosa, s\u2019incamminarono verso Lesina, verso il mare dell\u2019Adriatico.<\/p>\n<p><strong>Pale, pale, pale. Un alluvione di pale che ha conquistato tutto il sud.<\/strong> Loro in cima alle montagne, i pannelli fotovoltaici in terra. Creste d\u2019acciaio in aria, e in basso silicio al posto degli ulivi, come in Salento, silicio invece degli agrumi, come in Calabria. Silicio e non pomodori, o vitigni, o alberi. Silicio in nome dell\u2019energia sostenibile, del Protocollo di Kyoto, delle attivit\u00e0 ecocompatibili. In nome del futuro dell\u2019uomo. <strong>Conviene dunque partire da qui, dall\u2019Irpinia d\u2019Oriente, epicentro del vento, per illustrare il pi\u00f9 straordinario, galattico affare di questo inizio secolo. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Per domandare come sia stato possibile costruire una fabbrica di quattrini per pochi intimi,<\/strong> un giro d\u2019affari che nel 2020 toccher\u00e0 punte multimiliardarie, deviando nelle casse pubbliche qualche spicciolo. L\u2019equivalente di un\u2019elemosina. Come sia potuto accadere che un tesoro collettivo inesauribile \u00e8 stato ceduto ai privati. <strong>Che non una pala, una!, sia veramente e totalmente pubblica.<\/strong> <strong>Per volere di chi, grazie a complicit\u00e0 di quali menti, di quali mani, di quali occhi?<\/strong> E in ragione di quale bene comune il bilancio statale ha immaginato di destinare, per sostenere il ciclo vitale dello sviluppo delle rinnovabili, un monte di soldi che, in una puntuale, analitica interrogazione parlamentare al ministro dello Sviluppo economico e a quello dell\u2019Ambiente, la radicale Elisabetta Zamparutti, unica curiosa tra le centinaia di colleghi silenti, stima in circa 230 miliardi di euro.<\/p>\n<p><strong>Solo quest\u2019anno, nel tempo feroce della spending review<\/strong> che taglia ospedali e trasporti, trasforma in invisibili gli operai, taglia commesse e finanziamenti e con loro cancella la vita precaria dei precari,<strong> si dovranno accantonare altri dieci miliardi di euro da investire nello sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili<\/strong>, le cosiddette Fer.<\/p>\n<p><strong>Dieci miliardi! Uno sforzo titanico a cui gli italiani sono chiamati a partecipare versando l\u2019obolo in rate bimestrali attraverso un sovrappi\u00f9 della bolletta elettrica. Si chiamano incentivi<\/strong>.<\/p>\n<p>Erano i famigerati certificati verdi sterilizzati da nuove norme, le cosiddette \u201caste\u201d. E non ha importanza che la soglia di rinnovabile elettrica sia stata raggiunta impetuosamente con otto anni di anticipo.<\/p>\n<h2><strong>ORIZZONTE D\u2019ACCIAIO<\/strong><\/h2>\n<p><strong>Candela accoglie i viaggiatori<\/strong> nel grande piazzale di una stazione di rifornimento di carburante. Il vento spazza l\u2019asfalto. La sosta \u00e8 obbligata per i bus che collegano l\u2019est con l\u2019ovest del Mezzogiorno. Arrivano le corriere da Napoli. Chi vuole andare a Foggia non conta infatti sul treno, sarebbe una via crucis. Perci\u00f2 il bus. Il viaggiatore pu\u00f2 attenderlo nel bar di antico sapore bulgaro. Una stradina lo costeggia e ci conduce verso Rocchetta Sant\u2019Antonio, sulla linea di confine pugliese.<\/p>\n<p><strong>Superata la prima curva, l\u2019orizzonte si fa d\u2019acciaio. Una foresta di tubi e di pale<\/strong>, l\u2019una dietro l\u2019altra a recinto dei crinali delle montagne. L\u2019orizzonte \u00e8 tagliato dalle eliche, sembra che la terra possa decollare e tutti noi puntare da un momento all\u2019altro verso il paradiso.<\/p>\n<p><strong>\u201cI contadini hanno fittato agli imprenditori del vento e si sono rifugiati altrove<\/strong> \u2013 dice Enzo Cripezzi, presidente della Lipu Puglia e uno dei maggiori indagatori del fenomeno eolico \u2013 <strong>Hanno messo in tasca i pochi quattrini, una somma comunque incomparabile rispetto al reddito miserabile dell\u2019agricoltura, e hanno scelto l\u2019abbandono<\/strong>. Sono fuggiti col tesoretto, felici finalmente\u201d.<\/p>\n<p><strong>Verso Rocchetta troviamo a far compagnia alle torri una poiana<\/strong>, rapace autoctono, che tenta di fare spuntino con una lucertola e poi compare pi\u00f9 in l\u00e0 un biancone. Sono uccelli migratori, profondi conoscitori delle correnti del vento. Vivono grazie ai vortici depressionari che d\u2019estate li conducono in Italia, in Spagna, nei territori caldi dell\u2019Europa e l\u2019inverno li riportano in Africa dove attendono il nuovo viaggio. Il biancone, della larga famiglia delle aquile, conosce cos\u00ec bene le correnti da superarle aggirando il Mediterraneo, prendendolo ai fianchi: costa ligure, costa azzurra, costa brava, stretto di Gibilterra, infine Marocco. Fanno fatica a superare l\u2019acqua e questi uccelli migratori sono simili \u2013 in quanto a viaggi della speranza \u2013 agli uomini migranti. Gli umani muoiono sui barconi, gli animali in aria se il loro corpo non resiste alla fatica che la natura impone. <strong>Fino a ieri il pericolo era il canale di Sicilia, superato il quale veleggiavano verso la salvezza. Adesso no, le eliche li confondono e li annientano<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>I\u00a0nibbi reali,le cicogne nere, specie protetta e rara, possono incappare nelle turbine, ferirsi e morire. Cos\u00ec i falchi, le poiane, e ogni uccello che tenti di attraversare l\u2019Appennino.<\/strong> Effetti collaterali minori, si dir\u00e0. E qual \u00e8 l\u2019effetto visivo, l\u2019impatto ambientale, la forza prepotente e magica di questi spuntoni di roccia che affiorano sui pendii descritti da Gabriele Salvatores nel film Io non ho paura?. \u201cLa natura non aveva preventivato le pale eoliche \u2013 dice Cripezzi \u2013 Guardare oggi questo panorama e compararlo con quello di ieri fa venire un\u2019enorme tristezza, un dolore profondo e rabbia\u201d. La stradina si confonde al vecchio tratturo e punta su Monteverde. Il paese che guarda le pale. 850 abitanti, solo un anziano sulla panchina: \u201cA me fanno venire le vertigini. Allora piglio una pasticca e tutto passa\u201d.<\/p>\n<h2><strong>DECIDONO LE REGIONI<\/strong><\/h2>\n<h3><strong>Non si pu\u00f2 dire no al petrolio e affossare l\u2019eolico e il fotovoltaico, certo. Ma si poteva, anzi si doveva gestire il territorio, dividerlo per caratura paesaggistica, garantire alle pale un luogo e al paesaggio la sua identit\u00e0<\/strong>.<\/h3>\n<p><strong>Scegliere dove metterle, e come. Preservare il possibile e il giusto. Invece?<\/strong><\/p>\n<p><strong>Invece la legge nazionale delega alle regioni. Lo sviluppo dell\u2019energia \u00e8 questione loro<\/strong>.\u00a0E il paesaggio tutelato dalla Costituzione? Problema locale.<\/p>\n<h3><strong>Le Regioni anzich\u00e9 fare un piano regolatore dei venti e delle pale e promuovere partecipazioni pubbliche allo sviluppo dell\u2019energia pulita, rendendo bene comune, esattamente come l\u2019acqua, il vento e il sole, privatizzano progetti e attuatori.<\/strong><\/h3>\n<p><strong>Tutto demandato agli uffici del Via<\/strong>, microscopici controllori della legalit\u00e0 e del paesaggio che col tempo fungono da predellino delle lobbies. <strong>\u201cL\u2019Europa ci vieta, per le norme sulla concorrenza, di prendere parte all\u2019impresa\u201d. Un leit motiv non soltanto falso, ma irriconoscente della realt\u00e0: non era vero, n\u00e9 poteva esserlo. Ma era comodo dirlo.<\/strong><\/p>\n<p>Pensate che la signora Renata Polverini, presidente della Regione Lazio, nel primo semestre di quest\u2019anno ha prodotto circa 230 nomine tra consulenti e consiglieri di amministrazione nelle pi\u00f9 diverse e bizzarre diversificazioni merceologiche dell\u2019intervento pubblico. Manca solo l\u2019azienda regionale per la promozione del cioccolato bianco.<\/p>\n<p><strong>Tutto si pu\u00f2 e tutto si fa, ma l\u2019energia non \u00e8 un bene pubblico, e lo sfruttamento delle risorse naturali non \u00e8 questione collettiva.<\/strong> Ricordiamo le parole di sintesi \u2013 a proposito della discussione sulla misura degli incentivi da dare ai privati \u2013 di Gianfranco Miccich\u00e9, viceministro al tempo del governo Berlusconi, noto a tutti per le sue battaglie ambientaliste: \u201c<em>Chi tocca il fotovoltaico si propone di far cadere il governo<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><strong>E cos\u00ec i raggi del sole si sono trasformati in infiltrazioni private sulla terra.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Affari della Sanyo, come a Torre Santa Susanna, in provincia di Brindisi.<\/strong> Decine di ettari di terreno confiscati all\u2019agricoltura sui quali sono stati riposti 33mila moduli solari per farne l\u2019impianto tra i pi\u00f9 grandi d\u2019Europa. Finanziamento tedesco e tecnologia giapponese. \u201cVorrei esprimere le nostre sincere congratulazioni per il completamento di questo progetto e ringraziare Deutsche Bank per averci dato fiducia nella scelta dei nostri moduli solari\u201d, comment\u00f2 Misturu Homma, executive vice President di Sanyo. Giusto. Il sole \u00e8 italiano, ma non conta, non vale. Non si vende. Si regala. Come pure i terreni. Pochi quattrini e affare fatto.<\/p>\n<p><strong>Oggi il ministro dell\u2019Agricoltura, l\u2019unico sensibile al consumo del suolo, propone una moratoria uno stop al consumo del suolo.<\/strong> Il governo ha appena licenziato il disegno di legge. <strong>Catania non \u00e8 stato certo aiutato dal collega dell\u2019Ambiente, il prode Clini.<\/strong> Clini non sa o non ricorda che in Italia esistono circa 13 milioni di abitazioni costruite dopo il 1970, quindi senza particolare tutele.<\/p>\n<h3><strong>Sui tetti i pannelli e gli ulivi per terra: era pi\u00f9 naturale e forse possibile? <\/strong><\/h3>\n<p><strong>Possibile senz\u2019altro ma troppo dispendioso per i privati: molto pi\u00f9 facile tombare di silicio centinaia di ettari di terreno. Molto pi\u00f9 veloce e produttivo.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Sono stati cementificati 750mila ettari di territorio solo nell\u2019ultimo decennio. Una parte poteva essere destinata ad ospitare i pannelli? Macch\u00e9, troppo complicato.<\/strong> Via col vento e col sole dunque. E via con le imprese.<\/p>\n<p><strong>Il Mezzogiorno \u00e8 stato spartito in spicchi d\u2019influenza.\u00a0<\/strong>Ad alcune aziende monopoliste sono stati affidati i lucchetti: la Fortore Energia ha cinto la <strong>Puglia<\/strong>, l\u2019Ipvc la <strong>Campania<\/strong>, Moncada la <strong>Sicilia<\/strong>. In <strong>Calabria<\/strong> molte srl, alcune delle quali facenti capo indirettamente alle famiglie pi\u00f9 importanti della \u2018ndrangheta. La Piana lametina e il Crotonese sono stati assoggettati all\u2019illegalit\u00e0 pi\u00f9 clamorosa, plateale. Non c\u2019\u00e8 pala messa che non sia stata accompagnata da un\u2019inchiesta giudiziaria. Truffa, corruzione, falso. Il trittico dei reati tipici, la serializzazione dell\u2019attivit\u00e0 giudiziaria. <strong>Energia pulita per mani sporche<\/strong>. Non tutte sporche, naturalmente. E non tutti imprenditori affaristi, naturalmente. Ma di certo tutti hanno goduto di una deregulation mai vista, incredibile solo a pensarci.<\/p>\n<p><strong>Edison, Sorgenia, Green Power, Sanyo e poi olandesi, spagnoli, cinesi. Tutti nel business. Solo privati per\u00f2, sempre privati.\u00a0<\/strong>Lo Stato non ha partecipato in nessuna forma, e gli enti locali neanche per sogno hanno accompagnato lo sviluppo eolico con una loro presenza, magari anche minoritaria, nelle societ\u00e0 di produzione.<\/p>\n<p><strong>In Puglia<\/strong> la fabbrica ideologica di Nichi Vendola, secondo cui l\u2019energia, per il solo fatto di essere rinnovabile e pulita fosse obbligatoriamente da catalogarsi a sinistra, ha permesso a essa di straripare. A nord della regione le pale, a sud i pannelli. <strong>Nichi ha chiuso la stalla quando i buoi erano gi\u00e0 tutti scappati.<\/strong><\/p>\n<p><strong>La Campania \u00e8 stata comprata<\/strong> come detto dal signor Vigorito, capo dell\u2019Ipvc, pioniere del vento. Acclamato presidente dell\u2019Anev, l\u2019associazione degli industriali del vento. Associazione \u201cambientalista\u201d secondo i protocolli in uso per i tavoli del ministero dell\u2019Ambiente. Una benemerita. Nel 2005 Legambiente e Anev hanno sottoscritto un protocollo d\u2019intesa con lo scopo di promuovere l\u2019eolico in Italia.\u201cInsieme organizzano e collaborano\u201d, scrive il sito ufficiale degli imprenditori. Purtroppo nel 2009 il presidente dell\u2019Anev, questa titolata associazione ambientalista, viene arrestato. La Guardia di Finanza sequestra sette \u201cparchi\u201d eolici in diverse regioni e accusa Vigorito\u2026.<\/p>\n<p><strong>Era ieri. Torniamo all\u2019oggi. Al 2011 sono state installate 5500 torri eoliche per quasi settemila megawatt di potenza installata. Altrettante sono in arrivo. Tutte concesse a tempo di record.<\/strong><\/p>\n<p><strong>E chi vorr\u00e0 dedicarsi alla coltivazione del mini eolico (torri alte anche cento metri fino a 1 megawatt) non dovr\u00e0 neanche attendere la firma<\/strong>: basta la dichiarazione di inizio attivit\u00e0. Sar\u00e0 zeppo di acciaio anche ci\u00f2 che ora \u00e8 libero da impianti.<\/p>\n<h3><strong>Anche le vostre montagne e i vostri occhi dovranno abituarsi. Serve energia pulita. E che nessuno fiati.<\/strong><\/h3>\n<p><strong><em>di Antonello Caporale<\/em><\/strong><\/p>\n<p><em>da Il Fatto Quotidiano del 16 settembre 2012<\/em><\/p>\n<p>________________________<\/p>\n<h6>Foto di Oreste Rutigliano<\/h6>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Viaggio dalla Campania alla Puglia, trionfo dell\u2019energia alternativa che ha conquistato tutto il Sud. L\u2019affare di questo inizio di secolo, a favore di pochi intimi, [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":123,"featured_media":6508,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_members_access_role":[],"_members_access_error":""},"categories":[33,41],"tags":[],"class_list":["post-6420","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-energie-rinnovabili","category-opinioni"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6420","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/123"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6420"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6420\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/6508"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6420"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6420"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6420"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}