{"id":7036,"date":"2012-12-08T17:30:14","date_gmt":"2012-12-08T16:30:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=7036"},"modified":"2012-12-17T22:37:02","modified_gmt":"2012-12-17T21:37:02","slug":"stop-al-consumo-di-suolo-ci-sono-altre-soluzioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2012\/12\/stop-al-consumo-di-suolo-ci-sono-altre-soluzioni\/","title":{"rendered":"Stop al consumo di suolo: ci sono altre soluzioni"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-7037\" title=\"201212_rounditalycruise\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/201212_rounditalycruise.jpg\" alt=\"Foto da Rounditalycruise.it\" width=\"640\" height=\"290\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/201212_rounditalycruise.jpg 640w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/201212_rounditalycruise-300x135.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/p>\n<p><em><strong>di Vezio de Lucia<\/strong><\/em><\/p>\n<h3><strong>Non convince la proposta del ministro Mario Catania.<\/strong><\/h3>\n<p><strong>Non convince<\/strong> per gli antiquati e storicamente inconcludenti procedimenti a cascata, per l\u2019imprevedibile lunghezza dei tempi, non convince soprattutto <strong>perch\u00e9, alla fine, a decidere sono le regioni. Che \u00e8 come chiedere al gatto di Pinocchio di tenere a bada la volpe, o viceversa. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Intendiamoci, non tutte le regioni sono uguali.<\/strong> So bene che in certi posti gli spazi aperti sono in qualche misura tutelati, soprattutto nel centro Nord. Viceversa, nel Mezzogiorno, dal Lazio in gi\u00f9 (Lazio e Roma da questo punto di vista sono profondo Sud) lo spazio aperto \u00e8 considerato sempre e comunque edificabile, farsi la casa in campagna un diritto inalienabile, e chi ha provato a metterlo in discussione \u00e8 stato rapidamente emarginato.<\/p>\n<p>Insomma, con la proposta Catania, l\u2019obiettivo logicamente prioritario, che dovrebbe essere di imporre le misure pi\u00f9 severe laddove maggiore \u00e8 sregolatezza, diventa francamente velleitario: ve le immaginate la Campania, il Lazio prime della classe che bloccano le espansioni e reprimono l\u2019abusivismo? <strong>Servono perci\u00f2 soluzioni radicalmente diverse.\u00a0E urgenti.<\/strong><\/p>\n<h3><strong>Continuare con l\u2019attuale ritmo di dissipazione del territorio, anche per pochi anni, in attesa che le regioni si convertano al buogoverno, significherebbe toccare il fondo, annientare materialmente l\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia, un disastro non confrontabile con crisi come quelle economiche e finanziarie, pi\u00f9 o meno lunghe, pi\u00f9 o meno gravi, pi\u00f9 o meno dolorose, ma dalle quali infine si viene fuori. <\/strong><\/h3>\n<h3><strong>Il saccheggio del territorio \u00e8 irreversibile. <\/strong><\/h3>\n<p><strong>E allora?<\/strong> Andando subito al merito, secondo me, e scusandomi del carattere anche molto tecnico dell\u2019esposizione, <strong>dovrebbero essere praticabili due percorsi che provo a illustrare.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il primo percorso fa capo al Codice dei Beni culturali<\/strong> che, com\u2019\u00e8 noto, sottopone a tutela (art. 131, c. 2) il paesaggio dotato di \u201cquegli aspetti e caratteri che costituiscono rappresentazione materiale e visibile dell\u2019identit\u00e0 nazionale, in quanto espressione di valori culturali\u201d: parole che riprendono quelle scritte da Benedetto Croce in occasione della legge 778 del 1922, da lui voluta (\u201c<em>Il paesaggio \u00e8 la rappresentazione materiale e visibile della Patria con le sue campagne, le sue foreste, le sue pianure, i suoi fiumi, le sue rive, con gli aspetti molteplici e vari del suo suolo<\/em>\u201d).<\/p>\n<p><strong>Il paesaggio come identit\u00e0 nazionale non pu\u00f2 essere evidentemente tutelato in autonomia da 20 regioni<\/strong>, e perci\u00f2 il Codice dispone (art. 135, c. 1) che i piani paesaggistici siano elaborati \u201ccongiuntamente\u201d tra ministero dei Beni culturali e regioni: mentre prima, al tempo della legge Galasso, i piani paesistici erano di esclusiva competenza regionale.<\/p>\n<p><strong>Che lo Stato non debba partecipare solo nominalmente o in via subordinata alle iniziative regionali, ma debba essere invece il motore della pianificazione \u00e8 previsto dalla seguente norma<\/strong> che secondo me \u00e8 la pi\u00f9 importante del Codice (art. 145, c.1): \u201c<em>La individuazione, da parte del Ministero, delle linee fondamentali dell\u2019assetto del territorio nazionale per quanto riguarda la tutela del paesaggio, con finalit\u00e0 di indirizzo della pianificazione, costituisce compito di rilievo nazionale, ai sensi delle vigenti disposizioni in materia di principi e criteri direttivi per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali<\/em>\u201d (<strong>una norma d\u2019importanza capitale<\/strong> di cui va anche apprezzato il ritorno al lessico del noto e colpevolmente disatteso art. 81 del Dpr 616 del 1977, che prevedeva la funzione centrale di indirizzo e coordinamento in materia di urbanistica).<\/p>\n<p><strong>Ma quest\u2019aspetto davvero innovativo del Codice, \u00e8 totalmente disatteso.<\/strong> Delle \u201c<em>linee fondamentali dell\u2019assetto del territorio nazionale per quanto riguarda la tutela del paesaggio, con finalit\u00e0 di indirizzo della pianificazione<\/em>\u201d non c\u2019\u00e8 traccia. <strong>Non \u00e8 stata possibile neanche l\u2019individuazione dell\u2019ufficio che dovrebbe occuparsene<\/strong>. Il ministero dei Beni culturali, pi\u00f9 volte sollecitato in proposito (per esempio da Italia Nostra, nell\u2019ambito del primo \u2013 e ahim\u00e8 unico \u2013 Rapporto sulla pianificazione paesaggistica dell\u2019ottobre 2010, e dall\u2019associazione \u201cSalviamo il paesaggio\u201d con una nota al ministro del febbraio di quest\u2019anno) non ha dato segni di vita.<\/p>\n<h3><strong>Riguardo al contenuto delle linee fondamentali, non mi pare che possano esistere dubbi sul fatto che al primo posto debba essere collocato lo stop al consumo del suolo, riconoscendo in esso il male assoluto, quello che distrugge il paesaggio come identit\u00e0 nazionale e perci\u00f2 da fermare con inflessibile determinazione.<\/strong><\/h3>\n<p>Se necessario, individuando formalmente nello spazio aperto una specifica categoria del territorio (ex legge Galasso) meritevole di tutela assoluta. Esiste forse un\u2019emergenza pi\u00f9 avvertita? (Allo stop al consumo del suolo possono certo affiancarsi altri obiettivi, per esempio Italia Nostra propone anche un vincolo di tutela generalizzato per tutti i centri storici).<\/p>\n<p><strong>Si pu\u00f2 qui osservare che anche il percorso che sto proponendo alla fine fa capo alle regioni.<\/strong> <strong>\u00c8 vero. Ma \u00e8 anche vero che in questo caso le regioni sarebbero ingabbiate in un\u2019unica procedura nazionale<\/strong>, con precise scadenze e poteri sostitutivi ope legis (art. 143, c. 2), e il perseguimento della tutela del territorio attraverso i meccanismi di una pianificazione immediatamente cogente e direttamente riferita alla complessit\u00e0 del reale appare <strong>pi\u00f9 convincente delle contorte modalit\u00e0 della proposta Catania<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Ma pi\u00f9 ancora delle procedure dovrebbero contare l\u2019impegno politico-culturale del governo e la sua azione sull\u2019opinione pubblica per obbligare le regioni a fare la loro parte:<\/strong> da questo punto di vista mi pare decisivo lo spostamento del comando dal ministero dell\u2019Agricoltura a quello dei Beni culturali con il conseguente spostamento dell\u2019oggetto della tutela dalla produzione agricola, importante quanto si vuole ma non come il paesaggio, connotato costitutivo e costituzionale del nostro Paese. Ovviamente, adesso \u00e8 inutile sperare in una resipiscenza dell\u2019attuale compagine governativa. Con Lorenzo Ornaghi forse \u00e8 peggio che con Sandro Bondi, ma non si pu\u00f2 dare ragione a chi sostiene che il ministero del Collegio Romano sia ormai destinato all\u2019estinzione.<\/p>\n<p><strong>Dobbiamo invece sperare che al pi\u00f9 presto un nuovo governo, con un prestigioso ministro dei Beni culturali, affronti con risoluta autorevolezza la questione del consumo del suolo. <\/strong>Magari come occasione per la riforma e il rilancio del ministero. O addirittura con la responsabilit\u00e0 diretta del presidente del Consiglio come garante dell\u2019impegno collegiale del governo nella tutela del paesaggio.<\/p>\n<p><strong>E se, sognando a occhi aperti, il nuovo governo fosse davvero sensibile, si potrebbe anche pensare \u2013 \u00e8 il secondo percorso che propongo \u2013 a una spietata decisione statale \u2013 un decreto legge o una legge di principi in attuazione dell\u2019art. 9 della Costituzione \u2013 che azzeri subito tutte le previsioni di sviluppo edilizio nello spazio aperto e obblighi a ridisegnare gli strumenti urbanistici<\/strong> indirizzandoli alla riqualificazione degli spazi degradati, dismessi o sottoutilizzati attraverso interventi di riconversione, ristrutturazione, riorganizzazione, rinnovamento, restauro, risanamento, recupero (ovvero di riedificazione, riparazione, risistemazione, riutilizzo, rifacimento: la disponibilit\u00e0 di tanti sinonimi aiuta a cogliere la molteplicit\u00e0 delle circostanze e delle operazioni cui si pu\u00f2 mettere mano). Non si possono escludere situazioni eccezionali, irrisolvibili senza occupare lo spazio aperto (come impianti produttivi connessi a particolari caratteri dei suoli). In queste circostanze si deve fare ricorso a norme altrettanto eccezionali, per esempio provvedimenti legislativi regionali ad hoc.<\/p>\n<h3><strong>Questo secondo percorso \u00e8 molto meno feroce di quello che sembra. Chi conosce le condizioni attuali delle citt\u00e0 italiane sa che la strategia di una grande e insormontabile linea rossa da tracciare intorno allo spazio urbanizzato non \u00e8 un\u2019utopia. <\/strong><\/h3>\n<p><strong>Sa che le possibilit\u00e0 di riuso e simili sono sconfinate. Sa che stop al consumo del suolo non significa sviluppo zero, perch\u00e9 i bisogni da soddisfare \u2013 in misura diversa al variare delle circostanze \u2013 sono comunque sconfinati<\/strong> (a cominciare dalle residenze per gli strati sociali sfavoriti). Sa che in una logica di riuso e simili ogni investimento volto al soddisfacimento di bisogni \u00e8 al tempo stesso un\u2019azione di recupero ambientale.<\/p>\n<p><strong>D\u2019altra parte non sono poche le recenti esperienze di pianificazione senza consumo di suolo.<\/strong> Non \u00e8 solo Cassinetta di Lugagnano. Ci sono anche, che io sappia, a zero consumo di suolo, il piano regolatore di Napoli del 2004, il piano territoriale della provincia di Torino del 2010 e il piano territoriale della provincia di Caserta approvato nel luglio di quest\u2019anno. Non mi pare poco (ma sarebbe bene disporre di un quadro aggiornato delle altre analoghe situazioni).<\/p>\n<p><em><strong>Vezio De Lucia<\/strong><\/em><\/p>\n<h6>[articolo pubblicato su <a href=\"http:\/\/www.eddyburg.it\/2012\/12\/stop-al-consumo-di-suolo-ci-sono-altre.html\" target=\"_blank\">Eddyburg.it<\/a>, foto da <a href=\"http:\/\/www.rounditalycruise.it\/\" target=\"_blank\">Rounditalycruise.it<\/a>]<\/h6>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Vezio de Lucia Non convince la proposta del ministro Mario Catania. 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